manifestando

Tiago nos ensina que ao confessarmos nossos pecados, somos curados. Este é um mistério que pertence a Deus, mas podemos entender que isso acontece porque trazemos à luz àquilo que está em oculto. Em outras palavras, ao confessarmos, estamos manifestando a Deus o nosso desejo de abandonar o pecado, e reconhecendo que somente Ele é capaz de nos perdoar e curar.
—  Devocional Diário.
Pra ser sincera, quero que você me foda de uma vez. Tudo pra te provar que teu corpo tem o encaixe perfeito do meu e que nossos polos se atraem descaradamente. Mas não quero trepar só com seu corpo. Me deixe trepar com seu coração, e aí você vai perceber que não é só nossa química se manifestando, são nossos deuses interiores berrando aos quatro cantos que acharam seus templos.
—  Amélie Renesmée

Avevo intenzione di scrivere qualcosa di bello in occasione di questa giornata commemorativa che è l'otto marzo, poi mi sono reso conto che, in verità, ben pochi sanno che valenza abbia questa giornata. Non è una “festa”. Non è la giornata del “regalo delle mimose alla mia ragazza in modo che si senta apprezzata”. Se la pensate così, vi sbagliate.
L'8 marzo 1908 c'è stato un incendio nell'industria tessile “Cotton” di New York, che uccise molte operaie che stavano scioperando per i propri diritti. Questa è la “leggenda”, perché in realtà questo incendio non si è mai verificato e si crede sia stato confuso con quello avvenuto nel 1911 nella stessa città.
Il primo 8 marzo in cui vennero davvero coinvolte delle donne fu nel 1917. Quel giorno a San Pietroburgo delle donne stavano manifestando per chiedere la fine della prima guerra mondiale. Nel 1921, durante la seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, fu stabilito l'otto marzo come ‘Giornata internazionale Dell'operaia’.
Alla fin della fiera oggi non dovreste augurare qualcosa di ignoto alla vostra ragazza/sorella/amica/madre accompagnato da qualche fiorellino giallo, bensì dovreste fare due conti e andare a ringraziare le vostre donne per essere donne.

Neste admirável mundo de contradições em que a gente vive, podemos até não gostar de chorar, mas trata-se apenas da nossa humanidade se manifestando. A conexão do computador, às vezes, cai; por outro lado, a conexão conosco mesmo, às vezes, se dá. Sendo assim, sou obrigada a reconhecer: chorar faz bem, não importa o álibi. É sempre a dor do crescimento.
—  Martha Medeiros.
8

De acuerdo con la editorial Larousse se encuentra entre los 20 mejores chefs de México dando en registro en el libro “Top Chefs de México” publicado en el 2009.

José Ramón Castillo nació en México, y comenzó sus estudios en el ramo de la gastronomía en el Centro Culinario Ambrosía. Más tarde se especializó en L´Ecole Gastronomique Ritz Escoffier de París, y en la Escuela Universitaria de Hostelería y Turismo de Sant Pol, Barcelona.

La mayor parte de su desarrollo profesional se dio en España, culminando con su éxito en el Campeonato de Cocina de Barcelona, y ganando el título de “Joven Cocinero de Catalunya”, convirtiéndolo en el primer chef mexicano en ganar esta competencia.

El derroche de su técnica podemos apreciarlo en sus programas de televisión como “Xocolatl”, “Cacao” y ahora en la nueva temporada de “La ruta del cacao, México”.

Es un deleite ver trabajar a este maestro chocolatero, apreciando paso a paso muchas de sus más deliciosas creaciones.

De igual forma, José Ramón Castillo se presenta frecuentemente en exposiciones y festivales gastronómicos, tanto en México como en otros países de Latinoamérica.

La imaginación del chef José Ramón Castillo ha demostrado no tener límites, así como su entusiasmo y el amor por su trabajo. Seguramente escucharemos mucho sobre él durante muchos años más, con ideas frescas y propuestas innovadoras.

Actualmente es el portavoz de la preservación del cacao en México, llevando un mensaje de peso por aumentar el consumo del cacao nacional así como el producto terminado, dando conferencias por toda la república y Latinoamérica manifestando la importancia de este grano milenario en la cultura de México.

anonymous asked:

senza creare troppe polemiche vorrei sapere, da te che hai sempre risposto argomentando più che bene le tue risposte, un parere sul muro tra USA e messico, e l'incoerenza messicana nel avere creato anni fa un muro nel confine tra SUD e CENTRO america impedendo l'immigrazione dal sud america verso il messico.

