meandri

le città sono un po’ come le persone: alcune caotiche, circondate di gente, rumorose e dinamiche, altre sperdute nei meandri di chissà dove, quasi inesistenti, taciturne, pacifiche.

L'amore le donava indosso. Una leggera scollatura scopriva dolcemente l'anima, mentre una vertigine di vento contrario le scherzava tra i meandri del cuore; vestiva solo d'estinta e desueta realtà, anche nei giorni in cui i pentimenti offrivano più calore - ed era più vicina alla follia dei tramonti, di quanto ogni orizzonte di luce, avesse mai osato (Andrew Faber)

ad uno ad uno
rastrello i tuoi pensieri
con le dita
tra i tuoi capelli
come un campo di grano
con corvi
ad uno ad uno
rastrello i tuoi pensieri
quelli pesanti
quelli corposi
quelli incastrati
scolpiti
ad una ad una
stacco le tue preoccupazioni
come se fossero stelle
nel cielo
di una testa troppo piena
in un mondo troppo vuoto
le stacco tutte quante
in questo blu infinito
che quasi mi ci perdo
e mi sconforto
ma poi no
poi da qualche parte
c'è una luce
io lo so
e poi la trovo
e la porto un po’ in giro
tra i meandri della testa
perché io sono qui
che rastrello i tuoi pensieri
che raccatto due o tre cose
le rimetto al loro posto
che ti guardo
e tu
finalmente
sorridi.
Incontrarti senza ridurti,
Desiderarti senza possederti,
Amarti senza invaderti,
Raccontarti senza tradirmi,
Proteggerti senza divorarti,
Arricchirti senza perderti,
Accompagnarti senza guidarti,
Ed essere la più vera me
Nei meandri segreti di te.
—  Jacques Salomé
Si lasciò dunque scivolare nei meandri lamartiniani, ascoltò le arpe sui laghi, tutti i canti dei cigni morenti, tutte le foglie cadenti, le vergini pure ascendenti al Cielo, la voce dell'Eterno in fondo alle valli. Se ne stancò, non volle convenirne, continuò per abitudine, poi per vanità, e, infine, con sua sorpresa, si sentì tranquilla e senza più tristezze nel cuore che rughe sulla fronte.
—  Gustave Flaubert, Madame Bovary

Incontrarti senza ridurti,
Desiderarti senza possederti,
Amarti senza invaderti,
Raccontarti senza tradirmi,
Proteggerti senza divorarti,
Arricchirti senza perderti,
Accompagnarti senza guidarti,
Ed essere la più vera me
Nei meandri segreti di te.

Jacques Salomé

L'amore le donava indosso. Una leggera scollatura scopriva dolcemente l'anima, mentre una vertigine di vento contrario le scherzava tra i meandri del cuore; vestiva solo d'estinta e desueta realtà, anche nei giorni in cui i pentimenti offrivano più calore - ed era più vicina alla follia dei tramonti, di quanto ogni orizzonte di luce, avesse mai osato (Andrew Faber)

Se la vita fosse una giostra, pagherei mille volte la stessa corsa. prima o poi tutti cascano nello stesso parco giochi. spererei di averti accanto anche solo per un giro. sarebbe un'avventura condensata in quei quattro minuti di farfalle nello stomaco. una montagna russa riflessa negli occhi. mi sono sempre illusa di poterti stare vicina; di poterti capire e decifrare; di arrivare nei meandri della tua anima e toccarti il fondo della gola. continuavamo a rincorrerci per non doverci guardare; per non dover ammettere di essere dei perdenti, degli inutili sognatori che speravano che avrebbe funzionato.
concedimi l'ultima corsa, il giro prima della chiusura. quello dove i controllori non guardano più e dove appoggi le mani sui sedili già consumati e sudati. alla fine dei nostri giorni so che ci ritroveremo. avremo i corpi consumati e sudati e ci scambieremo un ultimo sorriso prima che spengano le luci.
—  Manualeperdimenticaretestesso (Via @manualeperdimenticaretestesso)

