le parole che non ho trovato

Un giorno
qualcuno mi chiese
“cos'è il dolore?”
e io non seppi rispondere.
Ma oggi
ho trovato le parole giuste.
Il dolore
è quando qualcuno
ti prende le mani
e ti fa entrare nel suo mondo,
ti lascia conoscere
le sue paure
e le sue insicurezze,
per poi farti ridere tanto,
fino a quando lo stomaco ti fa male.
Ti fa sentire importante
perché sei l'unica persona
che tratta così,
con cui condivide se stesso.
E poi, senza una ragione
ti lascia le mani
e si allontana da te
1, 2, 3, 5, 100 passi,
e ti mostra che può essere felice
più di quando lo era con te
con chiunque altro.
Questo è il dolore.

Giulia Ghironi. - (via @queitaglisuipolsisporchi)

Te la dedico, è tutta per te.

«Non mi sono mai innamorata, Anna. Mai.
Non ho mai trovato qualcuno che mi abbia convinto a cambiare le mie abitudini, a diventare una persona meno egoista e disposta a scendere a compromessi. Non ho nessuno nel cuore e non sai che nostalgia ho, certe sere, di un sentimento che non ho nemmeno provato, di una persona che ancora non conosco e che forse non incontrerò mai. Vorrei poterti aiutare.
Vorrei avere da parte le parole giuste per farti capire che ogni sofferenza, per quanto possa essere radicata nel nostro corpo e nella nostra mente, prima o poi ci lascia liberi. Più liberi.
Però io non ce le ho queste parole qui, Anna, e nemmeno le altre: quelle sbagliate.
Non ho parole, solo paure.
Domani, comunque, ti prego di dimenticare tutto.»

— Susanna Casciani; Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore

Ciao Sere.. oggi è il tuo compleanno. Oggi un anno in più, oggi un nostro ricordo in meno. Oggi non ti ho fatto gli auguri subito, sai, l’ho fatto apposta. Ti ho scritto poco fa, solo un semplice augurio nella chat di WhatsApp. Oggi mi sono ricordata la nostra amicizia, la nostra strada percorsa insieme, le nostre risate, le nostre cazzate, i nostri pianti, le nostre telefonate, i nostri “segreti” e le nostre parole. Ricordavo la nostra amicizia prima che Amanda ti portasse via da me, e prima che tu andassi via con Amanda. Traditrice. Non voglio ricordarti come “ex migliore amica”.. ormai mi fa male definirti ex. Sai, alla fine mi manchi anche se devo dirti che sei una stronza. Mi hai lasciata sola ma non importa, anche io ho trovato i miei veri migliori amici. Questa è la mia lettera di auguri per il tuo compleanno che non ti invierò mai. Oggi, in questo giorno speciale, il 22 marzo, vorrei ricordarti in particolare tutte le cazzate che abbiamo fatto insieme.. come quando ti piaceva Vincenzo e facevo di tutto perché vi parlaste. E quante figure di merda ho fatto per far sì che accadesse qualcosa.. e quanto ridevi per tutto ciò che facevo. Quando ti parlavo continuamente di Federico e non mi sopportavi più, e tentavi di farci parlare o almeno salutarci. Ti ricordi quando alle due di notte stavamo ancora insieme a parlare, ridere e sdrammatizzare tutte le cose brutte della giornata? Quando ci chiedevamo consigli a vicenda su come vestirci, come il giorno che non sapevo con cosa abbinare le Vans blu, e mi prestasti una tua canottiera, quella bianca che amavo tantissimo. Sai, mi manca parlarti di tutti i miei problemi, e mi manca ascoltare i tuoi. Mi manca quando mi telefonavi mentre piangevi, ogni giorno con un problema diverso. E sai, mi manca aiutarti, e mi manca essere aiutata da te. Mi manca un po’ tutto della nostra amicizia.. mi manca anche quando il giorno del mio compleanno uscii solo con te, a quella festa, e ti giuro, ci andrei altre mille volte con te… mi manca dirti TUTTI i miei problemi, le mie paure e le mie paranoie, e sentirmi dire da te “sei  paranoica, complessata”, mi manca perché mi dicevi la verità. “Sei troppo ansiosa”, così mi mettevi ancora più ansia. Ma non importa, c’eri tu. Quando feci un viaggio di tre ore per vedere Federico, e sei stata l’unica che mi ha fatto compagnia con messaggi e chiamate per tutto il viaggio, e alla fine, stranamente, Federico non c’era nemmeno. Lì un altro pianto, e lì un’altra tua frase dolce. E ti ricordi quando andasti al mare con Gaia e Alessia, dicendomi che saresti rientrata presto? Ma ti avevano lasciata sola, e allora io andai a prenderti e uscimmo insieme. E quando ascoltavamo canzoni vecchie e ricordavamo tutto? Basta, non voglio ricordarmi altro. Non voglio andare avanti. Ormai non siamo più migliori amiche. Ormai tu mi hai tradita. Volevo dirti che ti scrivo questo con le lacrime agli occhi, mentre ascolto “Te necesito”,  mentre mi tremano le mani.. mentre mi manchi e vorrei stare un po’ con te. Mentre sono costretta a considerarti “ex migliore amica”. Basta. Comunque voglio ricordarti così, ex migliore amica. Grazie per tutti i bei momenti passati insieme. Buon compleanno Sere..


