maturità

Succede che una mattina ti alzi senza dover leggere 2 capitoli in 10 minuti per l'interrogazione di storia che “tanto non ci vuole niente, lo faccio domani mattina”.
Succede che una mattina esci di casa senza dover aspettare 30 minuti che scatti la seconda ora per saltarti quella lezione odiosa di fisica.
Succede che trascorri la mattina senza vedere quella persone che ti hanno torturato/ amato per ben 5 anni e che tu, a tua volta, hai torturato/amato allo stesso modo se non peggio.
Succede che, finita la mattinata, non avrai più compiti da fare dopo pranzo.
Succede che arriverà una mattina in cui tutto finirà, le campanelle non suoneranno più, i professori non ti interrogheranno più, i bidelli non ti urleranno più contro e la vita scorrerà diversamente, senza la scansione delle materie su una griglia nel tuo diario.
Succederà, un giorno, che una mattina ti alzerai, ti guarderai allo specchio e ti rimboccherai le maniche per andarti a prendere la tua vita, mentre sul volto un sorriso malinconico nasce ricordando i tempi in cui il compito di matematica ti sembrava fosse così difficile.
—  Zoe.

08.06.2016
Ho iniziato la scuola 15 anni fa e credo che da quel momento non aspettassi altro che questo giorno: l'ultimo “ultimo giorno di scuola”. Ora è arrivato ed è più triste di quanto mi aspettassi.
“Un giorno rimpiangerai la scuola”, mi sono sempre sentita dire quando dicevo che la scuola non mi sarebbe mancata. Quando, però, si arriva al termine di questi 5 anni si provano diverse sensazioni: la felicità di aver concluso è molta, perché non sempre la strada è stata spianata, ma la nostalgia di tutti quei momenti è ancor di più. Mi mancherà la routine quotidiana, lo svegliarmi presto la mattina, fare le corse con mio fratello per non perdere il pullman, arrivare a scuola struccata e spettinata.
Ma la cosa che mi mancherà di più sono i miei compagni di classe: abbiamo litigato, ci siamo odiati e amati, ci siamo presi per il culo, ma soprattutto abbiamo condiviso anni ininterrotti di vita. Mi mancherà sentire le loro voci, le loro risate. Mi mancheranno i professori, le loro spiegazioni, le loro lezioni di vita, i loro rimproveri. La corsa al sei, le ore in laboratorio, gli intervalli alla finestra, i bidelli fantastici, le bariste: tutti pezzi di vita.
Fa un certo effetto vedere quei banchi vuoti, mi fa sentire come se avessi lasciato il mio posto a qualcuno che nemmeno conosco. Qualcuno che si nasconderà in quello stesso angolo di banco dove mi nascondevo io per sfuggire all'interrogazione, che batterà il piede nervoso a terra con lo stesso ritmo che avevo io. Qualcuno che ruberà un po’ di vita mia.
Un'esperienza unica.
Gli esami sono vicini e la paura è tanta: l'ultimo scalino prima del futuro.
Addio scuola, mi hai vista crescere, ridere, piangere, innamorarmi e perdermi. Grazie per tutte le emozioni che mi hai regalato.
E quando mi dicevano che ti avrei rimpianto, avevano maledettamente ragione.

