mentali

Sarà che mi faccia troppi film, che ascolti troppa musica o che legga troppi libri, ma, purtroppo, credo ancora ai colpi di fulmine, alle farfalle nello stomaco, all'amore che possono donarti due occhi che ti guardano un solo attimo, ma che tu continui ad evitare per timidezza, per paura di non essere abbastanza, perché quegli occhi son così belli che ti vien difficile guardarli per un istante, figuriamoci per reggere un discorso.
Sarà che mi faccia troppi film, che ascolti troppa musica o che legga troppi libri, ma mi piace immaginare la mia vita così, come quella dei film, della musica e dei libri, dove non sei tu a scegliere, ma quello che viene scelto, nonostante i tuoi difetti, le tue paure, le tue paranoie e le tue ferite.
Sarà che credo troppo in tutto, tranne che in me stesso, ma, ti prego, almeno tu, amami, con i miei difetti, i miei complessi mentali e le mie cicatrici.
Amami, anche se sono un disastro, anche se non ho niente di principesco.
Amami, amami forte. Sorridi, e salvami, salvami da tutto questo.
—  Arturo Sarli | romanticismotossico
Poggiai le mani sul mio viso. Era freddo e bagnato eppure stavo bene raggomitolata nella mia giacca scura e con la testa in un cappellino porpora. La testa. Non smetteva di martellare, incessantemente e ripetutamente lo stesso ticchettio, come una voce possente che vuole farsi sentire urlando. Le finestre del balcone davano il mio riflesso e piangeva. Aveva il viso paonazzo, ma io non mi sentivo. Mi ero rassegnata ad essere trasparente; una colla di bassa categoria che viene lasciata in un cassetto perché non si sa mai, potrebbe servire, ma si usa sempre quella più nuova. La testa. Non smetteva di girare. Le macchine in strada passavano, correvano, frenetiche.I passanti si aggrappavano all'ombrello come se avesse potuto farli volare via in fretta. Andavano tutti di corsa, avevano tutti qualcosa da fare. Io no. Io ero immobile; io ero inutile, un accessorio e mai un utensile. Un luogo aperto a tutti, ma casa di nessuno. La testa. Bum bum. Non ero trasparente, all'apparenza c'ero, sembrava. Sembravo ma non ero. Come si fa ad apparire qualcosa che non si è? I capelli lunghi ma mai abbastanza, bassa, grassa. C'ero e non mi riconoscevo. Fragile, non lo sembravo. La testa. Come hai fatto a ridurti così? La testa. “ Entra dentro, piove, sei tutta bagnata ma che ti passa per la testa?” La testa. Si muore di freddo, dissero a telefono. Morire, una di certe sere, non fa tanta paura.
—  About a moonlight.