letali

L'amore non muore mai di morte naturale. Muore per abbandono, per cecità, per indifferenza, per averlo dato per scontato, per inanità, per non essere stato coltivato.
Le omissioni sono i più letali degli errori consumati.
—  Labellezzadellepiccolecose - (via labellezzadellepiccolecose.)

L'amore non muore mai di morte naturale. Muore per abbandono, per cecità, per indifferenza, per averlo dato per scontato, per inanità, per non essere stato coltivato. Le omissioni sono più letali degli errori consumati.

Anaïs Nin

Avete mai pensato a come potrebbe sentirsi una piccola e minuscola pianta d'ortica?
Disprezzata e detestata da tutti per la sua componente velenosa?
Avete mai pensato a cosa potrebbe provare, quando una mano la sfiora per sbaglio e successivamente si ritrae dolorante, maledicendo quella povera pianta per averla ferita?
Sola, abbandonata, fissata con disprezzo e classificata come “produttrice di orticaria, prurito”.
Sinceramente, l'ultima cosa che vorrei… è proprio essere un ortica.
Non vorrei assolutamente essere evitato, oppure estirpato da un posto per paura di essere causa di dolore per qualcuno.
Eppure capitano quelle volte, un cui ognuno di noi si sente un po’ Ortica.
Capitano quelle volte in cui non sappiamo quali siano i nostri errori, eppure la gente ci abbandona, ci lascia soli, e ci sta lontano per paura di ferirsi.
Capitano quelle volte in cui noi non siamo in grado di relazionarci con gli altri, perché le nostre idee, le nostre piccole foglioline che vorremmo usare per esprimerci, fanno male. Feriscono. E deludono.
Spesso le ortiche crescono sole, oppure vicino a piante di rovi, simili a loro, ma meno letali.
Perché il rovo graffia…e fa male solo per poco, ma l'ortica…
L'ortica invece lascia il segno, e rimane a lungo. Non ci accorgiamo nemmeno quando il dolore cessa, perché siamo troppo impegnati a pensare a quanto abbia fatto male.
—  Il Ragazzo Dolce
Ma tu mi ami?” - chiese Alice.
“No, non ti amo.” - rispose il Bianconiglio.
Alice corrugó la fronte e inizió a sfregarsi nervosamente le mani, come faceva sempre quando si sentiva ferita.
“Ecco, vedi?” - disse il Bianconiglio - “Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perchè non riesca a volerti almeno un po’ di bene, cosa ti renda cosí imperfetta, frammentata.
Proprio per questo non posso amarti. Perchè ci saranno giorni nei quali saró stanco, adirato, con la testa fra le nuvole e ti feriró. Ogni giorno accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione. Ma se non ti ami almeno un po’, se non crei una corazza di pura gioia intorno al tuo cuore, i miei deboli dardi si faranno letali e ti distruggeranno.
La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei impedito di amarti fino a che non avessi imparato tu per prima a sentirti preziosa per te stessa. Perció Alice no, non ti amo. Non posso farlo.
«Ma tu mi ami?» chiese Alice.
«No, non ti amo.» rispose il Bianconiglio.
Alice corrugò la fronte e iniziò a sfregarsi nervosamente le mani, come faceva sempre usando si sentiva ferita.
«Ecco, vedi? - disse il Bianconiglio - Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perché non riesci a volerti almeno un po’ di bene, cosa ti renda così imperfetta, frammentata. Proprio per questo non posso amarti. Perché ci saranno dei giorni nei quali sarò stanco, adirato, con la testa tra le nuvole e ti ferirò. Ogni giorno accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione. Ma se non ti ami almeno un po’, se non crei una corazza di pura gioia intorno al tuo cuore, i miei deboli dardi si faranno letali e ti distruggeranno.
La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei impedito di amarti fino a che non avessi imparato tu per prima a sentirti preziosa per te stessa. Perciò, Alice no, non ti amo. Non posso farlo.»
«Ma tu mi ami?» chiese Alice.
«No, non ti amo.» rispose il Bianconiglio.
Alice corrugò la fronte e iniziò a sfregarsi nervosamente le mani, come faceva sempre quando si sentiva ferita.
«Ecco, vedi? - disse il Bianconiglio - Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perché non riesci a volerti almeno un po’ di bene, cosa ti renda così imperfetta, frammentata. Proprio per questo non posso amarti. Perché ci saranno dei giorni nei quali sarò stanco, adirato, con la testa tra le nuvole e ti ferirò. Ogni giorno accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione. Ma se non ti ami almeno un po’, se non crei una corazza di pura gioia intorno al tuo cuore, i miei deboli dardi si faranno letali e ti distruggeranno.
La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei impedito di amarti fino a che non avessi imparato tu per prima a sentirti preziosa per te stessa. Perciò, Alice no, non ti amo. Non posso farlo.»
—  Itsmamacjta