La scuola, la società, la vita ci ha insegnato da sempre a giudicare cos'è giusto e cos'è sbagliato ma mai nessuno ci ha fatto capire che prima del giudizio si deve andare affondo ad ogni questione, a chiedersi sempre “perché?”, “come mai è successo questo?”, “per quale motivo quella persona ha reagito così?”.
Io sono una ragazza del sud Italia, ho fatto parte di un sistema scolastico che mi proibiva di essere me stessa contro il quale ho da sempre lottato.
Agli esami di maturità tutti hanno portato temi banali, risaputi, dettati dai professori solo per leccare il culo e ottenere un voto altissimo. Io portai Hitler e iniziai il discorso con: “mi avete insegnato a giudicare questa persona come un essere spregevole, di dimenticare poiché ha fatto del male a tantissime persone e, per carità, non dico che ciò che ha fatto sia da onorare, ma nessuno di voi mi ha mai spiegato il motivo per cui ha portato avanti un qualcosa di così assurdo. Penso che la scuola non dovrebbe insegnare a giudicare senza capire, ma piuttosto a studiare e a porsi un sacco di domande in modo da non vedere la realtà con gli occhi di chi te la sta offrendo, ma con i propri, in modo da essere persone libere.”. Nel modo ci sono persone che commettono degli atti disonorevoli. Abbiamo il bullismo, la violenza sulle donne, la violenza sugli animali… Abbiamo avuto i campi di concentramento, i roghi pubblici, le torture. Ma perché le persone fanno tutto questo? Ve lo dico io: non vengono mai ascoltate e aiutate, ma solo giudicate. Era così per Hitler, è così per chi ammazza la moglie, è così per i ragazzi che insultano i più deboli ed è così anche per me.
Se in questo momento vi sentite incompresi, se pensate di non essere d'accordo con qualcuno, se credete che la scuola invece di insegnarvi realmente qualcosa vi stia plasmando in persone comuni e vuote, l'unica cosa che vi resta da fare è RIBELLARVI! Sempre, ovunque.
Non lasciate che qualcun’ altro decida per voi, nessuno ha il diritto di farvi stare male, nessuno ha il diritto di dirvi chi siete, perché questo lo decidete voi. Se non vi sentite ascoltati, considerati, se vi sentite oppressi, URLATE LE VOSTRE IDEE anche a scopo di farvi sospendere, anche a scopo di passare notti in bianco, anche se il mondo vi è ostile, anzi proprio per questo: state dimostrando che si sbagliano, che la vita è vostra, decidete voi cosa è giusto e cosa è sbagliato in base ai vostri valori e alle vostre idee. Al diavolo chi pensa che siete sbagliati solo perché non state alle loro direttive. Non bisogna abbassare SEMPRE il capo, a volte se alziamo lo sguardo sapremo dove puntare: verso le stelle.
—  Veronica D.
Maturità

Presto finirà. Quest'anno pazzo, l'ultimo anno di un percorso che hai portato avanto quasi tutta la tua vita. Guardi i tuoi compagni. Sono ancora lì. Seduti ai loro banchi, come 5 anni fa. Guardi la classe in cui sei cresciuto. Nelle mura di quella scuola sei cambiato. Quel ragazzino ingenuo ora ammirava la sua classe. Era quasi finita. Te ne accorgerai solo quando davanti ai quadri urlerai, salterai, CE L'HAI FATTA. E poi dentro, tutti quanti capirete. È l'ora dei saluti. Prometterai di rimanere in contatto con loro, ma sanno tutti come andrà.
Questo è l'ultimo anno.
Questo anno pazzo.
Saluta tutti e cammina lentamente, osservando ogni dettaglio e imprimendolo nella mente. È l'ultima volta che cammino qui da studente. Da te. Non girarti. O girati. Ma sì, voltati e guarda la tua scuola.
Salutala.
Saluta i ricordi.
Saluta i professori e i compagni.
Saluta i fantastici bidelli.
Saluta la parte di te che rimane lì.
“Addio”.

