marmos

Blacklish

Abbiamo un collega che precedentemente era un ragazzo del progetto. È un ragazzo gambiano, ed è abbastanza famoso tra il pubblico femminile perché pare sia stato scolpito nel marmo.
Cammina lentamente, ha i dread piccolini, maglie aderenti, cappellino e occhiali da sole, ti bacia sulle guance quando arriva e dietro di lui lascia uno stuolo di ragazze svenute.
Ma soprattutto LO SA. Certo che lo sa. E ci gioca. Non poco.

Collega#1 mima gli schiaffi sul culo ogni volta che si nomina.


Capitò per caso oggi, 24 Agosto, che la sottoscritta dovesse fare una mediazione con questo soggetto della durata di più di un'ora.
Decide di sedersi di fronte a me e di fissare me mentre traduce ai ragazzi. Improvvisamente si blocca e mi dice:
“Perché non ti togli gli occhiali? Non ti ho mai vista bene in viso”
Improvvisamente encefalogramma piatto.
Finiamo la mediazione e comincia a dirmi:
“Tu abiti a ****** vero?”
“Con i tuoi genitori, vero?”

Da quando ho ripreso la mia normale attività cerebrale continuo a chiedermi:
“Come fa a saperlo?”

In ogni caso sto ancora sudando freddo.

Non ti aspetto più. Non sei più la prima cosa che mi viene in mente quando la mattina apro gli occhi e mi ritrovo a fissare il soffitto, non sei neanche la seconda o la terza. Riesco ad appoggiare i piedi sul marmo freddo della mia camera, alzarmi e iniziare la giornata senza che il tuo nome faccia eco nella mia testa per ore e ore. Riesco ad ascoltare la nostra canzone senza diventare malinconica e riesco addirittura a vederti passeggiare per strada e non provare nostalgia, solo una piccola fitta allo stomaco quando sei con lei. Ricordo quando mi facevo carina prima di uscire, mi arricciavo i capelli e mi truccavo, sperando di incontrarti, sperando di piacerti e, puntualmente, non ti incontravo mai, oppure tu non mi degnavi neanche di uno sguardo, non hai mai capito che tutto quello che facevo era per te. Non aspetterò più che mi squilli il telefono, non spererò più che appaia il tuo nome sul display e non resterò sveglia tutta la notte ad immaginare come sarebbe stato se le cose fossero andate in modo diverso. Non mi aspetterò che suoni improvvisamente il campanello e che tu sia dietro la porta per portarmi via da qui. Non aspetterò più per ore a sedere su una panchina, sperando di vederti spuntare da dietro l’angolo e venire verso di me sorridendo, non aspetterò un tuo gesto, una tua carezza o un tuo bacio. E lo so di aver detto che ti avrei aspettato per sempre, che avrei combattuto per averti fino alla fine, che non mi sarei arresa perchè eri l’unico che volevo, ma, vedi, cercando di non perdere te, ho perso me stessa. E solo adesso ho capito che non va bene, che io sono più importante e che un amore non può e non deve fare così male. Quindi ho scelto me, ho scelto di lasciarti andare per ritrovare me stessa. Ti ho amato fino a distruggermi, ma adesso ho imparato a non amare più. E chissà, magari un giorno amerò di nuovo, troverò la forza di riprovarci, magari potrei addirittura riuscire ad amare per la prima volta anche me stessa.

Sono appollaiata sul gradino di marmo della scala a chiocciola, davanti a me Marley (alla chitarra), suo fratello (alla batteria), suo padre (chitarra e voce) e un amico di famiglia (al basso) provano una delle canzoni preferite di mia mamma di Pierangelo Bertoli. Mi hanno chiesto di cantare qualcosa e io ho incassato la testa tra le spalle, facendo una battuta autoironica e stupida delle mie, con un sorrisetto, ma la verità è che so che dovrei solo convincermi per sbocciare un po’ e partecipare e divertirmi.

Mi viene in mente Michael J. Fox in Ritorno al futuro: “E se dicono che non gli piaccio? Se dicono “lascia perdere, non hai futuro”? Sento che non potrei sopportare questo tipo di rifiuto”.

