marmos

Non i palazzi di marmo
non in mesi, no, nè in cifre,
mai calpestato il suolo:
in lievi mondi fragili
abbiamo vissuto insieme.
Il tempo si misurava a malapena in minuti:
un minuto era un secolo,
una vita, un amore.
Ci riparavano tetti,
meno che tetti…nubi;
meno che nubi, cieli;
meno ancora, aria,nulla.
Attraversammo mari
fatti di venti lacrime,
dieci tue e dieci mie.
Approdavamo a granai
dorati di collina,
isole terse, deserte
di vetro…
In un amore che da solo bastava
all'amore più grande
e non chiedeva
aiuto al tempo…

PEDRO SALINAS

Nero, contro odio e razzismo. Disteso, in memoria di tutte le vittime del terrorismo. A Firenze, in Piazza della Repubblica, è comparsa una copia del David di Michelangelo e ci rimarrà fino al 21 luglio. Il sindaco Dario Nardella ha commentato: “È il simbolo del lutto universale”. La scultura è stata realizzata in marmo biancoe poi dipinta, pesa 55mila chili ed è stata realizzata dal laboratorio della Cava Michelangelo di Carrara.

Pubblicato da Artribune

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While exploring Orient Heights and Constitution Beach, this bright, bold, blue bridge caught my eye from some distance. The Marmo Pedestrian Overpass is an unexpected piece of roller coaster-inspired whimsy in East Boston: it allows people to get from Bennington Street to the beach by crossing over the Blue Line T.

Googling Anthony and Dee Dee Marmo brings up little else besides this overpass–I’d like to think their creativity and inspiration is apparent in their namesake’s unique design.

Esco di casa per andare a pagare una bolletta in posta.
Questi sono gli inconvenienti dell'abitare da sola: pulire i pavimenti, fare la lavatrici, ricordarsi di controllare se il frigo è entrato in carestia. Personalmente trovo tutto molto divertente, soprattutto andare in posta!
Passeggio per la strada facendomi accarezzare dal sole di questa splendida giornata estiva, miracolosamente fresca; in borsa mi accompagna “Le notti bianche” del caro signor Fedor Dostoevskij, pronto per essere iniziato.
Ad occupare la posta c'è un nugolo immenso di persone che, a quanto pare, stamattina hanno avuto la mia stessa idea. L'aria all'interno è irrespirabile, prendo il bigliettino con stampato sopra il mio numero e scappo immediatamente all'esterno. Mi accoccolo su un fresco scalino di marmo, da lì posso vedere i numeri scorrere in rosso sul tabellone digitale della posta attraverso una delle sue grandi vetrate. Perfetto!
Rovisto nella borsa, prendo il libro e inizio a leggerlo.


Era una notte incantevole, una di quelle notti che succedono solo se si è giovani. Il cielo era stellato, sfavillante, tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva involontariamente se sotto un cielo simile potessero vivere uomini irascibili ed irosi”.


Pagina dopo pagina, la storia scorre risucchiandomi. Solo un petalo rosa riesce a distrarmi, dopo non so quanto tempo. Scivola, pallido, sulle parole stampate del mio libro. Alzo gli occhi mentre il vento soffia deciso, scuotendo i rami fioriti degli alberi che invadono questo quartiere, bellissimi. Col suo respiro deciso fa scendere una cascata di minuscoli petali chiari che, vorticando, mi cadono addosso. È stupendo!
Attraverso la vetrata vedo che il mio turno è ormai vicino. Mi alzo ringraziando il vento e gli alberi per avermi avvertito in tempo.
Chiudo il libro imprigionando per sempre i petali al suo interno, pago la bolletta, torno a casa e, seduta sul balcone, finisco di leggere.