Mi chiedo cosa intendi per incoerenza messicana innanzitutto.
Incoerente è chi dice una cosa e ne fa un’altra grosso modo.
Nel senso, chi è incoerente? Il governo messicano che non vuole pagare il muro? O ti riferisci ai messicani che protestano e non lo accettano?
Perché se ti riferisci ai messicani che non lo accettano e stanno manifestando dovresti ritenerli incoerenti nel caso in cui tu li abbia intervistati uno per uno e ti fossi accertato che ognuno di loro era concorde alla costruzione del muro sul loro confine tra sud e centro america.
A prescindere poi dal muro di cui stai parlando, del perché sia stato costruito o se esiste effettivamente e in che termini, io mi domando come usate le parole.
Incoerente chi?
Il governo dice che non lo paga e non vedo incoerenza, vuoi il muro te lo paghi.
La popolazione non ha costruito muri, se anche qualcuno fosse stato d’accordo dovremmo sapere chi di loro e andare a cercarli tra quelli che oggi non vogliono quello col confine americano e allora sì in quel caso tacciarli di incoerenza, ma nel frattempo potrebbero aver cambiato idea, no?
No?
Parlate senza pensare, senza ragionare, senza mettervi nei panni di.
Ecco spiegato quello che oggi si identifica con l’analfabetismo funzionale, gente che conosce parole e le usa a caso perché non si da il tempo di processarle e ragionarci, non ci si immedesima, non ci si sofferma, non ci si chiede se e cosa si farebbe al posto di, ma sul serio.
A parlare siam tutti buoni.

Dunque, poi semmai parliamo di muri.
I muri veri o ideali che siano non son mai buona cosa a mio parere, semplice.
Le strutture sono vincolanti e limitano e chiudono e peggiorano le persone, non fanno altro che esacerbare i problemi che hanno causato l’isolamento umano.
Io eliminerei anche i muri delle case.
Una volta lessi un tema appeso ad un albero di natale in un centro commerciale in cui una bambina aveva espresso la sua idea di futuro e si rammaricava. Diceva che aveva paura che un giorno saremmo arrivati a costruire le case - stato. Ognuno si faceva le regole e casa sua, si isolava a casa sua e invece di essere un popolo ogni famiglia faceva stato a se e tutti odiavano tutti.
Fantascienza? Se una bambina delle elementari ha potuto produrre un pensiero del genere forse tanto fantascienza non è.

Cosa ne penso.
E’ ignoranza.
Quando ti dico che dobbiamo accoglierli perché dall’altra parte della realtà di questo mondo si muore di fame, chi mi sta di fronte non capisce cosa vuol dire morire di fame.
Morire di fame, letteralmente.
Il mio telefonino è frutto di sacrifici umani e fisici fatti per me da gente che pur lavorando come un animale da soma muore di fame, di mancanza di cure e di sete.
Se non hai visto il dolore con i tuoi occhi o non lo hai vissuto sulla tua pelle e non riconosci l’effettivo privilegio a volte superfluo che hai allora hai paura di perdere questo privilegio e per non perderlo cerchi di tenere lontano il rischio, ovvero l’altro, il diverso, il povero.
Chi è disposto a morire pur di provare una via alternativa, chi è disposto a morire pur di trasferirsi con mezzi di fortuna e abbandonando la propria vita sa che la morte non è la cosa peggiore.
La morte non è la peggior cosa che possa capitare ad un individuo.
La paura di morire è tipica di chi ha la mente chiusa e non va oltre la propria percezione della vita, si ferma al giardino di casa e dentro il telegiornale delle otto.
Ha paura a sua volta di morire di fame, ha paura di morire, perché ha paura di lasciare ciò che ha.
Questo è un limite umano, costruito grazie alle religioni.
Quindi ignoranza e paura di morire.
Per accogliere te devo privarmi delle mie cose e senza le mie cose io potrei morire.
Capire che condividere è naturalmente umano non sfiora nemmeno certe menti.
Non si vive se non si condivide, si respira, ma non è vita.
E’ una vita di merda.
Questo è peggio che morire.

Un mio ex collega con cui sono rimasta molto amica è un ragazzo di qui che prima dell’anno scorso s’era mosso poco, lavorava, lavorava e lavorava e inveiva contro gli immigrati così per sentito dire.
Sempre stato di animo buono non è capace di far male ad una mosca, gentile e compassionevole, ma contro ogni tipo di accoglienza verso lo straniero di turno ancora peggio se musulmano.
Ad un certo punto decide di prendere ferie, due settimane in Brasile.
Torna e aveva maturato delle idee e aveva il viso rilassato e più allegro. Aveva deciso di mollare il lavoro e andarsene in sud america perché s’era reso conto che questa non era vita, non era più quello che voleva.
Ha difatti mollato il lavoro dopo poco e ha preso un biglietto di sola andata per l’argentina (è la terza persona che lo fa da quando lavoro qui)
Passano due settimane e torna perché nel frattempo alcune aziende nei dintorni avevano saputo delle sue dimissioni e gli hanno fatto proposte non rifiutabili.
Ieri lo sento, gli telefono e parliamo di Trump e di tante cose, lui per giocare mi chiama “comunista di merda”, per dire.
Mi racconta che in Argentina la sera in cui arrivò aveva fame e quindi decise di scendere a mangiare al Mc Donald vicino e lì ad un certo punto entra un ragazzo, poteva avere la sua età, nemmeno trent’anni, affamato e rovistava nell’immondizia dentro il locale cercando cibo.
Quasi senza vestiti, senza scarpe e sporco.
Il mio ex collega lo guarda, si alza, prende il suo vassoio e glielo regala, non aveva toccato nulla.
Mi ha detto: credimi sembrava gli avessi regalato un milione di euro e invece non avevo fatto niente, chiunque lo avrebbe fatto.
Io a questa cosa ancora voglio credere.
Voglio credere che l’odio si possa combattere con la conoscenza e l’educazione ad amare.