Non pensare di liberarti delle emozioni…Ti strisciano sotto pelle,scorrono nelle vene,si insinuano nei meandri del cuore fino a metterete le radici….Puoi cercare di dimenticarle…..ma le tue emozioni vivono in te

(web)

Pensieri

E mi fermo a pensare a quanto tu sia importante per me
Dimmi lo sono anch'io per te?
Forse è solo una mera illusione,
Forse si trasformerà in una delusione.
Non so più chi sono, cosa sono,
La mia voce da rumore diventa suono,
Per poi svanire nell'abisso
Ma tu rimani il mio unico pensiero fisso.
Attingi forza dalla mia anima,
E l'unico sfogo che mi rimane è scrivere in rima
Fossi pure un bravo scrittore venderei libri di psicologia,
Ma l'unica cosa che so è che ho i sentimenti sotto anestesia.
So che forse non ti arriverà mai questa poesia
E la scrivo per farla arrivare nei meandri della follia,
Semplice e puro caos
Sarò forse un caso?


@ragazzo-con-le-cuffiette-morte

In fondo, è la ricerca del piacere ad essere il fine stesso dell'animo umano.

Un bastare a sé stessi, l'insano dilettarsi nell'acquietare i desideri più reconditi. Non vi è nulla di più insofferente quanto quel tedioso persistente senso d'insoddisfazione.

Un'indiscriminata bramosia, il tormentato sfuggire ai dolori, l'infrangersi della lussuria, attimi di perdizione nei meandri dell'incoscienza.

Nulla d'indispensabile, eppure tanto potente da assuefarci.

Mi sono persa nell'oscurità dei miei pensieri.

Ero sdraiata sul mio letto, a pancia in su, con la musica alle orecchie, e il cuore in mano a ricomporsi. È l'ultima cosa che ricordo. Mi chiedevo se avrei superato anche questo. Un problema che pareva una montagna, o forse era più simile ad un vulcano. Incandescente, profondo. A caderci non trovavo speranza, pensa a crollarci. Volevo soltanto farmi forza, soltanto provare a salvarmi da sola. Così ho pensato ad un rifugio: «i miei auricolari, volume al massimo e metto play», ho pensato, e così ho fatto, ma sbagliavo. Forse ho scelto la combinazione di musiche sbagliate, o sarà stata la melodia di quell'ultima che mi ha spinta fin qui. Tutt'un tratto mi sono persa nella melodia di quella voce, e i ricordi hanno preso il sopravvento. Sono inciampata sui miei pensieri e mi è sembrato di non vederci più, buio nero pece, ed i colori erano svaniti.

Mi sono ritrovata qui, sola e stanca, nel luogo dove i sigilli del cuore non trovano speranza. Non c'è più luce, e le porte che rinchiudono i miei brutti ricordi, sembrano dei cancelli infernali. Vorrei poterli aprire e spolverare il buio con la luce. Temo sia colpa mia, che abbia perso l'apriporta?

“È pericoloso”, penso, continuamente.
«Ce la posso fare, ce la posso fare», mi ripeto. Tutto ciò rimbomba dentro me: «Sono in me stessa, effettivamente. Diamine», mi dico a bassa voce.

I demoni che abitano qui, nel mio io buio tetro, hanno il controllo di tutto. Ad ogni frattura corrisponde un portale della sofferenza, e si rispecchiano l'anima coi miei ricordi. Loro conoscono i miei punti deboli, ed hanno isolato il mio cuore, trovando spazio fra le fessure di lacrime spente che ha versato anch'esso.
La luce non riesce a raggiungermi e mi assale un brivido freddo dietro la schiena; mi viene da pensare che mi manca la mia ombra, così le parlo, o quantomeno ci provo: «Dove sei, ombra mia? Dove sei che ho paura?».

«Ah..», sento provenire una voce familiare che echeggia da qui, dietro me. «Così mi cerchi solo quando hai paura, eh? Non ti volti mai a guardarmi quando puoi vedermi. Hai paura anche di me?»

