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Shakira - Ojos Así

Ayer conocí un cielo sin sol
Ieri conobbi un cielo senza sole
Yesterday I met a sunless sky

Y un hombre sin suelo
E un uomo senza suolo
And a man with no nation

Un santo en prisión
Un santo in prigione
A saint in prison

Y una canción triste sin dueño
E una canzone triste senza padrone
and a sad song without an owner

Y conocí tus ojos negros
E conobbi i tuoi occhi neri
And I met your black eyes

Y ahora si que no puedo vivir sin ellos yo
E ora senza di loro non posso vivere
And now I can’t live without them

Le pido al cielo solo un deseo
Chiedo al cielo solo un desiderio
I ask the sky only one wish

Que en tus ojos yo pueda vivir
Che possa vivere nei tuoi occhi
That I may live in your eyes

He recorrido ya el mundo entero
Ho già percorso il mondo intero
I’ve already travelled the whole world

Y una cosa te vengo a decir
E una cosa ti vengo a dire
And I come to tell you one thing

Viajé de Bahrein hasta Beirut
Ho viaggiato da Bahrein fino a Beirut
I travelled from Bahrein to Beirut

Fui desde el Norte hasta el polo sur
Sono stata dal Nord fino al polo sud
I’ve been from the North to the South Pole

Y no encontré ojos así
E non ho incontrato occhi così
And I’ve not met eyes like those

Como los que tienes tú
Come quelli che hai tu
Like those that you have

Ayer vi pasar una mujer
Ieri vidi passare una donna
Yesterday I saw a woman pass by

Debajo de su camello
Sotto il suo cammello
Below her camel

Un rio de sal y un barco
Un fiume di sale e una barca
A river of salt and a boat

Abandonado en el desierto
Abbandonata nel deserto
Abandoned in the desert 

E’ una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito.
E’ una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto.
Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza.
Per ogni fine c’è un nuovo inizio.

(Il Piccolo Principe - Antoine de Saint-Exupéry)

Sì lo confesso, sono uno con le idee chiare. Poco razionale, ma che sa pensare con la sua testa. Uno emozionalmente pragmatico, che valuta quanto valgono e costano le cose e pretende che questa equazione sia… semplicemente giusta. Confesso anche che credo nell'inventiva umana ma… comincio a odiare la superficialità in cui sguazza questa società. Followers, likes, lovers, e tutte queste nuove generazioni preoccupate solo di piacere invece di respirarsela la vita. E lo so, suono un po’ demagogico ma… in che razza di mondo viviamo?!
Ciò che conta davvero sono i veri valori e la loro assenza crea il vuoto. Ecco perché lotto per ciò in cui credo, per ciò che desidero, che amo e che mi fa battere il cuore. Confesso che non cerco l'approvazione di nessuno e che me ne fotto di ciò che gli altri pensano di me. Io so chi sono, so quello che posso. E quello che posso, lo voglio. Semplicemente.
—  Spot - Skoda 
Ci siamo conosciuti che avevamo diciotto anni, Mio Marito e io.
Il nostro liceo partecipava a un'iniziativa del ministero della Pubblica Istruzione che prevedeva la presenza di uno psicologo nelle scuole.
Per ogni classe i professori dovevano segnalare almeno un alunno al mese che, secondo loro, avrebbe avuto decisamente bisogno di un sostegno psicologico.
Nel primo gruppo di segnalati c'eravamo noi due.
“Tu perché sei qui?” mi ha chiesto lui.
“Perché secondo me mangio troppo, ma secondo i miei genitori e i professori non mangio niente. Tu?”
“Perché mia madre si è innamorata della sua cartomante e ha lasciato me e mio padre.”
“Uh, mi dispiace.”
“A me no, non me ne frega niente.”
“E allora perché sei qui?”
“Perché i professori credono che invece me ne freghi. Certo che hai delle trecce proprio lunghissime.”
“E tu hai gli occhi gialli.”
Era già successo tutto.
—  Chiara Gamberale

La mattina, molto presto, i seni hanno una tranquillità e un abbandono come quello che rimane alle puerpere dopo il parto… Chi pensa a loro!
Sono i seni delle donne che fanno le pulizie, che mettono in ordine la camera, più dimenticati che mai in mezzo alla generale dimenticanza… Eppure, qualche volta, l'uomo pensa a loro di mattina, e quando li scopre sotto le vestaglie semiaperte lo inebriano come l'alcool bevuto al mattino, quando si è un po’ a corto di forze…

*******
- Ramón Gómez de la Serna

Ph. Bruce Weber

anonymous asked:

Ciao vale, dopo tanto faticare ero riuscita a crearmi una comitiva finalmente. Con loro uscivo, ridevo tantissimo e mi godevo i miei 25 anni. Però purtroppo, come tutte le cose belle della mia vita, anche questa è giunta al termine. E non immagini quanto mi senta triste. Ora sono di nuovo sola e torno a rimuginare su me stessa e su tutto quello che non va... Inoltre si stanno avvicinando le feste e pensare di doverle trascorrere anche quest'anno senza amici mi mette una tristezza infinita.

