matematich

Stavo pensando a quanto l'uomo (non l'uomo maschio, proprio l'uomo inteso come genere umano) sia stupido. L'unico essere vivente dotato di un intelligenza ingeniosa in grado di risolvere teoremi e equazioni matematiche non riesce ad apprendere a fondo la felicità perché spinto dal suo interno a ricercare quel dettaglio inutile per non farla sembrare tale. Cioè l'uomo ha una mente così sopraffina da non riuscire ad arrendersi di fronte ad una cosa semplice come la felicità e in ogni modo, anche inconsapevolmente cerca di sfuggirle.
—  @vivodelsuorespiro

Questa sera sono piú agitato del solito, irrequieto, smosso da fili elettrici interni. Non riesco a stare fermo, mi sono alzato dal letto dicendo “Cosí non va” e mi sembra di tornare indietro di anni, quando la sera prima della maturitá avevo passato ore a ripetere tutte le formule di matematica per completare il quadro e l’insieme. Ma la vita non è inquadrabile, Marco, e certe operazioni matematiche si reggono sull’inverso. Come quando ti allontani da qualcuno, prendi l’aereo, cambi sede universitaria e poi certe persone te le ritrovi dentro; come quando pensi “Non ti voglio” ma poi scoprirsi a volerti ancora; e poi la gelosia anche se non ci si appartiene piú, e l’amore che dai e quello che non ricevi, addizioni che si fanno sottrazioni di baci. E certe solitudini diventano buche che ci siamo scavati da soli. Ma questa sera sono piú agitato del solito e non mi calma niente. Cosí mi sono bevuto una camomilla e subito ho pensato: strano. È la seconda camomilla che bevo nella mia vita: la prima l’avevo bevuta in quarta elementare, quando con un gruppo di ragazzini del mio paese abbiamo fatto un camposcuola assieme a ragazzini di un altro paese, mischiati e uniti in terre straniere per entrambi. Ricordo di aver legato con due ragazze – e le ricordo cosí bene che potrei descriverle come fosse ieri. Ricordo soprattutto che una delle due si era presa una cotta per me, mentre io mi ero preso una cotta per l’altra che peró non sembrava interessata. Prima di andare a letto, una sera, gli animatori ci fecero bere una tazza di camomilla. Inesperto sul cosa dire e sul come farmi notare, ricordo che ne bevvi un sorso e subito esclamai “Mamma mia, questa camomilla sa di pipí”. Non sto qui a raccontarvi di come tutti si misero a ridere, compresa la ragazza per la quale mi ero invaghito. Pensai “È fatta, ora ci fidanziamo”, peró pensavo anche che non fosse proprio un bell’inizio, questa cosa qui della pipí che poi quando i nipoti ti chiedono “Come vi siete conosciuti” tu non vorresti mentire ma per non fare figuracce sei costretto a inventare un inizio diverso.
Non so perché mi sia tornata in mente questa cosa e perché la stia raccontando, ma mi commuove sapere che puoi dimenticarti tutte le formule di fisica, i rapporti del duodeno, il mese di nascita di Pascoli; che puoi pensare che il-nuovo-scacci-il-vecchio e che ricominciare passi attraverso la cancellazione. Mi commuove sapere che puoi scappare da tutto – ma proprio tutto - ma poi la vita, per dei motivi che sa solo lei, ti riporta sempre da dove tutto è cominciato.
E riporterá anche te da me?

“Chapter 1 of 12 - 31 of 366″

Si stacca un altro foglio dal calendario, anche se il mio è rimasto bloccato a dicembre, un altro mese passato , inesorabilmente tra leggi matematiche e equazioni filosofiche. Gennaio si chiude le porte, chiude a chiave il forziere carico di ricordi ed emozioni, sensazioni che non ha intenzione di cancellare. Sono cresciuta in questo mese, non ho ancora imparato a tirare le somme e fare bilanci, la frittata resta ancora un buco nero per me, ma la vita mi appare più colorata, più vogliosa d’essere consumata. In questo mese sono cambiata, sono cresciuta, ho capito il senso della fatica e il valore dell’amore, mi sono lasciata cullare dai miei sentimenti, non li ho oppressi , né soggiogati, l’ho lasciati liberi.. E hanno deciso d’amarti..


