ley rises

Ti sei fatta crescere i capelli.
-Così pare.
-Ce li avevi corti quando stavi con me.
-Lo so.
-Stai bene, comunque.
-Grazie.
-Sei proprio bella.
-Non dovresti dirmelo. Sono la tua ex.
-Posso dirtelo. Ti ho amato.
Sul suo viso comparve una smorfia:-Mi hai amato solo perché sono bella?
-No, affatto. Ti ho amato perché… in realtà non lo so perché.
-Come sarebbe a dire che non sai perché?
-Che tu eri… non lo so.
Ci fu un attimo di silenzio, poi lei finalmente sorrise:-Io ti amavo. Tu non l’hai mai capito ma io ti amavo.
-Tu non me l’hai mai detto.
-Hai ragione. Ti ho detto molte altre cose ma non quella.
-Mi hai detto che ero un coglione, che ti trattavo male, che ero immaturo…
Sbuffò:-Dio mio, lo sai che non lo pensavo davvero.
-E che pensavi davvero?
-Che eri fantastico. Avevi quel modo tutto tuo di vedere le cose e io amavo quel tuo modo di vedere le cose. Eri adorabile quando mi sorridevi dall’altra parte della strada e quando mi accarezzavi la guancia appena mi vedevi giù di morale. Eri dolcissimo quando mi permettevi di stare tra le tue braccia e sai io odiavo sentirmi piccola ma quando mi stringevi mi sentivo minuscola e stavo comunque benissimo nei tuoi abbracci ed eri straordinario quando stavi ad ascoltare le mie paturnie sconnesse come stai facendo ora…
Si fermò per un istante con le lacrime agli occhi, poi lo guardò e la voce le tremava mentre pronunciava quelle parole:-E come ora mi sorridevi. Solo che poi mi baciavi e mi dicevi che andava tutto bene.
Fu un attimo. Un attimo in cui lui si sporse dall’altra parte del tavolo e la baciò.
E le disse:-Va tutto bene.
Lei fece un respiro profondo.
-Non avresti dovuto farlo. Sono la tua ex.
-Sai perché ti ho amato?
-No.
-Perché era impossibile non farlo. Eri qualcosa che non riuscivo a capire e quando ci provavo mi perdevo. E quando mi perdevo trovavo i tuoi occhi e loro mi guardavano sempre con un amore sconfinato, non importava quanto io fossi stronzo o quanto ti facessi incazzare o piangere, i tuoi occhi continuavano sempre ad amarmi. Io ti amavo perché eri forte, piccola. Tu pensavi sempre che fossi io a proteggere te e invece eri tu a proteggere me. Io non ti ho mai protetto. E tu non hai idea… non hai idea di quante volte mi sono odiato. Mi sono odiato tutte le volte in cui non ti difendevo e non ti dicevo di amarti. Tu non mi dicevi di amarmi ma io sapevo che mi amavi. Io non ti dicevo di amarti ma ti amavo. Tu lo sapevi?
Il sorriso della ragazza era triste:-No.
-Ma ti amavo. Davvero.
-Se l’avessi saputo non mi sarei arresa con te.
-Quindi adesso saremmo ancora insieme?
-Io sono ancora con te.
-Ma stai con lui.
-E tu stai con lei.
-Ma sono con te.
Lei sospirò:-Non fa niente. Siamo andati oltre il nostro amore.
-Non lo so. Siamo ancora qui.
-Non siamo più quelli che eravamo.
-Hai ragione. Hai i capelli più lunghi.
Finalmente lei rise. E lui non riuscì a non dirglielo:-Il tuo sorriso è sempre lo stesso, però.
Il suo sguardo si fece serio in quello di lui:-Anche la tua capacità di farmi sorridere è sempre la stessa.
-Vuoi sapere la verità?
-Sì.
-Anche il mio amore per te è rimasto lo stesso.
-Vuoi sapere la verità?
-Sì.
-Li vedi i miei occhi?
Si guardarono.
-Li vedo.
-Non lo capisci?
-Che cosa?
-Hai detto che ti guardavano con un amore sconfinato.
-Sì.
-Neanche loro sono cambiati. Ti stanno guardando ancora così.
—  Facebook
4

Kenneth Anger’s LUCIFER RISING (1970), by Kenneth Anger <3

“Invocai-me sob minhas estrelas! Amor é a lei, amor sob vontade. Que nem os tolos compreendam mal o amor; pois existe amor e amor. Existe a pomba, e existe a serpente. Escolhei bem! Ele, meu profeta, escolheu, conhecendo a lei do fortaleza, e o grande Mistério da Casa de Deus” - Aleister Crowley, Liber al vel Legis.

Lei rise. E lui pensò che non c’era lavoro più importante, e più gratificante, del riuscire a farla ridere ancora. Forse, allora, questo è l’amore: avere qualcuno che ti faccia ridere e sorridere, una nuvola di leggerezza al tuo fianco, per sempre.
—  Helen Simonson
‘Dio mio, quanto ti desideravo’, disse una volta Katherine. ‘Ti vedevo così grande, maldestro e adorabile, e ti desideravo in modo quasi selvaggio. Non te ne sei mai accorto, vero?’
'No’ rispose William, 'ti credevo una ragazza per bene’.
Lei rise divertita. 'Per bene, come no!’. Poi si calmò un poco e sorrise al ricordo. 'Anch'io credevo di esserlo, immagino. È facile considerarsi per bene quando non si ha alcun motivo per non esserlo. Bisogna innamorarsi per capire un po’ come si è fatti. A volte, con te, mi sembra di essere la più grande puttana del mondo, una puttana ingorda e fedele. Ti sembra un pensiero per bene?’
—  Stoner, John Edward Williams
Questa è la mia storia..

