les marmottes

I negozi Tiger

I negozi Tiger (o Flying tiger) sono degli esercizi commerciali molto famosi e diffusi. Non so se in tutta Italia, però sono comunque estremamente diffusi: a Milano, per esempio, ce ne sono 47. Ogni tanto ci sono dei temi: i cactus, i fenicotteri, gli gnomi, il sale rosa dell’himalaya. Da Tiger c’è sempre tantissima gente che dice “andiamo a fare un giretto da Tiger”. Si entra da una parte e si esce da un’altra e non è uno di quei negozi dove puoi tornare indietro. Da Tiger devi seguire il flusso, perché altrimenti poi se vai al contrario interrompi l’ordine dell’universo e il tempo comincia ad andare al contrario e tuo nonno diventa tuo nipote e la trasmissione Luna Park, condotta ogni sera da un presentatore diverso, va ancora in onda. Nel negozio Tiger vendono degli oggetti di cancelleria che non consiglierei. Tutte le matite che ho comprato mi si sono sbriciolate in mano come se le matite fossero betulle e le mie mani marmotte. A volte ci sono dei bei quaderni e ogni volta che passiamo Moroso guarda quei cucchiaini misurini per fare i dolci e io ogni volta sono stanchissimo perché non è possibile che ogni volta dobbiamo stare trenta minuti davanti a quei cucchiaini misurini per fare i dolci. Uno non può andare a occhio? E poi basta con la farina nei dolci. Io sono stanco della farina. Ogni volta che uno fa un dolce la casa è piena di farina. Da Tiger ci sono un sacco di caramelle. Io prendo le mentine con la scatolina di latta e ogni volta che le offro alle mie colleghe queste chiedono Dove le hai prese? e io rispondo Nel negozio Tiger e questa scena di ripete ogni giorno tutti i giorni in un paradosso spazio-temporale. Oggi da Tiger abbiamo visto dei cactus di peluche bellissimi, io li volevo comprare, ma Moroso ha detto “non mi piace il vaso”. Ora non penso che a quei cactus di peluche per arredare la nostra casettina. LI VOGLIO, LI VOGLIO, STO IMPAZZENDO. Non faccio altro che pensare ai cactus di peluche e un po’ anche al fatto che domani si torna al lavoro e le mie colleghe mi chiederanno Dove hai preso le caramelle? e io farò quel sorrisino di cortesia perché sono come il Piccolo lord nella scena in cui va nel quartiere dei poveri a dare la zuppa e c’è quel rivolo di fiume sporco e i bambini ci giocano dentro perché bambini e colera vanno d’accordissimo in quel film.

Je veux réaliser un masterpost des pubs françaises qui nous ont le plus marquées et/ou qui ont eu un impact sur notre language et nos blagues.

Exemple: “Tu pousses le bouchon un peu trop loin, Maurice!”, Olivier de Carglass, Cerise de Groupama, la Marmotte et le papier alu…

Envoyez-moi les liens de celles auxquelles vous pensez afin de contribuer au masterpost!

L’anno della marmotta.