Aurélie è una bellissima ragazza, ma, stranamente, vive da sola.
Aurélie è la cerbiatta, lo schianto, la bambola, la più sexy, il bocconcino: la fata del condominio. Sua madre era olandese e suo padre… non si sa. A guardare la pelle di porcellana e i capelli scuri di Aurélie, forse lappone. Comunque sia, un impasto venuto proprio bene. Ma una pelle di porcellana e dei capelli scuri non bastano per essere uno schianto. Devi anche avere una risata che faccia pensare a tante piccole perle che rimbalzano su una scalinata di marmo.
Nel palazzo, sette uomini sono sinceramente innamorati di lei: due di loro hanno più di ottantaquattro anni, uno ne ha meno di undici. Duecentodiciotto uomini hanno semplicemente voglia di farsela e, per la quasi totalità delle donne, è solo una sciacquetta provocante.
Eppure, Aurélie vive sola e il suo cuore, il suo piccolo e tenero cuore, è triste come un mucchietto di cenere.
—  Dio esiste e vive a Bruxelles

Ho vissuto di poesie per stagioni intere,
le trovavo appallottolate
nelle increspature del marciapiede
e stropicciate fra i petali di fiori
e sbiadite nelle nuvole di marmo
nei cieli di settembre
ma anche di ottobre e novembre
e poi ce n’erano che cadevano
dalle palpebre quando sbattono
e tante anche bagnate
dalla salsedine fra gli scogli
e poi ho visto te
e tu hai visto me
no anzi, non ci siamo visti
ma guardati e toccati
e non so bene come
sotto al tuo sguardo
c’era poesia pure in me,
impigliata fra i capelli ed aggrappata
al colore dei miei occhi
ed incollata sui miei fianchi
e riversata in fiume quando parlavo.
Ho vissuto di poesie
per stagioni intere, ma ora no,
ora ne vivo una sola,
vivo di me e di te che
con cura mi scrivi.

Elinor Scoltock

Ignoro se la musica sappia disperare della musica, o il marmo del marmo, ma la letteratura è un’arte che sa profetizzare il tempo in cui sarà diventata muta, e accanirsi contro la sua stessa virtù e innamorarsi della sua stessa dissoluzione e corteggiare la sua fine.
—  Jorge Luis Borges, Discussione
Quando tu dormirai, mia tenebrosa,
nel fondo di una tomba in marmo nero,
e per castello e alcova non avrai
che una fossa profonda ed un sepolcro
in cui stilla la pioggia; quando grave
premendoti sui seni impauriti
e sopra i fianchi illanguiditi in dolce
abbandono, la pietra al cuore tuo
impedirà di battere e volere,
e ai tuoi piedi di andare all'avventura,
in quelle lunghe notti senza sonno
la tomba ti dirà (dell'infinito.
mio sogno confidente, ché il poeta
sempre sarà compreso dalla tomba):
“Mancata cortigiana, che ti serve
il non aver conosciuto quello
che rimpiangono i morti?”. E la tua pelle
il verme roderà, come un rimorso.
—  Charles Baudelaire

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First names: 

  • Alcina
  • Alonza
  • Beatrice
  • Bellini
  • Caprice
  • Catarina
  • Coralie
  • Delphine
  • Donya
  • Elda
  • Eloisa
  • Fabiana
  • Fortuna
  • Francesca
  • Geonna
  • Giovanne
  • Isla
  • Italia
  • Justine
  • Lanza
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  • Leora
  • Lucille
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  • Magalie
  • Maude
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  • Natala
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  • Zarah

Last Names: 

  • Martin
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  • Abatangelo
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  • Barzetti
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  • Marmo
  • Milano
  • Nacar
  • Nazario
  • Orsini
  • Parisi
  • Piovene

Bruciata la materia del ricordo ma non il ricordo.
Il ricordo impera ugualmente. È lui
che oltre la storia e oltre la finita reminiscenza
lungo tutta la lunga mattinata estiva osserva
la piazza prima in ombra inondata dalla trasparenza
tramutarsi in un vaso di fulgore offuscato dall’accecamento
con nient’altro tra ripa e ripa di pietra e marmo che la sua forza.
Lui solo e da sotto le tegole di una buba
di colombi che quasi di troppa beatitudine la scolma.
Ricordo senza limiti, ricordo senza corpi né ombre.

(da Per il battesimo dei nostri frammenti, 1985)
Mario Luzi