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Inquietante a Pozzallo: passaporti e targhe false, Polizia arresta due uomini, stavano per andare a Malta

Inquietante a Pozzallo: passaporti e targhe false, Polizia arresta due uomini, stavano per andare a Malta

L’attenzione per presunti terroristi sul territorio nazionale è altissima ed anche a Ragusa, porta del Mediterraneo, non si scherza.

La Polizia di Stato – Squadra Mobile della Questura Ragusa – ha tratto in arresto due sedicenti cittadini libici, in quanto trovati in possesso di passaporti falsi. Il reato previsto dall’art. 497 bis è stato introdotto con il c.d. pacchetto antiterrorismo del 2005…

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corrieredellanotizia.it
Libici "freddi" sull'elezione del Comitato per la Costituzione | IL CORRIERE DELLA NOTIZIA

  Sta diventando una telenovela la redazione della Costituzione libica. A metà del 2013 il Congresso Nazionale, istituzione che funge attualmente da parlamento, appena insediato aveva promesso la stesura della bozza entro due mesi. Ne sono invece  occorsi parecchi  solo per arrivare a scegliere come designare i “saggi”  di un apposito comitato: da scegliere fra i membri del Congresso stesso o sessanta new entry decisi con ricorso alle urne?. Il caos nel paese, le milizie che decidono il bello e il cattivo tempo con rapimenti e uccisioni di politici, viene considerato la causa dell'abissale ritardo, tuttavia si può anche supporre il contrario. Il pericolo che le milizie comportano per le fragili istituzioni ha finalmente indotto i parlamentari ad accordarsi e a dare 

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Immigrati, Mauro: i servizi segreti libici ci mettono in guardia

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18 nov – I servizi segreti e di sicurezza italiani ”ci hanno sempre messo in guardia” sui rischi che rappresenta la Libia per il nostro paese. Lo afferma il ministro della Difesa, Mario Mauro, in conferenza stampa a Bruxelles. La situazione, spiega, non e’ delle migliori. ”La Libia e’ un paese con cinque milioni di […]
Imola Oggi

Persano: nuova base di addestramento dei giovani libici

Persano: nuova base di addestramento dei giovani libici

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L’Italia, in sede di accordi di cooperazione internazionale, ha assunto l’impegno, a fornire il supporto per la formazione delle Forze Armate libiche. Il Comprensorio di Persano sarà la base di addestramento dei giovani libici, che i nostri Ufficiali hanno già selezionato e reclutato in loco e che andranno a costituire il nuovo esercito della Libia. Il presidio di Persano, nell’arco di due…

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Tornado e reparti speciali, così l' Italia prepara la REinvasione della Libia

come alsolito cercano di farci credere che si va in guerra contro l’ ISIS, ma poi parlano di “proteggere” i pozzio di gas e petrolio, ecco un articolo dei tanti.

Tornado e reparti speciali. Così l’Italia prepara l’intervento anti-Isis in Libia Prende forma la coalizione internazionale. Ma prima serve un governo fabio martini3/2/2016 roma Il pressing degli americani su Roma dura da mesi, Matteo Renzi ha già fatto sapere alla Casa Bianca che l’Italia non ha alcuna intenzione di entrare in guerra in Libia, eppure nella trattativa in corso tra gli Usa e i Paesi alleati nella coalizione anti-Isis si sta facendo strada un nuovo punto di caduta, sul quale si sta trattando ancora, ma che rappresenterebbe una svolta di portata strategica: se e quando il nuovo governo libico sarà operativo, a quel punto partirebbero le procedure per un intervento anti-Isis ma guidato, secondo il modello Iraq, dagli stessi libici e al quale si aggregherebbero unità speciali internazionali, con la partecipazione di Stati Uniti, Italia, Gran Bretagna, Olanda, Francia e, possibilmente, anche di alcuni Paesi arabi.


LE UNITÀ SPECIALI
Ed esattamente dentro queste unità speciali- ecco il punto di svolta - troverebbero spazio le eccellenze militari italiane: Tornado e reparti speciali di piccole dimensioni ma di forte impatto operativo. Certo, sarebbe un impegno gravoso per l’Italia e in particolare per Matteo Renzi che, pur conoscendo i vincoli politici e militari con gli Stati Uniti, negli ultimi mesi ha tenuto il punto, in questo coerente con la linea non-interventista e fondamentalmente pacifista che ha connotato la politica estera italiana nel dopoguerra. Oltretutto l’accordo è più ampio e prevede interventi mirati di varia natura ed è esattamente a questo «pacchetto» che si riferiva alcuni giorni fa il «New York Times», quando raccontava sia pure in termini generali di «un nuovo fronte» in Libia, aperto dagli americani, affiancati da inglesi, francesi e italiani.

