Ventitre volte 1992

In giro si sente dire che niente è per sempre. E io sono d’accordo: un po’ perché non riesco e non voglio definire il per sempre, un po’ perché mi opprime. Tuttavia, quando penso a determinate persone o a determinati avvenimenti, mi sovviene di tutto e perfettamente inserito in uno schema che io trovo destinato a dover durare per sempre. Ecco, oggi sto così. Ogni anno le emozioni sono diverse, sempre presenti e sempre differenti. Quest’anno non sento una proverbiale tristezza o una malinconia straziante; posso dire d’esser triste e malinconico, ma posso dire soprattutto di essere arrabbiato e pieno di grinta e di voglia.

Lessi di uomini stanchi, tristi
di sguardi, giudizi, occhi arrivisti
sulle compiaciute strette di mano
di chi s’appropria del vivere umano.

Domandai al volto attonito
di Dio perché tanta ributtante
indifferenza d’uno Stato astante,
quando non partecipe, al monito.

       Scavalcato l’uomo onesto!
       
       Sia dato il comando
       al patto di uomini tiranni!


Oggi sono ventitre anni. Ed io allo scorrere incessante del tempo oppongo una memoria e una presenza scenica ogni anno più solida e rigida. Ho sempre pensato che non tutte le cose che succedono avvengano per qualche motivo; oggi voglio credere che ogni cosa sia successa, ogni cosa che succederà, siano o saranno avvenute per un motivo ben preciso, per essere riconosciute o rovesciate in un dato momento futuro. Ogni tanto la memoria non basta, ricordare qualcosa non è sufficiente; occorre trovare un riconoscimento per ciò che si ha passato e per ciò che han passato altre persone. Non è ancora arrivato il momento, e questo lo posso accettare; ma non si deve mollare un solo centimetro di campo conquistato, perché è su questo terreno che si continuerà a combattere per ristabilire un ordine fagocitato da tempo dalla meschinità di un’organizzazione feroce.

Io sono ciò che in vita ho sentito,
la paura ed il coraggio letti
sui libri. Uomini che aspetti
ritornino dal vivere ambito.



Uomini com’io mi dico uomo:
giusti, veri, saldi nei valori.

Io solo, perso, qui sotto al Duomo
di Milano vivo nuovi amori.

[…]
       Io giurista, io poeta, io eco
       di grida di battaglia, vivo credendo!



Io esisto sulle vostre ombre.

Le percorro da uomo vivo, pieno
nel cuore di parole vittoriose.

Non fateli diventare eroi, gli eroi che sono morti il 23 Maggio 1992 a Capaci. Non fateli diventare eroi che se lo fate poi dopo non serve a niente. Piuttosto, ricordate che erano persone egocentriche, paranoiche, noiose, vanitose, fissate col sesso, testarde, ritardatarie, egoiste, presuntuose, ingrate, stronze; ricordate che erano persone, come me e voi, per nulla diverse, con i loro sogni e le loro paure, attaccate alla vita, come me e voi. Ecco, piuttosto che farli diventare eroi, ricordate che hanno fatto ciò che era loro dovere fare, senza mai considerare le conseguenze personali, qualsiasi fossero gli ostacoli, i pericoli o le pressioni.

The godfather of ganja comes from a legendary Mafia family

(NYPost) During Prohibition, it was booze. Then gambling, racketeering and cocaine. But today, the New York mob makes big money from an unlikely product — marijuana. And the godfather of ganja is from one of the storied names in Mafia lore: Eboli.

Silvio Eboli, 44, is the grandson of Tommy Eboli, who ruled the Genovese crime family from 1969-72, and grandnephew of Patsy Eboli, a Genovese capo and head of the what the family called the Greenwich Village Crew.

Tommy Eboli was killed, his family believes by Vincent “The Chin” Gigante, a k a the “Oddfather,” who replaced him as boss of the Genovese. Patsy, the family tells me, figured he was next, so he fled to Lagos, Nigeria, then made his way over land and by boat to Sicily, where he lived in exile.

But the Ebolis were already part of the pop-culture mafia before their fall. Actor Al Lettieri — whose sister, Jean, married Patsy — played Virgil “The Turk” Sollozzo in “The Godfather.”

Lettieri had to ask Tommy Eboli for permission to take the role, and during filming, the cast and crew came over to Patsy’s house in Fort Lee, NJ, for dinner. Legend has it Al Pacino leaned over into the crib of infant Silvio and kissed the ring finger of the “little Don” as a joke.

It was a bit of foreshadowing. In 2013, during the Feast of San Gennaro, Silvio took over what was left of the Eboli crime family — forging his own enterprise outside the Genovese.
Silvio Eboli has been steadily building his marijuana-delivery empire since the 1980s. He started at the bottom, “muling” bud in from Jamaica strapped to his legs. When Rudy Giuliani cracked down on street dealing in the mid- 1990s, the rise of the marijuana home-delivery market began.

Silvio rode a bike throughout Manhattan delivering bud to customers earning $250 a day. One day Silvio met Chris Farley at a party and he introduced Silvio to others in the “Saturday Night Cast” cast, all of whom became clients of Silvio. Some of them, even the ones who branched out into big film stars, still remain in contact with Silvio and buy weed from him regularly.

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