Camminare quando il sole scende mi permette di proseguire con uno dei miei hobby preferiti, ovvero spiare nelle case delle persone. Anche se sei per la strada, basta che si accendano le luci negli appartamenti per poter intravedere quello che succede. Non serve che appaiano dei protagonisti, spesso bastano pochi elementi per definire l’esistenza di chi vive all’interno. Ad esempio, c’è questa casa del tutto anonima che non appena si illumina rivela una flora che neanche fossero al centro di una foresta pluviale, piante e foglie ovunque, e ti domandi come possano muoversi senza un machete per andare al bagno. Guardo spesso le cucine e i quadri appesi, cerco un senso nella scelta delle tende. Poi però fa troppo freddo e torno a casa e mi domando se qualcuno guardi l’interno della mia ponendosi le stesse domande. Ovvio che no, io affaccio su un cortile interno e nessuno mi caga.
Alla cena dell’ufficio sono arrivato con mezz’ora di anticipo. Non ero sicuro di dove fosse il ristorante e volevo prendermela con calma. Unica consapevolezza: mi mancava il pane per la colazione del giorno dopo. Quello che adoro degli austriaci è la schiettezza quasi traumatica. Incrocio la mia collega più anziana poco distante dal luogo di incontro, dietro di lei un supermercato. La saluto e le dico “ciao siamo tutti e due in anticipo (ovvio imbarazzo) devo prendere del pane, perché non mi accompagni così stiamo assieme?” lei molto candidamente, davanti a questa mia superficiale richiesta di socializzazione risponde “no grazie, manca mezz’ora all’appuntamento, ci vediamo direttamente lì”. Ad una mia mite offerta di compagnia, ha risposto con onestà. Abbiamo attraversato la strada nel medesimo istante, un saluto formale, e ci siamo rivisti mezz’ora dopo, ostentando un rapporto. Ma vaffanculo testa di cazzo. Ho pensato ma non l’ho detto, perché anche io ero felice di andare a fare la spesa da solo. Mi piace girare per supermercati che non conosco alla ricerca delle minime differenze. Non mi piace avere qualcuno che mi porta dritto al mio obbiettivo finale, ovvero il pane, senza godere della mensile offerta sui biscotti allo zenzero. Però rimango offeso. Fottiti vecchia di merda. In ogni caso ti ringrazio di non essere venuta con me. Però perché mi sono sentito in obbligo di invitarla? Perché questo bisogno innato di condividere il tempo? Non me lo spiego ancora oggi e sono felice di questo.
Ho visto The Lobster, ve lo consiglio così come lo hanno consigliato a me. Se potessi scegliere di essere un animale mi farei trasformare in due marmotte. Non in una. Una marmotta dorme sei mesi l’anno. Se diventassi due marmotte che magari si stanno sul cazzo e aspettano che l’altro vada a dormire sarei in grado di dormire un anno intero in un anno e penso sia il programma più bello per il 2016.
Dicono che quando trovi una persona speciale diventi finalmente in grado di capire il significato delle canzoni, ciò che i cantanti volevano dire con quei testi musicati. Ma al tempo stesso, dato che capisco la profondità di quelle parole, io mi domando perché ti considero così speciale da farmi comprendere anche la profondità delle mie cazzo di bestemmie. Ma questo sono io, una persona semplice che passa la maggior parte del tempo ad usare la testa per pensare. Riconosco le mie colpe.
È Natale e la nonna si sta accartocciando sempre di più su se stessa. Siamo stati al matrimonio di mio zio recentemente. Il secondo matrimonio. Per il secondo matrimonio non vedo perché tu debba fare una festa con tanto di invitati. Hai fatto il primo, pieno di sfarzo, poi finisce ti rendi conto di come gira il mondo, se decidi di sposarti un’altra volta fallo con consapevolezza. Un invito su carta igienica per il meno distante Burger King. Però no, le persone devono manifestare i propri sentimenti. Crea equilibrio e li rende veri. Tipo le ragazze che hanno un social e io le seguo perché seguo la ragazza e poi si fidanzano e porca troia diventa un cazzo di susseguirsi di foto del proprio uomo che mi dico allora seguo lui. Però lo accetto, è amore. Ma quando l’amore non c’era ero felice delle tue foto in canottiera e mutande, Adesso sono felice per te ma se volessi vedere un barbuto che passa la maggior parte del tempo seminudo a giocare ai videogiochi farei una documetazione su me stesso. Comunque, eravamo in albergo. Un piano intero preso per tutti gli invitati. Mia nonna esce dalla stanza alle 8:15 per cercare mia madre, lascia la porta aperta, si avvia sul corridoio. Esco nello stesso momento e la vedo vagare senza meta. La sera prima era stata in camera di mia madre, doveva solo girare l’angolo per trovarla ma a pochi metri dalla sua stanza si è persa e ha dimenticato tutto. Mi ha visto e quasi non mi riconosceva. Si è messa a bussare a varie porte del piano, anche quelle occupate da estranei, dicendo Marì Marì Marì. Poi ha perso la speranza e ha deciso di ritornare nella sua, che era dietro di lei, ma era smarrita e ha proseguito senza vederla. L’ho presa sotto braccio, l’ho baciata, le ho chiesto dove volesse andare. Ha risposto da tua madre. Le ho detto che l’avrei accompagnata in camera sua ma ha opposto resistenza. Si ricorda ancora che sono uno che scherza sempre e prende in giro tutti. Le ho detto nonna non temere, a te adesso ti proteggo e basta, ti devi fidare di tuo nipote. Le ho chiesto di chi ti fidi tu? mi ha detto di Matteo. L’ho accompagnata in camera e si è seduta buona sul letto, Oggi se dal nulla le chiedi di chi ti fidi tu lei ti risponde ancora di Matteo e il mio cuore diventa così zuppo di sentimenti che vorrei essere ventiquattro marmotte e dormire dodici anni per sostenerlo.
Penso davvero troppo poco ultimamente. Per aumentare il tempo di riflessione ho deciso di andare in bagno senza il telefono. Se riflettiamo, quando si va per il piano B si ha tempo per stare con se stessi, se hai un telefono sei distratto. Così adesso lo lascio in camera e torno come quindici anni fa, a domandarmi gli ingredienti degli shampoo, come funzionino le tubatore dello scarico e il senso della vita. Ho bisogno di tempo per riflettere, vado in bagno senza cellulare. Poi però penso anche a quando ci andavo col telefono, alla sfilza di cuoricini che dispensavo perché avevo tempo da perdere e adesso non mi fido più di nessuno. Se mi arrivano tanti mi piace allo stesso momento ecco che visualizzo il/la responsabile sulla tazza del cesso impegnato a cagare sia me che altro. Un universo di affetto virtuale dispensato durante la cacca. Viviamo in una contemporaneità orribile. Se le marmotte dormono per sei mesi, la fanno nel letto? A che punto della repressione delle bestemmie sono arrivato se pur di non averti in testa penso alla regolarità intestinale delle marmotte?