Siamo un mondo diseducato all’amore, non sappiamo più come si fa qualcuno deve insegnarcelo.

Serve umiltà e non avere timore di morire, ci son cose peggiori della morte.

Un muro per esempio.

REAÇÃO DO BTS se você (a namorada) batesse nele por estar com raiva.

Rap Monster (Kim Namjoon): Você ajudava Namjoon a arrumar a mala, enquanto ele jogava as roupas na cama você dobrava e tentava achar espaço para guardar todas as peças. Vocês riam de algo que ele tinha feito até que você abrisse o zíper de um dos bolsos da mala para poder por os sapatos e se deparou com um sutiã preto. Namjoon perceberia que você havia parado de rir e te abraçaria por trás para ver o que você tinha em mãos, sorrindo em seguida.

Ele não entenderia seu ataque de raiva e muito menos quando você usasse os cotovelos para sair daquele abraço, acertando a barriga do outro.

“S/N, qual o seu problema? Esse sutiã é seu!”

Suga (Min Yoongi): Uma prima dele havia ficado a noite inteira se insinuando e o idiota não disse nada quando a mesma sentou em seu colo, justificando aquilo com a falta de cadeiras. Ao chegar em sua casa, você começou uma discussão com o homem que mantinha totalmente a calma, quando Yoongi segurasse seu braço para pedir que ficasse mais calma você acertaria um forte tapa em seu rosto levada pela raiva.

Ele ficaria indignado e principalmente irritado, soltaria seu braço bruscamente e sumiria pelos corredores com a mochila para tomar um banho e talvez escrever uma nova música e evitar fazer algo ruim com quem ama.

“Se você quer ser o tipo que bate e depois pergunta, seja sozinha.”

Jungkook (Jeon Jungkook): Vocês não eram de discutir, mas ultimamente Jungkook estava com muito ciúmes e isso te deixava irritada as vezes.

Naquele dia vocês foram jantar fora e ele sismou que o cara da mesa ao lado não parava de te olhar, não demorou muito para ele levantar da mesa exaltado e começar a xingar o homem. Você tentava puxa-lo para longe e só teve exito quando um segurança apareceu.

Sem graça, você percebeu que o restaurante todo olhava e se levantou pegando sua bolsa e saindo do lugar, Jungkook veio atrás de você chamando por seu nome e quando alcançou seu braço você o empurrou com força, fazendo o menino se desequilibrar e cair.

Você se assustou com a própria ação e imaginou que naquele momento o garoto acertaria um tapa em seu rosto, mas ao invés disso ele apenas bateu a poeira das roupas e foi até o carro.

“Vamos embora daqui…” - diria com a voz embargada, em consciência de todas as crises sem motivo de ciúmes que estava tendo.

Jin (Kim Seokjin): Ele nunca levantaria a mão para você, apenas aceitaria o tapa de boca fechada e sem reclamar, achando sempre que o merecia. Depois que você se acalmasse ele iria querer conversar e por tudo em pratos limpos.

“Eu amo tudo em você, inclusive seus tapas, mas prefiro mil vezes quando opta por beijos meu anjo.”

Jimin (Park Ji-min): Para você não era coisa da sua cabeça como o Park falava, em sua mente estava bem claro que ele havia encarado as pernas da mulher que passara por vocês usando uma tira de tecido ao invés de uma saia. Se afastaria fazendo ele tirar os braços de seu ombro e quando entrasse no dormitório e ele tentasse se aproximar você o empurraria com força, negando qualquer carinho. O garoto bateria as costas da porta com força e acertaria a maçaneta, machucando o quadril, irritada você nem sequer notaria.

Jimin ficaria irritado por sua desconfiança e sairia do local, te deixando sozinha na sala e analisaria a marca roxa que a maçaneta havia formado no espelho do quarto.

“Só falta a louca achar que é um chupão.”

V (Kim Taehyung): A mensagem do número desconhecido apitou no celular do seu namorado que tomava banho em sua casa, era de manhã e ele havia passado a noite ali. Sem ver maldade alguma você pegou o celular e se surpreendeu com o que estava escrito.

