mare verde * *

Le rose erano tutte rosse
e l’edera tutta nera.

Cara, ti muovi appena
e rinascono le mie angosce.

Il cielo era troppo azzurro
troppo tenero, e il mare

troppo verde, e l’aria
troppo dolce. Io sempre temo

– e me lo debbo aspettare!
qualche vostra fuga atroce.

Dell’agrifoglio sono stanco
dalle foglie laccate,

del lustro bosso e dei campi
sterminati, e poi

di ogni cosa, ahimé!
fuorché di voi.
—  Paul Verlaine, Spleen
Subirai eternamente l'influsso del mio bacio.
Sarai bella a modo mio. Amerai ciò che io amo e ciò che mi ama: l'acqua, le nuvole, il silenzio e la notte; il mare immenso e verde; l'acqua informe e multiforme; il luogo in cui non sei; l'amante che non conosci; i fiori mostruosi; i profumi che fanno delirare; i gatti che si beano sui pianoforti e che gemono come donne, con voce roca e dolce.
—  Charles Baudelaire
Dopo aver visto i suoi occhi, persino il mare era diventato verde d'invidia e il cielo giallo di gelosia.
Le mie guance erano rosse come le ciliegie e il suo profumo invadente mi aveva investita, facendo barcollare la mia lucidità.
Sembrava che l'azzurro si fosse concentrato tutto nel suo sguardo ed ero sicura che il mare non mi sarebbe più sembrato lo stesso dopo quella sera. 
In pochi secondi aveva sconvolto tutti i colori del mio mondo e mi aveva lasciata lì, sorridente, sotto i timidi raggi della luna.
—  Georgette.
Mi restava solo una cosa da fare: osare. Sarebbe stato come giocare in Borsa, avrei potuto perdere tutto, oppure avrei raggiunto la ricchezza. Avevo la mente in default, in bilico tra il coraggio e la paura. Senza che me ne rendessi conto dalla mia bocca uscì un farfuglio falciante; le mie labbra si baciavano già per quello che sarebbe stato: “Ti ho amato incondizionatamente, dalla prima parola che mi hai rivolto.”
Non udii risposta, vidi soltanto due enormi occhi verde-mare: non per il loro colore, ma per la quantità d’acqua che contenevano. Ahimè, quegl’occhi gridavan, facevan rumore più di mille parole.
—  Fabeng, Occhi verde mare.
10

Aprile e la bellezza che torna a vestire la terra 

Nova angeletta sovra l’ale accorta
scese dal cielo in su la fresca riva,
là ’nd’io passava sol per mio destino.

Poi che senza compagna et senza scorta
mi vide, un laccio che di seta ordiva
tese fra l’erba, ond’è verde il camino.

Allor fui preso; et non mi spiacque poi,
sí dolce lume uscia degli occhi suoi.
Canzoniere CCVI

Gli ultimi ciliegi in fiore, i colori mutevoli delle chiome degli alberi lungo i confini dei campi, il germogliamento della vite, la fioritura del colza che sembra portare il sole sulla terra e il frumento che si alza verso il cielo a vista d’occhio: Aprile e le sue bellezze racchiuse fra le pieghe di un vestito che avvolge con eleganza una terra meravigliosa.
Ma è un viaggio con tutti i sensi: la fioritura dei glicini e del favino riempiono l’aria di dolcezza stemperando l’amarezza delle gemme odorose dei pioppi. Non resta che godere di ogni istante, sempre diverso dal precedente: ogni albero cambia di giorno in giorno, la vite mostra nuove foglie ogni mattina e il frumento diventa un mare verde trascorso da nuove onde, piacevoli da sentire arrivare mentre vi si sta in mezzo e si guarda il tremolio luccicante del pioppo cipressino.

Molte e svariatissime sono le specie delle piante […]. Ma quelle che nascono senza le cure degli uomini, sono selvatiche e aspre e producono frutti e semi a modo loro, mentre quelle che sono oggetto delle nostre fatiche, sono più adatte alla produzione di frutti utili. De re rustica, Liber Tertius, I

Non veggio ove scampar mi possa omai:
sí lunga guerra i begli occhi mi fanno,
ch’i’ temo, lasso, no ’l soverchio affanno
distruga ’l cor che triegua non à mai.

Fuggir vorrei; ma gli amorosi rai,
che dí et notte ne la mente stanno,
risplendon sí, ch’al quintodecimo anno
m’abbaglian piú che ’l primo giorno assai;

et l’imagine lor son sí cosparte
che volver non mi posso, ov’io non veggia
o quella o simil indi accesa luce.

Solo d’un lauro tal selva verdeggia
che ’l mio adversario con mirabil arte
vago fra i rami ovunque vuol m’adduce.
Canzoniere CCVII

le mie reazioni leggendo "La Casa di Ade"

<<“Piper aveva anche parlato di una voce secondo cui Nico aveva una cotta per Annabeth.”>>

*la mia reazione: ahahahhahahahahhah :’) *

*capitolo 36
sto ridendo dal capitolo 35 più o meno ininterrottamente quindi che qualcuno mi salvi!! XD *

*il tenero Jason che pensa che Nico abbia una cotta per Annabeth XD ahahahahha *

<<Favonio proseguì come se non avesse sentito. “Mi sono innamorato di un mortale chiamato Giacinto. Era assolutamente straordinario.”
“Un mortale…?” La mente di Jason era ancora confusa a causa del suo viaggio nel
vento, quindi gli ci volle qualche secondo per metabolizzare la cosa. “Oh…”
“Sì, Jason Grace.” Favonio inarcò un sopracciglio. “Mi sono innamorato di
un ragazzo. La cosa ti sconvolge?”>>

*per la serie: 101 motivi per cui Jason non è figlio di Atena XD*

<<Oh, pensavi che avrei giocato seguendo le regole? rise Cupido. Io sono il dio dell’amore. Non sono mai giusto.>>

*sì lo avevo notato -.-“ *

*piango*
<<Digli la vera ragione per la quale sei scappato dal
Campo Mezzosangue, e perché sei sempre da solo.>>

<<Aveva guardato nei suoi occhi verde mare e pensato, Come potrebbe mai fallire? Questo è un vero eroe.>>

*LE LACRIME CAZZO*

*non ci posso credere! Jason che capisce Qualcosa! :o XD *

[grazie a Rick Riordan per il libro e a Giulia Iacopini per la traduzione fan made]