mas poesia

Mientras yo la elegía,
ella me sustituía.
—  Nothing-would-be-better
Un año mas, no es un año menos a mi vida, simplemente un año mas. ¿Cuál es la diferencia? Sencillo, hoy soy la suma de mis partes que se dividen en 365 dias, y no los restos de 365 historias, renazco no nazco, porque nacer sería iniciar de nuevo y yo no me rompo el cuello mirando hacia atras y menos me alojo en algún si hubiera, al contrario, al renacer me acuerdo de todo aquello que he hecho aprendo, desaprendo y continuo. Un año mas y lo grito a los envidiosos, al desafio, al desatino, a la incertidumbre, a las piedras con las que he tropezado, al frio de una ausencia, a las cicatrices que más que ser eso son trofeos de vivencias de las que he salido adelante. Estoy y avanzo otros 365 pasos que (espero mas tarde que temprano) me llevan a una visita sin retorno al más allá, y el proposito es el mismo: Quien gobierne aquel lugar me reciba con aplausos y honores por la trayectoria de mi vida.
—  Tito Anaya (via- Cumpleaños 22)
Mesmo antes de nascer, já tinha alguém torcendo por você.
Tinha gente que torcia para você ser menino. Outros torciam para você ser menina. Torciam para você puxar a beleza da mãe, o bom humor do pai. Estavam torcendo para você nascer perfeito. Daí continuaram torcendo. Torceram pelo seu primeiro sorriso, pela primeira palavra, pelo primeiro passo. O seu primeiro dia de escola foi a maior torcida. E o primeiro gol, então? E de tanto torcerem por você, você aprendeu a torcer. Começou a torcer para ganhar muitos presentes e flagrar Papai Noel. Torcia o nariz para o quiabo e a escarola. Mas torcia por hambúrguer e refrigerante. Começou a torcer até para um time. Provavelmente, nesse dia, você descobriu que tem gente que torce diferente de você. Seus pais torciam para você comer de boca fechada, tomar banho, escovar os dentes, estudar inglês e piano. Eles só estavam torcendo para você ser uma pessoa bacana. Seus amigos torciam para você usar brinco, cabular aula, falar palavrão. Eles também estavam torcendo para você ser bacana. Nessas horas, você só torcia para não ter nascido. E por não saber pelo que você torcia, torcia torcido. Torceu para seus irmãos se ferrarem, torceu para o mundo explodir. E quando os hormônios começaram a torcer, torceu pelo primeiro beijo, pelo primeiro amasso. Depois começou a torcer pela sua liberdade. Torcia para viajar com a turma, ficar até tarde na rua. Sua mãe só torcia para você chegar vivo em casa. Passou a torcer o nariz para as roupas da sua irmã, para as idéias dos professores e para qualquer opinião dos seus pais. Todo mundo queria era torcer o seu pescoço. Foi quando até você começou a torcer pelo seu futuro. Torceu para ser médico, músico, advogado. Na dúvida, torceu para ser físico nuclear ou jogador de futebol. Seus pais torciam para passar logo essa fase. No dia do vestibular, uma grande torcida se formou. Pais, avós, vizinhos, namoradas e todos os santos torceram por você. Na faculdade, então, era torcida pra todo lado. Para a direita, esquerda, contra a corrupção, a fome na Albânia e o preço da coxinha na cantina. E, de torcida em torcida, um dia teve um torcicolo de tanto olhar para ela. Primeiro, torceu para ela não ter outro. Torceu para ela não te achar muito baixo, muito alto, muito gordo, muito magro. Descobriu que ela torcia igual a você. E de repente vocês estavam torcendo para não acordar desse sonho. Torceram para ganhar a geladeira, o microondas e a grana para a viagem de lua-de-mel. E daí pra frente você entendeu que a vida é uma grande torcida. Porque, mesmo antes do seu filho nascer, já tinha muita gente torcendo por ele. Mesmo com toda essa torcida, pode ser que você ainda não tenha conquistado algumas coisas. Mas muita gente ainda torce por você. Se procurar bem você acaba encontrando. Não a explicação duvidosa do mundo, mas a poesia inexplicável da vida. Eu torço por você.
—  Carlos Drummond de Andrade
Abbiamo la mania di scusarci per tutto.
‘Non sto bene, scusa.’
'Non posso uscire, scusa.’
'Ah, non dovevo dirlo, scusa.’
Scusa se non sono d'aiuto, scusa se non posso scappare e prendere il treno per raggiungerti, scusa se non ti ho mandato nessun messaggio, scusa se mi manchi.
Chiediamo sempre scusa a tutti, ma dimentichiamo continuamente di chiedere scusa a noi stessi e ogni tanto dovremmo farlo.
Scusa per tutte le volte che non sei stato te stesso per paura di deludere persone che non ti hanno mai voluto bene davvero;
scusa perchè a volte non ti sei amata affatto, persa nelle paranoie, senza trovare il coraggio di buttarle via.
Sì, dovresti chiederti scusa per non averti dato fiducia, per non averci creduto abbastanza, per non aver creduto in te stessa, per tutte le volte che ti sei data colpe che non avevi, per non esserti sentita abbastanza intelligente, abbastanza speciale, abbastanza importante.
Sì, chiediti scusa per esserti sentita brutta: non lo sei mai stata, mai! Chiediti scusa per esserti detta di non essere in grado di fare qualcosa; per aver dato amore, attenzione, fiducia a chi se n'è fregato;
chiediti scusa per tutte le volte che non riuscivi a dormire perchè avevi paura di svegliarti, paura di iniziare un'altra giornata, un'altra guerra; per tutte le volte che hai nascosto le lacrime dietro i tuoi capelli;
per tutte le volte che ti sei fatta lasciare in disparte;
per tutte le volte che hai dato importanza a chi ti ha criticato senza conoscerti;
per tutte le volte che ti sei fatta rubare la luce, il sorriso;
per tutte le volte che hai messo qualcuno che non se lo meritava davanti al tuo amor proprio.
E mi dispiace per chi ad un bacio dà il valore di una stretta di mano, per chi guarda solo l'involucro e non il contenuto;
mi dispiace per chi dice ad una donna che è bella solo per portarla a letto.
I momenti tristi arrivano per mettere alla prova il nostro cuore, per vedere quanto regge.
Quando più ti arrampichi per non annegare più ti senti fermo nello stesso punto.
Eppure c'è sempre un motivo per andare avanti: sei tu il più valido dei motivi, tu più di chiunque altro!
E chiediti scusa per tutte le volte che hai dimenticato di essere felice.
— 