Ma psy m'a expliqué que sortir de la dépression, c'est comme gravir une très haute montagne. Seul, on a tendance à regarder les gros cailloux sur le chemin, on a envie d'abandonner, de s'assoir sur le bord et de rester là. Mais si on relève un peu la tête, on voit de jolis papillons jaunes. Ils volent un peu partout, parfois seuls, parfois en groupe. Et ils donnent le sourire. Ils sont jolis ces papillons. Parfois, on retrouve un peu de courage. On a de bons bâtons qui nous aident à avancer, qui nous supportent. Et là, on peut commencer à chercher les marmottes. C'est pas facile à trouver une marmotte. Mais c'est vraiment joli. Alors ça vaut la peine de chercher, de se fatiguer un peu, même si parfois elles sont bien cachées et elles ne veulent pas se montrer. Et tout doucement, à force de suivre les jolis papillons, en cherchant les marmottes et en s'aidant de ses bâtons, on grimpe, on grimpe. Et on arrive au sommet de la montagne. Et la vue est magnifique. Quand on se retourne, on est fier de soi, et on se dit que ça valait la peine de monter, qu'on a bien fait de ne pas rester assis au bord du chemin.

youtube

This is the most CLASSIC french ad ever. 

sakikothealien  asked:

Bonjour Em ! J'ai un ami espagnol qui m'a demandé si on avait des blagues intraduisible, genre si tu les traduit elle sont plus drôle. J'en connais pas (probablement pcq je suis une nouille en blague) a part ceux qui inclue un jeu de mot... Est ce que part hasard tu en aurais ?

La quasi-totalité des blagues du film La CIté de la Peur, ce qui en fait l’un des films français les plus drôles mais aussi intraduisible et complètement obscur pour qui quiconque dont le français n’est pas la langue maternelle. 
Tu as également toutes les blagues qui font référence à la culture populaire ou à un nom propre. Du style : 

“Il habite un Gaymard”, “Un emploi du temps à la Dati”, “travailler moins pour gagner moins”, “mangez des pommes”, “couille molle”, “flamby”… pour ce qui est de la blague politique.  

Tout ce qui sort des pubs aussi, comme “Mon cul, c’est du poulet”, “Y’a pas marqué la Poste”, “Mais pourquoi est-il si méchant ?”, “Et la marmotte met le chocolat dans le papier d’alu…” “Tu pousses le bouchon un peu trop loin Maurice”, “C’est le jeu, ma pauv’ Lucette”, “Tu peux te brosser Martine”, “Nous n’avons pas les mêmes valeurs…” et j’en passe des vertes et des pas mûres. (Pun intended :p)

Et l’usage aux prénoms anciens qui est quand même un très gros réflexe humoristique français : Jacqueline, Micheline, Thérèse, Jacquot, Dédé…