letteratura

L'anima, l'abbiamo detto, ha i suoi cicloni, vortici spaventosi in cui tutto si confonde, il cielo, il mare, il giorno, la notte, la vita, la morte, in una sorta di orrore inintelligibile. Il reale diventa irrespirabile. Si è schiacciati da cose a cui non si crede. Il nulla si è fatto uragano. Il firmamento s'è illividito. L'infinito è vuoto. Sì è nell'assenza. Ci si sente morire. Si desidera un astro. Che cosa provava Gwynplaine? Una sete: vedere Dea.
—  Victor Hugo, L'uomo che ride. Seconda parte “Per ordine del re”, libro nono “In rovina”, cap. I È attraverso l'estrema grandezza che si arriva all'estrema miseria
Io sono la periferia di una città inesistente, la chiosa prolissa di un libro non scritto. Non sono nessuno, nessuno. Non so sentire, non so pensare, non so volere. Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto una realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi.
—  Il libro dell'inquietudine, F. Pessoa
Perché forse io sono nato per perderti, ma per un attimo sono stato tutto.
Ci sono certi ieri, amore mio, che quando tornano sembrano oggi.