Questa è la storia di due ragazzi,i quali in un giorno qualunque si conobbero su un app.Lui la contattò facendole un complimento,le disse che era una bella ragazza,lei lo ringraziò e continuarono a parlare di loro e delle loro vite.Entrambi uscivano da due storie un po complicate..Lui si lasciò dopo 5 anni,stava progettando di sposarsi con quella ragazza,ma lei lo tradì..fu molto dura per lui,una vera e propria delusione,la quale lo portò a non relazionarsi più emotivamente con qualche ragazza,per quanto ci poteva provare a conoscere delle ragazze non riusciva a provare dei sentimenti per esse.Lei invece usciva da una storia durata 1 anno,con un ragazzo molto più grande di lei,il quale le chiese di andare a convivere,ma non perchè lo desiderava veramente ma perchè gli pesava farsi solamente 20 minuti di strada al giorno..per quanto lei lo amava decise di lasciarlo andare e fu così che la loro relazione finì.Così giorno dopo giorno i due ragazzi continuarono a parlare,a conoscersi meglio,fin quando lui un giorno le chiese il numero di cellulare,parlavano per ore intere,tramite messaggi,chiamate,e anche webcam..Tra loro si era creata un intesa strana ma forte,era un qualcosa di grande,grande come la distanza che li divideva.Giorno dopo giorno il desiderio di vedersi,di abbracciarsi,di darsi anche un solo bacio aumentava sempre più..Fin quando lei decise di partire e andare da lui.Lui sembrava molto felice.Una sera qualnque dopo una videochiamata le mandò un messaggio con scritto “Comunque ti volevo dire grazie per avermi concesso la tua conoscenza,sei una persona stupenda e sono sicuro di vederti a Novembre,il mio regalo più bello è quello di stringerti tra le mie braccia,non chiedo di più."Lei era molto felice e ansiosa,aspettava con ansia che quel famoso 5 Novembre(il giorno della partenza) arrivasse in fretta.Tutto andava bene e il giorno della partenza stava per arrivare ormai mancava poco,mancavano pochi giorni.Fin quando una settimana prima di partire,lui sparì,lei non lo sentì per più di due giorni,era molto preoccupata,non sapeva se gli fosse successo qualcosa di brutto,non avendo modo di rintracciarlo mandò un messaggio ad un suo amico,il quale esso riferì il messaggio che lei lo stesse cercando,così finalmente lui si fece vivo,dicendole di aver perso il cellulare a lavoro,Lei tirò un sospiro di sollievo,e continuarono a parlare,ma lui era cambiato,era freddo,impassibile,non era il ragazzo che ella conobbe per un mese..Fin quando lui le confessò che stava conoscendo un altra ragazza..Lei incredula si arrabbiò molto,più che rabbia era la delusione presa,si sentì una stupida e povera illusa,che poteva credere in qualcosa di impossibile..le crollò un po di mondo addosso..dio come pianse.Ma lei era forte,sapeva che aveva bisogno di vederlo ugualmente,così sorvolò e decise di vederlo ugualmente.Arrivò il giorno della partenza,lei decise di partire con un'amica,era ansiosa e felice,lui le disse che l'avrebbe raggiunta il giorno dopo.Arrivata a roma lei passò la serata con le sue amiche,cenarono fuori e dopo andarono a ballare in una discoteca piccolina ma molto carina,Non c'era un momento dove lei non pensasse a lui,mentre lei di divertiva con le sue amiche conobbe un ragazzo di nome Federico,il quale con molto gentilezza le offrì qualcosa da bere,e tra una chiacchiera e un altra i due passarono una serata a parlare,Finita la serata lei salutò Federico e si dirise in hotel con le sue amiche.Finalmente il Fatidico giorno era arrivato..ma lui non si fece sentire tutta la mattinata,lei lo chiamava,le mandava messaggi,ma lui continuava ad ignorarla..Era pomeriggio,e lei iniziò a metabolizare che lui non sarebbe mai venuto,che tutto era stata solamente una presa in giro,si sentì delusa,ferita,gli crollò tutto il mondo addosso,non le scese nemmeno una lacrima davanti alle sue amiche e tutto gli rimase bloccato in gola,si sentiva soffocare quel maledetto giorno,è un qualcosa di inspiegabile..Quel giorno ci fu pure un alluvione e lei era in giro con le sue amiche..vennero travolte in pieno dalla pioggia,impaurite e fradice decisero di non ritornare in hotel così alloggiarono da un loro amico..durante il tragitto lei incontrò il ragazzo conosciuto il giorno prima in discoteca il quale gli lasciò il suo numero,così iniziarono a sentirsi..Arrivato il giorno della partenza lei non volle vederlo,stava troppo male,la delusione era stata troppo forte,così Prese l'aereo e ritornò a casa sua.Passarono i giorni e non c'era un solo giorno che lei non pensasse a lui,e ogni tanto dopo giorni qualche lacrima le rigava il volto.Ma lei doveva andare avanti,così riprese in mano la sua vita e decise di conoscere meglio Federico,Lui era molto carino con lei,scendeva spesso in sicilia per trovarla,fin quando un giorno lui non le regalò un biglietto per risalire a roma per andare da lui,lei era felice,anche se rivedendo il biglietto per roma,le salì un po la malinconia e ripensando a tutto quello che le era successo lì,la notte mandò un messaggio a lui dicengli"mi manchi” lei pensava che lui non avrebbe mai risposto,così si addomentò..L'indomai trovò la risposta di lui,così iniziarono a parlare e parlare, a mettere delle cose in chiaro..fin quando entrambi non si confessarono che si erano impegnati..Lei partì andò da federico e per quanto federico la rendeva felice,pensava sempre a lui..così quando federico non c'era lei ne approfittava per sentire lui,era un bisogno per lei..come droga..a lei bastava parlare con lui per essere tranquilla e serena..Dopo 4 giorni passati con il suo ragazzo lei quando ritornò a casa,era confusa,così prese la decisione di lasciarlo.Le dispiaceva ma non poteva continuare a prenderlo in giro,lei non poteva continuare a prendere in giro lei stessa e il suo cuore.Così continua a parlare con il famoso lui che le diede buca..lui le disse che sarebbe andato in Sicilia ma lei ormai non lo credeva più e faceva bene,anche perchè ad oggi lui non è mai venuto in sicilia.La “storia” tra di loro continuava.Tutto andava di nuovo bene tra loro,lui era tornato di buon umore,parlavano e parlavano..A loro bastava scriversi per stare bene,ormai gli veniva naturale,anche dopo che litigavano basta un niente e rieccoli più vicini che mai..Per natale si sono spediti dei pacchi con delle loro cose e impregnate del loro profumo..Quello è stato il regalo più bello che ella ricevette.A dicembre poco dopo natale hanno avuto un altra discussione sempre del perchè lui non è molto stabile sentimentamelte,dopo tanto tempo lui ha rivisto la sua ex accidentalmente, e questo l'ha turbato parecchio,tanto da allontanarsi da lei dicendo che lui per quanto le voglia bene,ma non riesce a darle di più perchè lei è ancora presente nel suo cuore..lei si allontanò e ancora una volta si tirò su le maniche si rialzò dopo l'ennesima caduta,riprese in mano la sua vita,conoscendo un altro ragazzo..con quel ragazzo non è andata per diversi motivi.Ma lei aveva sempre e solo un pensiero fisso.Non so come ma i due ripresero di nuovo a parlarsi,lei aveva una tenacia,una forza,una pazienza,pazzesca..anche se ha solo 21 anni è una DONNA!Lui le diceva sempre che prima o poi lei se lo sarebbe trovato sotto casa sua,lui voleva farle una sorpresa..ne diceva tante cose,ma a parole si costruiscono castelli enormi di sabbia,che con i fatti vengono buttati giù in un batter d'occhio..ma comunque lei credeva in lui.Dopo due mesi lei decise di partire per una settimana con la scusa di andare a trovare delle amiche lei era partita ancora una volta per vedere lui..Lei aveva paura che lui quel giorno non si sarebbe presentato ma lui per rassicurarla le mandò un messaggio con scritto:“io penso una cosa,ogni momento e unico in questa vita,si vive una volta sola,non si torna più indietro,e non sai nemmeno se un giorno rinascerai o meno.Ho deciso di vederti e lo farò,e stai sicura che sarò li ad aspettarti.Questo tuo abbraccio non sarà un rimpianto.L'ho prometto."Così lei si rassicurò.Lei partì,mentre era in viaggio lui le manda un messaggio che stava andando a roma con suo padre perchè suo padre aveva una visita e quindi si sarebbero visti lo stesso giorno che lei sarebbe arrivata a roma.Arrivata a roma lei scese dall'aereo e le mandò un messaggio con scritto:"sei qui?” e lui rispose di “si”..il cuore di ella iniziò a battare fortissimo, e l'ansia e l'emozione di vederlo presero il sopravvento facendo scendere delle lacrime..si asciugò il viso ed uscì dall'aeroporto..lui le disse che stava arrivando..dopo mezz'ora,lei vide lui,camminarle in contro..e senza dire niente si sono lasciati andare in un grosso abbraccio..lei non credeva che quello che stesse sucedendo fosse vero,e il cuore gli scoppiava in quel petto..non si staccarono nemmeno per un secondo,ma per quanto bello poteva essere lei doveva prendere un treno quindi avevano solamente 20 minuti a disposizione per stare insieme,in quei minuti si abbracciavano sempre..e mentre lui la accompagnava in stazione,lui l'abbracciò sulle scale mobile e le diede un bacio sulla guancia..lei si girò e gli diede un bacio sulle labbra,dio quanto lo desiderava!mentre lei aspettava il treno si sedettero in una panchina a parlare,lui le confessò che suo padre stava male,gli avevano trovato un tumore..era di pessimo umore..mentre parlavano lei lo abbracciò forte..gli occhi di lui diventarono lucidi,ma non pianse,e con i suo senso dell'umorismo come sempre ha deviato il discorso..cosi mentre parlavano,e scherzavano,con le punte del naso si sfioravano,lui disse “ecco come baciano gli eschimesi"lei rise,ed esclamò"uh allora mi hai baciato” e risero,lui le disse;“vuoi vedere come si bacia all'italiana?” lei non disse niente ma le brillavano gli occhi,così lui la prese e la baciò..Si baciarono a lungo..coccolandosi ancora per poco,l'ora che lei doveva andare via era arrivata,cosi si lasciarono andare inun grande braccio e baciandosi lei le disse:“Ci sentiamo,e ci vediamo mercoledì”..si diedero qualche altro bacio e con grande amarezza lei andò via..Andando via lei capì che non avrebbe voluto stare in nessun altro posto se non tra le sue braccia.Così continuarono a sentirsi tramite messaggi..Lei cerva di stargli vicino,perchè sapeva di quanto lui stesse soffrendo per suo padre,anche se lui la rispingeva.Lei pochi giorni dopo fece il compleanno e il giorno dopo dovevano rivedersi,lei era felice,fin quando non le arrivò un messaggio con scritto “ho già preso troppi giorni a lavoro e mercoledì non potrò venire”..ed eccola è arrivata piano,in modo diverso,un'altra batosta,ma lei non voleva lasciarlo da solo in quel periodaccio allora si offrì di andarlo a trovarlo lei,ma lui rimase della sua idea e non l'ha più voluta vedere.Lei per quanto male ricevette non si staccò da lui..le chiedeva sempre come stava,se suo padre stava meglio..se aveva notizie..Anche perchè lui e quel tipo di persona che quando sta male si crea dei muri,e si chiude in se stesso,per quanto voglia fare quello forte quando si trova da solo crolla,anche se non vuole esser visto,anche se non vuole parlarne lui è così,lei anche se stava soffrendo non lo lasciò nemmeno un giorno nda solo senza sentirlo,perchè lei gli voleva veramente bene,e anche se lui continuava a trattarla male a farla soffrire lei continuava a mantere la promessa fatta qualche mese prima,cioè:“io ci sarò sempre per te,promesso."Così lei ritornò a casa sua,amareggiata e triste ancora una volta con il cuore spezzato,ma con una gioia,quei 20 minuti trascorsi insieme.Ogni tanto parlavano,lei con lui era sempre carina ed educata,le faceva percepire tutto l'affetto che aveva da ofrigli..lui la ringraziò.Una sera mentre parlavano,lei le chiese cosa lui provasse per lei,lui le disse che è molto legato a lei,ma non sapeva dirle se ci sarebbe mai stato un domani tra di loro,ma questo nemmeno lei poteva saperlo rispose lei concludendo che anche se non sapeva se ci fosse stato un domani o meno lei sapeva benissimo cosa provasse per lui.Ma lui dopo 5 mesi le disse che non provava assolutamente niente,lei era solamente un'amica,la voleva bene,ma era solo un amica..A lei per l'ennesima volta crollò tutto il mondo addosso..pianse,non riusciva a smettere di piangere,ma non perchè lui non provasse dei sentimenti per lei,ma perchè lei si sentiva sola e vuota in quel momento,perchè aveva dato tutta se stessa a quella persona..anima cuore e corpo..se pur a distanza lei per lui era sempre presente,forse nemmeno una persona che lui poteva avere al suo fianco,che poteva toccarlo tutti i giorni gli è mai stata così vicino.Così pianse,pianse tanto di fronte quel mare,fin quando non le uscirono più lacrime,e urlando alle onde che era stanca,si alzò..si asciugò il volto e sentendosi un pò più forte decise di ritornare a casa,così si fece bella,e uscì con i suoi più cari amici,rideva parlava,sembrava rinata,già sembrava,Perchè lei sapeva benissimo che andava tutto bene,solamente se non si soffermava a pensare.Lei riprese in mano la sua vita,con lui sempre nel cuore,tutt'oggi ogni tanto si sentono,ma lei sapeva che doveva andare avanti..come ha sempre fatto lui..Non so dirvi se lui adesso ha qualcun'altra nel cuore che non sia la sua ex,se sia capace di provare sentimente,e altrettanto lei.Ma una cosa è certo,Lei quando parlava,rideva con lui,era se stessa a tutti gli effetti,ed era consapevole che quello che ha fatto per lui non l'ha fatto mai per nessun altro,nemmeno provare sentimenti così grandi e forti per un ragazzo.Lei una volta mandò a lui una citazione della sua serie tv preferita che diceva:"Quando ti dico che "tu sei la mia persona"forse non capisci.Non sto parlando di anime gemelle.No.Parlo di qualcuno che ti sconvolge.Non ti sceglie.E non lo scegli.Arriva.Di qualcuno che entra nella tua vita e di cui poi non puoi più fare a meno.Parlo di un amore che cresce senza che tu te ne accorga.Un amore che quasi combatti.Che non vuoi provare.E gli metti i bastoni tra le ruote.Lo allontani,lo maltratti e alla fine lo ritrovi ancora lì.Davanti a te intatto,senza un graffio.lì che ti guarda e aspetta che tu capisca.Parlo di qualcuno con cui il tempo non esiste.Che ti lascia senza respiro e che te lo toglie quando si allontana da te.Diventa un'esigenza fisica.Una dipendenza.Per certi versi una malettia.Veleno e antidoto allo stesso tempo.Parlo di qualcuno che è te.Di qualcuno che se lo guardi in silenzio ci vedi quello che sei tu.E che a volte ti fa paura perchè è come guardarsi ad uno specchio,perchè ti fa riflettere,perchè capisci che devi cambiare,devi essere migliore di come sei.Perchè è a tua persona e se salvi lei,salvi te stessa.” Le mandò queste parole perchè lei già sapeva che lui nella sua vita avrebbe fatto la differenza.Comunque sia una cosa è certa che non si sa come andrà a finire tra loro ma per lei,qualsiasi succederà tra di loro,Lui rimarrà LA SUA PERSONA SEMPRE,e se non potrà averlo nella sua vita si limiterà a portarlo sul cuore tutta la vita.

