leggiadrous

Se esiste un tempo per il silenzio, questo è il mio tempo.Lo avverto dalle cose banali… come questa idiosincrasia che provo per i rumori delle città. Le voci. L’eccesso di comunicazione. Strepiti. Schiamazzi. Mi chiedo da sempre se la mia esigenza di solitudine sia un principio sano da carezzare o l’anticamera di una via di fuga. L’estremo tentativo di preservarmi da un cumulo di zavorra che appesantendomi, uccide la mia leggiadrìa. Più velocemente filano via gli anni e più intensa si fa la convinzione che soggiorno in questo tempo a causa di un moto astrale confuso. Nessuna modalità mi appartiene veramente, poche cose mi attraggono. Solo la sensazione di essere nel posto sbagliato mi spinge, come una forza gravitazionale, a cercare quello per il quale sono ritornata sulla terra. Ma è un moto passivo. A cui non posso opporre resistenza. Nei miei ricordi sono stata una bambina di poche parole ed un’adolescente turbolenta. Una giovane madre irrequieta ed una donna razionale. Oggi sono tornata ad essere di poche parole. Come quando a sei, sette, otto anni, trascorrevo i miei pomeriggi di libertà a leggere libri, depliant, giornali, buste della spesa, senza conversare mai con nessuno. Persa in altri mondi non ero obbligata ad interagire. Una sorta di autismo necessario per non ascoltare, rispondere, rilucere di una perfezione che non mi è mai appartenuta. Oggi scrivo, ma la sostanza della mia natura non si è molto modificata. Negli ultimi quarant’anni di vita socialmente impegnata, sono anche stata spensierata, divertente, ironica, sportiva. Ho imparato a ballare, conversare, rallegrare e tener compagnia. Ma è ancestrale…il mio percepirmi integra solo immersa nella nebbia, calda in un tramonto improvviso, cheta nel silenzio desiderato della mia casa, leggera immersa in ogni tipologia di sostanza liquida a rievocare il ventre di mia madre. L’energia che sprigiono nella quotidianità è volutamente resa invisibile da un involucro d’indifferenza che indosso con cura. Solo quando sono in fase creativa non riesco a celare la scintilla che, come un fuoco pirotecnico, resta impressa sulla carta a beneficio di chi per caso troverà le mie parole d’interesse. Peccato sia un attimo istantaneo. Perchè subito dopo son già altrove. Non sono divertente, ma non è un cruccio. Non bevo. Non mi drogo. Non fumo. Non cazzeggio. Non chatto. Se le relazioni umane che intrattengo non divengono affettive, è un dato di fatto che sulle lunghe durate scivolano via dalle dita. Sfumano come un acquerello steso con troppa acqua. Evaporano, come la pioggia d’estate dopo un funesto temporale. Ed è così primitiva questa mia natura, che mi turbano i soggetti immobilizzati con il silicone, sempre perfetti nel loro essere uguali nei secoli. Il mio obbligo al silenzio riflette tutti i colori del giorno e della notte, misura l’alta e la bassa marea della mia impulsività, conclama lo stato di chiaro scuro delle mie visioni, lo Yin e Yang della realtà delle situazioni. La droga quotidiana di cui non posso fare a meno è la mia testa. Non ho urgenza di sniffare per farmi un viaggio. Quella che sto compiendo da almeno sei anni è una memorabile trasvolata dalla quale non è più possibile tornare. Volo in lungo ed in largo dentro me stessa e se non c’è frastuono è più facile sentirmi. La vita è puro rumore: clacson, sirene, altoparlanti, antifurti, martelli pneumatici, aspirapolvere, phon, persino campane di chiesa. Una volta che so d’aver parlato chiaro non mi resta altro che il silenzio per esprimere con sicurezza i miei pensieri. Non sarò divertente, ma garantisco che molti imbecilli avrebbero potuto scegliere di tener la bocca chiusa, anzichè conclamare tramite la parola la loro scarsa intelligenza. Se esiste un tempo per la segretezza, questo è il mio tempo… e lo impiego con attenzione, perchè la paura che mi possa mordere non debba mai piegarmi alle altrui volontà, alla noia, ai riverberi di un passato che non potrà più tornare. Lo avverto dalle cose banali… come questa mia nuova idiosincrasia per l’iphone e la variegata messaggistica. Non sono divertente, vero? Non me ne rammarico. L’istinto di conservazione che mi alimenta è più forte di ogni modernità: se voglio sentirmi di nuovo umana, devo tornare ad ascoltare solo la voce che mi chiama dal di dentro. Tutto il resto… è la vita degli altri..
—  S:DIEDOLO

Cecco Angiolieri
(si fossi foco)

S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo;
s’i fosse vento, lo tempestarei;
s’i fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i fosse Dio, mandereil’ en profondo;
s’i fosse papa, allor serei giocondo, 
ché tutti cristiani imbrigarei;
s’i fosse ‘mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S’i fosse morte, andarei a mi’ padre;
s’i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi’ madre.
Si fosse Cecco com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui. by primaditutto http://ift.tt/1xyAyG2