Un po’ stupita le rispondo: «Non è così, è che mi sono un po’ distaccata dal mondo, sono finita per perdermi, che sciocca. Ho pensato che forse tu eri qui, anche nei meandri delle mie oscurità. Non ho mai tralasciato nulla al caso, nemmeno l'ombra che mi ha sempre accompagnata, ovvero te. Nemmeno te. Ti va di parlarmi, di farmi compagnia e sentirci meno sole? Ti va?», rispondo, non trovando risposta a mia volta. Insisto: «Dimmi di sì, dimmi di sì, dimmi di..» bloccata da uno sbuffo, smetto di fiatare per un attimo.

«Sei insistente, Emily. Ricordo bene questo tuo aspetto, ricordo l'impazienza a scuola mentre aspettavi di vederlo. Ricordo che mentre lui ti passava accanto a ricreazione, non avevi il coraggio di dirgli che lo amavi. Ma sai, ogni volta che ti passava accanto, io mi incrociavo con la sua ombra, io sapevo quello che provava. Anche lui era innamorato di te, innamorato perso.»

«Sono felice che rammenti», rispondo frettolosamente. «Ero così stupida agli occhi tuoi, vero? Ma poi le cose si sono aggiustate. Era quasi finita scuola, era quasi caldo, era quasi felicità. Ricordi? Lui mi ha baciata, ci siamo stretti l'un l'altro. Siamo stati insieme.»

«Non era tutto rosa e fiori, Lilly.», a quel nomignolo sento un terremoto sottostante. La mia ombra mi conosce perfettamente. Più di quanto non mi conosca io stessa?

«Lilly, giusto? Il nomignolo che lui ti ha riserbato spesso. Non scombussolarti troppo o perderai l'equilibrio. Qui dentro è facile perdersi. Quel giorno vi siete dovuti allontanare, fisicamente intendo, e sei riuscita a dargli un saluto, ma sai anche meglio di me che fu allora che si è creato questo luogo, giusto? L'ho notato persino io che sono soltanto un ombra.»

«Non sei soltanto un ombra!», ribatto con voce ferma. «Sei la mia ombra», le dico dolcemente.

«Lilly, hai bisogno di rivederlo. È l'unico modo per uscire di qui. Se non lo rivedi, scivolerai qui ogni notte, e dovrai scalare fin lì sopra, dove si aprono le palpebre, e si illuminano le pupille, per tornare alla realtà. Devi rivederlo. Ne hai strettamente bisogno.»

«SMETTILA», l'azzittisco. «So benissimo che ho bisogno di vederlo, sai benissimo che mi è impossibile farlo, adesso.»

«No. È qui che sbagli. Nulla è impossibile. Guardati! È passato già parecchio. Lui ti aspetterà, vai da lui, convincimi che puoi farcela e convincerai te stessa.»

«Come fai ad essere così sicura? Sei la mia ombra, non il mio coraggio. Come fai ad essere così certa di me?» le chiedo.

«Perché lo amo anch'io. Persino io, che sono semplicemente una tua rimanenza, sono rimasta ammaliata dalla sua ombra, e siamo finiti per innamorarci. Tu pensi sia buia, ma mi ha illuminata.»

A quel punto vedo sgretolarsi poco a poco il buio che mi appartiene. Le chiedo curiosa: «Cosa mi consigli? Io voglio trovare un modo. Voglio stare con lui, non mi interessa dei problemi che dovrò affrontare, me ne fotto della distanza, e del mare di troppo, e delle persone, e del cielo e dei fottuti km in mezzo. Cosa posso fare, dimmelo!»

«Tieni, questo è l'apriporta. Esci dalle tue oscurità, e trova la tua luce. Sai come arrivarci?»

«Certo», le rispondo. «Vedi, qui fra le fessure è pieno di specchi. Adesso riesco a vederli meglio. Devo solo affacciarmi ad uno di essi e ricordarmi del suo volto. Non ho mai visto niente di più splendente dei suoi occhi che sorridono. Puoi aiutarmi?»

«Sì, Lilly. Ti porterò dentro i tuoi ricordi, voleremo insieme, sarà la prima volta che potrai toccarmi, e probabilmente anche l'ultima, sei pronta?»

