mattino

28/06/17

La prima parola che ho pensato e pronunciato appena aperti gli occhi stamattina è stata: “Cazzo”, ma non in senso sessuale. Cazzo perché ho finalmente finito il liceo, cazzo perché non vedró piú quelle persone e ricevere mille messaggi con scritto: “Si studia questo? Si studia quello? Voi che studiate?” e non dovró alzarmi al mattino per stare seduta 5 ore della mia giornata per poi arrivare a casa e farmene altrettante sui libri (ho fatto il liceo classico). Cazzo perché quest'anno ho odiato la scuola tanto che volevo imbottirmi di pillole in certi momenti o non andarci più e perdere il diploma, cazzo perché sono cambiata cosí radicalmente che ho sconvolto tutto ció in cui credevo. Ma soprattutto cazzo perché domani ho l'orale e io ho avuto 10 giorni per studiare, ma non ho toccato nessun libro e, per quanto me non me ne importi niente del punteggio, ho paura della figura di merda che mi faró. E mi detesto per questo, perché io credo davvero nell'inutilità di un 100 e l'odio che mi porto dentro mi dá la forza di sbattergli in faccia il dolore che ho provato eppure in fondo una parte di me ha ancora paura per domani. Ho imparato una lezione importante quest'anno: non sottovalutare mai il dolore degli altri. Perché qualcuno potrebbe dirmi: “che cosa ti lamenti solo per scuola, ci sono cose ben peggiori” ed é vero, ma io credevo di diventare pazza certe volte, volevo uno psicanalista ed essere ricoverata e non pretendo che gli altri capiscano, anzi so che mi giudicheranno, ma io non lo faró con il dolore altrui. E ringrazio anche di questo orribile anno perché mi ha reso fortissima e domani alle 10 inizieró a vivere al meglio la mia vita abbracciando il mio migliore amico che non vedo da troppo tempo e ritirando il passaporto per iniziare le procedure del visto.

tu non sei i tuoi anni,
nè la taglia che indossi,
non sei il tuo peso
o il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome,
o le fossette sulle tue guance,
sei tutti i libri che hai letto,
e tutte le parole che dici
sei la tua voce assonnata al mattino
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata
e il solo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi,
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera
e il futuro che dipingi.
Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei …
Ernest Hemingway

anonymous asked:

In giapponese esiste una parola, ikigai, che equivale alla ragione per cui ci svegliamo al mattino, lo scopo della nostra esistenza, la famosa “raison d’être” in francese. Qual è o chi è il tuo ikigai?Non parlo solo di persone, spesso tendiamo a dare per scontato che la nostra ragione di vita dev’essere una persona mentre sono dell’idea che anche un obiettivo, una speranza, un oggetto che desideriamo, può farci andare avanti.

“Non parlo solo di persone, spesso tendiamo a dare per scontato che la nostra ragione di vita dev’essere una persona mentre sono dell’idea che anche un obiettivo, una speranza, un oggetto che desideriamo, può farci andare avanti” = i gatti

Ho guardato nell'abisso
di un mattino senza alba
Senza avere un punto fisso
o qualcuno che ti salva.
—  Michele Bravi - Il Diario Degli Errori
Quando entro in casa, cerco di nascondere il disagio che mi porto dentro. Così, senza rendermene conto, ho imparato a recitare, a fingere, soprattutto a imitare.
—  Fabio Volo

Ho voglia di colorare.
Di prendere un autubus senza avere una destinazione,
di ridere liberamente,
di rotolarmi su un prato senza aver paura di sporcarmi,
sporcarmi le mani di tempera ,
uscire di casa alle due del mattino,
andare in spiaggia solo per guardare il cielo stellato,
con il rumore di sottofondo delle onde che si infrangono.
Di giocare.
Di fingere per un giorno di essere un altra persona.
Fare senza aver paura di agire.
Sbagliare, scegliendo di farlo.

Non ho niente da dirti, e allo stesso tempo ho bisogno di dirti tutto, dalla prima cosa che penso al mattino all’ultima che penso la sera, che in entrambi i casi c'entri sempre tu.
—  Rifiutodiaffondare