Mi manchi ma non posso dirtelo, mi rideresti in faccia oppure non ci crederesti. Ma mi manchi, davvero. Mi manca quando parlavamo ogni giorno, mi manca quando facevi le battute squallide, mi manca quando mi facevi ridere, mi manca quando mi dicevi le cose dolci, mi manca anche quando mi facevi innervosire, giuro che mi manca anche questo. Mi mancano anche le nostre litigate, i nostri giorni senza parole, le nostre notti passate ad incazzarci, le nostre incomprensioni, le tue battute pessime al momento sbagliato. Mi manchi tu e fa tutto schifo da quando te ne sei andato. E so che a te non cambia la vita, che per te non ero nessuno, mi sono illusa. Ti ho dato tutto quello che avevo e ho fatto tutto quello che potevo fare per te. Non so dove ho sbagliato, forse ti eri solamente stancato di me o forse perché hai trovato una persona migliore di me. Avrei preferito me lo dicessi però, perché finirla in questo modo fa schifo, fa male, davvero. Mi manchi come quando sei sott’acqua e hai bisogno di aria nei polmoni. Peccato che non te ne freghi niente di tutto questo.

Il fatto è che le donne come me si attaccano agli uomini con una personalità superiore alla loro: e io non ho mai trovato un uomo con una personalità capace di minimizzare la mia. Ho sempre trovato uomini, come definirli? Carucci. Dio: si piange anche per quelli carucci, intendiamoci, ma sono lacrime da mezza lira.
—  Anna Magnani

A te che sei l’unica al mondo
L’unica ragione per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro.

A te che mi hai trovato
All’ angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto come un gatto
E mi hai portato con te.

A te io canto una canzone
Perché non ho altro
Niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo
E la magia
Che con un solo salto
Ci fa volare dentro all’aria
Come bollicine

A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei

A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore

A te che io
Ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti
Stringendoti un po’
E poi ti ho visto
Con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita
E trascinarla in salvo

A te che mi hai insegnato i sogni
E l’arte dell’avventura
A te che credi nel coraggio
E anche nella paura
A te che sei la miglior cosa
Che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni
E resti sempre la stessa

A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei

A te che non ti piaci mai
E sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano

A te che sei l’unica amica
Che io posso avere
L’unico amore che vorrei
Se io non ti avessi con me
A te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un immenso piacere,
A te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande,
A te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più,
A te che hai dato senso al tempo senza misurarlo,
A te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore

A te che sei,
Semplicemente sei,
Sostanza dei giorni miei,
Sostanza dei sogni miei.

—  A te, Jovanotti

A te che sei l'unica al mondo l'unica ragione
Per arrivare fino in fondo ad ogni mio respiro
Quando ti guardo dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente, tutto si fa chiaro
A te che mi hai trovato all'angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro pronto a difendermi
Con gli occhi bassi stavo in fila con i disillusi
Tu mi hai raccolto come un gatto e mi hai portato con te
A te io canto una canzone perché non ho altro
Niente di meglio da offrirti di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo e la magia che con un solo salto
Ci fa volare dentro all'aria come bollicine
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore
A te che io ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti stringendoti un po’
E poi ti ho visto con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita e trascinarla in salvo
A te che mi hai insegnato i sogni e l'arte dell'avventura
A te che credi nel coraggio e anche nella paura
A te che sei la miglior cosa che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni e resti sempre la stessa

