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E il sole scaglia la sua gloria e se la ghigna.



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Il discorso di Moravia ai Funerali di Pier Paolo Pasolini

Stavo guardando la tv, quelle trasmissioni domenicali contenitori de la qualunque, ma vuoti di ogni cosa di valore.

Assenza totale di poesia, ci stanno disabituando alla bellezza, la bellezza in ogni cosa.

E certe volte penso che se così tanto ce la fanno mancare la bellezza, noi per indole siamo costretti a cercarla in ogni cosa, o no? Ho lasciato il mare, che per me è bellezza pura, quindi ho cercato di trasferire la sua poesia nei fiumi e nella nebbia, allora forse in un qualche modo questa omologazione al vuoto, al piattume in noi dovrebbe creare delle reazioni, dovrebbe farci scattare dentro la creatività, l’oppressione e l’ingiustizia da che mondo è mondo ha prodotto creatività.

Ma poi mi è venuto in mente il discorso di Moravia ai funerali di Pasolini.

Ho spento la tv e son tornata alla realtà.

La poesia è il mezzo con cui salvare il mondo, le rivoluzioni son fatte di idee, ma noi non la riconosciamo più, perchè la comodità del piattume, l’alienazione e l’annullamento dello spirito ci ha allontanato da noi stessi, non riconosciamo i nostri simili e di conseguenza la poesia la uccidiamo.

La assassiniamo ogni giorno.

“[…] In questo era simile, era un elemento prezioso di qualsiasi società, qualsiasi società sarebbe stata contenta di avere Pasolini tra le sue file. Abbiamo perso prima di tutto un poeta e poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto dentro un secolo! Quando sarà finito questo secolo, Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeta, il poeta dovrebbe esser sacro. Abbiamo perso dunque questo poeta straordinario […]”

E’ che forse dovrei smetterla di pensare.

Forse me ne vado un po’ al Po ad osservare, a catturare la bellezza in questo grigior lomellino e ringraziare il cervello che come vedi, ancor non mi abbandona.

Correre felici sui declivi io e te,
con gli stivaletti a punta barcollare
finchè noi ci tuffiamo in un cespuglio
con grida sceme e all'unisono.
Molestare i fiori con la schiena
che tu hai baciato poco prima, fra le scapole.
E poi salutare insieme il cielo
lassù con occhi che si adorano.
Quindi andare a ovest:
la taverna lo sai, è lì che aspetta
il sole scende giù
e io con un bicchiere in mano,
in posa per te, fingendo solitudine…
(eppure il messaggero sarò della futura inquietudine).
E ancora correre spostando l'aria
come hanno fermato queste foto di anni fa.
E ancora ridere leccando l'aria…
la ricordo bene, quella estate magica.
Ecco qua lo scatto dove abbracci anche lui
con ingenua affettuosità…
vanno ancora bene gli affari
e con l'amore come dicono?
Io non ti ho mai più pensata,
ma so che i tuoi bambini crescono.
E ancora correre…

Pelle: è la tua proprio quella che mi manca
in certi momenti e in questo, momento
è la tua pelle ciò che sento, nuotando nell’aria.
Odori dell’amore nella mente dolente,tremante,ardente,
il cuore domanda cos’è che manca
perché si sente male, molto male,
amando, amando amandoti ancora.
Nel letto aspetto ogni giorno un pezzo di te
un grammo di gioia del tuo sorriso
e non mi basta nuotare nell’aria per immaginarti:
se tu sapessi che pena.
Intanto l’aria intorno è più nebbia che altro
l’aria è più nebbia che altro.
È certo un brivido averti qui con me
in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile dovresti credermi
sentirti qui con me perché tu non ci sei
mi piacerebbe sai sentirti piangere
anche una lacrima per pochi attimi
mi piacerebbe sai sentirti piangere
anche una lacrima per pochi attimi.
—  Nuotando nell’aria, Marlene Kuntz
Capisco che non è giornata quando inizio, senza sapere come, a cantare questa canzone.