liquido corporeo

Non puoi neanche lontanamente immaginare il dolore che ho provato quella sera.
Ti dirò la verità, volevo solo divertirmi. Chi non lo vorrebbe fare per l'Epifania? La mia idea era solo quella di andare a ballare insieme ad i miei amici, non pensare a te, divertirmi e non pensare a te. L'ho già detto? Non pensare a te.
Filava tutto liscio, avevo avuto problemi al botteghino e si sa, quando una serata inizia male, finisce peggio. Mi auguravo in qualche modo che era una leggenda e che mi sarei divertita, inoltre avevo i miei amici, cosa mi serviva più?
I miei piani erano cambiati nell'istante in cui avevo messo piede nella sala.
I tuoi occhi, ecco cosa è stata la prima cosa che ho visto.
Quegli inconfondibili occhi marroni che mi hanno fatto innamorare, quegli occhi che hanno gioito ed emanato dolore in mia presenza, quegli occhi che sapevano spogliarmi solo con uno sguardo. Ecco, li avevo rivisti.
Mi ero munita di tutto il coraggio che avevo dentro il mio fragile corpo, e ti avevo superato senza dire una parola, e mentre pensavo che ce l'avevo fatta, tu mi avevi stretto la mano intorno al mio braccio, come eri solito fare in ogni situazione, e mi avevi guardato. Non accettavi che noi non fossimo più “noi”. Volevi solo un saluto, avevo temuto il peggio, ti dirò la verità. Avevo pensato che avresti legato le braccia al mio corpo ed avevo paura che io avrei ceduto, come sempre d'altronde, ma non l'avevi fatto e per questo, te ne ero grata.
Avevo ricambiato il saluto, anche se in modo freddo. Dopotutto era solo un bacio in guancia. Un bacio che un tempo ricevevo sulle mie labbra, un bacio che un tempo faceva svolazzare migliaia di farfalle dentro il mio stomaco.
Chi diceva che due ragazzi che non stavano più insieme non potevano salutarsi e che dovevano, necessariamente, odiarsi? Che poi avevi ragione tu, una persona amata veramente è impossibile da odiare.
Avevo mandato giù anche quel boccone amaro ed avevo ripetuto nella mia mente quello che avevo imparato a memoria a casa: devo divertirmi, non devo pensare a lui. E lo stavo facendo, per una volta, evitavo di cercarti con gli occhi, la musica era riuscita in qualche modo a portarmi in un angolo parallelo e mi aveva liberato la mente fin quando tu non eri apparso davanti a me.
Era stato un attimo, lo ricordo bene. Pensavo che qualcosa si fosse rotto nello stesso momento in cui avevo visto un succhiotto sul tuo collo.
Un semplice succhiotto era stato in grado di farmi fermare all'improvviso in mezzo alla pista da ballo come una stupida.
Le mie amiche avevano cercato di scuotermi e portarmi nel mondo reale, ma la verità era che quella vista non voleva andare via. Pensavo a quando te li facevo io i succhiotti, magari di tutta fretta, dato che tu li detestavi o facevi finta di farlo.
Sapevo che in qualche modo ti piaceva avere un ricordo mio sulla tua pelle, ed io amavo farteli. Amavo ricevere fotografie tue e sentirmi dire quanto bastarda fossi a continuare a farteli. Ridevo ad ogni immagine tua e sospiravo felicità ogni volta che pensavo a quei momenti. Cercavi di farmi staccare dal tuo collo, dal tuo petto, ma non ce la facevo. Volevo far vedere al mondo intero che tu eri mio, solo mio.
Era forse il mio modo di dimostrare quanto gelosa fossi nei tuoi confronti.
Avevo rivisto tutto questo quella sera. Ero scappata ed avevo pianto come una scema dietro un muretto. Le persone mi guardavano stranite ma io non smettevo di pensare a te e a chi fosse stata a prendere il mio posto.
Che poi, come possono cambiare le cose così velocemente?
Solo due settimane prima eravamo in macchina a perderci uno dentro l'altra, e adesso ti ritrovavi marchiato di un qualcosa non mio.
Credo di aver pensato che non meritassi tutta questa sofferenza e credo anche di aver asciugato le lacrime.
Ti vedevo ballare, ballare nel modo in cui solo tu sai fare e cercavo un ragazzo con cui farti ingelosire, magari per trasmetterti un po’ di dolore che avevo acquisito in un baleno, ma la verità è che nessuno era bello quanto te. Allora avevo deciso di lasciar perdere, non volevo dare un'impressione sbagliata di me così mi sono lasciata andare e ho ballato. Qualcuno si era avvicinato, ma notavo che dopo pochi secondi si allontanava anche se non ci facevo molto caso dato che non mi importava.
Tutto questo era continuato per tanto tempo e finalmente avevo capito.
Eri tu.
Eri tu che minacciavi loro di non avvicinarsi a me, di toccarmi o solo di guardarmi. Ma ora dimmi, con quale coraggio hai avuto a fare tutto quello dopo che avevi un fottuto suchiotto sul collo?
Ero arrabbiata, frustata, ma soprattutto ero ferita.
Non riuscivo più a mantenere la calma così sono venuta da te, ho avvolto il braccio intorno al tuo collo per portare la bocca sul tuo orecchio e ti ho urlato di lasciarmi in pace. Credimi, per un instante, un piccolo instante, ho sperato che mi abbracciassi, che mi dicessi che era tutto un sogno, che quello che avevo visto non era un succhiotto e che eravamo sul tuo letto abbracciati dopo aver finito di fare l'amore.