Originally posted by laragazzasemplicemacomplicata

“Da piccola vedevo sempre due ragazzi.
Una 15ina d'anni l'uno e la speranza negli occhi.
Ricordo che lui aveva sempre gli occhiali da sole,pure d'inverno.
Mentre lei aveva sempre in mano un libro e lo sguardo basso.
Erano completamente diversi.
Come il bianco e il nero.
Il giorno e la notte.
L'estate e l'inverno.

Ricordo che guardavo lui dalla finestra.
Suonava sotto casa di lei e l'aspettava.
Lei scendeva,con quella aria un po’ timida e quello sguardo smarrito di una che non sa cosa fare.

Dopo qualche secondo di imbarazzo lui la prendeva e la baciava.
In quel momento si prendevano per mano.

Lui lasciava quell'aria da cattivo ragazzo.
E lei alzava lo sguardo.
E rideva,rideva tanto.

Li vedevi per la città a tenersi stretti.
E lei lo guardava come se davanti a lei ci fosse la sua vita.
E lo stringeva ancora di più, per non farlo scappare.
Li invidiavo tanto,anche se ero solo una bimba.

Arrivò l'estate.
Era un giorno come tanti.
Lui la aspettava.
Ma quel giorno non la baciò, e lei non rise.
Quel giorno lui portava gli occhiali sopra la testa.

Da quel giorno nessuno li vide più assieme.

Ogni tanto la vedo al parco,ormai è diventata una donna.
E negli occhi la speranza non c'è più.
La senti ridere,ma non come una volta.
Certe volte mi guarda.
Non so se si ricorda della bambina che la spiava dalla finestra,ma io voglio credere di si.

E mi guarda,ed è come se volesse dirmi che non ha mai smesso d'amarlo.”

E allora lei rise, era la prima volta
che la vedevo ridere,
e tu lo sai bene, Andersson,
com’è Jun quando ride,
non è che uno può star lì
e far finta di niente,
se c’è Jun che gli ride lì davanti
è chiaro che uno finisce per pensare
se io non bacio questa donna impazzirò.
E io pensai:
se non bacio questa ragazza impazzirò.
— 