Dato che ho tre amiche in croce e passo le festività in famiglia (il Natale che si avvicina, intendi?) mi stai facendo sentire strana.
Perché ho la tua stessa età.
E mi piace vedere Alberto Angela il sabato sera.
Allora occorre un attimo rifletterci sopra.

Che vuol dire “godersi gli anni”, per te?
Per me il “godersi gli anni” sta nell'essere ripagata dagli sforzi fatti nel mio studio.
Oppure il “godersi gli anni” sta nell'andare a casa della mia amica, a vederci un film brutto.
Oppure il “godersi gli anni” sta nel fermarmi ad un edicola, a scavare in mezzo ai vinili “a tutto un euro”.
Oppure il “godersi gli anni” sta nel farmi una passeggiata con le cuffiette e il resto del mondo fuori da me.
Perché il “godersi gli anni” dovrebbe essere vincolato ad una compagnia di amici con i quali uscire?
Basterebbe anche una persona sola e un buon film.
Basterebbe anche avere del tempo libero, provare a disegnare o a dipingere.
Basterebbe andare in palestra.
Basterebbe uscir di casa a prendere tantissimo smog in giro per la città, ma con uno scopo ben preciso.
Basterebbe avere un sogno e lottare per la sua riuscita.
Basterebbe crederci e dire “ho venticinque anni e posso riuscirci, posso bastarmi”, tu credi in te stessa?
Credi di bastarti?
Credi di essere la tua felicità?
Credi di potercela fare?
Credi di poter compensare con te stessa le tue mancanze?
Fino a quando non starai bene con te stessa, il ponte tra te e le altre persone sembrerà così lungo e la solitudine una bieca assassina di tutte le speranze, che dovresti riporre prima in te e poi negli altri.
Ad ogni modo, per farsi nuovi amici, credo basti non restare chiusi in se stessi e provare ad esporsi, di tanto in tanto.

Vuoi offrirmi un caffé fuori da Tumblr?

la dottoressa mi ha detto che ho delle qualità che neanche vedo. mi ha detto che sarò una bravissima psicologa. che le cose brutte non durano in eterno e che le cose non sono brutte come sembrano. mi ha detto che il semplice fatto che io ne stia parlando con lei costituisce il primo passo. il secondo passo consiste nel parlarne con mia madre. con mio padre l'ho fatto, ma lui ascolta poco e ricorda niente. con mia mamma ne parlerò in questi giorni tralasciando il vomitare che mi provoca dolori fisici.
lunedì abbiamo un altro appuntamento nel quale probabilmente prenderò un appuntamento con uno psicologo vicino a scuola mia. sapere di poter chiedere aiuto mi fa sentire meglio. il futuro magari sarà come voglio io, per ora non mi illudo e continuo a chiudermi in me.
‘il cibo non è terribile come sembra.’ nel gruppo di amici tutti sono l'uno contro l'altro. io sono neutrale. tutti si confidano con me e io do loro ragione. nessuno di loro ha capito che non si può amare qualcuno a 360°, bisogna imparare ad accettare i difetti. io ho troppi problemi miei per preoccuparmi anche dei divari di persone che hanno tutto e non aprono gli occhi. voglio loro bene, ma non voglio schierarmi, non voglio essere coinvolta in stupidi litigi. vorrei potessimo volerci bene come prima, vorrei che tutto fosse come prima

comunque collega#2 ad un certo punto deve avermi vista proprio disperata, mentre la prof faceva l’elenco delle altre mille cose che faremo in laboratorio e che loro già conoscono e io no, perché si è girato verso di me e mi ha detto sottovoce “non ti preoccupare perché questa roba è facilissima, la puoi recuperare” 

