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Ma chi m’ammazza?

Mio fratello sta festeggiando il successo dell’esame di questa mattina con i suoi amici ed i miei invece sono andati a cena fuori che poi vanno a teatro. E quindi niente, io sono da solo sul divano (già in pigiama ovviamente), fra poco metto su un film e mi chiedo se ci sia mai qualcosa di meglio. 

Ma cosa cazzo vuoi saperne tu di me? Mi hai mai vista crollare? Mi hai mai vista stare male fino a distruggermi? Mi hai mai vista piangere, buttare via tutto, buttarmi via, spaccare tutto, urlare? Hai mai visto la vera me? quella che di notte crolla? Ci sei mai stata quando di notte mi facevo del male in tutti i cazzo di modi? Conosci i miei mostri, il mio buio, il mio passato? Certe cose non le saprai mai, certe cose le tengo dentro e dentro ho tutto il male possibile che nemmeno ti immagini, non sai quanto questo mi stia distruggendo e devo fingere con tutti che sono sempre la stessa, che sono felice, che sto bene, che sono forte, tutto questo mi sta sfinendo ma cazzo, io sono morta, sono distrutta, non ci sono più da tempo. Non significa niente che rido tanto forte e troppo, che sparo cazzate e faccio la stupida perche sta vita m'ha insegnato a fare l'attrice!

alla fine ora come ora, penso che, se qualcuno volesse sentirsi con me per poi fidanzarci, non accetterei manco sotto tortura.
non perché mi fanno schifo le relazioni (okay anche per questo), ma perché, non essendomi mai fidanzata e non avendo mai provato la sensazione di ‘dipendere’ da qualcuno, non so cosa voglia dire.
perché io, immagino la mia libertà diminuire.
non so come spiegarlo.
penso che per me sarebbe molto difficile dipendere da qualcuno, ricordarti che devi salutarlo, parlarci e scrivergli.
probabilmente fargli anche le coccole, uscire con lui e cose varie.
a me non piace uscire, odio le coccole, non scrivo mai a nessuno.
e poi, come potrei frequentare qualcuno senza che i miei lo scoprano e mi facciano mille domande e prese per il culo al riguardo?
no grazie.
già non li sopporto i miei, figuriamoci nella fase “M. si sta frequentando con qualcuno”
oh ma vi prego.

Mia cugina è arrivata a casa mia e m'ha detto che sta nel gruppo whatsapp dedicato a me.
Ho letto qualcosa e… È UN CASINO, gente che litiga, gente che sclera.
Adoro.

@sallyxretro-nyc

               “Hey, you. Dipstick.”

        [He’s got his head over Vulcano’s shoulder in an instant, amusement in those eyes of his as he side-eyes the clock before shrugging at him.]

               “New Years has come and gone and I’m sittin’ here 
                like a dope waitin’ for ya to kiss me. So I came   to
                do it myself. Except I’m not gonna - I’m gonna sta-
                y here until ya get uncomfortable. And when you’re
                uncomfortable, I’m gonna do somethin’ ya won’t li-
                ke.”

Norbert de Varenne rispose: «No, lei oggi non può capirmi, ma più in là ricorderà le mie parole di adesso. Viene un giorno, vede, e per molti viene molto presto, in cui la festa è finita, come si suol dire, perché dietro tutto quel che si guarda, una sola cosa si scorge: la morte. Alla sua età essa non significa nulla. Alla mia, è una parola tremenda. Già, la si comprende d'improvviso, senza saper perché né a proposito di che; e allora, nella vita, tutto cambia aspetto. Son quindici anni, io, che sento la morte lavorarmi, come se avessi dentro un tarlo roditore. Poco alla volta, un mese dopo l'altro, ora per ora, l'ho sentita minarmi come una cosa che si sta sfasciando. M'ha talmente sfigurato, ch'io non mi riconosco più. Nulla è rimasto di me, dell'uomo raggiante, fresco e forte che ero a trent'anni. L'ho vista tingermi di bianco i capelli neri, e con quale sapiente e perfida lentezza! Essa s'è portata via la mia carne soda, i miei muscoli, i miei denti, l'intero mio corpo d'una volta, lasciandomi soltanto, ma per portarsi via anche quella, presto, un'anima colma di disperazione. Sì, m'ha ridotto in briciole, l'immonda, ha compiuto lenta e terribile la lunga opera di distruzione della mia persona, attimo per attimo. E ora m'accorgo di morire in ogni mio atto. Ogni mio passo m'avvicina a lei, ogni mio gesto, ogni mio respiro affretta il suo odioso compito. Respirare, dormire, bere, mangiare, lavorare, sognare, tutto quel che facciamo è un morire. Insomma, vivere è morire! Oh, se n'accorgerà anche lei! Rifletta soltanto un momento e anche lei la vedrà dappertutto, la morte! Che cosa s'aspetta? Amore? Ancora qualche bacio, e poi lei sarà un impotente. E dopo? Denaro? Per che farne? Per pagar delle donne? Bella soddisfazione! Per mangiar molto, diventare obeso e gridar per nottate intere sotto il morso della gotta? E appresso? Un poco di gloria? E a che serve, quando non la si può più cogliere sotto forma d'amore? E poi, e poi? Ancora e sempre la morte a chiuder baracca e burattini… Io, adesso, me la vedo così vicina, che spesso mi verrebbe voglia d'allungare un braccio per spingerla indietro. Essa ricopre la terra e riempie lo spazio. La scopro dovunque. Le bestiole schiacciate lungo le rotabili, le foglie che cadono, il pelo bianco scorto nella barba dell'amico, tutto mi strazia il cuore e mi grida in faccia: “Eccola!” Essa mi sciupa tutto ciò che faccio, tutto ciò che vedo, tutto ciò che mangio o che bevo, tutto ciò che amo, i pleniluni, le albe, il mare aperto, i bei fiumi e la brezza delle serate estive, così dolce a respirare!»
—  Guy de Maupassant, Bel Ami, 1885 - cap. VI