Ti amo, e lo so che è una frase banale, ma non so nemmmeno se esiste qualcosa di più forte dell'amarsi. Quindi, per il momento, posso dirti solo questo. Vorrei dedicarti una lettera lunga, ma quando penso a te mi vengono in mente solo le emozioni che provo quando stiamo insieme, e sai benissimo che le emozioni sono impossibili da descrivere. Ma stasera voglio scriverti anche che vorrei passare ogni giorno con te. Vorrei regalarti ricordi, ma solo ricordi belli. Vorrei portarti al confine tra due stati, per poter dire che siamo stati in due stati diversi contemporaneamente. Vorrei che vedessimo insieme una stella cadente ed esprimessimo un desiderio insieme, magari lo stesso, così è più potente. E, infine, vorrei baciarti e stringerti forte le mani, ma dolcemente. Baciami e per ogni bacio che mi darai, io te ne darò antri 1000.

La prima volta che ti vidi pensai che eri matto. Eri immobile davanti alla lavagna dell'aula studio. Concentrato sui tuoi calcoli. Con un pennarello nero in mano. Lo sguardo fisso su quella lavagna. Stavi facendo una dimostrazione di un teorema di analisi. Nessuno al primo anno (durante il primo semestre) si mette a farla. Non avevi ancora le conoscenze matematiche per farla. Eppure eri là. Testardamente. Follemente.
Pensai davvero che tu fossi matto.

Circa le 7 del mattino. Quella stessa aula. Quella stessa lavagna. Riempita di nuovo di calcoli.
Stavo cercando di capire perché non mi tornava un problema di meccanica analitica. Persa nei miei conti, e nei pensieri riguardanti l'assurdità di esser andata all'università così presto dopo una nottata di studio, tu entrasti in aula. Ti fermasti. Guardasti me e la lavagna.
“Ma cosa vuole questo tizio del secondo anno da me e/o dai miei conti?! Ma che palle…”
Ero così frustrata per il mio problema.
Ero veramente nervosa.
Ma poi tu mi guardasti e sorridesti. In un attimo capii dove sbagliavo e lo risolsi.
Nell'ebbrezza di quella piccola vittoria, ti parlai per la prima volta. Non ricordo di cosa in particolare. Ricordo solo che mi facesti ridere tanto.

Quella fu la prima di una lunga serie di mattinate insieme. Studiavamo, parlavamo, ci incoraggiavamo, ci aprivamo sempre un po’ di più…
La notte mi addormentavo felice al pensiero di vederti il giorno seguente.
Ringraziavo quasi “la me dell'anno prima” di non aver ancora dato quell'esame l'anno precedente.
La mattina prendevo il tram contenta all'idea che la prima persona con cui avrei parlato saresti stata tu.
Ma ancora non capivo, o molto più probabilmente, non volevo capire…

Poi quella notte. Cioè la notte. Tu ed io nella stessa discoteca. Tu che mi prendi e mi baci. Tu che mi prendi. Mi prendi. Tu che mi baci. Tu che baci proprio me. Me. Non saprei come riassumere quella notte se non con un, forse banale, “la cosa di noi che si avvicinò di più all'amore vero”.
Bacio. Baciami ancora. E ancora. Perché non mi bastano quelli precedenti. Perché voglio ancora sentire quanto mi vuoi. E bacio prima. E nel mentre. E dopo. E l'amplesso. E bacio. Un altro ancora. E un altro. E un altro…

Là cominciò tutto.
In quel momento esatto iniziò questa follia.
Con gli altri del corso due amici che studiano insieme, da soli beh…tutt'altra storia.
Quante volte ho pensato che fossimo folli.
Quante volte ho avuto il terrore che ci scoprissero.
Quante volte ho avuto l'ansia che qualcuno capisse…
Quante volte avrebbero potuto notare i nostri sguardi
o percepire i nostri desideri
o, semplicemente, sentirli avverare in qualche angolo nascosto del dipartimento

Dio. Che. Follia.

E ora siamo qui. In bilico. In bilico tra una folle comodità o una spaventosa sfida.
E sono confusa. Non so cosa fare. Stare insieme o lasciar tutto così?!
Mi sento in bilico su una corda spessa come un capello. E sotto solo il vuoto. Quel fottuto vuoto. Quel terrore di perderti..
E allora vieni qui e baciami. Baciami ancora. Baciami e tutto questo casino nella mia testa momentaneamente si placherà. Baciami e guardami ancora così. Desiderami ancora così. Baciami ancora quando nessuno ci può vedere. Baciami. E baciami sul collo. E baciami sul seno. E dimmi se tutto questo è reale. E prendimi. Forte e dolce come sai fare solo te. E Baciami mentre ti voglio. Baciami quando soffoco il mio gemere. Baciami quando mi guarderai soddisfatto per esser l'artefice del mio piacere. E mordimi. Mordimi. Mordimi tanto da far male.
Fino a farmi male.
Fino a farmi male…