Alessandro Baricco, Castelli di rabbia

-Ti sei fatta crescere i capelli.
-Così pare.
-Ce li avevi corti quando stavi con me.
-Lo so.
-Stai bene, comunque.
-Grazie.
-Sei proprio bella.
-Non dovresti dirmelo. Sono la tua ex.
-Posso dirtelo. Ti ho amato.
-Sul suo viso comparve una smorfia:-Mi hai amato solo perché sono bella?
-No, affatto. Ti ho amato perché… in realtà non lo so perché.
-Come sarebbe a dire che non sai perché?
-Che tu eri… non lo so.
Ci fu un attimo di silenzio, poi lei finalmente sorrise:-Io ti amavo. Tu non l’hai mai capito ma io ti amavo.
-Tu non me l’hai mai detto.
-Hai ragione. Ti ho detto molte altre cose ma non quella.
Mi hai detto che ero un coglione, che ti trattavo male, che ero immaturo…
Sbuffò:-Dio mio, lo sai che non lo pensavo davvero.
-E che pensavi davvero?
-Che eri fantastico. Avevi quel modo tutto tuo di vedere le cose e io amavo quel tuo modo di vedere le cose. Eri adorabile quando mi sorridevi dall’altra parte della strada e quando mi accarezzavi la guancia appena mi vedevi giù di morale. Eri dolcissimo quando mi permettevi di stare tra le tue braccia e sai io odiavo sentirmi piccola ma quando mi stringevi mi sentivo minuscola e stavo comunque benissimo nei tuoi abbracci ed eri straordinario quando stavi ad ascoltare le mie paturnie sconnesse come stai facendo ora…
Si fermò per un istante con le lacrime agli occhi, poi lo guardò e la voce le tremava mentre pronunciava quelle parole:-E come ora mi sorridevi. Solo che poi mi baciavi e mi dicevi che andava tutto bene.Fu un attimo. Un attimo in cui lui si sporse dall’altra parte del tavolo e la baciò.
E le disse:-Va tutto bene.
Lei fece un respiro profondo.-Non avresti dovuto farlo. Sono la tua ex.
-Sai perché ti ho amato?
-No.
-Perché era impossibile non farlo. Eri qualcosa che non riuscivo a capire e quando ci provavo mi perdevo. E quando mi perdevo trovavo i tuoi occhi e loro mi guardavano sempre con un amore sconfinato, non importava quanto io fossi stronzo o quanto ti facessi incazzare o piangere, i tuoi occhi continuavano sempre ad amarmi. Io ti amavo perché eri forte, piccola. Tu pensavi sempre che fossi io a proteggere te e invece eri tu a proteggere me. Io non ti ho mai protetto. E tu non hai idea… non hai idea di quante volte mi sono odiato. Mi sono odiato tutte le volte in cui non ti difendevo e non ti dicevo di amarti. Tu non mi dicevi di amarmi ma io sapevo che mi amavi. Io non ti dicevo di amarti ma ti amavo. Tu lo sapevi?
Il sorriso della ragazza era triste:-No.
-Ma ti amavo. Davvero.
-Se l’avessi saputo non mi sarei arresa con te.
-Quindi adesso saremmo ancora insieme?
-Io sono ancora con te.
-Ma stai con lui.
-E tu stai con lei.
-Ma sono con te.
Lei sospirò:-Non fa niente. Siamo andati oltre il nostro amore.
-Non lo so. Siamo ancora qui.
-Non siamo più quelli che eravamo.
-Hai ragione. Hai i capelli più lunghi.
Finalmente lei rise. E lui non riuscì a non dirglielo:-Il tuo sorriso è sempre lo stesso, però.
Il suo sguardo si fece serio in quello di lui:-Anche la tua capacità di farmi sorridere è sempre la stessa.
-Vuoi sapere la verità?
-Sì.
-Anche il mio amore per te è rimasto lo stesso.
-Vuoi sapere la verità?
-Sì.
-Li vedi i miei occhi?
Si guardarono.
-Li vedo.
-Non lo capisci?
-Che cosa?
-Hai detto che ti guardavano con un amore sconfinato.
-Sì.
-Neanche loro sono cambiati. Ti stanno guardando ancora così.