volevo dirti tante cose
ma non ho mai trovato le parole per farlo
volevo dirti che ti amo, e te l'ho detto,
solo che non è mai stato come volevo io
volevo dirti che sono pazza, completamente, di te
che mi fai impazzire
e che ti fai odiare con tutte le forze
e nemmeno i miei ti odio sono mai stati come mi aspettavo
perché tu lo sapevi, l'hai sempre saputo, cosa c'era dietro al mio odio
che volevo solo tenerti con me
volevo solo prenderti a pugni, farti male,
e poi stringerti così forte da non lasciarti più
tu lo sapevi,
anche quando ti sembrava impensabile,
che io di amarti non avevo mai smesso
lo sapevi,
anche quando ti mandavo via, anche quando ti dicevo di non amarti, che non ti volevo più
lo sapevi, o forse speravi di saperlo,
ma avevi ragione:
io di te non potrei mai stancarmi
e lo sappiamo entrambi che te lo dirò di nuovo,
e che ti farò tanto male,
e che ti dirò di essere stanca, di te,
e che ti odierò con tutta me stessa
per poi amarti ancora di più
lo sappiamo come sono e come siamo fatti
che forse ci facciamo più male che bene
l'abbiamo sempre saputo
ma abbiamo continuato
ad amarci
ad odiarci
a dirci addio per poi riprenderci come se dall'altro dipendesse la nostra stessa vita
ne abbiamo fatti di sbagli, di stupidate
e ne faremo
e probabilmente la cosa più stupida che avremmo potuto fare è stata amarci
come pazzi
ma non me ne pento
e se solo avessi le parole
per dirti quanto tu sia per me importante
quanto sia tu
tutto
se solo avessi la bravura di chi scrive poesie sugli occhi dell'amato,
e sulle sue labbra,
e su di lui,
forse saresti la mia musa
e se solo sapessi dipingere l'amore,
forse il mio soggetto preferito saresti tu
saresti arte e poesia
e vivresti per sempre

ma ti accontenteresti di essere immortale solo nel mio cuore?