MS: “Estou com saudades de dormir com você, quando podemos nos ver?”

Assim que leu aquilo seu coração apertou e naquele instante Tae entrou no quarto com a toalha envolta da cintura, viu o celular em sua mão mas não se importou, ele não tinha nada com o que se preocupar (pelo menos era o que pensava). Aproximou-se de você e quando foi selar seus lábios sentiu o forte tapa, fazendo seu rosto virar.

Ele te olharia surpreso e de olhos arregalados e você jogaria o celular em cima dele, mandando que fosse logo matar as saudades de seja lá quem for. Quando V leu a mensagem foi atrás de você que estava na sala, sentada no chão e encostada no sofá.

V: Amor, eu não sei quem é essa pessoa, é um número desconhecido eu nunca trairia você.

S/N: Sai daqui Tae.

Naquele momento uma nova mensagem chegaria e Tae suspiraria aliviado, ainda de toalha abaixaria a sua frente e pediria para que lesse a nova mensagem mas você apenas gritaria para que ele saísse. Bufando ele jogaria o celular no sofá e sumiria para dentro do quarto novamente. Sem resistir você pegou o celular e sentiu o arrependimento dentro de ti.

MS: OMG! Desculpa, mandei para o número errado!

J-Hope (Jung Hoseok): Hoseok daria um belo grito de dor quando você o atingisse em cheio e recuaria, estaria surpreso e até assustado com sua atitude e optaria por ficar calado o resto do dia, só se manifestando quando você viesse pedir desculpas, ele ficaria chateado, mas nunca revidaria, nem em uma brincadeira.

Lettera all'amore perduto

Mi hanno chiesto di scriverti e io ho tentennato, è orribile macchiare di inchiostro il bianco del mio cuore, che senza di te è una pallida ombra di ciò che era prima, rendere presenza su carta qualcosa che è assenza.
Oh amore perduto, non saprei dirti cosa siamo stati, né se davvero siamo stati qualcosa.
E non so dirti cosa insieme cercavamo, né se davvero abbiamo tentato di cercare qualcosa.
Ma so cosa mi hai donato e lo stringo forte a me.
Sono estremamente gelosa del bene che mi hai elargito, non lo baratterei con niente.
Forse perché è l'unica cosa che mi resta di te.
Il bene.
Mi hai fatto tanto bene, amore.
E lasciando stare ciò che avevamo attorno, attanagliante tenebra di un mondo che non sapeva accettare, il nostro mondo, quello opaco e minuscolo, che abbiamo creato negli attimi in cui siamo stati insieme, era il mondo più bello che avessi mai avuto l'onore di visitare.
È che ogni luogo parla di te. Sì, sembra proprio conversare e nominarti e ogni volta in cui il tuo nome si fa chiaro nella mia mente io cerco di allontanarlo, muovendo la mano in segno di diniego.
È difficile, però, allontanare qualcosa che mi porto dentro.
Desiderando una sopravvivenza, che è vita a metà, capisco chiaramente come la mia unica fonte di esistenza eri tu.
Perché io sono nata due volte: il giorno in cui mia madre mi ha partorito e il giorno in cui il mio cuore ha partorito l'amore per te.
Ed è strano, dopo tutto questo tempo, non passare un'ora, un minuto, un attimo o un momento senza pensare a te e se mai capiti di non pensarti per un'ora, in quella successiva sovvieni alla mente in un modo così impetuoso e violento che quasi m'atterra.
Avrei voluto poggiare la mia testa sulla tua spalla nei momenti tristi o ridere con te di gusto in quelli felici.
Avrei voluto congratularmi con te, rimproverarti, arrabbiarmi, inorgoglirmi, avrei voluto essere in prima fila nella tua vita.
La verità è che, nella mia, di vita, tu sei ancora il protagonista mentre io solo una comparsa.
E, allora, amore perduto: amore lontano, amore negato, amore distruttivo, amore evitato, amore impossibile o impossibilitato oggi ti dico che mi rassegno ad averti accanto anche se non ci sei, mi rassegno a sapere che le cose sono così e così sempre andranno, mi rassegno a sentirti vivo nella mia mente e a fingere che tu sia morto esternamente.
Sorrido indifferente, manifestando un lutto che non provo.
Ma tu, amore perduto, non crucciarti di quello che provochi negli animi delle genti, se duri eternamente e, da sempre, il cuore degli uomini a te si accende è perché sei una cosa, non una persona.
Sei idealizzazione, spirito burlone, sentimento rapace che porti guerra là dove vi è pace. Passi da uomo a uomo e colpisci senza pietà chiunque guardi negli occhi della persona di cui hai preso forma.
Ma la tua bellezza sta in questo amore perduto, non ti rendi conto di quanta fortuna hai, non vieni mai del tutto vissuto, il tuo ricordo è l'unica cosa che resta e si sa che i ricordi sono bellezza.
Il passato ha un fascino che il presente e il futuro non avranno mai, il fascino di cosa c'era quando io ero. L'immagine del nostro io di un tempo è l'immagine genuina di chi aveva sofferto un po’ di meno e, quindi, era felice un po’ di più.