Scusami” dissi, fu la prima cosa che mi venne in mente.
Eravamo in camera sua, piccola a parere mio, bianca e con uno specchio dove potersi guardare tutto per intero.
Il letto dove avevamo appena finito di fare sesso, pieno di pieghe e con il cuscino al suo non posto, sapeva di lei.
La guardai rivestirsi, è sempre bello il dopo.
L'imbarazzo che c'è nel aver finito di essere una cosa unica è sempre diverso.
Lei aveva l'abitudine di mettersi il reggiseno, come primo indumento, ma prima si toccava i capelli e li passava tutti dalla parte destra del collo, liberando quella sinistra.
Io partivo, sempre, tutte le sacre sante volte, sempre, alla ricerca di qualcosa, andando a posare le mie labbra su di esso.
Lei sorride sempre, come se fosse un ringraziamento, come se fosse un “se vuoi sono ancora qui” e delle volte funziona, altre, non proprio.
Quella volta spostò i capelli, ma non la baciai, la presi a me e la strinsi.
“Scusami” dissi.
“E di che cosa scemo?” chiese, cercando le mie labbra.
“Di essere così!” risposi.
“Così come?” chiese e dopo il secondo bacio, che lei mi rubò, le presi i fianchi e con quella poca forza che avevo, la portai al centro del letto.
Con le gambe mi misi sopra di lei e con una leggera forza portai il suo corpo a stendersi su tutto il letto e dopo quello sforzo, le rubai un terzo bacio.
“Così come?” insistette.
“Le donne…” pensai e mi feci una risata.
Le donne non dimenticano nulla, ne una parola, ne un gesto, ne una sensazione.
“Scusami per essere così come sono” conclusi.
Mi guardò come se quello che stessi dicendo non avesse un vero senso e fece qualcosa con le sue gambe e nel giro di un secondo ci ritrovammo nella posizione opposta.
Lei sopra, io sotto.
Significava una cosa sola: guerra all'ultimo bacio.
Mi prese le mani, mi baciò il collo, sapendo che ne soffro il solletico e senza che io la respingessi mi ritrovai pure con le mani bloccate dietro la mia schiena.
Con le sue cosce si aggrappò al mio corpo nudo, come un animale selvaggio alla ricerca di affetto e fece quello che più non riesce a fermarmi star fermo, i soffioni con la bocca su tutto il corpo.
Poi mi guardò e chiese nuovamente: “Scusami per essere così, come?” e non smise di soffiare, andò avanti per qualche minuto, mentre io cercavo di non ammettere ciò che volevo dire, finché non ebbi  trovato il tempo e il fiato per risponderle.
“Ti amo” urlai, esausto, quasi come se fossi stato sotto tortura.
Si fermò e si mise a guardarmi, io la spostai come se fosse la mia carta vincente per uscire da quel gioco, portandola nuovamente sotto di me e iniziò così il mio turno.
Le presi il collo e cominciai a soffiarci come se avessi dovuto fare una gara a chi gonfia il palloncino più grande e in pochissimo tempo, sperando che lei non avesse realmente sentito.
Lei rise, ma mi chiese di fermarmi nell'immediato.
Lo feci, smisi di soffiare e mi allontanai da quel collo dopo due ultimi baci.
“Cosa hai detto?” mi chiese, con voce ferma, forse, se mi permettete, fermissima.
Avreste dovuto guardarla, forse non se l'aspettava, forse non si sarebbe mai aspettata che la mia prima dichiarazione sarebbe stata cosi: lei sotto di me, mezza nuda e bloccata dalle mie gambe, durante la nostra lotta a letto.
“Cosa mi hai detto?” chiese nuovamente, con lo stesso tono di voce.
Sembrava triste, aveva gli occhi dilatati, la bocca un poco socchiusa e mi fermai pure io a guardarla.
“Sei sempre così bella?” chiesi io.
Apparve il silenzio in quella stanza piccola e bianca, con il letto pieno di pieghe dopo una bella scena d'amore e con i nostri vestiti sparsi ovunque.
Lei rimase pietrificata, io la guardai ancora un volta e capii che quel gioco era finito.
Gli occhi, senza una vera spiegazione, mi appannarono la vista, lei cercò di dire qualcosa, ma non volevo.
Era veramente bellissima.
Volevo immortalare ancora una volta quel momento, ma la vista non me lo permetteva, le lacrime che si erano formate, non me lo permettevano e non volevo che mi vedesse debole per lei.
Scesi dal suo corpo, continuai a tenerle bloccate le mani dietro la schiena e cominciai a baciarle tutto il corpo.
Iniziando da non appena sotto le coppe del reggiseno, prendendone uno in mano e scendendo verso il suo essere, facendola poi diventare mia.
Era mia, sentivo il suo corpo venire in contro al mio e la musica era rincominciato.
Avevo voglia di lei.
Era così bella che quella volta, mentre facemmo l'amore, i suoi occhi che osservavo da più vicino, si riempirono di lacrime un paio di volte e mentre lei mi sorrideva, l'amavo sempre di più.
—  ricordounbacio
Lo specchio andava sistemato meglio. In quella posizione non piaceva né a sé , né a lei, perché inquadrava gran parte della stanza e del comodino, trascurando il protagonista dell’immagine: colui che si specchiava.
Scarlett era una ragazzina di appena diciassette anni. Profondi occhi azzurri, più vicini all’indaco, con screziature color ruscello attorno all’iride e venature rosse evidenti.
Rossi erano anche i capelli, bronzei e ricci, ricadenti lungo la schiena, sino alle scapole .
Lentiggini sul volto, dal naso alle guance, una lentiggine per ogni capriccio e per ogni pensiero.
Un fisico minuto e magrolino, gusti liberi e aperti.
Scarlett odiava gli specchi.
Tuttavia, quel giorno restava lì ferma, sistemandolo meglio nella stanza e ruotandolo.
“Così ti piace?”
“No. Sei incapace anche a posizionare uno specchio.”
Eleanor, voce profonda e dura, mascolina e graffiante. Acida. Una dose di cattiveria innata.
Eleanor amava gli specchi, poiché sosteneva che era solamente nel momento in cui riusciva a guardarsi nello specchio che vedeva la vera lei.
“E così?” chiese ancora Scarlett, risistemandolo al meglio.
“Credi che se mi piacerà come lo hai messo, potrai finalmente truccarti in santa pace come una puttanella per lui?” una risata riempì la stessa, rimbombò sulle pareti grigie come il silenzio quando si è soli.
“Perché non esci, Eleanor?”
“ E dove andrei, suvvia?! E’ divertente vedere con quanta cura scegli i tuoi vestitini, ti profumi e ti trucchi per apparire bella ai suoi occhi. Sei così debole e poco sicura di te che non pensi di essere alla sua altezza, è per questo che impieghi ore a prepararti. Prendi un abito, lo posi, lo cambi, lo butti via, ne prendi un altro. Faresti impazzire chiunque.” Ancora quella risata snervante, da far gelare il sangue.
“Io lo amo. E’ questo il motivo. E voglio che quando mi veda, provi piacere. L’occhio desidera sempre la sua parte.” Ribatté Scarlett, forte, continuando a fissarsi nello specchio adesso, senza più badare all’altra, truccandosi.
Quella tacque per un po’, poi riprese ininterrottamente e con violenza.
“Tu lo ami …” scimmiottò la voce  di lei, e rise, rise profondamente. Ogni nota di quella risata era una pugnalata profonda per Scarlett, che sbagliò anche a mettersi la matita, tanto che la mano dal nervosismo le tremava.
“Sì, lo amo. E non credo che il tuo giudizio possa influire in qualche modo sui sentimenti che provo per lui. Non ho bisogno di te adesso. Non ho bisogno di te, né ora, né mai. Vattene, Eleanor.” Raccolse la forza che aveva dentro di sé e si scostò dallo specchio.
Scarlett odiava gli specchi e aveva smesso di guardarsi, dando al vetro le spalle e appoggiandosi al letto.
Lo sguardo perso rivolto alla coperta dai motivi floreali.
“Manca poco … ancora devi metterti il vestitino. Queste mutandine gli piaceranno? Ma poi cosa fai … stupida! Prima ti trucchi e poi ti vesti? E pretendi anche di piacergli? Dovresti fare una dieta, magari … cara Scarlett.”
“ E tu dovresti fare silenzio. Va’ via.” Sospirò profondamente, si portò le mani alla testa.
“ Ma dove posso mai andare se vado via da te? Su … metti queste, a lui piace il rosso.”
Scarlett fissò gli slip rossi, li infilò e agganciò anche il reggiseno, provò a guardarsi nuovamente nello specchio.
Eleanor amava gli specchi.
“Il reggiseno dello stesso colore. Il rosso è eccitante.” Ancora quella voce, ancora un pizzico allo stomaco. Ancora Scarlett abbassò la testa sul vetro dello specchio, chiudendo gli occhi e trattenendo le lacrime.
“VA’ VIA … ELEANOR” le urlò forte, voltandosi e battendo una mano sul comodino tanto da ferirsi con lo spigolo.
“Nonò, io resto qui. Non puoi farcela senza di me. Tu sei debole.”
“Io non sono debole.” Continuò la ragazza dai capelli rossi, infilandosi il vestitino nero, e uscendo dalla stanza, verso il bagno.
“Lì è pieno di specchi.” La voce di lei non smetteva mai di seguirla.
Eleanor accompagnava Scarlett in ogni momento della giornata, la sua voce la perseguitava come il più inquietante degli incubi.
“Io li odio gli specchi.”
“Io li amo invece, Scarlett … non vedi come sono bella dentro questo vetro?”
Lei fissò lo specchio e la figura di Eleanor, che assaggiava le sue stesse fattezze, spintonandola per potersi guardare meglio.
La lasciò fare, attendendo un’altra mezz’oretta, prima di chiudere la casa a chiave e scendere.
“Non mi chiuderai lì dentro. Verrò pure io, magari me ne resto in disparte. Magari faccio amicizia con lui. Magari gli piaccio più io.”
“Sei una mezza troia.”
“Può darsi …” rispose Eleanor. “ Ma sicuramente questa parte di te piace di più agli uomini.” Una risatina quando Scarlett si fermò ad osservarla, sospirando profondamente, con rinnovata forza e rabbia. “O meglio … di noi.” Continuò incessantemente, così per tutto il tragitto.
Un battibecco che sembrò durare anni, un botta e risposta fra le due, fino a che Scarlett non arrivò con le orecchie consunte dalle chiacchiere dell’altra al luogo dell’appuntamento.
Eleanor si allontanò volutamente, lasciando che Scarlett incontrasse il ragazzo per cui aveva impiegato mezza giornata a prepararsi: Vincent.
Vincent era parecchio alto, un fisico longilineo e tonico, capelli castani, occhi color oliva, pelle scura.
La strinse in un forte abbraccio quando la vide e lei poggiò la testa sul suo petto, respirando pesantemente.
“Tutto bene?”
“Sì, Vin.” Mugolò lei, frastornata da quel calore e dal rumore del cuore di lui, lento e calmo, a differenza del proprio, veloce ed irrequieto.
Le guance avevano assunto il colore dei capelli, la bocca si era impastata e le tempie avevano iniziato a pulsare.
Era il momento in cui aveva smesso di pensare ed era rimasta a guardare l’altro, senza più spiccicare una parola sensata.
“Mi sembri scossa …” le disse lui, adesso più serio e attento, corrugò le sopracciglia in una smorfia e cercò i fianchi dell’altra con le proprie mani.
“Tu … tu mi ami, Vin?” disse lei tutto d’un fiato, senza rimpianti e senza rimorsi. Come se quelle parole fossero l’ultimo ossigeno a lei datole, consumandole con piacere, facendo un passo in avanti e cercando gli occhi verdi del ragazzo, le proprie mani sul suo petto, la mascella tremolante, il respiro ormai assente, un’apnea di emozioni e di pensieri. Di Eleanor solamente l’eco lontano, adesso.
Lui sorrise, le strinse ancora la testa contro il proprio petto, respirò a sua volta profondamente, fissando il vuoto.
“Certo che ti amo, Scar. Non dubitarne mai.”
Fu il momento in cui si lasciò cadere. Si abbandonò ad ogni culla di piacere e calore, all’abbraccio di lui, alle cure di lui, agli occhi di lui, alle labbra di lui.
Divenne lui e con lui fu sé stessa, poiché era solo quello il momento in cui riusciva ad essere quello e nient’altro che quello, se non amore e libertà.
“Va’ via.” Pronunciò a voce bassissima, fra sé e sé, così che lui non potesse sentirla.
Non c’erano specchi, Scarlett odiava gli specchi e senza potersi riflettere, Eleanor esisteva solamente negli antri più reconditi ed impauriti di Scarlett, invasi ora dalla luce delle parole di Vincent.
Eleanor era andata via.
—  Davide Avolio - Io, me e Vincent
Lei alzò il bicchiere.
“Facciamo un brindisi.”
“A che cosa?”
Sembrava perplesso.
“A noi due.”
Ci fu un attimo di silenzio.
“Ma non stiamo insieme da mesi, lo sai, vero?”
Lei rise: “Pensi che non sappia che ci siamo lasciati? Intendo, facciamo un brindisi a noi che non esistiamo più.”
“Sei fuori di testa.”
“Pensavo lo sapessi già.”
Si scambiarono uno sguardo. Un piccolo e timido sorriso.
“D'accordo, brindiamo.”
“Benissimo. A noi due. Ai nostri insulti e alle nostre risate. Per tutte le volte che ci siamo urlati contro e per tutte le volte che avrei voluto strozzarti, per tutte le volte che mi hai sbattuto la porta in faccia lasciandomi sola. Alla nostra intensa e disperata storia d'amore impossibile.”
Ci fu un attimo di silenzio.
“Altro?”
“Sì. Ci sto pensando. Non mettermi fretta.”
“Figurati, fai con calma.”
“Ecco, ci sono. Un brindisi a noi, per tutte le volte che sei tornato indietro, per tutte le volte che ti ho raggiunto. Per tutti i sorrisi e i baci, per tutti i momenti felici che sembrano di un'altra vita e sembrano appartenere ad altre persone, talmente diverse da ciò che siamo adesso che non riesco più a vedere me stessa nella donna che ero con te. E tu riconosci nell'uomo che sei adesso quello che eri con me?”
Le sorrise: “No.”
Sorrise anche lei: “Siamo pari.”
“È un bel brindisi.”
“Sono contenta che ti piaccia.”
Ci fu del silenzio, entrambi impegnati a bere e a pensare.
“Lui passerà a prendermi tra poco.”
“Sa di me?”
“Lei sa di me?”
“No.”
“E allora.”
“Hai ragione.”
“Come sempre.”
“Dove sei stata dopo noi?”
Si passò una mano tra i capelli: “Un po’ di qua e un po’ di là. Poi ho incontrato lui e siamo andati in giro insieme.”
“Non ti interessa sapere dove sono stato io?”
“No. Non mi interessa proprio niente dei tuoi percorsi.”
“Sei sempre carina, tu.”
“Devo andare.”
“È arrivato?”
“Ho sentito la macchina.”
“Come fai a sapere che è la sua?”
Gli occhi della ragazza si illuminarono: “Lo riconosci subito un rumore di casa.”
“E io” le chiese timidamente: “io che rumore sono per te?”
Lo sguardo di lei si addolcì e gli fece una carezza: “Sei solo il rumore di un sogno infranto, lo sai. Di un passato talmente lontano da apparire irraggiungibile persino nei ricordi.”
“Mi dispiace.”
“Non farlo. Stammi bene. Abbi cura di te.”
“Lo farò.”
“Bene. Buonanotte, vai piano in macchina.”
“Non ti smentisci mai.”
“Non c'è più un noi ma io sono sempre io, in fondo.”
Un sorriso mentre la guardava scendere le scale.
“Buonanotte.”
“Addio.”
— 