A te che sei l'unica al mondo,
l'unica ragione per arrivare fino in fondo 
ad ogni mio respiro. 
Quando ti guardo 
dopo un giorno pieno di parole 
senza che tu mi dica niente 
tutto si fa chiaro.
A te che mi hai trovato 
all'angolo coi pugni chiusi,
con le mie spalle contro il muro,
pronto a difendermi.
Con gli occhi bassi 
stavo in fila 
con i disillusi,
tu mi hai raccolto come un gatto 
e mi hai portato con te.
A te io canto una canzone 
perché non ho altro,
niente di meglio da offrirti 
di tutto quello che ho. 
Prendi il mio tempo 
e la magia 
che con un solo salto 
ci fa volare dentro all'aria 
come bollicine.
A te che sei,
semplicemente sei 
sostanza dei giorni miei,
sostanza dei giorni miei.
A te che sei il mio grande amore 
ed il mio amore grande. 
A te che hai preso la mia vita 
e ne hai fatto molto di più.
A te che hai dato senso al tempo 
senza misurarlo. 
A te che sei il mio amore grande 
ed il mio grande amore. 
A te che io 
ti ho visto piangere nella mia mano, 
fragile che potevo ucciderti 
stringendoti un po’. 
E poi ti ho visto 
con la forza di un aeroplano 
prendere in mano la tua vita 
e trascinarla in salvo.
A te che mi hai insegnato i sogni 
e l'arte dell'avventura.
A te che credi nel coraggio 
e anche nella paura. 
A te che sei la miglior cosa 
che mi sia successa,
a te che cambi tutti i giorni 
e resti sempre la stessa. 
A te che sei,
semplicemente sei,
sostanza dei giorni miei, 
sostanza dei sogni miei.
A te che sei 
essenzialmente sei,
sostanza dei sogni miei,
sostanza dei giorni miei. 
A te che non ti piaci mai 
e sei una meraviglia. 
Le forze della natura si concentrano in te.
Che sei una roccia, sei una pianta, sei un uragano. 
Sei l'orizzonte che mi accoglie quando mi allontano. 
A te che sei l'unica amica 
che io posso avere. 
L'unico amore che vorrei 
se io non ti avessi con me. 
A te che hai reso la mia vita bella da morire,
che riesci a render la fatica un immenso piacere.
A te che sei il mio grande amore
ed il mio amore grande, 
a te che hai preso la mia vita
e ne hai fatto molto di più, 
a te che hai dato senso al tempo senza misurarlo, 
a te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore. 
a te che sei,
semplicemente sei,
sostanza dei giorni miei,
sostanza dei sogni miei. 
E a te che sei,
semplicemente sei,
compagna dei giorni miei,
sostanza dei sogni miei.
—  A te, Jovanotti.
“Come va?
 1. Icaro: “Uno schianto”
2. Proserpina: “Mi sento giù”
3. Prometeo: “Mi rode…”
4. Teseo: “Finché mi danno corda…”
5. Edipo: “La mamma è contenta”
6. Damocle: “Potrebbe andar peggio”
7. Priapo: “Cazzi miei”
8. Ulisse: “Siamo a cavallo”
9. Omero: “Me la vedo nera”
10. Eraclito: “Va, va…”
11. Parmenide: “Non va”
12. Talete: “Ho l’acqua alla gola”
13. Epimenide: “Mentirei se glielo dicessi”
14. Gorgia: “Mah!”
15. Demostene: “Difficile a dirsi”
16. Pitagora: “Tutto quadra”
17. Ippocrate: “Finché c’è la salute…”
18. Socrate: “Non so”
19. Diogene: “Da cani”
20. Platone: “Idealmente”
21. Aristotele: “Mi sento in forma”
22. Plotino: “Da Dio”
23. Catilina: “Finché dura…”
24. Epicuro: “Di traverso”
25. Muzio Scevola: “Se solo mi dessero una mano…”
26. Attilio Regolo: “Sono in una botte di ferro”
27. Fabio Massimo: “Un momento…”
28. Giulio Cesare: “Sa, si vive per i figli, e poi marzo è il mio mese preferito…”
29. Lucifero: “Come Dio comanda”
30. Giobbe: “Non mi lamento, basta aver pazienza”
31. Geremia: “Sapesse, ora le dico…”
32. Noè: “Guardi che mare…”
33. Onan: “Mi accontento”
34. Mosè: “Facendo le corna…”
35. Cheope: “A me basta un posticino al sole…”
36. Sheherazade: “In breve, ora le dico…”
37. Boezio: “Mi consolo”
38. Carlo Magno: “Francamente bene”
39. Dante: “Sono al settimo cielo”
40. Giovanna d’Arco: “Si suda”
41. San Tommaso: “Tutto sommato bene”
42. Erasmo: “Bene da matti”
43. Colombo: “Si tira avanti”
44. Lucrezia Borgia: “Prima beve qualcosa?”
45. Giordano Bruno: “Infinitamente bene”
46. Lorenzo de’ Medici: “Magnificamente”
47. Cartesio: “Bene, penso”
48. Berkeley: “Bene, mi sembra”
49. Hume: “Credo bene”
50. Pascal: “Sa, ho tanti pensieri…”
51. Enrico VIII: “Io bene, è mia moglie che…”
52. Galileo: “Gira bene”
53. Torricelli: “Tra alti e bassi”
54. Pontorno: “In una bella maniera”
55. Desdemona: “Dormo tra due guanciali…”
56. Newton: “Regolarmente”
57. Leibniz: “Non potrebbe andar meglio”
58. Spinoza: “In sostanza, bene”
59. Hobbes: “Tempo da lupi”
60. Vico: “Va e viene”
61. Papin: “Ho la pressione alta”
62. Montgolfier: “Ho la pressione bassa”
63. Franklin: “Mi sento elettrizzato”
64. Robespierre: “Cè da perderci la testa”
65. Marat: “Un bagno”
66. Casanova: “Vengo”
67. Goethe: “C’è poca luce”
68. Beethoven: “Non mi sento bene”
69. Shubert: “Non mi interrompa, per Dio”
70. Novalis: “Un sogno”
71. Leopardi: “Sfotte?”
72. Foscolo: “Dopo morto, meglio”
73. Manzoni: “Grazie a Dio, bene”
74. Sacher-Masoch: “Grazie a Dio, male”
75. Sade: “A me bene”
76. D’Alambert e Diderot: “Non si può dire in due parole”
77. Kant: “Situazione critica”
78. Hegel: “In sintesi, bene”
79. Schopenhauer: “La volontà non manca”
80. Cambronne: “Boccaccia mia…”
81. Marx: “Andrà meglio…”
82. Carlo Alberto: “A carte 48”
83. Paganini: “L’ho già detto”
84. Darwin: “Ci si adatta”
85. Livingstone: “Mi sento un po’ perso”
86. Nievo: “Le dirò, da piccolo…”
87. Nietzsche: “Al di là del bene, grazie”
88. Mallarme’: “Sono andato in bianco”
89. Proust: “Diamo tempo al tempo”
90. Henry James: “Secondo i punti di vista”
91. Kafka: “Mi sento un verme”
92. Musil: “Così così”
93. Joyce: “Fine yes yes yes”
94. Nobel: “Sono in pieno boom”
95. Larousse: “In poche parole, male”
96. Curie: “Sono raggiante”
97. Dracula: “Sono in vena”
98. Croce: “Non possiamo non dirci in buone condizioni di spirito”
99. Picasso: “Va a periodi”
100. Lenin: “Cosa vuole che faccia?”
101. Hitler: “Forse ho trovato la soluzione”
102. Heisemberg: “Dipende”
103. Pirandello: “Secondo chi?”
104. Sotheby: “D’incanto”
105. Bloch: “Spero bene”
106. Freud: “Dica lei”
107. D’Annunzio: “Va che è un piacere”
108. Popper: “Provi che vado male”
109. Ungaretti: “Bene (a capo) grazie”
110. Fermi: “O la va o la spacca”
111. Camus: “Di peste”
112. Matusalemme: “Tiro a campare”
113. Lazzaro: “Mi sento rivivere”
114. Giuda: “Al bacio”
115. Ponzio Pilato: “Fate voi”
116. San Pietro: “Mi sento un cerchio alla testa”
117. Nerone: “Guardi che luce”
118. Maometto: “Male, vado in montagna”
119. Savonarola: “E’ il fumo che mi fa male”
120. Orlando “Scusi, vado di furia”
121. Cyrano: “A naso, bene”
122. Volta: “Più o meno”
123. Pietro Micca: “Non ha letto che è vietato fumare”
124. Jacquard: “Faccio la spola”
125. Malthus: “C'è una ressa…”
126. Bellini: “Secondo la norma”
127. Lumiere: “Attento al treno!”
128. Gandhi: “L’appetito non manca”
129. Agatha Christie: “Indovini”
130. Einstein: “Rispetto a chi?”
131. Stakanov: “Non vedo l’ora che arrivi ferragosto…”
132. Rubbia: “Come fisico, bene”
133. Sig.ra Riello: “Sono stufa!”
134. La Palisse: “Va esattamente nella maniera in cui va”
135. Shakespeare: “Ho un problema: va bene o non va bene?”
136. Alice: “Una meraviglia”
137. Dr. Zap: “Bene, la sai l’ultima?”
138. Verga: “Di malavoglia”
139: Heidegger: “Quante chiacchiere!”
140. Grimm: “Una favola!”
—  Umberto Eco, “Il secondo diario minimo”