Io non so perché accade che fra milioni di sguardi siamo attratti da un solo sguardo, cos'è che ce ne fa riconoscere uno differente, una presenza che s'innalza su tutto il resto e tutto il resto non lo vediamo più, rimane troppo giú, troppo più in basso dell'altezza del cuore. Se hai bisogno di respirare il mondo intero, rinunci ai contorni, eppure ho capito che è inutile dare il mondo a chi non sa distinguerlo dai contorni. È come, fra milioni di vasetti di marmellata d'improvviso, riconoscere il barattolo di miele. Voglio solo dirti che accontentarsi non è soltanto stare con qualcuno senza amore, accontentarsi è anche farsi trattare da regola matematica e non da licenza poetica. E in un mondo di regole matematiche ci vuole poesia per essere l'eccezione.

Oggi è stato tremendamente bello. Siamo state per un pezzo in centro ed è stato il solito sbattimento, anche se ho comprato dei bellissimi anfibi a trenta euro. Non ho mai speso trenta euro per qualcosa.
Parecchie persone ci avevano consigliato il Caracas, un pub stupendo sul corso. C'erano degli altissimi soffitti a volta. Adoro i soffitti alti. Dal soffitto pendeva un'amaca. I soffitti intonacati erano pieni di scritte di ogni tipo, anche formule matematiche che purtroppo non capivo. Ho preso una tennent’s e abbiamo mangiato arachidi. Le altre avevano una birra alla banana che sapeva di torta estiva con un'eccessiva dose di zucchero. Verso la fine un po’ me ne stavo andando. G. mi aveva detto che tutte le sue amiche se ne andavano con la tennent’s. Abbiamo deciso di spostarci in un bar. Camminando, abbiamo fumato. Le sigarette più buone della mia vita. A me non piacciono le Camel, preferisco le Chesterfield blu, ma era tanto tempo che non fumavo, mi mancava.
Al bar ero mezza brilla. Il cameriere però è stato più che gentile. Abbiamo preso un pezzo di torta. Era fantastica. Ero assorta nei miei pensieri e il cameriere pensava stessi male. È stato carino a preoccuparsi.
Ho parlato con S. fino all'una, poi mia mamma mi ha accompagnata a casa. Per strada c'era un sacco di nebbia, sembrava di stare in una nuvola.

G e V erano uscite insieme e si sono separate perché abbordate da due ragazzi diversi. Mi fanno ribrezzo quando si comportano da donnine sottomesse. Potrebbero ammettere che i ragazzi siano il loro primo pensiero nella vita. Superficiali.

Dicono di essere migliori amiche. Se considerassi qualcuna come tale non farei così.

Che schifo la vita
Che bella la vita

netmassimo.com
Tavolette in cuneiforme mostrano le avanzate conoscenze matematiche dei babilonesi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive la scoperta delle antiche conoscenze matematiche dei babilonesi. Mettendo assieme la traduzione di varie tavolette in scrittura cuneiforme, Mathieu Ossendrijver, professore di Storia della Scienza Antica alla Università Humboldt di Berlino, ha concluso che i babilonesi conoscevano le basi del calcolo integrale oltre 14 secoli prima di quanto si pensasse e le avevano usate per calcolare il moto del pianeta Giove.

“Chapter 1 of 12 - 28 of 366″

“Sei un disastro meraviglioso” 

Originally posted by insu-lina

Ecco, vedi quel groviglio di fili che si muovono ininterrottamente?
Quelli sono la mia vita, un composto chimico di unità aristoteliche, leggi matematiche, ed emozioni varie. 
Un groviglio disastrato senza via d’uscita con un minotauro che vi vaga all’interno.. Ma tu, non so come, sei riuscito a sciogliere ogni nodo.


( E se sono gelosa è solo perché la paura di perderti è troppo alta )

EOS Top12 – Gennaio 2016

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È online EOS Top12 di gennaio, la prima raccolta del 2016 dedicata all'Elettronica e alla Tecnologia! Nel numero di questo mese troverete articoli di qualità sul mondo dei microcontrollori e molti progetti interessanti: orologio “parlante” open source; 7 soluzioni per misurare la qualità dell’aria con Arduino e Raspberry Pi; una preziosa rassegna dei sistemi di sviluppo per microcontrollori; un modulo sensore radar di movimento dalle dimensioni decisamente ridotte; Raspberry Pi Wind measurement; il debugging con MPLAB; una sveglia imbattibile per il tuo risveglio; routine matematiche nei microcontrollori PIC Microchip; Air mouse; PID; Pancake CNC Machine; FreeRTOS. Se vi siete persi i numeri precedenti ecco il link. Buona lettura! 1. Word Clock – Orologio “parlante” open source Progetto completo di un […]

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