Ma la realtà era ben diversa.
Mi avevi risposto che non stavi facendo nulla, ed io, nervosa, ero andata in bagno. Non riuscivo a respirare, quel piccolo contatto con te mi aveva fatto perdere le staffe. Avevo bisogno di aria, ma non ne trovavo, perchè in qualsiasi luogo tu ti trovassi, risucchiavi l'aria e mi lasciavi da sola, sul filo tra la vita e la morte.
Non sapevo come aggiustare quello che si era rotto in me. Ero uscita dal bagno e tu eri davanti a me. Uno schiaffo, è stata la prima cosa spontanea che mi è balenata in mente e l'ho fatto.
Credevo che ti avrei trasmesso un po’ di male, il male che tu avevi regalato a me, ma la verità era che nessuno schiaffo poteva coprire un simile dolore.
Tu non ti eri mosso, perchè sapevi che lo meritavi.
Avevo gli occhi pieni di lacrime, non riuscivo a spiegarmi il perché, il perché questa volta non ce l'avevamo fatta.
Cosa c'era di diverso?
Perché , in qualsiasi situazione ci trovassimo, avevamo sempre ripercosso i passi sulla stessa strada e quella volta no?
Perché avevi deciso di dimenticarmi così in fretta, buttando nel dimenticatoio due lunghi anni?
Perché avevi deciso che quello che un tempo facevo solo io, lo facesse un'altra donna?
Io non avrei mai potuto.
Non potrei mai riuscire a baciare altre labbra, non potrei mai farmi toccare da altre mani all'infuori delle tue, eppure tu l'avevi fatto, e credimi, faceva male.
Mi ero allontanata da te, furiosa, cercando di non pensare all'accaduto, ma la verità era che quel succhiotto mi stava tormentando. Così avevo deciso, mi ero recata da te, ed avevo urlato che ti volevo parlare e tu avevi acconsentito.
Mentre ci recavamo fuori, avevi cercato di incrociare le mani alle mie ma io le avevo sciolte, non riuscivo a toccarti al pensiero di te ed un'altra.
Eravamo fuori, c'era freddo, ma gli unici brividi che sentivo erano quelli sulla schiena formatosi a causa tua.
Cercavo in ogni modo di pensare al tutto e non guardavo il tuo collo, mentre indossavi il maglione che ti avevo regalato.
Volevo solo guardarti negli occhi e urlato quanto mi facevi schifo in quel momento, e l'avevo fatto. Non avevo dimenticato nulla, ogni singola parola che mi passava per la testa, te la sputavo addosso cercando di ferirti, cercando di farti provare quello che in quell'istante, stavo provando io. Forse ci ero riuscita, forse quando ti avevo urlato che mi sarei scopata il primo conosciuto in discoteca, ti avevo ferito dato che delle lacrime avevano iniziato a rigare il tuo viso, ma mi sentivo male. Io non ero quella persona, io non sarei mai stata in grado nemmeno di guardarla, un'altra persona, figuariamoci andarci a letto.
Così ti avevo dato un altro schiaffo, più forte questa volta.
Non l'avevo mai fatto, ma quella sera, non ero me stessa.
Cercavo in qualche modo di non farlo, ma l'unica cosa che mi veniva in mente era l'immagine tua mentre baciavi un'altra che non ero io.
Mi dicevi che non avevi provato nulla, e che il succhiotto era tutta una messinscena per far ingelosire me, ma la verità è che non ti credevo. Come potevo crederti? Due anni della nostra relazione era stata fondata su bugie, delusioni e ancora bugie.
Volevo solo scappare da li, e andare a rifugiarmi dentro il mio letto e piangere, piangere finchè non avessi avuto più liquido corporeo dentro me, ma non potevo. Dovevo affrontarti, dovevo liberare tutto il casino dentro me e l'unica soluzione era ripagarti con la stessa moneta.
Ti avevo detto che non ti amavo più e che mi piaceva un altro, quando non era vero e tu ci avevi creduto.
Come hai fatto a crederci?
Io che ho perdonato sempre le tue cazzate, io che ci sono sempre stata per te. Non so come hai fatto, ma è successo ed è in quel momento che mi avevi urlato che ero una poco di buono. Poco di buono a me? Io che avevo avuto solo un ragazzo, tu. Io che avevo provato tutto con te. So che era la rabbia a farti parlare, ed a me mi ha fatto agire. Ti ho dato un ultimo e forte schiaffo e ti ho pure mandato a quel paese.
Mi ha fatto male, ho pensato che oltre quello, il dolore non esiste. Ho pensato che ogni briciolo di felicità che avevo, fosse stata distrutta da te e dalle tue orrende parole e così l'ho fatto. Sono scoppiata a piangere. So che mi ero ripromessa che non lo avrei mai dovuto più fare, ma quella sera l'ho fatto. Ho concesso a me stessa una piccola pausa. Una pausa da tutta questa merda che mi circonda. Ho fatto fatica a dormire quella notte, forse lo faccio tutt'ora, ma quelle immagini non vanno via. Sono dolorose e lancinanti. Hai provato a chiedermi perdono, ma tu dimmi, come posso perdonare te quando non ho ancora perdonato me stessa per averti lasciato l'opportunità di spezzarmi il cuore?
—  ragazzafiore🌻