“..Sei solo il rumore di un sogno infranto, lo sai.”

-Le rare cose belle che trovi su Facebook..

–Siamoilcentrodelnostrouniverso

Lei si volta di scatto, e per un istante imbarazzato me ne resto lì ad arrossire.[…] Ma non posso controllare il mio imbarazzo. Lei è bellissima - viso a forma di cuore, labbra carnose, occhi beffardi.[…] Anche lei era arrossita
—  Red Rising, il canto proibito
Ero così ubriaco che mi ricordavo solo il suo nome.
Presi la bottiglia di vino che tristemente stavo bevendo da solo e le scrissi.
“sei sveglia?”
Non la sentivo da tanto, non la vedevo da molto di più di e non sorridevo per lei dall'ultima volta che mi sono scolato una bottiglia di vino, esattamente come ora.
“Si” mi rispose, non era una risposta da persona arrabbiata, non era nemmeno felice, era un'affermazione indifferente.
Le stavo rispondendo qualcosa, che non ricordo con precisione, ma so che cancellai tutto e la chiamai direttamente.
Era una video chiamata, ma non mi rispose.
“Sono a letto, i miei dormono, non posso parlare”
“Non serve che parli, ti parlo io”
Forse non avrei mai dovuto chiederglielo, ma accettò.
La chiamai una seconda volta e lei rispose.
Il tempo, da quando accettò fino a quando non vidi il suo volto,  mi sembrava infinito.
Cercavo una posizione nel buio, per non sembrare troppo ubriaco o stupido, il fatto era che, non c'era un filo di luce e di conseguenza non mi riuscivo nemmeno a vedere.
Appena rispose il mio volto s'illuminò e accadde lo stesso col suo.
La guardai e nulla, mi fermai a guardarla e basta.
Avevo così tante emozioni dentro che non sapevo cosa dire, cosa fare, se nascondermi, se buttarle giù, niente.
Mi guardò e non disse nulla neppure lei.
Così bevvi un sorso dalla bottiglia nell'indecisione e lei rise, non se l'aspettava probabilmente, non s'aspettava che stessi bevendo.
Tornò il silenzio subito dopo, ma questa volta non sembrò un'eternità.
Era come sempre: lei, io e il tempo che vola.
“Sei bellissima, lo sai?” le dissi, con non so quale coraggio, probabilmente grazie all'alcool.
Mi sorrise, ma non rispose.
“Dovresti guardarti: sei piena di sonno, col pigiama, senza trucco, eppure per me, rimani sempre la stessa principessa di sempre.”
“Maledetto alcol” pensai e bevvi un altro sorso dalla bottiglia.
“Ricordo quando mi facevi aspettare fuori da camera tua, che finivi di prepararti col trucco e ora guardati, semplicemente te,  semplicemente più bella.”
Sei bellissima, lo sai?“ ripetei infine.
Lei non rispose, si limitò a sorridere.
Chissà se avesse voluto rispondere, in fin dei conti non la sentivo da tantissimo tempo e magari si sentiva a disagio con tutti questi compliementi senza ragione.
Eppure era veramente bellissima, l'avrei voluta con me, però c'erano quei problemi, chiamati anche chilometri di troppo, che rovinavano tutto come sempre.
Esattamente c'e: un mare, tre Stati e un migliaio e mezzo di chilometri, o poco più, che ci dividono.
Dopo questo pensiero detti un'altra scolata dalla bottiglia.
"Smettila scemo” disse con tono bassissimo, ma dolce.
Sorrisi io questa volta, mi mancava la sua voce, mi mancava tutto di lei.
“E se ti dicessi che mi manchi? Mi rideresti in faccia? Forse avresti anche ragione, ma prova a pensare anche a me: sei sparita dalla mia vita così, da un giorno all'altro, sei sparita per far del bene a me. Quando l'unico bene di cui avevo bisogno era il tuo sostegno.
Ora non ci sei più, ma sorso dopo sorso, torni continuamente a bussare alla mia testa. Mi manchi, ma non lo sai.” le dissi con voce triste, quasi stanca di soffrire.
“Ho fatto tutto questo per te, ti ho lasciato andare per te stesso, ma non pensare che io stia molto meglio, mi manchi anche tu e tanto credimi, ti vorrei qui anche io, ma non è semplicemente possibile..” rispose.
Tornò il silenzio.
“Tu sei li e io qui, quando tornerai fra poco, magari ne potremmo riparlare e sistemare le cos…” ma la interruppi.
“Io non tornerò.” risposi con voce ferma, senza emozioni.
“Mi hanno preso all'Università qui, io non torno. Sono mesi che provo a dirtelo, ma tu trovavi sempre un modo per evitarmi ed io evidentemente, non troppo coraggioso, avevo bisogno di una bottiglia di vino o quasi per riuscire a dirtelo… Scusami..” dissi infine, come se la mia vita fosse un senso di colpa.
Ripeté la stessa cosa che fece quando le dissi che sarei partito per l'estero, si mise a piangere.
Era forte, si vedeva che si sforzava nel non piangere, aveva gli occhi lucidissimi, ma probabilmente, a causa di quella bottiglia che io stavo bevendo, lei si sentiva debole, come me.
Nel suo essere fragile, a me, sembrava ancora più bella.
“Sei bellissima, lo sai?” ripetei per la terza ed ultima volta.
Lei mi sorrise, con le lacrime agli occhi e io mi sentii a casa.
Non  so spiegarvelo, ma sembrava quasi che avessimo trovato un accordo, non so di che tipo e non so con quali clausole, ma dopo quella notte, dopo quella video chiamata, lei sparì dalla mia vita e io dalla sua, definitivamente.
E ora, a distanza di un anno da quella video chiamata, per la terza volta, con la terza bottiglia di vino, sorso dopo sorso, vedo lei e mi domando: E se non  avessi mai aperto la seconda bottiglia, lei dove sarebbe?
Capendo, che resterà per sempre con me.
—  ricorodunbacio (Buonanotte principessa)
LUI E LEI.

