loros

Mi dicevano ma cosa fai, vai a vivere all’estero? vedi di non fare come tutti gli italiani, che poi frequentano altri italiani, stanno solo tra italiani e non imparano la lingua. Ma a me non fregava un cazzo della lingua. Il tedesco già lo sapevo, l’inglese pure. Quando una veniva a mancare usavo l’altra in soccorso. Così ho iniziato i miei primi anni fuori memore di questo monito. Non mescolarti con gli altri italiani. Come se ci fosse un problema, un errore di codice iniziale e che quando la diaspora contemporanea colpisce un italiano, questo poi se ne deve stare solo, a parlare con persone che arrivano da realtà completamente diverse. Ci sta. L’ho fatto. La prima cosa che ho imparato fuori dall’Italia, è che gli ebrei esistono davvero. Loro e i loro cappelli neri, basettone ricciolute, monopattini sempre lucidi. Sì qua a Vienna gli ebrei li riconosci perché girano a frotte in monopattino. Poi sono arrivati gli spagnoli, i messicani, i portoghesi, che sono tanti quanti noi italiani se non di più, ma non ci posso fare un cazzo a me gli spagnoli stanno sulle palle. I cinesi e i giapponesi che ti considerano, la prima volta che ho parlato con un giapponese mi sono sentito come Indiana Jones, era il mio tempio, volevo entrare e toccare tutto e portare via ogni cosa. I francesi mi hanno fatto stare peggio degli spagnoli. I tedeschi di Germania. Gli austriaci dell’Austria che se li chiami tedeschi si incazzano e ti tagliano la testa. Una volta ho conosciuto un greco e adesso la sfida è tra greci, spagnoli e francesi. Gli inglesi e gli americani che non riescono ad essere altro che inglesi o americani. I russi che mi sfottono se ordino un black russian. I sardi. I polacchi con 5 lauree a testa e la foto di Wojtyla nel portafoglio. Ho conosciuto un’etiope con una cappella di cazzo tatuata sopra ad un dito che se ne va in giro ad infilarlo nelle orecchie della gente perché dice che ama fotterti il cervello. Poi ho iniziato a parlare da solo, per tenermi allenato. Scrivevo sempre di meno, pensavo in lingue diverse, così mi intrattenevo. Lo faccio sempre quando cammino per strada, parlo con me stesso in italiano ad alta voce, mi sfotto per le paranoie che mi sparo, mi racconto storie, mi correggo le decisioni sbagliate che prendo quotidianamente. Parlo da solo perché tanto nessuno mi capisce, ci vado giù pesante perché tanto poi mi perdono sempre. Ad un certo punto non ce l’ho più fatta. Quello che davvero mi mancava era avere dei posti dove mi potevo sentire a casa, minuscoli che fossero, dovevano essere qualcosa di più che la solita birra al solito bar. Ho cercato luoghi che mi ricordassero l’Italia. Ho trovato Paolo dentro una minuscola pasticceria siciliana, lui è di Catania e quando bevo il caffè, se entra un cliente, gli devo tradurre io tutto perché non capisce una parola di tedesco. Dice, digli che questa grappa la produciamo noi, digli che la botte dove viene fatta è speciale, digli che il 10% di carciofo gli fornisce questa colorazione scura, digli che la differenza sostanziale tra questo prodotto e gli altri prodotti è che Paolo stai tranquillo, la compra, non gliene frega niente di tutta la storia, ci sono i soldi sul tavolo, incassa e fammi tornare a lavorare. L’altro giorno entro in pasticceria e Paolo accarezzava la macchina della granita alla mandorla, diceva che stava faticando la poverina. Colpa del caldo e delle polveri della strada. Sono più nere di quelle dell’Etna. Accarezzava la macchina della granita come fosse sua figlia. Capite perché poi ad uno manca l’Italia? Per queste minchiate. Perché solo noi ci preoccupiamo della salute di una macchina per fare granite alla mandorla. Oggi sono entrato, era tutto indaffarato a montare un terzo ventilatore insieme ad un signore anziano, suo amico, che gli dava le direttive dall’alto su come montare al meglio qualcosa di già montato. Però Paolo non era soddisfatto, manca una vite mi dice. L’ho persa mentre parlavo. È piccola, forse è uscita in strada. Si mette col palmo a toccare il pavimento e la cerca, passano i minuti, io aspetto. Vuoi un caffè? mi chiede. Gli rispondo che sì, sarei venuto per quello, ma anche aspettare un po’ godendomi lo scorrere del tempo diverso, fa parte della pausa viaggio che oramai faccio ogni giorno.

