meandri

Sussura il tuo nome

La brezza leggera del crepuscolo sussurra il tuo nome. Prendono vita nella mente fotografie d'attimi d'intimità, il rosso infuocato del tramonto mi ricorda quella passione che incendiava i nostri animi. La notte sta arrivando e non mi va di torturarmi con domande che non hanno risposte, mi lascio cullare dal tuo ricordo, forse sarà lontano dalla realtà di allora ma non importa, adesso che importanza può mai avere visto che non tornerai più, non è rimasto nulla, solo sezioni di un tempo che ogni tanto si fanno sentire. Rientro in questa casa vuota, corridoi come meandri, finestre che sembrano sbarre, pareti simili a specchi che riflettono davanti a me la tua figura, quanto può essere triste cercare rifugio nella prigione del passato? Tutto quello che ho intorno ora mi parla degli attimi trascorsi insieme, di quelle mani che mi accarezzavano, di quella bocca che si faceva divorare, di quello sguardo a cui non riuscivo assolutamente ad opporre resistenza, e mentre mi sdraio sul mio letto, penso che questa è una di quelle sere in cui vorrei addormentarmi con il dolce peso del tuo viso sul mio petto.

Ho cercato, senza sosta, nei meandri più bui dell'infinito, qualcuno che potesse rianimare il mio cuore.
Ho cercato invano, anche tra le crepe dell'orezzonte; ma nulla.
Così ho cercato oltre.
Oltre l'infinito ed oltre l'orizzonte.
Ma nulla, solo il freddo.
Un freddo gelido che mi avvolgeva il cuore in un abbraccio di morte.
—  Cuore Avvelenato
Anima pura

Sotto il tenue abbraccio delle stelle
ascoltando il pianto del mio cuore,
sento i brividi percorrermi la pelle
e sprofondo nel più dolce dolore,
avvolto da questa ignota sensazione
cado in un silenzio assordante
cercando solo la tua comprensione
simile ad una sottile luce accecante.
Nei miei meandri continuo a fingere
per celare la mia triste paura
d'aver perso il senno senza resistere
a questo bisogno di un'anima pura,
ecco l'effetto di tale sentimento
donato a chi per nulla lo meritava,
riesce a prendere il sopravvento
ingannando colui che lo bramava,
così, nasce un incubo senza risveglio
muore un'illusione che non perdona
irresistibile e bella come un giglio,
quando colei che ami ti abbandona.

[Jioriu | Giuseppe Romano]

Quando ero piccola
una bambina un po’ più grande di me mi disse che per non essere visti a nascondino bisognava mostrarsi, essere evidenti, visibili, insomma non nascondersi.

Inutile dire che io quella sera lo feci
e mi misi in mezzo alla stanza,
e inutile anche dire che lei era l'addetta al conto e mi fece tana immediatamente.

Eppure per tutti gli anni in cui ho giocato a nascondino ho ripensato continuamente a quella buffa indicazione, apparentemente idiota ma subdolamente accattivante e chissà -pensavo- forse in qualche modo veritiera.

Forse dovevo crescere
e non giocare più a nascondino
per stanzoni affestati
e giocare per i meandri della mente
per comprendere quella verità.
O forse sarebbe bastato immergermi nel Piccolo Principe e nel suo ideale di essenziali invisibili, sillogisticando così la piena presenza del superfluo.
O forse dovevo capire che per tutta una vita noi continueremo a giocare a un nascondino disperato e speranzoso,
solo divertendoci di meno e soffrendone la solitudine.

Infondo cos'altro facciamo, noi
dalle speranze bambine e gli occhi adulti,
se non provare a nasconderci,
quando tutto intorno a noi si disperde,
mentre tutto intorno a noi è voltato di spalle ignaro dei nostri movimenti migliori?

Rifuggiamo negli angoli,
e ci chiediamo continuamente se siano migliori i nascondigli perfetti e quasi irraggiungibili oppure quelli scontati,
i sotto tavola o i dietro colonna,
quelli in cui -attendendo e attendendo-
avere speranze più vive che qualcuno
in minor tempo ci ritrovi,
e con minor fatica,
prima che si stanchi,
prima che non voglia più giocar con noi.