Sempre tua,
un'anima qualunque di questo pianeta: perché tutti noi, almeno una volta, abbiamo perduto un amore.


— apoteosidiparole| Gabriella Ronza.

É como se tudo estivesse perdido, e nada mais conseguisse suprir as necessidades de existência. Ela quis gritar, porque aquilo estava machucando. Aquela dor estava se manifestando pelo seu corpo, teve que se conter. Ninguém poderia saber sobre o que se passava ali dentro. Ninguém. Ela se manteve calada por horas, não podia gritar, era uma sensação sufocante. Tudo o que fazia parecia não ser suficiente. Tudo o que precisava parecia não ser possível. Queria gritar, queria fugir de tudo aquilo, mas isso era algo que ela não poderia fazer. O mundo corre, e ela tinha que acompanhar os passos dele, ou ficaria para trás. Ela começou a diminuir os passos, mas não podia fazer isso. Estava começando a ser pisada, esmagada. Estava começando a ser deixada para trás, estava sendo esquecida. Tudo o que ela queria era espaço, pois aquilo estava sufocando-a. Quanto mais diminuía os passos, mais invisível se tornava. E sua existência, cada vez mais, caia no esquecimento.
—  Christiellen Pinto Jackelaine L. Pinto.
Por muito tempo os cristãos passaram suas vidas vivendo pela religião. Mas estamos entrando numa revolução, onde finalmente estamos acordando e nos tornando quem devíamos ser desde o início. Vivendo Jesus, pregando Jesus, sem mistura, sem padrão, sem sistema. Manifestando o Reino de Deus na terra, mostrando que “essa coisa de Jesus” e bla bla bla não é babaquice. É a razão por estarmos de pé! Mostrando que o Deus que servimos é Deus que ressuscita pessoas. Somos jovens. Mas escolhemos entregar a nossa juventude a Ele. Somos loucos. Muito mais do que vocês pensam.
—  Priscilla Alcântara
Cuando escucho y leo las noticias no me queda ninguna duda. La Madre Tierra nos está manifestando su descontento, y profundo malestar. Hemos actuado con completa ingratitud, peor aún si tomamos en cuenta nuestra supuesta facultad racional.
—  Anónimo
Eu já escrevi sobre isso. Droga. E já comecei outra folha assim também. Não tá certo, não vai dar certo. Fecho os olhos. Um, dois, três segundos e um dia inteiro, não dá. Até que sai uma coisa, já saiu. Mas é uma linha quebrada e eu não quero escrever a metade de um parágrafo. Quero um capitulo inteiro, com mais de 30 linhas e fora da margem. Porque você pediu. É isso que você quer, certo? É isso que você quer. Eu to tentando, porra. Não tá vendo? É, sei que não, deixa pra lá. Você para de ler qualquer coisa minha que não comece com seu nome. Tu quer as suas iniciais na primeira página, a cor dos seus cabelos como tinta da caneta, e os seus olhos pequenos estampados no quarto parágrafo. Quer que tudo que eu seja tenha você porque é difícil de aceitar que parte de mim tomou liberdade de ser outra coisa que não a luva das suas mãos. E no fim, você até que acredita. Percebe a minha falta de tato, cuidado e de atenção. Enxerga minha arrogância, o meu lavar de mãos apertados como quem não está nem aí para o que você diz. Eu quase acredito também. Mas basta me chamar de amor. Não, é só você falar dos olhos verdes da sua namorada. Aí eu sinto vontade de jogá-la de baixo de um carro ou que ela apronte uma com você. Quer saber mesmo como eu sei que sou sua? Porque as vezes tu trás o pior de mim. Pago de boazinha e fico desejando todo tipo de mal pra garota. É quase estúpido. Me sinto mal, me sinto possessiva e insegura. Não, impotente é a melhor palavra para a situação. Como se o único modo de ter você dizendo que me ama fosse ver a maldita cintura 36 dela do tamanho 46 pra 50. Aí fica mais fácil te magoar. Mentir pra mim e pra você que o sentimento se foi. Mas não se foi, não. Ele tá aqui preso e se manifestando nas embolias do meu estômago, nos nós da garganta e no arrepio da sola dos pés. E em cada texto que os meus dedos digitam nervosamente enquanto tentam abstrair minha mente de você. Tu deveria passar da segunda linha, só de aviso. O que escrevo sobre os outros caras sempre tem um termo em comum: os adjetivos que atribuo a você. Eles são irritantes, puxados para o sarcasmo insuportavelmente egocêntricos. Lindos, também. Mesmo que eu os chame de gordo de vez em quando. Que saco, porque que você não consegue enxergar? Porque eu tenho que fazer um texto pra você se tudo o que o sou respira seu nome? Que porra, Daniel. Eu não consigo ser tão aberta comigo se não posso ser tudo o que sinto por você. E tu sabe. Sabe que dentro de mim é uma desordem enorme entre o que eu posso e não posso deixar de lado por tua causa. Eu sou sua, mas não posso ser, lembra? Você é meu, mas ninguém pode saber. Eu até proíbo de não me querer… Mas ainda sim, não dá simplesmente pra escrever, tá legal? Não dá. Você tá pedindo demais de mim. Tudo bem, eu posso tentar mais uma vez. Droga, eu sempre vou tentar mais uma vez.
—  Danielle Quartezani
O Senhor acredita em nós mais do que nós mesmos! Ele vê o nosso potencial de sucesso quando somente enxergamos as nossas falhas. Ele vê o nosso futuro quando nos perdemos no nosso passado. Quando falhamos em expressar-Lhe o nosso amor, Ele consegue dizer a cada um de nós: “Eu sei que ainda vai chegar lá!”
Até mesmo se o nosso coração ainda não estiver manifestando a intensidade e a qualidade de amor que deveria, podemos seguir adiante, decidindo crescer neste amor!
—  Luciano Subirá
#NiUnaMenos, el lado B: ¿por qué el rechazo a la marcha?