LA COALIZIONE
Certo, quando ci sono di mezzo le armi, quando ci sono soldati da mandare a combattere e quando ci sono catene di comando da affinare, le trattative si prolungano sino all’ultimo minuto utile. E infatti dura da mesi e - sinché un governo non si sarà insediato in Libia - durerà ancora il negoziato tra gli Stati Uniti e i suoi alleati nella coalizione anti-Isis per decidere cosa fare in quel Paese così insidiato, ma le prime, attendibili indiscrezioni sui compromessi già raggiunti sono trapelate da sherpa di varie nazionalità, ai margini della Conferenza organizzata alla Farnesina dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

ISIS E AL QAEDA
Sono due i punti di partenza della vicenda. Il primo risale ad alcuni mesi fa e riguarda la presenza sul territorio libico delle milizie dello Stato islamico, tra Sirte verso i terminal petroliferi di Sidra, verso Misurata e in Tripolitania e anche di nuclei qaedisti schierati in Cireanica occidentale ma in espansione. Da mesi gli americani premono su Roma per una presenza italiana di tipo militare.

Renzi ha sempre risposto picche, anche a prescindere dall’impegno americano, che hanno sempre escluso un proprio impegno a terra. Ma nelle trattative all’interno della coalizione e anche per effetto di diversi incontri italo-libici, è maturata una prima intesa: gli italiani potrebbero fornire personale militare per l’addestramento della polizia e dell’esercito ma anche per la protezione di obiettivi sensibili (a cominciare dagli aeroporti).

LONDRA E ROMA LEADER
E soprattutto partecipare ad azioni di unità speciali, di terra e di aria, agli ordini di ufficiali libici. Una coalizione con due Paesi-leader, Italia e Gran Bretagna e dentro la quale i gli altri Paesi darebbero un apporto diverso: gli americani fornirebbero droni, aerei e intelligence; i tedeschi si sono ritagliati un ruolo nell’addestramento militare, in Tunisia. I francesi si concentrerebbero sul confine sud, quello che si affaccia sul Mali dove si concentano gli interessi di Parigi.

MODELLO IRAQ
Naturalmente le incognite sono ancora tante. Anzitutto lo strumento giuridico-diplomatico: si immagina anche in questo caso di seguire anche in questo caso il modello Iraq, che ha “chiamato” la coalizione, bollando l’Isis come «una organizzazione terroristica globale». E se il piano principale dovesse incontrare difficoltà insormontabili, scatterebbe il piano b: raid aerei sui quartier generali terroristi.
 
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La condizione per un intervento in Libia per contrastare l’Isis è la nascita di un nuovo governo di unità. Sarebbero poi i libici stessi che sul modello Iraq guiderebbero un sorta di alleanza internazionale composta anche da Paesi arabi
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Tutti a scandalizzarsi per le statue coperte per ossequiare Rouhani, e ottenere la concessione del business petrolifero del valore di 17 miliardi.
Forse era meglio lasciare le starue scoperte e prendersi il petrolio bombardando a tappeto l'Irak come hanno fatto gli Usa, o sostenendo sempre coi bombardamenti, i ribelli libici, che poi li hanno ripagati in petrodollari, come hanno fatto i Francesi. In entrambe i casi producendo centinaia di migliaia di morti.
C'è chi copre statue e chi copre l'intelligenza.

Libia – I lager dei migranti

4 maggio 2015
In questi ultimi mesi, i media hanno concentrato la loro attenzione sulle stragi in mare, sui morti causati dagli affondamenti dei barconi che dalla costa settentrionale dell’Africa cercano di raggiungere quella meridionale dell’Europa. Nessuno si è soffermato sulle difficilissime condizioni in cui vivono i migranti che non riescono a partire e vengono incarcerati nei centri di detenzione libici.
In questi giorni, il dramma di queste centinaia di africani è emerso nella dura denuncia, attraverso le colonne del quotidiano, «La Stampa» di Currun Singh, giovane operatore dell’Organizzazione mondiale contro la tortura che lavora a Tripoli Molti migranti vengono incarcerati prima di partire o, una volta in mare, vengono catturati dalla Guardia costiera libica.

La loro destinazione sono i 17 centri di detenzione ufficiali ai quali se ne aggiungono almeno un’altra ventina non ufficiali. Tutti gestiti dai membri di diverse milizie e non dalle forze armate o dalla polizia. Currun è riuscito a entrare in alcuni di essi. Lì ha potuto notare come i migranti vivano in condizioni drammatiche. Il cibo, quando c’è, è pessimo. Non c’è alcuna attenzione alle condizioni igieniche e, quindi, le malattie dilagano.
Donne e uomini sono costretti a vivere insieme in un ambiente promiscuo. Spesso, denuncia Currun, i prigionieri sono frustati, bastonati e picchiati. I carcerieri  spengono le sigarette sulla pelle nuda dei prigionieri. Sempre i carcerieri costringono le donne africane, soprattutto le nigeriane, a prostituirsi in città. Quando queste rimangono incinte vengono incarcerate nuovamente.
Molti migranti vengono poi venduti agli agricoltori che li utilizzano per massacranti corvée nei campi. Anche in questo caso, quando i migranti sono stremati e non riescono più a lavorare, vengono nuovamente incarcerati.
Che cosa fare per chiudere questi centri e fermare queste torture? Secondo Currun bisogna aumentare i controlli, inviare cibo e medicine e fare pressioni sul Governo islamista. Ma mancano i fondi. Currun stesso si sta attivando per cercare il sostegno delle organizzazioni internazionali. Il camino però è ancora lungo.

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