E nel frattanto, in quelle attese solitarie,
attendere la voce amica che ci chiama,
che si muove per noi,
incontro a noi,
che null'altro desidera di più se non trovarci,
trovarci per poi scatenare sorrisi risate e corse, uno dietro l'altro,
di corsa a perdi fiato verso un'unica meta,
come due metà che scappano per ricongiungersi e portarsi a termine.

Così, per tutta una vita,
ci ostineremo a restare zitti e silenziosi
perché qualcuno ascolti i nostri respiri per scoprirci, perché di noi resti in ascolto.
E ci faremo invisibili,
nella speranza atroce che almeno due occhi ci cerchino per riempirsi di gioia trovandoci.

E ci facciamo abili, così.

In un nascondino adulto in cui spesso però nessuno ci troverà.

lucenellanotte asked:

Quale è la prima cosa che ti viene in mente da raccontarmi di te?

Beh sono un eterno sognatore e di conseguenza infelice, amo chiudermi in me stesso, perdermi nei meandri dell’anima. Fare i conti con noi stessi è ben più difficile di fare i conti con gli altri.

Prima c'eran petali di rose sul letto, ora solo spine ed il mio sangue infetto; braccia attorno al corpo, poi le mani intorno al collo, rimango solo e manco me ne accorgo. E tu, caro amico, nel momento del bisogno sparisci nella notte, svanisci come un sogno; io che vorrei solo parole di conforto, passo la serata in un bicchiere senza fondo. Giù, nei meandri della mente per cercarsi, con la testa nel cuscino che mi spreme le sinapsi; siamo soli e lontani come gli astri, proviamo ma non riusciamo ad amarci. Quante volte vorrei farti uscire dalla mente a calci, tanto che ormai ho smesso di provarci; prego il dio Morfeo per addormentarmi, e spero che l'insonnia stia per abbandonarmi.
—  Solitudine - Giaime ft. Faser

Le dita come piume leggere
in un frenetico ballo
accarezzano le corde.

Le note unendosi,
nell'aria si propagano
componendo nuove melodie
che si insinuano nei meandri
più oscuri dell'anima,
risvegliando ogni volta nuove emozioni.

Resto affascinato quasi stregato
dalla magia che
quelle sei corde sanno creare.

E mentre il chitarrista sta ancora suonando,
io mi lascio trasportare dalla sua musica,
fino quasi a poter
sfiorare la sua anima.
(Alessandro Pierini)

Un’altra notte ancora. L’ultima. Poi sarà tutto finito. Il ricordo di me e te brucerà tra le fiamme della mia mente folle e malata, e finirà tutto nel dimenticatoio. Perchè mi hanno insegnato che nella vita bisogna andare sempre avanti,senza farsi fermare da niente e nessuno. E per te,donna,sono rimasto fermo troppo tempo. Non rimpiango nulla,neanche il tempo perso ad aspettarti,perchè in fondo è servito a rendermi più forte. Mi dispiace solo non averti mai conosciuta veramente,esserti stato accanto per così tanto e non essere mai riuscito a scavare nel tuo cuore,ad addentrarmi nei meandri più remoti della tua anima. Non sono riuscito ad essere ciò che volevi,e hai deciso di lasciar stare. Ho provato a cambiare,ci ho messo tutto me stesso,te lo giuro,e in parte ci ero anche riuscito. Ma ormai era troppo tardi. Il tempo ha cambiato i tuoi sentimenti ed il destino si è divertito a giocare con noi. Ho atteso tanto,ho conservato la speranza,custodendola con cura accanto al mio cuore. Tutto inutile. Ho imprecato al cielo, ho urlato contro Dio, probabilmente ho anche stretto un patto con il diavolo. Tutto vano. Perchè in fondo tu rimani sempre la solita testarda del cazzo,incapace di cambiare idea. Ed io rimango sempre il solito fallito, che vive soltanto per realizzare i suoi sogni. Purtroppo però non vivremo in eterno,e non posso attenderti ancora per molto. Un’ultima notte,prima di quella data così importante,un’ultima luna che illuminerà le velate tenebre sulle nostre case. Poi ritorneremo ad essere ciò che eravamo. Due sconosciuti,due folli,due cuori così vicini ma tremendamente distanti.

