leggiadrous

In 2004, I was introduced to the phenomenon, ‘The Phantom of the Opera.’ The first time I saw it was at a movie theater in Fargo, ND, and it was the Hollywood version starring Gerard Butler and Emmy Rossum. I remember walking out of the theater thinking how incredibly beautiful the story was and how talented the performers were. Over time, I wanted to know more about the story of the Phantom and see the different versions that have been produced. Thanks to my brother, who is also a very big fan of the Phantom, I was able to watch all of the film versions, read several books about it, and see the musical live at the Orpheum Theater in Omaha, NE, and Minneapolis, MN.

In 2014, I was able to study at Ramapo College of New Jersey for a semester. Being close to New York City, I knew I wanted to see ‘The Phantom of the Opera’ on Broadway. The first chance that I got, I purchased tickets for myself at the Majestic Theater. When I first sat down at my seat, I didn’t know what to expect. Because I was seeing it on Broadway, I knew that the talent and set design was going to be better than I’ve ever seen. During the opening scene, the ballet troupe takes the stage and dances to ‘Hannibal’ by Chalumeau. I think it would be interesting to find out how much they practice because they had such ‘leggiadrous’ movements. They were so fluid and synchronized; you could definitely tell how hard they had worked to perfect their performance.

According to the ‘Oxford English Dictionary,’ ‘leggiadrous’ is an adjective meaning “graceful, elegant.” Its origins are Italian and its original meaning was, “light, sprightly.” It first appeared in 1648 and its last noted appearance was in 1702. Unfortunately, it seems that ‘leggiadrous’ was very short lived, but, along with its definition, it could still be used in our modern vocabulary. The ‘Oxford English Dictionary’ even mentions that ‘leggiadrous’ is a rare and obsolete word.


https://books.google.com/books?id=imcEAAAAQAAJ&pg=PA21&lpg=PA21&dq=leggiadrous+meaning&source=bl&ots=XPMb834iHA&sig=zFVi4nnEf3ehuhPMYfqiShAWqz8&hl=en&sa=X&ved=0CEgQ6AEwCGoVChMIqv-O4e6PxgIVBJiACh3bHgZe#v=onepage&q=leggiadrous%20meaning&f=false

http://www.ezproxy.dsu.edu:2092/view/Entry/107066?redirectedFrom=leggiadrous&

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anonymous asked:

Io sono dell'idea che ognuno interpreta a modo suo, però per interpretare ci vuole un certo grado di sensibilità e profondità. Quello che scrivi trasmette sensazioni diverse a chi legge, alcuni potrebbero trovare le tue frasi leggiadre mentre per altri potrebbero sembrare cariche di nostalgia. Insomma tante emozioni racchiuse su un piccolo schermo di telefono. Complimenti.

la poesia va sentita, non analizzata..
e ti ringrazio.

(anche se io ci tengo a precisare che non chiamo mai “poesie” le frasi che scrivo, bensì “pensieri”)

Vorrei veramente essere morta.
Essa lasciandomi piangendo forte,

mi disse: “Quanto ci e` dato soffrire,
o Saffo: contro ogni mia voglia
io devo abbandonarti”.

“Allontanati felice” risposi
“Ma ricorda che fui di te
sempre amorosa.

Ma se tu dimenticherai
(e tu dimentichi) io voglio ricordare
i nostri celesti patimenti:

le molte ghirlande di viole e rose
che a me vicina, sul grembo
intrecciasti col timo;
i vezzi di leggiadre corolle
che mi chiudesti intorno
al delicato collo;

l'olio da re, forte di fiori,
che la tua mano lisciava
sulla lucida pelle;

e i molli letti
dove alle tenere fanciulle joniche
nasceva l'amore della tua bellezza.

Non un canto di coro,
ne’ sacro, ne’ inno nuziale
si levava senza le nostre voci;

e non il bosco dove a primavera
il suono…”

Saffo

Albe e tramonti

Leggiadre mi paiono le forme esili e sinuose,
come il ricordo, che di estasi vissute felice narra,
così risplende il lume vivo di trame e di racconti

S’i’ fosse foco arderei lo mondo
s’i’ fosse vento lo tempesterei
s’i’ fosse acqua i’ l’annegherei
s’i’ fosse Dio manderei l’en profondo
S’i’ fosse papa, sare’ allor giocondo
tutti i cristïani imbrigherei
s’i’ fosse ‘mperator sa’ che farei
a tutti mozzarei lo capo a tondo
S’i fosse morte, andarei da mio padre
s’i’ fosse vita fuggirei da lui
similemente farìa da mi’ madre
s’i’ fosse Cecco com’i’ sono e fui
torrei le donne giovani e leggiadre
e vecchie e laide lasserei altrui
S’i’ fosse foco arderéi ‘l mondo
s’ i’ fosse vento lo tempesterei
s’i’ fosse acqua i’ l’annegherei
s’i’ fosse Dio manderei l’en profondo
—  Fabrizio De André ft Cecco Angiolieri
Pagine e pagine

Pagine e pagine di libri sconosciuti

Sfiorano leggiadre le mie dita

Chilometri e chilometri di morbidi capelli

Solleticano il mio viso

Kili e kili di soffici piume

Volano nel vento scampando la tempesta

Batti e battiti di cento, mille cuori

Suonano a ritmo di una musica tribale

Fiumi, laghi e mari di pura acqua vergine

Scorrono da occhi assetati di comprensione

Pianti, risa e respiri si alternano

Nel tuo cuore, mente e corpo

Passi veloci e precisi

In una corsa per una meta sconosciuta

E stazione dopo stazione

Il treno si fermò

Ed io ti vidi lì ma nell’abbracciarti

Un miraggio si rivelò

E tagli, tanti tagli profondi e sottili

Sulla morbida pelle bianca

E poi d’un tratto scorgi

Che non ne val la pena

E stringi forte quell’amico

In un abbraccio soffocante.

Il Cecco

S'i’ fosse foco, ardere’ il mondo;
s'i’ fosse vento, lo tempestarei;
s'i’ fosse acqua, i’ l'annegherei;
s'i’ fosse Dio, mandereil'en profondo;

s'i’ fosse papa, serei allor giocondo,
ché tutti cristïani embrigarei;
s'i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?
a tutti mozzarei lo capo a tondo.

S'i’ fosse morte, andarei da mio padre;
s'i’ fosse vita, fuggirei da lui:
similemente faria da mi’ madre,

S'i’ fosse Cecco, com'i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le vecchie e laide lasserei altrui.

S'i fosse fuoco, arderei ‘l mondo;
s'i fosse vento, lo tempestarei;
s'i fosse acqua, i’ l'annegherei;
s'i fosse Dio, mandereil’ en profondo;
s'i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s'i fosse 'mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S'i fosse morte, andarei a mi’ padre;
s'i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi’ madre.
Si fosse Cecco com'i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.
—  Cecco Angiolieri