macchine-incendiate

vorrei dire qualche cosetta.
e ne faccio un discorso generale e non limitato solo ai fatti di oggi (anche perché non c'ero): diciamo che parto dal particolare per arrivare al generale e dire cose che penso da molto tempo.

1) io mi sono sempre chiesta (e sempre mi chiederò) come cazzo è che una vetrina rotta, qualche scritta sui muri e un paio di macchine incendiate fanno indignare e incazzare più della violenza fisica ai danni dei manifestanti e più della violenza del sistema che impoverisce e schiavizza quotidianamente l'individuo.
davvero trovate la seconda violenza (che è contro la persona, tra l'altro, e non contro cose) meno grave della prima?!
la seconda la accettate in silenzio e pronti a incassare.
spesso neanche la vedete e, quando la vedete, la difendete pure.

c'è questa discutibilissima tendenza a usare due pesi e due misure… tendenza che trovo assurda. perché tutta l'indignazione per il primo tipo di violenza io non l'ho quasi mai vista indirizzata anche al secondo tipo. e sicuramente non l'ho mai vista espressa con la stessa veemenza dedicata al primo tipo (veemenza che si trasforma in altrettanta violenza indirizzata pure in quel caso verso l'obiettivo sbagliato: il capro espiatorio).

[e non le accetto più, come risposta, le frasi fatte tipo “ma la povera gente di quella macchina deve ancora finire di pagare le rate”: provate a chiedervi piuttosto come mai il “povero cristo” si trova in difficoltà a pagare le rate. chi lo sta impoverendo? il black bloc o lo stato?]

2) sulla scelta degli obiettivi strategici di certe azioni io ho una mia opinione che ho spesso discusso coi compagni: sarei per indirizzarli verso obiettivi ben precisi, più politicamente significativi.
ma comunque non condanno il black bloc.
perché anche quelli colpiti in piazza (auto, vetrine, banche) sono obiettivi politicamente sensati e con una dignità ideologica, in un certo senso (in un senso iconoclasta), però il discorso è lungo e complesso. potrebbe trovare una sintesi nella frase che gira spesso anche su fb: “lavori per comprarti la macchina per andare al lavoro”, frase che molti trovano divertente mentre a me mi deprime profondamente.

3) quando le rivolte le si fanno oltreconfine, sono tutti eroi. qua sono tutti maledetti bastardi.
“viva la rivolta greca” (che tra l'altro la stanno facendo gli anarchici), “loro sì che sono forti e non si lasciano mettere i piedi in testa!”…
poi qua si rompe qualche cosa (COSE che a quanto pare sono più sacre della vita e della libertà) e scatta lo scandalo: “arrestateli tutti e pestateli, questi pazzi squinternati violenti brutti e cattivi!”.
un'altra forma di assurdo doppiopesismo.

tra l'altro spesso e volentieri fioccano i commenti dei giustizialisti “compagni” comunistoni duri e puri che invocano dure pene per i “violenti” (che siano per mano dello stato o degli stessi “compagni”): invitano alla delazione; sperano che tornino i cordoni di una volta, pronti a cacciare tutta una parte “pericolosa” del movimento; sperano nelle manganellate, negli arresti e nei pestaggi dei poliziotti ai danni dei “facinorosi”.
insomma, a tratti non distinguo più chi è amico e chi è nemico.
perché ‘sti discorsi me li aspetto dalla feccia fascista, dai leghisti, dal governo tutto… ma dai compagni proprio no.

4) quando si tratta di riempirsi la bocca (o la tastiera) di belle citazioni tipo “la rivoluzione non è un pranzo di gala”, sono tutti bravi sul web o al bar.
quando però le parole si trasformano in fatti, ci si indigna e ci si incazza!
mi piacerebbe sapere da tutti i “partigiani del nuovo millennio” che oggi si scandalizzano per qualche vetrina rotta: se mai si paventasse l'occasione di agire, se si creassero tutte le condizioni per farla davvero la rivoluzione (che se continuiamo a indignarci per così poco, ce la possiamo solo sognare)… scenderebbero in piazza con tè e pasticcini o armati fino ai denti?
perché i parigiani non stavano sulle montagne per farsi un balletto: erano pronti ad ammazzare e l'hanno fatto. e io non condanno neanche una goccia di quel sangue versato.
qua invece si discute di qualche oggetto rotto come di una violenza inaudita alla persona… come se la vera violenza non fossero la sopravvivenza, la schiavitù e la prigionia a cui ci costringono.
ma come pensate di cambiarle le cose se vi attaccate così tanto a qualche oggetto? per farla davvero, la rivoluzione, dei sacrifici sono necessari.
per spezzare le catene si dovrebbe partire dall'annientamento dell'asservimento alle cose materiali a cui ci ha ridotto il capitalismo/consumismo. a partire dai soldi (e pure qua il discorso sarebbe lungo e complesso: consiglio letture anarchiche sull'argomento “denaro”).

5) sta girando il video di questo ragazzetto che, intervistato da un giornalista, si vanta degli scontri. e io sto con le mani nei capelli perché vedo che il 90% delle persone credono sia autentico. e ovviamente tutti scandalizzati a dire “ecco, visto che sono coglioni?” riferendosi chiaramente a tutti i manifestanti, perché non c'è niente di più semplice delle generalizzazioni.
e voglio capire che a crederci siano dei “verginelli” (persone che non hanno avuto molto a che fare, nella loro vita, con cortei ad alto rischio).
ma dai compagni che invece con queste cose hanno una certa dimestichezza, m'aspetto tutt'altro livello di scaltrezza.

ogni volta che si va a cortei come quello di oggi, si dovrebbe applicare un minimo di buon senso e furbizia.
tipo:
- se vedi che un obiettivo (che sia di una macchina fotografica o di una telecamera) punta verso di te, scappa o copriti! perché, anche se non stai facendo assolutamente niente, se appari nelle immagini della bolgia (anche se stai solo scappando dal casino senza partecipare perché sei capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato), possono tranquillamente incriminarti;
- se esci vivo e non arrestato dagli scontri o anche solo dalla bolgia, non fermarti a parlare con un giornalista raccontando quant'è stato bello partecipare agli scontri.
ecco, 'sto ragazzino ha fatto tutto quello che NON si deve fare a una manifestazione del genere: si è fermato a parlare, a volto scoperto, con un giornalista per dire (con stentate capacità dialettiche e un'infima padronanza del linguaggio) che lui voleva spaccare tutto, che era nel bel mezzo della guerriglia e che è stata l'esperienza più bella della sua vita.
mò, o questo è un troll nella vita reale che s'è divertito a perculare il giornalista che ci ha pure creduto (e dall'atteggiamento che hanno assunto lui e l'amico dietro lo si potrebbe anche supporre) o l'intervista era pilotata.
e se era pilotata, era studiata a cazzo di cane: il blocco nero esiste, ma non è quello raccontato dai media. se devono farci su un copione, almeno che imparassero bene la parte!

in ogni caso, la faccia della verità non è mai una sola e sicuramente non è mai quella che ti racconta il potere.

—  Una compagna, su FB