A partire dalla seconda metà degli anni quaranta del ventesimo secolo, precisamente nel 1946, i bambini di Berlino inventarono un nuovo gioco.
Si chiamava “Komm, Frau!” che tradotto significa “vieni, donna!”
Avete presente i classici giochi in cui i bambini devono acchiappare le bambine? Ecco, era uno di questi. Ma con una fondamentale e terrificante variante.
I bambini maschi formavano una squadra e prendevano di mira una delle bambine, poi se riuscivano ad acchiapparla, gridavano “Komm, Frau!”, la buttavano a terra e la immobilizzavano. Poi uno di loro le si metteva sopra e simulava un atto sessuale.
Bambini di sei, sette, otto anni, che a quell'età non avrebbero dovuto avere la minima idea di cosa fosse uno stupro, si divertivano a simularlo.
Ma com'è possibile?, direte voi.
Beh, erano gli anni della guerra.
I bambini avevano inventato quel gioco perché avevano visto quello che facevano gli uomini dell'Armata Rossa alle donne tedesche. E l'unica cosa che i russi sapevano dire in tedesco era proprio “Komm, Frau!”
Ovviamente, i russi non erano gli unici a stuprare le donne. Lo facevano soldati di ogni nazionalità, era la guerra. Per fortuna, non tutti i soldati erano così. Non possiamo fare di tutta l'erba un fascio.

Questo brutto ma purtroppo vero aneddoto di storia, mi fa pensare molto.
Ancora oggi lo stupro è all'ordine del giorno.
Invece di progredire il mondo cammina costantemente all'indietro.
Sento frasi agghiaccianti come “lo stupro non è una violenza vera”, “forse all'inizio ma dopo la donna si calma”, “è tutto normale, dopo alla donna piace”, “se ti vesti così è ovvio che ho il diritto di stuprarti”.
Devo dire altro?
Per tornare agli anni quaranta… vorrei aggiungere che gli stupri spesso erano di gruppo e a volte anche letali. Duravano ore, gli uomini facevano a turno e quando finivano le donne potevano anche essere morte.
E anche se fosse stato un solo uomo a toccare una donna contro la sua volontà… a voi questa non sembra violenza vera?
Cos'è cambiato nei secoli?
Era così centinaia di anni fa, era così negli anni quaranta, è così anche oggi.
E vi sembra una cosa normale? Davvero vogliamo continuare a vivere in un mondo come questo? Un mondo in cui lo stupro è giustificato dal modo di vestire di una donna, in cui non è considerato una “violenza vera”?
Personalmente, la mia risposta è NO.
E quel gioco citato all'inizio, “Komm, Frau!”, non è che l'esempio che le nuove generazioni assimilano.
Quei bambini si divertivano a simulare una violenza, perché vedevano quei mostri all'opera ogni giorno, ed era per loro ormai la normalità.
Credete davvero che oggi le cose siano diverse? Se i ragazzini di adesso crescono in un mondo in cui lo stupro non è visto per quello che realmente è, una violenza fisica e psicologica, finiranno per scusarlo, accettarlo e forse anche praticarlo.

Dobbiamo aprire gli occhi, i nostri e quelli di chi non vuole vedere.
Non possiamo permetterci di far diventare lo stupro un gioco.
Non è un gioco.
È un atto mostruoso.

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Alle mie figlie da piccole ho sempre raccontato che da bambino ero stato mandato ad allenarmi nel tempio shaolin del Dragone Dorato ma che ero scappato perché mi faceva schifo fare colazione col riso. 

Io ho sempre avuto un’ammirazione incondizionata per i Monaci Shaolin e per il loro Wushu.

Mi era sempre rimasto il dubbio che tutte quelle mazzate di testa sulle tavole di legno, quei calci a ripetizione presi nelle palle e lo spezzare le lance facendo leva di gola sulla punta fosse una cosa molto scenografica a beneficio delle telecamere.

No.

Fin da bambini si automassacrano davvero nei modi più impensabili fino a rendersi praticamente indistruttibili e letali nel corpo a corpo.

Ma perché i miei non mi hanno spedito davvero nel Tempio del Dragone Dorato?