Ciao amore,
Ci tenevo a scriverti già da mezzanotte perché l'ho sempre visto come un giorno speciale questo.. Ma non ho trovato subito le parole giuste da usare.. Oramai dopo tanti e tanti mesi passati insieme non so quanti messaggi ti ho scritto ma c'è sempre qualcosa che mi è sfuggito.. Forse non te lo dico spesso, ma amo quando mi rendi tua, tua e di nessun altro, e quando mi dai un bacio sulla testa e mi fai sentire più piccina, ma protetta. E ti chiedo scusa per tutti i miei sbagli, per tutte le mie mancanze.. Che sono tante, lo so. Lo so perché sono tante le volte che mi rimproveri. Non sono come mi vorresti, non lo sono nemmeno lontanamente e non so che darei, invece, per renderti fiero di me. Noto che i nostri screzi a lungo andare ci feriranno sempre più.. Per favore amore mio, se non sarò abbastanza matura nell'ammettere i miei errori aiutami tu. Dimmi sempre quello che provi, senza accusarmi o ferirmi se non è necessario. Cerca di comprendere le mie paranoie e le mie gelosie e i miei gesti e i miei dubbi. Io sono pronta a starti vicino, abbracciarti, capirti. Mi prenderò cura di te, sempre. Voglio starti accanto quando gioirai, per poter vedere la tua spensieratezza nei tuoi occhi ed esserci anche quando il dolore ti pervaderà il cuore, perché sai bene anche tu amore, che la vita ci fa affrontare tanti ostacoli prima di raggiungere la felicità. E perdonami se a volte non ti ascolto e parto in quanta con le mie idee, se non ti dimostro spesso ciò che significhi per me. Dovrei farlo ogni giorno, lo so bene. Perdonami se non sono abbastanza bella, se non ti invidiano tutti ad avere una ragazza come me e se non merito i complimenti che mi fai. Sai bene che mi fanno ridere perché trovo che non mi si addicano. Perdonami se sono incostante nel fare le cose, se ho le mie fissazioni, se sono strana. Perdonami se le ferite del passato non si cancellano, se ti do la colpa di tutto senza rendermene conto. Vorrei che mi capissi senza dover parlare, non mi accorgo invece che sono io la prima a non farti avvicinare e a nasconderti se c'è qualcosa che non va, per poi scoppiare all'improvviso. Perdonami se sono diventata così emotiva da piangere anche mentre scrivo questa lettera, perché temo che forse leggendo queste verità tu ti renda conto che non meriti di certo una come me. Nella vita ho sempre desiderato qualcosa. E sarà banale, ma ora che ho te mi sono accorta di quanto sia futile il resto. Il rumore della felicità, per me, coincide con il suono della tua voce. In tutto questo tempo l'amore che sento per te non ha smesso un solo istante di crescere e non smetterà di farlo nel tempo che verrà. Grazie di essere entrato con prepotenza nella mia vita quando non volevo nessuno, quando credevo che ormai amare fosse solo un'utopia (che bimba che ero). Sai bene di non avermi solo insegnato a fare l'amore. Mi hai insegnato ad amare senza riserva, mi hai insegnato cosa significhi dedicarsi completamente ad un'altra persona, ad ammettere i propri errori quando è necessario. Ora mi trovo ad amarti in un modo che neanch'io credevo di poter fare. Sei il mio fidanzato, il mio migliore amico.. E mi stimoli sempre ad essere migliore. Ciò che ci lega è così unico e speciale da non poter essere sicuramente racchiuso in cinque lettere che sono sulla bocca di tutti. Perché noi questa storia l'abbiamo costruita pezzo dopo pezzo, con i nostri insaziabili baci, con le nostre litigate all'ordine del giorno, con svariati pianti da parte di entrambi, con l'allegria che racchiude le giornate passate insieme, con gli abbracci per strada, con le promesse mantenute e anche con quelle venute meno. Ti ho mostrato ogni sfaccettatura di me, il mio lato da bambina, i miei valori, le mie debolezze e anche l'orgoglio che ogni tanto caccio e che tu tanto odi. E se un giorno capita che vai via da me, poi torni e infondo mi dimostri che non mi abbandoni mai. Tu sei l'unico per cui valga la pena litigare e dannarsi ogni giorno. Non voglio un ragazzo perfetto, ne ti voglio uguale a me.. Ti voglio così, come sei. Mi hai fatto scoprire il vero senso delle parole: amare, vivere, ridere. C'è una vita intera davanti a noi, ti va di viverla insieme? Perché tu sei l'amore della mia vita. E io non vedevo l'ora di dirtelo.