Sei stato l'argomento più difficile da dimenticare, da comprendere e da interpretare ma sei stato anche quello più difficile da ricordare nei momenti in cui non ti avrei voluto incontrare nella mia mente, in cui ti avrei voluto guardare senza la mia abitudine di freddare i sentimenti, in cui saresti dovuto sparire in un solo minuto dai miei pensieri ma non te ne sei andato manco per un attimo, in cui mi sono ricordata del modo in cui mi hai ferita e di quei silenzi a cui mi hai abbandonata in un anno pieno di parole non dette tra di noi e dei miei sguardi persi che cercavano di incontrare i tuoi occhi o il tuo viso che mi sorridesse per i corridoi e che quindi mi desse la certezza di avere avuto una certa importanza nella tua esistenza, in cui i ricordi mi assalivano del tutto senza lasciarmi il tempo di dire al mio cuore che non sarebbero più tornati, che sarebbero diventati un passato remoto da ricordare con qualche lacrima di nostalgia caduta dagli occhi piano piano o con qualche rimorso per come mi sarei dovuta comportare nei tuoi confronti e per come avrei dovuto lasciarti perdere quando avevo la certezza che mi avresti fatto del male con il tuo egoismo e che alla fine sarebbero rimasti dentro di me senza la possibilità di ricordarli con la persona con cui li ho condivisi, in cui facevo finta di non sapere chi tu fossi davvero come se non ti avessi mai conosciuto e cosa tu mi avessi dato come l'affetto dimostrato con le parole e i gesti, che non sarebbe potuto diventare un tipo di amore e in cui fingevo di ignorarti davanti agli altri nonostante dentro ci stessi male perché avrei voluto parlarti.
Era difficile ricordarti perché ogni volta che provavo a scacciarti, la delusione che fingevo di provare nei tuoi confronti poi prendeva il sopravvento su ciò che eri per me.
—  noisiamoinfinito003
Adoro la notte, la trovo magica come un qualcosa di meraviglioso e soprattutto è l'deale per pensare: sei solo tu e il silenzio.
Negli ultimi giorni il pensiero fisso è lei, la tanto temuta maturità e adesso sono qui, nel mio letto alle 2:20 del 21 Giugno 2016 a pensare che domani sarà la mia notte prima degli esami e mi fa strano, tanto strano che tutto ciò sia già finito. Ho iniziato la scuola più o meno sedici anni fa e non vedevo l'ora, man mano che gli anni passavano, di finirla e di essere finalmente libera, non credevo che potesse insegnarmi qualcosa al di fuori delle solite materie ma mi sbagliavo e di grosso anche. Col tempo si cresce, si cambia, si matura e si iniziano a vedere le cose sotto un altro punto di vista. Ad oggi posso dire che la scuola, il liceo mi ha cambiata e fatto capire tante cose, quante ne sono successe in quelle quattro mura!
Le litigate, i pianti, le risate, le amicizie perse, ritrovate e poi ancora perse, le amicizie nuove, i compiti fatti in collettività, le interrogazioni con l'amica che ti suggeriva da lontano, le prime sigarette fumate al solito posto fuori scuola e le prime nel bagno con la paura di essere scoperte, le milioni di foto, la patente, le feste di diciotto anni e chi più ne ha più ne metta.
Quanti momenti belli e brutti che abbiamo condiviso, la scuola era per me un po’ un “porto sicuro” si insomma perché per cinque lunghi anni sono entrata nella solita classe, con i soliti prof e con le solite facce conosciute, i compagni di sempre, a volte odiati ma pur sempre familiari, siamo stati insieme per cinque giorni a settimana e per sei ore al giorno, mica è poco! Pensare che è finita davvero è strano e mi fa avere un po’ paura per quel che accadrà in futuro, sembra stupido e scontato dirlo ma sono volati questi cinque anni e se mi guardo indietro mi rendo conto che oggi sono una persona completamente diversa da quella che ero quando sono entrata in quella scuola.
Quindi domani sarà la mia notte prima degli esami, quella notte che ho immaginato per anni e che adesso è quasi arrivata, ancora stento a crederci. Non so ancora cosa farò ma molto probabilmente la passerò con le amiche di sempre a fumare un po’ di più e a parlare di quanto ci fa paura, di quanto temiamo questo famigerato esame di maturità e di quanto non ne possiamo più di studiare e quindi ci guarderemo e sorridendo con un po’ di malinconia per quello che ci stiamo lasciando alle spalle diremo: ‘va be come va, va ‘sti cazzi.’
E quindi niente come canta Venditti: Maturità t'avessi preso prima!
A noi due cara maturità, che inizino le danze.
—  Una maturanda stressata.
Pensate se la persona per cui fareste di tutto per averla accanto anche solo per un minuto, anche se lei non lo sa ancora che ci tenete e che siete affezionati, anche se è a distanza di chilometri o può essere anche a distanza di chilometri dal vostro cuore, venisse a casa adesso ed entrasse poi nella vostra stanza.
Immaginate se vi dicesse che ha sentito che la stavate pensando e poi ammettesse che vi ha pensato spesso anche lei, anche se non vi ha mandato un messaggio e vi abbracciasse.
Voi vi strofinate subito gli occhi perché non vi sembra ancora vero di trovarla seduta sul vostro letto mentre vi osserva e si precipita a parlarvi per rompere il silenzio creatosi.
Avete il cuore che batte forte e comincia a confidarvi i sentimenti che prova, le paure che sente dentro, i pensieri che a volte le passano per la testa, le sensazioni, i sogni che vorrebbe realizzare, le angosce e voi scoprite che siete molto simili come avevate pensato, dalla prima volta che l'avete vista.
E le rispondete “Anche io” e non la finite più di parlare fino a quando non si fa tardi e qualcuno vi deve chiamare per farvi staccare.
Oppure immaginate che la pensate per caso stesi sul vostro letto a guardare il soffitto in un pomeriggio qualsiasi e che vi sentiate all'improvviso circondare gli occhi da dietro.
Sentite una presenza, un profumo che non è il vostro e presi dallo spavento poi vi girate non appena toglie le mani dagli occhi ed è proprio quella persona che avete pensato un minuto prima così forte che vi ha sentiti.
Io credo che il pensiero abbia il potere di riportare una persona accanto a voi ma solo immaginandola perché sarebbe bello se tutti avessero la capacità di sentire il pensiero di una persona nell'istante in cui li pensa.
Ci sarebbero persone meno sole e mena nostalgia anche di qualcosa che non c'è.
—  noisiamoinfinito003