Hace 20 días, frente a un nuevo caso de violencia de género y el que rebalsó el vaso, se inició via redes sociales una marcha feminista en contra de la violencia de género. La propuesta se viralizó y hoy 3 de Junio se realizará la marcha en diferentes puntos del país (Argentina), así como también en Chile, Uruguay y Brasil. Si bien la iniciativa tuvo una gran respuesta positiva por parte de muchos, también están aquellos que se manifiestan en contra de la misma con hashtags como #NiUnHuevoMenos, iniciada principalmente por chicos adolescentes quienes se sienten ofendidos frente a la situación de que las chicas pagan menos o entran gratis a los boliches. Otro hashtag que se está inciando es #NiUnaPersonaMenos, que se completa con la frase “la violencia no distingue género”. 

#NiUnaMenos tiene fundamentos más serios y más concretos que los que se manifiestan en esos hashtags tanto via Twitter como via Facebook. Mucha gente no tiene conocimiento de las razones por las cuales nos estamos manifestando, hay gran nivel de ignorancia en relación a las propuestas feministas. Se entiende por #NiUnaMenos como una marcha “sexista” que solo piensa en los objetivos femininos y quita del contexto a los hombres. Otro tanto de personas equivale los femicidios a los casos de inseguridad, lo cual es erróneo. 

Los casos de INSEGURIDAD provienen de problemas locales de Estado. El Estado le da la espalda a los más necesitados y, el caso de Argentina, fomenta la pobreza y la celebra como “una cultura popular” e incrementa la desigualdad “regalando” a los más necesitados en vez de incluirlos en ámbitos laborales y posibilidades de crecimiento económico independiente. La desigual posibilidad de acceso a una economía mejor, la falta de contención y de iniciativa por parte del Estado, genera guerras entre ricos y pobres, donde los más vulnerables se sienten deshumanizados y recurren al delito, que es una enfermedad de una política deficiente. A diferencia de los femicidios, los casos de inseguridad son diferentes en todo el mundo. La contención e iniciativa del Estado es diferente en todos los países, y por ello los niveles de desigualdad son menores o mayores, por ello distinguimos Primer Mundo del Tercer Mundo.

Los casos de FEMICIDIO se dan de igual manera en el primer mundo o el tercer mundo. El femicidio está avalado por una cultura machista, patriarcal y biologicista que está enraizada en el inconsciente colectivo de todos nosotros. Hace miles de años, las relaciones y puestos sociales se explicaban con teorías biologicistas; el más fuerte debe cuidar a los más débiles: el hombre al ser el más fuerte era quien debía cuidar a las mujeres y a los niños. Así nace el patriarcado, que glorifica al hombre por estas características biológicas y minimiza a la mujer por ser la más débil. Estas teorías le dieron espacio a la asignación de tareas en la sociedad: los más débiles eran esclavizados y los más fuertes tenían cargos importantes. Las mujeres se dedicaban a las tareas hogareñas y a ser “cosas” que generan bebes. Pero hoy sabemos que no hay diferencia en el tamaño y la capacidad del cerebro de la mujer y del hombre y que ambos pueden desarrollarse tanto como quieran (así como también se desmintió la irracional teoría de que los negros tienen un cerebro más pequeño que los blancos). Sin embargo, aún arrastramos estás tradiciones antiguas en sociedades donde lo único que pareciera avanzar es la tecnología. Es así como seguimos educando a nuestras hijas como “princesas indefensas” y a nuestros hijos como “guerreros y defensores”, y los asignamos inconscientemente en esferas sociales específicas. Digo inconscientemente porque esto está naturalizado en nosotros, el machismo/patriarcado/biologicismo está naturalizado, es parte de nosotros. 