Non ho più interesse, da diverso tempo, di speculare sul nulla.
I dialoghi su blog virtuali privati, come si atteggia ad essere tumblr, assumono sempre una funzionalità differente dal vecchio, obsoleto, eppur più puro “Caro Diario”.
L'uomo, checché ne dicano gli pseudo-disfattisti/nichilisti/critici-apriori, è un essere sociale che vive di comunicazione.
C'è una grossa differenza tra la comunicazione interiore, esteriore o esteriorizzata.
C'è una comunicazione che si sviluppa interiormente, in noi stessi, di cui siamo più o meno coscienti.
C'è una comunicazione esteriore che prevede l'esternazione di pensiero, base fondante del dialogo tra le persone.
C'è poi la comunicazione esteriorizzata, che psicologicamente potremmo definire come un fare concreto della comunicazione interiore.
I pensieri, gli atti psichici, esistono?
Esistono sicuramente i pensieri di ogni singolo individuo, sebbene molto spesso esistano solo nella mente dell'interessato.
Spesso svaniscono nei meandri dei depositi elettrici dei neuroni del cervello, spesso permangono, ed esigono di essere esteriorizzati.
Quando scriviamo, quando parliamo a voce alta, quando ci confidiamo con qualcuno, tiriamo fuori quei pensieri dando loro una forma, più o meno precisa.
Perché scrivere, parlare, tirarsi fuori da se stessi, significa ‘fare realtà’ di ciò che è puramente ideale, trascendente, interiore.
Sono sicuro che ai nostri tempi i blog abbiano soppiantato il vecchio “Caro Diario”, ma ipotizzo che tutti, chi più chi meno, sia consapevole del fatto che il proprio blog sia leggibile.
È una comunicazione esterna, che si voglia o mentre ammetterlo.
Implica una pubblicizzazione del proprio privato, che presuppone un'aspettativa dall'esterno.

Non ho più interesse, da diverso tempo, di speculare sul nulla.
Non ho interesse di regalare al vuoto virtuale le mie parole, che poi non fanno altro che ricadere in un circolo di malintesi interpretativi.
Non ho interesse nel richiamare l'attenzione di qualcuno.
Preferisco puntare al tutelare gli spazi di dialogo che possano avere concretamente un ricambio tra persone.

Il virtuale nasconde le persone.
Il virtuale genera sentimenti fittizi.
Il virtuale genera sempre, o quasi, contraddizioni interpretative.

Parli con qualcuno, ma parli con nessuno.
C'è differenza tra comunicazione esteriorizzata ed esterna, e bisognerebbe saperne cogliere la differenza.

Tutto questo sproloquio per dire cosa?
Sto comunicando con voi che mi leggerete, forse.
Comunico a voi la mia esteriorizzazione, rendendola esterna, per trasmettervi ciò che non dovrebbe mai sparire, nel comunicare : comunicare è scambio. Altrimenti é un mero parlare per farsi notare (mascherato da riflessione di spessore intellettuale assai marcato) che porta a poco, niente, o tanto (dove per tanto si intende la grandezza della fallacia interpretativa).

(incipit? ... se avrò tempo)

C'era Claire, un tempo.

Un tempo talmente lontano che non può misurarsi in giorni, mesi ed anni… un tempo sperso nei meandri della mia anima. 

Ma certe volte alcuni ricordi riaffiorano, senza che te ne accorgi. Uno spirito poetico. Una grazia naturale. Un sorriso affettuoso. Una parola buona quando c'è bisogno di conforto. 

Non sono cose tanto strane… ma c'è un momento che le metti insieme e ti sembra di aver visto un fantasma, con le sembianze di un angelo. 

Un altro angelo con i capelli rossi. 

C'era Claire, un tempo. 