Mi siedo sull'ultimo scalino di casa sua, gli faccio uno squillo e accendo una sigaretta.
In questa strada non passa mai nessuno - non mi preoccupo di chi potrebbe vedermi fumare.
Sento i suoi passi pesanti da sotto il portone e schiaccio velocemente la cicca sulla cornice di marmo; gli ha sempre dato fastidio che avessi il vizio.
Non mi sistemo i capelli, non riesco neppure ad alzare lo sguardo dal marciapiede di fronte a me.
Quando apre il portone e non mi giro a guardarlo, si immobilizza.
“Ehi” fa, improvvisamente insicuro.
“Ciao”
Che saluto impersonale, ciao.
Non gliel'ho mai detto.
Sospira forte e chiude il portone lentamente, riempendo lo spazio tra noi di cigolii, lamenti di ferro arrugginito e legno vecchio.
“Cos'è successo?” chiede alla fine, rimanendo in piedi al mio fianco.
“Oggi ho visto Sofia”.
Questa volta cercare i suoi occhi mi viene naturale: non mi guarda, ma stringe le dita in pugni e fissa un punto indefinito dall'altro lato della strada.
Mi aveva parlato tanto di lei, ma non l'avevo mai conosciuta. Per me era solo un nome come un'altro, l'ennesima ragazza senza volto che si tira i capelli e pesta i piedi per terra per attirare l'attenzione di un ragazzo che non la ama più da mesi.
“E quindi?” mi chiede freddamente, anche se posso avvertire benissimo che ha già capito dove ci porterà questa conversazione.
Mi lascio andare ad un sospiro profondo, assaporando l'ultimo istante in cui saremo “noi”, prima di tornare ad essere “io” e “te”. Due estranei.
“Mi è sembrata una dritta”
Dritta.
Aveva i capelli legati in una coda alta, neanche una ciocca fuori posto, la pelle più pallida della mia e degli occhiali da sole con le lenti rotonde, alla John Lennon. Era seduta da sola al tavolino accanto alla finestra, quello che di solito occupo io, e stava leggendo un libro di Stephen King, Misery.
Il mio preferito.
Aveva le gambe accavallate sotto il tavolo e ai suoi piedi spiccavano quelle vans azzurre che ho desiderato avere per tutta l'estate dei miei quindici anni, ma per cui non ho mai avuto i soldi. Maledette sigarette.
Sul tavolino, accanto al libro, c'erano un pacchetto di Black Davil morbide e le chiavi di un motorino, con un portachiavi dei Kiss.
Il suo cellulare vibrava di tanto in tanto, ma lei era troppo presa dalla lettura per farci caso.
Sofia D. B. non mi era sembrata solo una dritta, mi era sembrata una dea.
E lui come poteva volere me, dopo essere stato con lei?
“Vi assomigliate molto”
Questa fa male, cazzo se fa male.
Lo capisce anche lui, quando alzo di nuovo la testa per guardarlo seria, con gli occhi lucidi.
“Dobbiamo finirla qui. Non possiamo farle una cosa del genere. Lei… Non se lo merita.”
La verità è che nessuno merita una cosa così meschina come quella che facciamo alle sue spalle da prima che dessimo un nome a quello che provavamo l'uno per l'altro.
Lui ride e questa cosa, se possibile, mi ferisce ancora di più.
“Pensa se vi foste incontrate prima” ironizza, come se ci fosse qualcosa di divertente o come se finora avessimo parlato di qualcosa di banale come la diatriba tra Katycats e Swifties.
Posso giocare al suo stesso gioco meglio di lui, perciò gli sorrido con leggerezza. “Saremmo state amiche.”
La cosa peggiore è che io non sto giocando, non sto giocando neanche un po’.
—  faithfromoz

mi sono iscritto in palestra e a quanto pare, all'ora in cui vado io, è frequentata solo da divinità del pantheon greco. sto in mezzo a ste statue di marmo e li osservo con la faccia da scemo e il mio fisico da donna di mezza età che si è lasciata andare. una vita di salotti e decadentismo borghese. ho la forza di stephen hawking in una sua giornata no, mentre questi spostano l'asse terrestre a manate.
tutta la vita a evitare posti e situazioni in cui c'era il pericolo di sentirsi fuori luogo e tac. qui sono il più fuori luogo di tutti.
però, per ora sono preso bene. yee.

ad ogni modo domani vado alla sagra dello gnocco in tegamino.

Così ho fatto un saltino all'indietro per mettermi a sedere sul lavandino di cucina senza però ricordarmi del catino stracolmo di acqua e detersivo per panni incastrato tra i bordi. Non ho fatto in tempo a mettermi comoda che subito, in concomitanza di un debole quanto tremendo splash, ho avvertito una sensazione strana, strana ma strana davvero; noooo ma brava, Giulia! La sensazione sempre più reale mi ha portata a capire di aver centrato in pieno il bersaglio. Risultato: adesso sembra che io me la sia fatta addosso e il marmo è pieno di schizzi di baviccia di acqua mista a sapone.

domani all'esame di tecniche antiche questi pezzettini di marmo pario (che ho trovato per terra da alcuni blocchi che usavano per i restauri dell'acropoli) saranno i miei portafortuna ❤️

quest'amore,adele
così vivo ancora,
vivo come il desiderio
crudele come la memoria
freddo come il marmo
fragile come i bambini
mi rende felice
e grido
per te
per me
per tutti quelli che si amano
resta dove sei,adele
non muoverti.
non te ne andare.
tendimi la mano
e salvami.
ti amo.
#24

Il nuovo trend in fatto di torte le vuole “di marmo”

Altro che abito, decorazioni floreali e bouquet: a quanto pare una delle parti più importanti del ricevimento di nozze è la torta, come dimostrano gli sforzi che cake designer e pasticceri stanno facendo per mettere a punto la variante più buona, ma soprattutto più spettacolare. E così, dopo la “geode cake”, la torta che riproduce l’interno cristallino e scintillante delle rocce, ecco profilarsi all’orizzonte un nuovo trend, se possibile ancora più affascinante: la “marble cake”.

Come lascia intuire il nome, la marble cake riproduce le venature del marmo con pasta di zucchero e coloranti alimentari, mescolando ad arte due diverse tonalità sinché non si fondono per creare quelle linee sinuose che ricordano le sculture più preziose.

Moltissime le varianti in circolazione: quella di @es.Zcakedesign, per esempio, rinuncia a svilupparsi in altezza preferendo dedicare tutta l’attenzione ai dettagli “marmorei”, giocando sui toni del grigio e dell’argento

La pasticceria Cake Opera Co., invece, ha aggiunto un tocco dorato sulla sommità per rendere la torta ancora più preziosa.

La torta della pasticceria australiana Sugar Sweet Cake Company, invece, gioca sui toni del bianco e dell’oro con aggiunta di fiori

Mentre quella di Tart & Craft è un tripudio di sfumature viola

Ma ciò che rende ancora più speciale la marble cake, è che una volta tagliata non perde un solo grammo (in tutti i sensi) del suo fascino, perché ogni fetta è una sorta di opera d’arte in miniatura. 

Che se è tanto buona quanto bella, schizza di diritto in cima alla classifica dei migliori #foodporn.