les bank

“He tried to read an elementary economics text; it bored him past endurance, it was like listening to somebody interminably recounting a long and stupid dream. He could not force himself to understand how banks functioned and so forth, because all the operations of capitalism were as meaningless to him as the rites of a primitive religion, as barbaric, as elaborate, and as unnecessary. In a human sacrifice to deity there might be at least a mistaken and terrible beauty; in the rites of the moneychangers, where greed, laziness, and envy were assumed to move all men’s acts, even the terrible became banal.”
- Ursula K. Le Guin, The Dispossessed

Cellulari istituzionali per porno e scommesse. 8 milioni di danni
Dal 2012 al 2017 lo Stato ha speso 7,7 milioni di euro per coprire i costi di chiamate a numeri speciali con addebito, per servizi di intrattenimento via sms e mms, per i servizi interattivi sulla Rete.

8 milioni a danno dello Stato italiano. Di cosa parliamo? Dell’utilizzo dei cellulari istituzionali, quelli utilizzati da politici nazionali e locali, da amministratori pubblici per un totale di ben 401.839 numeri telefonici, le cui bollette, ovviamente, vengono pagate dai contribuenti. Ma per cosa vengono usati i cellulari che, in realtà, dovrebbero servire ad adempiere al loro lavoro istituzionale?

Secondo la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla digitalizzazione (e gli sprechi) dell’Amministrazione pubblica 840 dipendenti pubblici che hanno attivato l’abbonamento a “SexyLand”. Altri 665 funzionari, assessori e dirigenti statali sarebbero abbonati a “Le porno Erasmus”, poi ci sono 564 abbonamenti attivati a “Video hard casalinghi”, i 12.000 abbonamenti a “Serie A Tim”, i 630 a “Dillo alle Stelle” e i 260 a “Pronto a tavola”. Non proprio servizi utili alla comunità che quei servizi li paga.

Il risultato di tutto ciò? Dal 2012 al 2017 lo Stato ha speso 7,7 milioni di euro per coprire i costi di chiamate a numeri speciali con addebito, per servizi di intrattenimento via sms e mms, per i servizi interattivi sulla Rete. E solo tra aprile e giugno di quest’anno, cioè in tre mesi, i contribuenti hanno pagato 39mila euro per 1.382 chiamate al call center di Trenitalia, 1.108 ad Alitalia, 267 a Ticketone per biglietti e concerti, 120 telefonate a Sky. Se a ciò aggiungiamo i 15.000 sms costati 52.390 euro a Banca Intesa per le comunicazioni di home banking, o i 1000 messaggi di televoto inviati con sim pubbliche a SanRemo e Miss Italia capiamo come gli amministratori italiani usano i loro cellulari pubblici.

Certo, la Commissione sottolinea come molti servizi attivati su cellulari pubblici siano probabilmente frutto di truffe, quei servizi che si attivano senza che l’utente ne sia a conoscenza. Ma a vedere l’utilizzo fatto dagli amministratori pubblici dei propri cellulari questa percentuale sembra assai minima, rispetto a un utilizzo volontario che fa ipotizzare il reato di peculato. Perché call center, home banking, televoto, scommesse e siti porno non fanno parte di quelle opzioni per i quali i cellulari pubblici andrebbero utilizzati. O no?