Sotto casa mia ci sono due maschietti appena adolescenti seduti sotto un porticato.
È tutto umido ha appena piovuto.
Sui fornelli abbiamo una zuppa di cipolle, per restare leggeri.
In tv blob.
I due ragazzetti un po’ si baciano, un po’ si danno le carezze e qui in questa cittadina di provincia, piena di nebbia, invidia e mediocrità è la prima volta che vedo due ragazzetti che liberamente esprimono il loro affetto così.
Due dello stesso sesso, s'intende.
Son silenziosi e teneri, mi son commossa.
Sarà la cipolla.
Sarà blob.
L'amore che resta in una coppia non è espressione fisica.
Il sesso scema, l'attrazione per forza diminuisce.
È la tenerezza il collante.
Il cuore che si scioglie al pensiero di una carezza, uno sguardo.
La tenerezza non deve mai finire.

Vai, insisti sempre in quello che credi, anche se persone cercano di darti consigli, tu ascolta ma metti in pratica unendo i loro consigli, alla fine riderai,rido per la seconda volta, adesso niente e nessuno fermera la mia vendetta, anche se sara crudele contro persone innocenti ma alla fine capiranno da sole……

Gli essere umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma la vita li costringe ancora molte volte a partorirsi da sé.
— 

Gabriel García Márquez

La prima volta che un bambino coglie in fallo un adulto - la prima volta che, nella sua seria testolina, gli balena il sospetto che gli adulti non abbiano la scintilla divina, che i loro giudizi non siano sempre saggi, i loro pensieri sempre perfetti, le loro affermazioni sempre giuste - il suo mondo sprofonda nel panico della desolazione. Gli dèi sono caduti e ogni sicurezza con loro. E una cosa è certa, riguardo alla caduta degli dèi: non cadono un po’ alla volta, ma crollano e si sfracellano o precipitano al fondo di una poltiglia verdastra. Rimetterli in piedi è un lavoro tedioso, e non tornano mai a risplendere davvero. E il mondo del bambino non torna mai perfettamente integro; è una maniera dolorosa di crescere.

- John Steinbeck

fogliecolorindaco  asked:

Sono tanto infelice, ormai da 9 anni. Sono sempre triste e non riesco a sorridere veramente. Sono appena venuta a sapere che soffro di depressione grave e questo mi ha reso ancora più infelice. Sa dirmi perché io sono infelice e tutti gli altri che mi stanno intorno no? Sono un po' invidiosa della loro felicità..

Mi dispiace della tua situazione. Però spero che ti possa curare in modo che la tua infelicità non ti impedisca di riuscire a vedere le cose con la prospettiva giusta.
Davvero credi che le persone che ti circondano siano felici alla pari di quello che dimostrano?
Credimi, non è così. La vita è un adattamento continuo e la lotta per ottenerlo, non è mai facile.
Camminiamo su un terreno che è insidioso solo se c'è l'affanno di conferme a quello che si crede di conoscere, ma che può diventare scoperta se c'è apertura e si riesce a mantenere la capacità di meravigliarsi.
Se ottieni questa, avrai superato la tua depressione.
Infatti la serenità che ne può derivare è come quella del bambino che sta scoprendo il mondo ed è in grado di gioire delle piccole cose senza lasciarsi confondere dalle grandi.
Il segreto è lasciare che tutto fluisca senza porre nessuno ostacolo. Sarà la nostra sensibilità a saper distinguere quello che è necessario da quello che non lo è.
Così la vita si rivela ai diversi livelli che ciascuno di noi è in grado di percorrere.
Mi raccomando, fatti curare e abbi pazienza.
Un abbraccio.