“-Ti sei fatta crescere i capelli.
-Così pare.
-Ce li avevi corti quando stavi con me.
-Lo so.
-Stai bene, comunque.
-Grazie.
-Sei proprio bella.
-Non dovresti dirmelo. Sono la tua ex.
-Posso dirtelo. Ti ho amato.
Sul suo viso comparve una smorfia:-Mi hai amato solo perché sono bella?
-No, affatto. Ti ho amato perché… in realtà non lo so perché.
-Come sarebbe a dire che non sai perché?
-Che tu eri… non lo so.
Ci fu un attimo di silenzio, poi lei finalmente sorrise:-Io ti amavo. Tu non l’hai mai capito ma io ti amavo.
-Tu non me l’hai mai detto.
-Hai ragione. Ti ho detto molte altre cose ma non quella.
-Mi hai detto che ero un coglione, che ti trattavo male, che ero immaturo…
Sbuffò:-Dio mio, lo sai che non lo pensavo davvero.
-E che pensavi davvero?
-Che eri fantastico. Avevi quel modo tutto tuo di vedere le cose e io amavo quel tuo modo di vedere le cose. Eri adorabile quando mi sorridevi dall’altra parte della strada e quando mi accarezzavi la guancia appena mi vedevi giù di morale. Eri dolcissimo quando mi permettevi di stare tra le tue braccia e sai io odiavo sentirmi piccola ma quando mi stringevi mi sentivo minuscola e stavo comunque benissimo nei tuoi abbracci ed eri straordinario quando stavi ad ascoltare le mie paturnie sconnesse come stai facendo ora…
Si fermò per un istante con le lacrime agli occhi, poi lo guardò e la voce le tremava mentre pronunciava quelle parole:-E come ora mi sorridevi. Solo che poi mi baciavi e mi dicevi che andava tutto bene.
Fu un attimo. Un attimo in cui lui si sporse dall’altra parte del tavolo e la baciò.
E le disse:-Va tutto bene.
Lei fece un respiro profondo.
-Non avresti dovuto farlo. Sono la tua ex.
-Sai perché ti ho amato?
-No.
-Perché era impossibile non farlo. Eri qualcosa che non riuscivo a capire e quando ci provavo mi perdevo. E quando mi perdevo trovavo i tuoi occhi e loro mi guardavano sempre con un amore sconfinato, non importava quanto io fossi stronzo o quanto ti facessi incazzare o piangere, i tuoi occhi continuavano sempre ad amarmi. Io ti amavo perché eri forte, piccola. Tu pensavi sempre che fossi io a proteggere te e invece eri tu a proteggere me. Io non ti ho mai protetto. E tu non hai idea… non hai idea di quante volte mi sono odiato. Mi sono odiato tutte le volte in cui non ti difendevo e non ti dicevo di amarti. Tu non mi dicevi di amarmi ma io sapevo che mi amavi. Io non ti dicevo di amarti ma ti amavo. Tu lo sapevi?
Il sorriso della ragazza era triste:-No.
-Ma ti amavo. Davvero.
-Se l’avessi saputo non mi sarei arresa con te.
-Quindi adesso saremmo ancora insieme?
-Io sono ancora con te.
-Ma stai con lui.
-E tu stai con lei.
-Ma sono con te.
Lei sospirò:-Non fa niente. Siamo andati oltre il nostro amore.
-Non lo so. Siamo ancora qui.
-Non siamo più quelli che eravamo.
-Hai ragione. Hai i capelli più lunghi.
Finalmente lei rise. E lui non riuscì a non dirglielo:-Il tuo sorriso è sempre lo stesso, però.
Il suo sguardo si fece serio in quello di lui:-Anche la tua capacità di farmi sorridere è sempre la stessa.
-Vuoi sapere la verità?
-Sì.
-Anche il mio amore per te è rimasto lo stesso.
-Vuoi sapere la verità?
-Sì.
-Li vedi i miei occhi?
Si guardarono.
-Li vedo.
-Non lo capisci?
-Che cosa?
-Hai detto che ti guardavano con un amore sconfinato.
-Sì.
-Neanche loro sono cambiati. Ti stanno guardando ancora così”