«Sono pronta!» affermo. In realtà vorrei poterla incontrare nuovamente, ho scoperto che a volte la vera amicizia è proprio dentro se stessi. Non mi lascerò sola, non commetterò di nuovo lo stesso errore. Non mi arrenderò. Finché c'è lui, io sono qui, e sono ‘forza’, e siamo 'amore’.

Arrivo dinanzi uno specchio interiore. Mi affaccio e urlo il suo nome. Lei è qui accanto a me, la mia dolce, perseverante, ombra. Ecco che vedo comparire il suo volto, e i ricordi che ho di lui, ed ammetto che non trovo sofferenza in ogni attimo insieme, nemmeno in quelli che pensavo tristi. È sempre così bello vederlo. È sempre così piacevole avere la testa piena di lui e il cuore caldo per ogni attimo trascorso insieme.

Improvvisamente tutto trema più di prima, e si aprono i sigilli, e sento i demoni crollare dentro me, e io restare alta e non cadere.

«Ti salvo io Lilly. Adesso ti riporto a casa, e usa l'apriporta che ti ho donato. Voleremo insieme fino a sopra le tue palpebre, poggia sopra gli occhi quella lacrima è svegliati.»

Adesso che è più luminoso noto che è una lacrima d'amore vero, l'apriporta che ho ricevuto in dono. Mi sento spingere verso l'alto. Mi sento volare e per un attimo mi rendo consapevole di ciò che provano le rondini. Provo un leggero assopimento e poggio con un ultimo sforzo la lacrima sulle mie pupille, fra le palpebre socchiuse.

A quel punto, mi sveglio.

«Stavo forse sognando?» mi domando. Qualunque cosa sia successa, voglio comunque salutare la mia ombra, perciò le parlo interiormente: «Non sei più sola, anzi. Ti darò un nome. Lui mi ha chiamata Lilly, lasciando oscurata la parte iniziale del mio nome. Tu sarai Emi. Va bene? Verrò preso a trovarti. Ti voglio bene. Mi, voglio bene. Grazie ancora.»

Tolgo le cuffie dalle orecchie e poso l'iPod vicino al mobiletto accanto al letto. Poi noto un biglietto. Sento bussare e vedo entrare mamma, nonostante alcun mio accenno o consenso.

«Come stai piccola mia? Ti ho vista addormentarti stanca. Non hai nemmeno badato alla musica alta, hai preso sonno e basta.»

«Ah, quindi stavo dormendo?» penso ad alta voce. Domanda stupida, credo si metterà a ridere. Mannaggia che scema, sono il solito disastro.

«No. Non stavi dormendo. Stavi sognando, ed eri più vicina alla realtà di quanto non immagini.»

«Mamma», le dico con voce commossa. Lei mi capisce sempre. Ha sempre saputo come prendermi, al contrario di papà.

«Ho un regalo per te, ma vedi, ce l'hai già più accanto tu che io stessa», mi dice lei sorridendo.

«E cosa? Questo biglietto?» le chiedo mentre distendo il braccio e lo prendo in mano.

«Esatto, tesoro. È un regalo in vista del tuo compleanno, tra nemmeno un mese fai 18 anni, ricordi? Ecco. Ho pensato a questo.»

Giusto. Che sbadata. Mamma mi ha sempre saputo fare il migliore dei regali. All'improvviso sento assalirmi da un incredibile gioia mista a incredulità.

Sorpresa! Dio.. mamma..

«Ma mamma! È un biglietto per andare da lui! È vero? Non sto più sognando?» mi ritrovo a piangere dalla felicità mentre le pongo queste domande. «Dimmi che non sto sognando, dimmelo!»

«Noto la tua solita insistenza, tesoro. No. Non è un sogno. Preparati, che lui ti aspetta. Manca nemmeno un mese. Preparati, che le valige non si fanno sole, e la scuola è agli sgoccioli ed è ora di lasciare che tu vada con lui. Ama, ama più che puoi. È l'amore che ci salva in questa vita, piccola mia. E la mia vita l'hai salvata tu. Sto solo restituendo il favore.»