Francesco Sole

Dite e pensate quello che volete di questo ragazzo, (magari nemmeno lo conoscete), ma con questa poesia mi ha fatta commuovere. Mi ha riportato alla mente un mare di momenti e mi ha colpita moltissimo.                             Sono dell’idea che valga la pena leggerla.

(via firebreather883)

Volevo solamente dirti che
l’altro giorno
eri
veramente
bellissima.
Io lo so
senz’altro
a livello di incipit
ho fatto
decisamente meglio
ma il punto è che
tu
quel giorno
eri dannatamente bellissima
ma così tanto, troppo
che mi faceva male guardarti
e avevi
le scarpe coi tacchi
e le tue gambe
sembravano non finire
mai
e dovresti fare attenzione
a quel sorriso che porti appresso
è un’arma
e dovresti procurarti
un porto d’armi
e fare attenzione
perchè potresti
ferire
qualcuno
e sarebbe
un grande peccato.
E questa assurda
elementare
poesia
in fondo
serve solo a ribadire che
tu
in quel memorabile giorno
con quel vestito corto
i capelli mossi
e quelle calze blu
eri parecchio bellissima
e ribadendolo
ne approfitto per rimarcare
quanto sia
dannatamente importante
dire
ad una donna
bellissima
quanto è bellissima
quando lo è bellissima
soprattutto
se la donna bellissima
in questione
sei
tu.
—  Daniele Sica