Lei alzò il bicchiere.
“Facciamo un brindisi.”
“A che cosa?”
Sembrava perplesso.
“A noi due.”
Ci fu un attimo di silenzio.
“Ma non stiamo insieme da mesi, lo sai, vero?”
Lei rise: “Pensi che non sappia che ci siamo lasciati? Intendo, facciamo un brindisi a noi che non esistiamo più.”
“Sei fuori di testa.”
“Pensavo lo sapessi già.”
Si scambiarono uno sguardo. Un piccolo e timido sorriso.
“D'accordo, brindiamo.”
“Benissimo. A noi due. Ai nostri insulti e alle nostre risate. Per tutte le volte che ci siamo urlati contro e per tutte le volte che avrei voluto strozzarti, per tutte le volte che mi hai sbattuto la porta in faccia lasciandomi sola. Alla nostra intensa e disperata storia d'amore impossibile.”
Ci fu un attimo di silenzio.
“Altro?”
“Sì. Ci sto pensando. Non mettermi fretta.”
“Figurati, fai con calma.”
“Ecco, ci sono. Un brindisi a noi, per tutte le volte che sei tornato indietro, per tutte le volte che ti ho raggiunto. Per tutti i sorrisi e i baci, per tutti i momenti felici che sembrano di un'altra vita e sembrano appartenere ad altre persone, talmente diverse da ciò che siamo adesso che non riesco più a vedere me stessa nella donna che ero con te. E tu riconosci nell'uomo che sei adesso quello che eri con me?”
Le sorrise: “No.”
Sorrise anche lei: “Siamo pari.”
“È un bel brindisi.”
“Sono contenta che ti piaccia.”
Ci fu del silenzio, entrambi impegnati a bere e a pensare.
“Lui passerà a prendermi tra poco.”
“Sa di me?”
“Lei sa di me?”
“No.”
“E allora.”
“Hai ragione.”
“Come sempre.”
“Dove sei stata dopo noi?”
Si passò una mano tra i capelli: “Un po’ di qua e un po’ di là. Poi ho incontrato lui e siamo andati in giro insieme.”
“Non ti interessa sapere dove sono stato io?”
“No. Non mi interessa proprio niente dei tuoi percorsi.”
“Sei sempre carina, tu.”
“Devo andare.”
“È arrivato?”
“Ho sentito la macchina.”
“Come fai a sapere che è la sua?”
Gli occhi della ragazza si illuminarono: “Lo riconosci subito un rumore di casa.”
“E io” le chiese timidamente: “io che rumore sono per te?”
Lo sguardo di lei si addolcì e gli fece una carezza: “Sei solo il rumore di un sogno infranto, lo sai. Di un passato talmente lontano da apparire irraggiungibile persino nei ricordi.”
“Mi dispiace.”
“Non farlo. Stammi bene. Abbi cura di te.”
“Lo farò.”
“Bene. Buonanotte, vai piano in macchina.”
“Non ti smentisci mai.”
“Non c'è più un noi ma io sono sempre io, in fondo.”
Un sorriso mentre la guardava scendere le scale.
“Buonanotte.”
“Addio.”
-Ti sei fatta crescere i capelli.
-Così pare.
-Ce li avevi corti quando stavi con me.
-Lo so.
-Stai bene, comunque.
-Grazie.
-Sei proprio bella.
-Non dovresti dirmelo. Sono la tua ex.
-Posso dirtelo. Ti ho amato.
-Sul suo viso comparve una smorfia:-Mi hai amato solo perché sono bella?
-No, affatto. Ti ho amato perché… in realtà non lo so perché.
-Come sarebbe a dire che non sai perché?
-Che tu eri… non lo so.
Ci fu un attimo di silenzio, poi lei finalmente sorrise:-Io ti amavo. Tu non l’hai mai capito ma io ti amavo.
-Tu non me l’hai mai detto.
-Hai ragione. Ti ho detto molte altre cose ma non quella.
Mi hai detto che ero un coglione, che ti trattavo male, che ero immaturo…
Sbuffò:-Dio mio, lo sai che non lo pensavo davvero.
-E che pensavi davvero?
-Che eri fantastico. Avevi quel modo tutto tuo di vedere le cose e io amavo quel tuo modo di vedere le cose. Eri adorabile quando mi sorridevi dall’altra parte della strada e quando mi accarezzavi la guancia appena mi vedevi giù di morale. Eri dolcissimo quando mi permettevi di stare tra le tue braccia e sai io odiavo sentirmi piccola ma quando mi stringevi mi sentivo minuscola e stavo comunque benissimo nei tuoi abbracci ed eri straordinario quando stavi ad ascoltare le mie paturnie sconnesse come stai facendo ora…
Si fermò per un istante con le lacrime agli occhi, poi lo guardò e la voce le tremava mentre pronunciava quelle parole:-E come ora mi sorridevi. Solo che poi mi baciavi e mi dicevi che andava tutto bene.Fu un attimo. Un attimo in cui lui si sporse dall’altra parte del tavolo e la baciò.
E le disse:-Va tutto bene.
Lei fece un respiro profondo.-Non avresti dovuto farlo. Sono la tua ex.
-Sai perché ti ho amato?
-No.
-Perché era impossibile non farlo. Eri qualcosa che non riuscivo a capire e quando ci provavo mi perdevo. E quando mi perdevo trovavo i tuoi occhi e loro mi guardavano sempre con un amore sconfinato, non importava quanto io fossi stronzo o quanto ti facessi incazzare o piangere, i tuoi occhi continuavano sempre ad amarmi. Io ti amavo perché eri forte, piccola. Tu pensavi sempre che fossi io a proteggere te e invece eri tu a proteggere me. Io non ti ho mai protetto. E tu non hai idea… non hai idea di quante volte mi sono odiato. Mi sono odiato tutte le volte in cui non ti difendevo e non ti dicevo di amarti. Tu non mi dicevi di amarmi ma io sapevo che mi amavi. Io non ti dicevo di amarti ma ti amavo. Tu lo sapevi?
Il sorriso della ragazza era triste:-No.
-Ma ti amavo. Davvero.
-Se l’avessi saputo non mi sarei arresa con te.
-Quindi adesso saremmo ancora insieme?
-Io sono ancora con te.
-Ma stai con lui.
-E tu stai con lei.
-Ma sono con te.
Lei sospirò:-Non fa niente. Siamo andati oltre il nostro amore.
-Non lo so. Siamo ancora qui.
-Non siamo più quelli che eravamo.
-Hai ragione. Hai i capelli più lunghi.
Finalmente lei rise. E lui non riuscì a non dirglielo:-Il tuo sorriso è sempre lo stesso, però.
Il suo sguardo si fece serio in quello di lui:-Anche la tua capacità di farmi sorridere è sempre la stessa.
-Vuoi sapere la verità?
-Sì.
-Anche il mio amore per te è rimasto lo stesso.
-Vuoi sapere la verità?
-Sì.
-Li vedi i miei occhi?
Si guardarono.
-Li vedo.
-Non lo capisci?
-Che cosa?
-Hai detto che ti guardavano con un amore sconfinato.
-Sì.
-Neanche loro sono cambiati. Ti stanno guardando ancora così.
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Quel dì sarebbe entrata alle 10 a scuola, mancava la prof. Ne approfittò per andare nella libreria vicino scuola, il suo mondo. Iniziò ad amare non appena entrò alla Feltrinelli. Quella che lei respirava lì dentro era aria pura, quello che provava, amore. Fra quei libri si sentiva al sicuro, a casa. Iniziò a sfogliarne uno, per poi prenderne un altro, e un altro ancora. Tra gli scaffali c'era un ragazzo che la osservava. Era un tipo strano, jeans strappati, berretto grigio e una felpa dai mille colori, cuffie nelle orecchie e skateboard sottobraccio. Guardava quella ragazza con i jeans neri e il maglione blu notte, gli anfibi in cuoio e lo zainetto dello stesso colore. La osservava mentre faceva l'amore con i libri che toccava, leggeva nei suoi occhi l'amore verso ciò che guardava. Desiderava che quegli occhi guardassero lui in quel modo, voleva essere amato come quei libri, ma da lei. Erano le 09.30 e la ragazza si affrettò a pagare i libri che aveva deciso di prendere, per poi dirigersi con calma verso scuola. Non appena uscì dalla Feltrinelli si sentì chiamare con un semplice ‘Hey’, si voltò e vide di fronte a lei un ragazzo alto, molto alto, con degli occhi color del ghiaccio e dei capelli nascosti da un berretto grigio, ma poteva benissimo vedere il nero corvino di quei capelli. Le stava porgendo un libro, mentre la guardava fisso negli occhi. Ora poteva cogliere ogni piccola sfumatura di quegli occhi, ma lui già sapeva che quelli erano occhi capaci di amare, lo aveva visto poco prima. Lei automaticamente gli sorrise, poi disse: 'Oh, non è mio questo libro, i miei sono qui’ e gli mostrò il sacchetto che aveva in mano, celando un sorriso timido. 'Lo so che non è tuo’, fece lui, 'ma è il mio libro preferito, e voglio che tu lo legga. Prendilo, ti prego, l'ho comprato apposta per te.’, disse il bel ragazzo, avvicinandosi alla ragazza e porgendole nuovamente il libro. Lei prese il libro fra le mani, ne accarezzò la copertina, poi lo strinse al petto. 'Grazie’ disse debolmente, come se quel libro le avesse rubato la voce. Il ragazzo le sorrise, e le disse di aprirlo. Lo fece, e dentro, alla prima pagina,trovò un bigliettino, con su scritte dieci cifre. Prese il foglietto fra le dita e sorridendo ci giocò un po’. Alzò lo sguardo e vide che lui la stava osservando, con un sorriso così bello, dipinto su quelle labbra così rosee. 'È..è il mio numero..’ balbettò lui imbarazzato. 'Lo avevo intuito’ sorrise la ragazza, 'ma tendo a non scrivere mai per prima ad una persona..’ aggiunse poi. Il sorriso del ragazzo si spense, ma lui restò forte, con quel dipinto sulle labbra. Stava per dire qualcosa, ma lei lo anticipò. 'Però se vuoi ti lascio il mio, di numero.. Così, magri se ti va..’ 'Non ho un foglio’ si affrettò a dire lui, come se quell'attimo potesse fuggirgli via. 'Aspetta..’, disse lei. Prese una penna dal suo zainetto in cuoio e alzò la manica della felpa al ragazzo. Lì scrisse il suo numero, sul suo avambraccio, e lui non poté fare a meno di ridere, suscitando l'ilarità anche in lei. Rimise la penna nello zaino, guardò la sua piccola 'opera’ soddisfatta, e esclamò: 'Caspita, erano anni che desideravo farlo!’. I due si guardarono un'attimo negli occhi, e poi in sincrono scoppiarono a ridere. O forse a vivere, chissà.

9.45 'Mi dispiace, ora devo andare a scuola.. Grazie mille per il libro, lo leggerò.’, disse lei, iniziando ad allontanarsi. Il ragazzo la guardava mentre quel suo piccolo sogno si stava lentamente allontanando. Ma poi la vide bloccarsi, girarsi verso di lui e tornare indietro, con una piccola accelerazione del passo, che gli fece intuire che non amava correre. In un secondo sentì il cuore di lei battere sul suo petto. La sua mano toccò leggermente la barba di lui, infine le sue labbra si posarono lentamente e delicatamente su quella bocca che aveva ammirato fino a poco prima come se un dipinto. Lui rimase immobile, poi le sfiorò i fianchi, ma non fece in tempo a stringerla a se, che lei arretrò di un passo. 'Perdonami, é che non voglio rimpianti, ma solo ricordi.’ Queste furono le parole di lei, parole che nella testa del bel ragazzo entrarono a fatica, tanto era scosso da quel bacio. Le sorrise. 'A che ora esci oggi da scuola, ragazza strana?’ 'Ah, io sarei quella strana? Guarda che sei tu che vai regalando libri alle sconosciute.. Comunque all'una.’, disse lei arrossendo per la sua sfacciataggine. 'Verrò a prenderti fuori scuola, allora, ragazza non strana.’ Lei rise a quell'affermazione, poi si voltò per andare a scuola, e dando le spalle al bel ragazzo alzò la mano per salutarlo. 'Come ti chiami?’ le urlò lui. 'A dopo!’ gli rispose lei.

Quella mattina al ragazzo dagli occhi ghiaccio si illuminarono gli occhi per la prima volta.

Quella mattina alla ragazza sorrise il cuore, forse, per la prima volta.

—  Em. (ci tengo alle cose scritte di mio pugno, anche se non sono un granché. Non cambiate la fonte, per favore.)