El femicidio es el hijo de estas ideologías antiguas, el minimizar y deshumanizar a la mujer. A la mujer se la entiende como un objeto que solo está allí para el placer y uso masculino, y que ese objeto “por naturaleza” le pertenece y tiene derecho sobre él. La naturalización de esta ideología hace creer a las propias mujeres que son putas, que no valen y que si no están con un hombre son unas fracasadas (por ejemplo, cuando se le dice a la mujer que si no se casó, no cumplió con su “objetivo de vida”). Esta naturalización tiene el aval de los medios masivos de comunicación, de campañas de moda sexistas como las de Calvin Klein y C. Louboutin entre tantas otras marcas reconocidas que recurren al sexismo para generar ventas. Las niñas nacen en una sociedad sexualizada, ellas se ven de esa manera y lo naturalizan… ¿pero la culpa es nuestra? 

También hay muchos problemas con la palabra MUJER y con todo lo que sea FEMENINO. Si pusiéramos #NiUnoMenos quizás nadie se opondría porque el género masculino del lenguaje es el más utilizado y el más naturalizado. Inclusive si éste distingue un solo género, se entiende que no es así. Sin embargo, el femenino #NiUnaMenos tiene muchas criticas por “distinguir un género” y no ser objetivo. 

Es increíble como en los detalles de la vida se ve la glorificación del hombre, la naturalización del machismo. La idea del feminismo, la cual también es confundida erróneamente con hembrismo, es llegar a la igualdad de género. Para eso hay que destacar los errores, que a muchos parece molestar y quieren ocultar. Esta glorificación innecesaria de los hombres es mucho peso para los mismos: “tenes que ser HOMBRE, tenes que actuar como HOMBRE. No podes llorar, no podes ser débil”. Así también como a la mujer se le enseña que debe ser la esclava del hombre, y solo vivir para su macho. Es por eso que hay mirarnos y generar una paternidad responsable, criar hijos más libres y no encerrarlos en esferas sociales específicas. De esta manera se llegara a la tan deseada igualdad.

LA VIOLENCIA SI DISTINGUE DE GÉNERO.

Hace unos días leí a una chica que compartió una reflexión que creo que es clave para entender que la violencia de género. Compartió en su cuenta de Facebook que una noche esperando su micro en Retiro (Terminal de Ómnibus de la Ciudad de Buenos Aires, Argentina), vió a un chico que usaba “esos pantalones que se caen y dejan ver la ropa interior masculina”, que a su vez estaba drogado y borracho. Finalmente escribió: “pasó mucha gente a su lado, pero nadie lo violó”. ¿Por qué será que un hombre a quien se le ve el boxer no es un objetivo de acoso y abuso sexual pero una mujer que sale en short y musculosa en verano es el target perfecto? Quizás sea porque al arrastrar y naturalizar el machismo la violencia realmente sí tenga preferencias de género.

Lei, Lui e solo Lei.

Sono salita sul treno e avrei potuto non sedermi vista la corsa al posto libero dei passeggeri. E invece, l'ho trovato un posto libero.
Accanto a me c'era un ragazzo.
Di fronte a lui una ragazza.
Lui stringeva il suo zaino, si guardava intorno, guardava sul mio cellulare, per es.
Lei vedeva solo Lui.
Lei, con la testa appoggiata al finestrino, lo guardava e teneva le mani sul suo zaino.
Lo guardava con il sorriso sulle labbra e gli occhi a cuoricino.
Lui era molto più distratto, aveva uno sguardo molto più rigido.
Si prendevano in giro.
Lei, col sorriso, lo minacciava manifestando gelosia.
(Prendete il termine “minacciare” con le pinze e immaginate quei dialoghi in cui lei è gelosa perché lui gli piace proprio tanto)
Sarò fuori un anno per il dottorato, e lo sai che potrebbe accadere di tutto!, dice lui.
Cosa potrebbe accadere?, chiede lei.
Potrei incontrare un'altra, dice lui.
Non fare lo stronzo, gli sussurra lei sorridendo a bassa voce.
Non faccio lo stronzo, cerco di non illuderti, non mi piace prendere in giro le persone, cerco di essere realista!, dice lui.
Vabbè.., risponde lei seccata, con lo sguardo triste, afferrandogli le mani.
(Io, mentre ascoltavo quel dialogo, notavo la freddezza con cui lui parlava, ascoltavo le sue parole pulite e taglienti, distaccate, prive di qualsiasi consolazione, come se già fosse lontano; e poi guardavo lei, a cui avrei voluto dire “Scema, tirati indietro finché sei in tempo, come fai a non capire che lui è già lontano, che lui non è interessato quanto te?”. Mi è venuta in mente una situazione del passato, in cui ero io la scema, e avrei voluto salvarla.)
È arrivata la sua fermata, la fermata di lui, e le ha dato due baci sulla guancia.
Lei aveva la faccia di chi voleva ritrovarsi con il viso tra le sue mani e le labbra sulle sue. Con il capo appoggiato al finestrino, aveva lo sguardo triste e perso, come di chi sta prendendo consapevolezza della realtà ma non vuole accettarla.