La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità.
Marta lo guardò e sorrise. So che lei è stato un grande appoggio per Monteiro Rossi e suo cugino, disse Marta, dottor Pereira lei è stato veramente magnifico, dovrebbe essere dei nostri. Pereira sentì una lieve irritazione, sostiene, e si tolse la giacca.
Senta signorina, replicò, io non sono né dei vostri né dei loro, preferisco fare per conto mio, del resto non so chi sono i vostri e non voglio saperlo, io sono un giornalista e mi occupo di cultura, ho appena finito di tradurre un racconto di Balzac, delle vostre storie preferisco non essere al corrente, non sono un cronista. Marta bevve un sorso di vino di porto e disse: noi non facciamo la cronaca, dottor Pereira, e questo che mi piacerebbe che lei capisse, noi viviamo la Storia.
È Monteiro Rossi che ha conosciuto?, chiese il dottor Cardoso. È il mio praticante, rispose Pereira, il ragazzo che mi scrive gli articoli che non posso pubblicare. E lei lo cerchi, replicò il dottor Cardoso, come le ho detto prima, lo cerchi, dottor Pereira, lui è giovane, è il futuro, lei ha bisogno di frequentare un giovane, anche se scrive articoli che non possono essere pubblicati sul suo giornale, la smetta di frequentare il passato, cerchi di frequentare il futuro. Che bella espressione, disse Pereira, frequentare il futuro, che bella espressione, non mi sarebbe mai venuta in mente.
—  Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira

Sogno
(Boris Pasternak - Premio Nobel per la letteratura 1958)

Ho sognato l'autunno nella penombra dei vetri,
gli amici e te nella loro burlesca schiera,
e come falco dal cielo, che sangue s'è procacciato,
picchiava il cuore sulla tua mano.

Ma il tempo trascorreva, e invecchiava e assordiva,
e di damasco inargentando gli infissi
l'aurora del giardino inzaccherava i vetri
delle sanguigne lacrime di settembre.
Ma il tempo trascorreva e invecchiava. E friabile
come ghiaccio si fendeva e fondeva la seta delle poltrone.
Di colpo tu, sonora, troncasti e ammutolisti,
e il sogno cessò, quale eco di campana.

Mi risvegliai. Come autunno era buio
l'albeggiare, e il vento, allontanandosi, portava
come dietro a un carro pioggia fuggente di pagliuzze,
una schiera di betulle fuggenti per il cielo.

Quelle come me non tradiscono mai, quelle come me hanno valori che sono incastrati nella testa come se fossero pezzi di un puzzle, dove ogni singolo pezzo ha il suo incastro e lì deve andare. Niente per loro è sottotono, niente è superficiale o scontato, non le amiche, non la famiglia, non gli amori che hanno voluto, che hanno cercato, e difeso e sopportato.
Quelle come me regalano sogni, anche a costo di rimanerne prive… Quelle come me donano l'anima, perché un'anima da sola, è come una goccia d'acqua nel deserto.

Alda Merini

Le cose che mi chiedo ogni volta che sono a Berlino e a cui non trovo mai risposta

1 – Quando li vedo mangiare alle 17,30 è un pranzo o una cena?

2 – Perché hanno il sacchetto dell’umido se mangiano solo roba surgelata?

3 – Sorridere alla vita ed essere incazzati col mondo: un ossimoro yiddish?

4 – La salsiccia che esce dai due lati del panino non meriterebbe un panino più grande? Una salsiccia più corta no, non lo prendo in considerazione.

5 – Se l’Est ora è cool e l’Ovest è da sfigati perché girano più Lamborghini e Bentley sulla Ku’Damm che a Neukölln?

6 – I turchi si odiano solo quando non ti preparano un kebab o non fanno gol in nazionale?

7 – Perché sono convinti che Picobello sia un termine italiano?

8 – Come noi per anni abbiamo pensato ai due marò loro pensano mai a Schumacher?

9 – Se i ristoranti italiani sono gestiti da arabi, i ristoranti giapponesi da cinesi e quelli greci da turchi, perché i vietnamiti vendono fiori?

10 – Quale dei cinque sensi deve essere lesionato per ordinare una pizza Hawaii?

La Nudità Dei Fiori

La nudità dei fiori è il loro odore carnaleChe palpita e si eccita come un sesso femminileE i fiori senza profumo sono vestiti di pudoreEssi prevedono che si vuol violare il loro odoreLa nudità del cielo è velata di aliDi uccelli che planano d'attesa inquieta d'amore e di fortunaLa nudità dei laghi freme per le libelluleChe baciano con azzurre elitre il loro ardore di spumeLa nudità dei mari io la adorno di veleChe esse strazieranno con gesti di rafficaPer svelare il loro corpo allo stupro innamorate di esseAllo stupro degli annegati ancora irrigiditi d'amorePer violare il mare vergine dolce e sorpresaDel rumore dei flutti e delle labbra appassionate.