Poi, oggi, ho notato (davvero) per la prima volta Eloise… ed è stato un po’ come vedere il mio personale fantasma del Natale passato…

Tagged by: @vii

name: Giulia.
Nickname: Giù, Juju, Giuli, minha.
height: 158 cm.
favourite colour: red
average hours of sleep: 8.
last thing you googled: “Katherine McNamara"
favourite fictional characters: DOH. Percy Jackson?
favourite bands/artists: Muse, Imagine dragons, Arctic Monkeys,Queen, Florence+The machines.
what are you wearing now: pijamas.
current amount of followers: 86. I’m yooooung.
what do you post about: ehhhh. Telefilm, manga, books, architecture, films, nature.
do you have any other blogs: Nope.
when did your blog reach its peak: In 2015?
who is your most active follower: dunno.
what made you decide to get a tumblr: Tvd’s golden age.
why did you choose your url: Because of the melancholy of Haruhi Suzumiya, and Because Zoe meandri life in Greek.
what are you doing tomorrow: Go back home, Maybe I Will go to The museum, Maybe I Will meet Someone I care of.
I’m tagging: @ilquintomoschettiere @livgreen-weareallmad @ilquartomoschettiere

Il rimbalzo del gatto di Schrodinger

Gli amanti di fisica quantistica, e gli appassionati della serie di The Big Bang Theory, sanno molto bene quale paradosso volesse esporre l’esperimento mentale di Erwin  Schrödinger.

Senza addentrarsi in meandri complicati,  Schrödinger in sostanza voleva dimostrare come esista un momento in cui possono coesistere due stati, in uno stesso sistema.
Nello specifico, che un gatto potesse essere definito sia morto che vivo.

In questi giorni si è fatto un lungo parlare del famoso effetto del rimbalzo del gatto morto.

Questa espressione è stata utilizzata nel 1985 da Chistofer Shervell (giornalista del Financial Times).

In sostanza, la sentenza basata su questo proverbio recita che il mercato non abbia speranze, e che qualsiasi movimento di rialzo sia da paragonare al rimbalzo di un felino deceduto, il quale comunque rimbalzerebbe una volta arrivato a contatto con il suolo (se lanciato da ragguardevole altezza).

Ma, è vero che il mercato è spacciato?

Si può asserire che il mercato sia vivo?

Ogni contratto di compravendita è l’espressione di due volontà contrapposte: da una parte qualcuno desidera vendere, dall’altra qualcuno desidera comprare.

L’incrocio di queste volontà ad un determinato valore ne determina il prezzo.

E’ sciocco chi vende o è furbo chi compra?

Con buon margine di approssimazione, probabilmente nessuna delle due parti può essere etichettata in questo modo.

Certo è che se qualcuno ad un determinato prezzo decide di liberarsi di una certa attività, è anche vero che a quel prezzo (per basso che sia), qualcuno è disposto a comprare..

Tralasciando il meccanismo dei derivati, si può dire che il minor denaro incassato dal venditore, diventa potenzialmente nuova ricchezza futura per il compratore.

E’ il momento dell’estrema unzione per il micio?

Molto probabilmente no

E’ quando non si trova nessuno disposto a comprare, come accaduto nel 1929, che forse bisogna farsi delle domande e cominciare a parlare di panico e paura.

Paura.

Questo è un’altro termine che da qualche settimana scorrazza sulle pagine di tutti i siti e i giornali di finanza.

C’è paura per la Cina, per il petrolio, per la crescita mondiale, per le banche sistemiche, per le banche locali…

Anche quando i dati macroeconomici supportano uno scenario positivo, i mercati scendono, e la giustificazione viene attribuita random a diversi disastri e tragedie che potrebbero scatenarsi a tutte le latitudini.

Per la serie: “le cose non vanno male, ma se poi succede che…?”

Come ha detto giustamente il responsabile di una Sim, questo atteggiamento è simile a quello di chi non va a lavorare per paura di essere licenziato.

Significa che il gatto è vivo e vegeto?

Forse. L’importante è continuare a gestire il proprio patrimonio in modo sensato, senza farsi prendere dallo sconforto per una volatilità avversa o dall’euforia per una serie di rimbalzi.