Mentre mamma pronuncia quelle parole io la sto già abbracciando.
Con un capitombolo dal letto, sono arrivata fino a lei e l'ho fatta inciampare su se stessa, a terra, sul pavimento, in lacrime.

Mi abbraccia anche lei. Adesso ho capito. Nulla è più forte dell'amore. Nessuno all'infuori di lui può salvarmi. Ho bisogno che sia lui la mia vita. Lo necessito.

Manca manco un mese. Meno di un mese e lo rivedrò. Grazie mamma, grazie ombra mia, vi dimostrerò che l'amore vince sempre: “Omnia vincit amor”, giusto?

—  Khalos Moscato | Ispirato a ilmareditroppo
Riportatemi indietro, riportatemi ai giorni in cui ero felice e spensierata,
riportatemi a quando non mi facevo problemi e paranoie per un nonnulla, riportatemi al tempo in cui giocavo, urlavo e sorridevo senza motivo e me ne fregavo altamente di tutto,
Perché ora, ora non è più così, ora sono diventata quello che non sarei mai voluta diventare, sono cresciuta, sono cambiata, non sono più la stessa e forse mi sono pure rovinata.
Ho troppi pensieri per la testa, troppe paure e troppi incubi che mi perseguitano.
Sono alla ricerca di qualcosa che mi faccia stare bene con me stessa e con gli altri,
Sono alla ricerca della me quando era piccola, spensierata e felice che ora si è persa nei meandri della vita…
—  let-me-kiss-u-hard-before-u-go
Mi stavo solo chiedendo dove andassero a finire tutte quelle parole non dette, se c'è un contenitore da qualche parte che le raccolga tutte, se vengano perse nei meandri delle nostre menti, se vengano spesso impresse su delle lettere mai date, su dei diari tenuti nascosti, su foglietti di carta volanti, messaggi mai inviati. Mi stavo solo chiedendo se fosse giusto tenersi dentro certe cose, se non dovessimo poi affrontare le persone a viso aperto, tipo -mi manchi, -ti voglio bene, -fatti sentire un po’ di più. Se non le diciamo queste cose, come mai potremmo sperare che l'altro possa comprendere? Mi chiedevo solo dove andassero a finire tutte quelle emozioni soffocate e quelle sensazioni volutamente spente, se esistesse un cimitero delle parole, o se fosse come se non fossero mai state elaborate.

cala il sole e ripenso a quella sera. seguendo le impronte sulla neve risalgo i meandri dei ricordi fino alla sorgente dei miei sentimenti. ci siamo noi due sotto una luna gigante che vaghiamo per le strade, sperando che il tempo non passi, chiedendoci quale sia il significato, il senso di dove andremo e dove resteremo, cosa faremo, perché siamo partiti o rimasti, e quanti centimetri abbiamo guadagnato o perso affinché tutto andasse com’è andato e ci trovassimo noi due in una notte di primavera.


poi, quasi per caso, ci sfioriamo le mani. e’ solo un contatto, ma sfiorare la sua mano è come uscire dallo spazio, sentire e volere di essere una persona nuova e diversa. il contatto è breve, ma lungo abbastanza da costruire, distruggere e provarne la mancanza.


ma la malinconia di ogni abbandono sta riempiendo il mio cuore più della gioia di ogni contatto e non voglio che sia così. prendo la sua mano e la tengo nella mia, prima forte e stretta, poi più teneramente, per sentirla in tutta la sua dolcezza.


mi avvicino, piano, fino a posare il mio viso sulla sua guancia, senza aprire le labbra, senza respirare, senza cercare nient’altro che la sua vicinanza. i nostri volti rimangono inclinati e immobili, mentre spariscono le persone, spariscono le case e gli alberi, sparisce la strada e restiamo solo noi, in questo luogo che ha perso anche il nome.


ti prego, se questo è un sogno, qualunque cosa, non farla. non voglio di più. rinuncio a tutto il resto pur di non svegliarmi, e se mi sveglio fammi ricordare il sogno, e se lo dimentico mi basta sentirmi felice come sono ora, senza sapere perché.