Guillaume Apollinaire

anonymous asked:

Triste testimonianza per l'anon alle prese con lo svezzamento. Conosco ben due (due, e io pensavo che questo problema non esistesse) mamme, che per paura (ansia) di far mangiare cose solide alle loro figlie, adesso si ritrovano le bimbe a 5 anni circa, che non sanno masticare e con danni irreversibili (atrofia del muscolo mascellare). Fate masticare i vostri figli, per l'amor del cielo

anonymous asked:

Ci siamo lasciati da cinque mesi, già ha un'altra. Che significa?

Che si è rifatto una vita ed è andato avanti. Il 90% dei ragazzi ragiona col cazzo, non con il cervello. Basta che soddisfano i loro desideri sessuali e via.

anonymous asked:

Sai è davvero brutto quando ti senti un errore, passeggi per la scuola con le tue amiche e vedi che gli sguardi si posano solo su di loro e nessuno su di me, fanno complimenti e si rivolgono solo a loro..mi sento uno schifo...faccio schifo

Non sei un errore e non fai schifo. Non devi essere invidiosa delle tue amiche. Loro hanno molto probabilmente qualcosa che te non hai: la classe e l'eleganza. Ma non quella che si ottiene vestendosi bene ma quella dell'anima che è ben più preziosa. Sei stupenda così come sei, sorridi cuore ❤

"Chi sta male non lo dice"

•Spesso mi sono sentito dire: “Come sei timido”.
Mi arrabbiavo e ci rimanevo male, perché lo vedevo come un insulto il fatto che altri sottolineassero il mio essere così insicuro.
Molte volte da mio cugino e mio padre mi sono sentito dire: devi intervenire di più, devi parlare, devi sorridere.
E mi convincevo che loro che riuscivano a parlare con più facilità con le persone perché avevano qualcosa in più di me, e mi sbagliavo.
Non tutti sanno che la timidezza è anche una forma di protezione verso noi stessi.
Perché a pensarci in quegli anni uscivo con le persone che mi ero scelto e non parlavo con chi non mi interessava parlare.
Molte volte mi sono sentito dire: “Devi sbloccarti, dai vai da lei, perché non conosci qualcuna e non provi a fidanzarti?”.
A mie spese poi nel tempo ho imparato che chi “prova” a fidanzarsi di solito fallisce e quando ci ho provato io ho percepito una sensazione strana: quando mi toccavano sentivo di aver bisogno di qualcuno e allo stesso tempo non stavo bene con nessuna.
Per me era faticoso dover sorridere in tutti i posti in cui non volevo essere, dover essere gentile quando invece pensavo a tutt'altro e dover affrontare chi voleva sapere sul serio come stavo quando per me non era ancora il momento di parlare di quello che portavo nel cuore, era faticoso dover nascondere il fatto che per me non era mai il momento per parlarne con qualcuno.
Spesso fingevo di stare bene quando invece volevo urlare il mio dolore.
Fingevo indifferenza mentre i miei occhi invocavano abbracci.
Fingevo di sorriderne, di non sapere che le relazioni finiscono sempre come quando nei sogni si vuole urlare, ma non esce la voce.
Sono sempre stato quel tipo di persona che quando vede una porta chiusa non sente sempre il bisogno di bussarci.
Per fortuna o per caso ho però appreso prima dei miei coetanei che si concedevano a tutti, che nella vita bisogna staccarsi prima del tempo da quelle persone che chiedono scusa e non lo fanno per scusarsi ma per smettere di discutere, da quelle persone che ci dicono che possiamo fidarci e poi usano contro di noi le nostre debolezze, da quelle persone che perdoniamo fin troppe volte.
Dobbiamo allontanarci da chi ci chiede di non cambiare mai e poi quando si discute si lamenta che non siamo cresciuti, da chi ci fa innamorare e non ha intenzione di amarci.
Per fortuna o per caso ho appreso prima dei miei amici che stare da soli non è poi così male, che quando inizi a fregartene la vita va per il verso giusto, che avere tante persone vicino serve poco, perché c'è un abisso tra il stare con qualcuno per non sentirsi soli e stare con qualcuno che ci fa sentire meno soli.
Ho iniziato a scrivere da bambino, perché nessuno mi ascoltava.•

Tratto da “Chi sta male non lo dice” il nuovo libro di Antonio Dikele Distefano