Prediligendo una strategia basata sulla diversificazione (con un focus specifico rivolto alla decorrelazione), si può riuscire a difendere in modo intelligente il proprio patrimonio.

Con buona pace per tutti i felini

Cerignola è una città che nel microcosmo del calcio dilettantistico pugliese ha scritto importanti pagine di storia, riuscendo di conseguenza ha radicare al suo seguito uno zoccolo duro di appassionati che nemmeno il tempo e le tante sventure hanno scoraggiato. Proprio queste cicliche sfortune hanno ricacciato la compagine gialloblù nei meandri del calcio da cui sta cercando pian piano di riemergere. Dopo una splendida ed indiscussa cavalcata che l’ha portata in Promozione, anche quest’anno il Cerignola sta dominando in lungo e in largo tanto in campionato quanto in Coppa Puglia di categoria, competizione dove ha raggiunto la finale di Gravina.

A contendere il trofeo al Cerignola ci sarà un’altra piccola grande squadra del calcio pugliese, tra l’altro divisa da storica rivalità con quest’ultima: quel Fasano giunto ad un passo dalla C1 durante l’apice della sua storia per poi ritrovarsi a ripartire anch’esso dalla Seconda Categoria a seguito dell’ennesima sciagura societaria. La beffa del destino è che spesso si ripete in misura ancor più tragica: da poco il Fasano è stato rilevato dai suoi tifosi strettisi in azionariato, mentre i soliti dirigenti inadeguati hanno abbandonato la nave lasciando dietro di sé solo macerie. Sarà molto difficile per loro, da un punto di vista tecnico, opporsi ad una corazzata come il Cerignola, ma comunque vada è già un successo esser in piedi, palpitanti di passione e voglia di tenere in vita la propria squadra che qualcuno invece stava facendo morire nell’incuria e nell’indifferenza.

Due facce diverse di una comune passione. Nel frattempo, per chiamare a raccolta la città verso la finale di Gravina di Puglia, le strade di Cerignola si sono addobbate a festa, riempiendo ogni proprio angolo di giallo e blu. Piccoli esempi di viscerale amore che sembrano quasi fuori dal tempo in questi contesti storici dove, ad immagine e somiglianza del calcio maggiore, gli stadi stanno diventando un esempio di sterilità e consumismo edonista, in cui di tifo e passione non resta che qualche riduzione in gadget posticci da vendere negli store ufficiali.

Augurerei mille di queste finali e di queste vittorie alle compagini con un simile carico di passione, se non fosse che ciò potrebbe significare arrivare a contatto con il calcio degli stupratori seriali dell’Osservatorio e company. Auguro perciò loro il meglio in attesa di questa singola giornata a suo modo storica, sperando che i malfattori in doppio petto di cui sopra, non s’inventino assurde restrizioni a questo entusiasmo tracimante. Visto che ultimamente fanno stupide tavole rotonde per riportare la gente in questi stadi sempre più vuoti e in queste curve sventrate a metà, ascoltino il nostro consiglio e cominciassero a farlo partendo dal concedere fiducia e libertà a chi allo stadio vuol ancora andarci.

Cerignola, piccole coppe ma grandi passioni Cerignola è una città che nel microcosmo del calcio dilettantistico pugliese ha scritto importanti pagine di storia, riuscendo di conseguenza ha radicare al suo seguito uno zoccolo duro di appassionati che nemmeno il tempo e le tante sventure hanno scoraggiato.

I legami tra le anime esistono perchè creati dal pensiero. Fili invisibili che legano ricamando sull’anima tutto ciò che gli occhi non possono vedere, e lo trasformano in emozione, in gioia, in dolore.
Anche in ricordo. In sorriso o in lacrima. Avviene tutto dentro. Nei meandri del cuore, nei nascondigli della mente.
E vivono come tatuaggio sulla pelle dell’anima. E arrivano ovunque. E toccano l’oltre. Un pensiero mi lega a te. Un pensiero che gli altri chiamano amore. Io invece lo chiamo con il tuo nome.