Sono angosciata. Ho preso un treno che non prendo quasi mai e il treno era pure particolarmente lento stasera. Non so, era meglio non sedersi.

Maduro pide iniciar una investigación contra Movistar en Venezuela
CARACAS (Reuters) - El presidente de Venezuela, Nicolás Maduro, dijo el jueves que ha solicitado una investigación contra la empresa de telecomunicaciones Movistar, filial de la española Telefónica, por supuestamente enviar mensajes masivos de convocatoria a una marcha multitudinaria contra su Gobierno.
La oposición inundó las calles de Venezuela el miércoles manifestando su descontento contra Maduro, en lo que bautizó “la madre de todas las marchas”, denunciando al presidente como un dictador que ha sumido al país petrolero en una profunda crisis económica.
El mandatario, que alega que sus adversarios están buscando encender una insurrección que lo saque del poder de manera violenta, alegó que Movistar recibió dinero de la oposición para difundir información sobre la concentración.
“La empresa Movistar de Venezuela, así lo denuncio y he pedido una investigación, se sumó a la convocatoria golpista contra el país y no es su función, deben saberlo”, dijo en un discurso televisado.
Maduro afirmó que según cálculos realizados se habrían invertido en promoción unos 100 millones de dólares en redes sociales previo a la marcha convocada por la oposición.
“Movistar cada dos horas mandaba millones de mensajes a los usuarios de teléfono, internet, más de 100 millones de dólares. Nunca se había hecho eso antes en Venezuela, ni siquiera para una campaña”, agregó.
La empresa no respondió de inmediato a una solicitud de información.
La volatilidad política del país se encendió de nuevo en marzo, cuando la justicia suspendió las funciones del parlamento, en manos de la oposición. La nueva ola de protestas casi diarias ha dejado siete muertes, y centenares de heridos y detenidos.

Mi fanno ridere queste persone. 

Parlano di soldi pubblici sprecati e poi mettono a ferro e fuoco una città. Ma chi pensate che ripagherà i danni sicuramente fatti ai beni pubblici? Quali soldi pensate useranno?

E ci pensate invece alla gente che vive e lavora nelle strade che hanno devastato, gente che probabilmente si spacca il culo da mattina a sera, gente che ora si ritrova con macchine bruciate, negozi distrutti e tutto da rifare?

Pensano di essere intelligenti, di separarsi dalla massa. A 17 anni pensano di sapere tutto ma la verità è che probabilmente metà delle persone che stanno manifestando lo fanno semplicemente perchè fare casino è tanto bello, perchè fa figo pensare fuori dagli schemi.

Ovvio, manifestanti e black bloc/vandali sono due cose diverse. Manifestazione non significa distruzione: ho fatto la mia parte in molte di esse e non ho mai arrecato danni a cose o persone.

Ma in questo caso non capisco entrambe, se devo essere onesta.

Infiltrazioni mafiose e corrotti ci sono da sempre. Il problema non è l’Expo, il problema è a monte, alle radici. Manifestare contro l’Expo è manifestare contro la conseguenza, non la causa. L’Expo stesso ne è una vittima.

E se invece vi stava sul cazzo l’Expo, perchè pensate siano solo tante belle parole che nascondono interessi economici – probabile, ma cosa è rimasto a sto mondo che non ruoti attorno ad essi? – forse conveniva attivarsi prima, quando la Moratti aveva annunciato la candidatura di Milano. Fare casino ora a cosa serve esattamente, apparte, appunto, fare casino?

Vi lamentate delle muitinazionali come McDonald’s e Coca Cola ma chi lo fa è un ipocrita fatto e finito, non prendiamoci per il culo. Così come siete in giro con le ultime Nike, dimenticando per un attimo che sono cucite da bambini sfruttati in Vietnam.

Vi lamentate dei lavoratori sfruttati, ma forse avete sentito solo una campana, quella che fa più comodo a voi. Io ci lavoro per Expo, e sono retribuita con uno stipendio dignitoso, straordinari pagati, possibilità di ferie e permessi, un contratto serio. Prima di questa offerta, tutto quello che trovavo erano stage di 6 mesi a 400/500 € al mese full time. Ditemi voi dove sta il vero sfruttamento.

Mafie e corruzione sono un problema grave che va affrontato e debellato.

Ma violenza, ignoranza e ipocrisia lo sono altrettanto e meritano lo stesso trattamento.