Desiderio

Il mondo qui si divide tra chi vuole aumentare ulteriormente il mio desiderio e poi farsene dio e scaricarlo, e chi vuole annientarlo, affogarlo nel vuoto.
Un modo in più per esercitare potere su una cosa che è intrinsecamente e per statuto soltanto mia.
I migliori sono quei pochissimi che questa cosa istintivamente la capiscono e con il mio desiderio vogliono solo far danzare il loro.

anonymous asked:

Ho un piccolo "problema", mi dicono che sono "troppo bravo", non è la prima ragazza che me lo dice. Cazzo ma se ti porto rispetto, ascolto cosa dici e non sono geloso non vuol dire che io sia troppo bravo, poi lo fanno sembrare come un difetto. Qualche consiglio o comunque la tua opinione ?

MA SECONDO ME NON DEVI AFFATTO CAMBIARE.
Come puoi notare, essere educati è diventato una rarità perché questo mondo si sta riempiendo di bastardi e idioti.

Non si trovano tanti ragazzi così, e a parer mio dovresti sentirti felice di essere investito di questo titolo; significa che sei un ragazzo maturo e non il primo deficiente di turno.

Sembrerà una stupidaggine, ma anche solo il fatto di ascoltare o di trattarla alla tua pari o meglio, sono qualità che spesso vengono sottovalutate e che, senza loro, la relazione diventa più fragile

tornare a casa

e quando torni a casa dopo mesi e ti sembra di non essere mai andata via; é cambiato tutto ma é come se non fosse cambiato nulla.
La mamma non ha ancora imparato a cucinare, a tuo fratello sono cresciuti barba e capelli, hai un fratello in più, ma la nonna sembra non essere invecchiata di un giorno.
Il suono delle loro risate non è cambiato e il colore dei loro occhi é sempre uguale.
In quei momenti vorresti non essere mai andata via, vorresti non esserti persa due anni di tutto questo.

anonymous asked:

Domanda seria. Ma solo in Calabria o anche nel resto di Italia uccidere il maiale in famiglia è uno degli eventi più attesi di tutto l'anno? Ho bisogno di risposte. ( Naturalmente spero che anche Calabria porti avanti questa tradizione, magari sotto lo sguardo disgustato di Piemonte e Lombardia. ❤ )

CHE COSA AHAHAHAHAHAHAH! 
Non lo so, cioè non abito in campagna e robe del genere, ma suppongo che sia un evento atteso per chi ci abita (???)
Al massimo mi è capitato di vedere mia nonna che sgozzava anguille, e sono ricordi che sto cercando di rimuovere, ma è inutile perché ogni capodanno fa lo stesso rituale e brrr.
Piemonte e Lombardia secondo me fingerebbero di rimanere disgustati, ma in realtà penso sia capitato anche a loro un’esperienza simile, nel medioevo mica esistevano gli apericena o i sushi a portar via. 

anonymous asked:

Hey! Scusami, domandona: cone hai fatto a capire di essere lesbica? Io sicuramente non sono etero, e provo una forte attrazione per le ragazze, ma potrei essere bi, o pan.. non so. Sono così confusa.. P.S: bellissimo blog, e ti ringrazio per la risposta!

Ciao!

Per me, è stato abbastanza semplice capire di essere lesbica. Già prima di sapere cosa fosse una lesbica, già sapevo di esserlo. Mi attraevano le ragazzine: erano loro che mi facevano strabuzzare gli occhi, che mi facevano salire la temperatura, che mi procuravano improvvise tachicardie; era da un bel viso o da scollatura più profonda che non riuscivo a staccare gli occhi. Le mie cotte erano per altre ragazze.

All'epoca non si parlava quasi per nulla di omosessualità. L'omosessualità maschile trovava spunto giusto negli insulti tra maschietti. Quella femminile invece sembrava del tutto inesistente. Eppure, in questo quadro, la mia mente e il mio corpo scoprivano emozioni nuove e intense proprio pensando a delle ragazze, magari proprio a quella di cui in quei giorni ero cotta.

I maschi invece mi lasciavano del tutto indifferente. Non esagero se paragono ciò che mi suscitava un ragazzo con ciò che mi suscitava un pollo o un topo.

Così, quando durante l'adolescenza avanzata ho conosciuto il significato della parola “lesbica”, più che aver capito di esserlo, per me è stato aver capito che nome dare a ciò di cui avevo già consapevolezza di essere.

Spero di aver dato una risposta esauriente alla tua domanda.

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Do you remember the Shapeshifter AU?
Yes, we are still super into this hellhole ( ͡◉ ͜ʖ ͡◉)
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