Il giorno che ti ho perso ho trovato un fiore proprio dove non lo avrei mai cercato, proprio lì dove non me lo aspettavo; tra il rancore e l’impotenza, tra quello che avrebbe potuto essere e quello che ormai non c’era più; tra le lacrime ho sorriso, ho detto “ciao”, ché inizia e finisce tutto così e un addio è come morire e rinascere insieme, come finire e ricominciare, come perdersi e ritrovarsi. Ti sei mai accorta che non si è mai così vicini come quando ci si dice addio, quasi come si dovesse fare una scorta di dolcezza, di parole buone, di sguardi gentili? Quasi come se più di tutto volessimo sentirci dire “è andata male, ma tu vai bene così”. Quasi come se in un attimo tutta la tenerezza del mondo si concentrasse in una carezza, in un “ti perdono”, in un “cerca di aver cura di te”. Il giorno che ti ho perso ho trovato un fiore e forse non vuol dire niente, ma nonostante tutto avrei voluto tornare indietro e regalarlo a te.
—  Susanna Casciani

anonymous asked:

Raccontaci la tua storia con Alessandro

So già che le mie parole non basteranno per far capire ciò che c'è realmente tra di noi, ma ci provo.
Io stavo attraversando un periodo nuovo, strano per me. Mi ero fissata degli obiettivi e sogni, esclusivamente per me stessa. Non avevo voglia e testa per nessun tipo di ragazzo, nessuno riusciva a prendermi e sinceramente non riuscivo ad affrontare un altro tipo di relazione, perché quella più importante durata 3 anni, mi aveva completamente rovinata e soffocata. Il giorno di capodanno ricordo che mi ero promessa che non sarei stata più male per nessun ragazzo, che avrei pensato a me stessa, a studiare, lavorare e iscrivermi all'università.
3 giorni dopo mi scrisse Ale su Tumblr. Non avevo idea di chi fosse, non conoscevo neanche il suo blog e a dirla tutta all'inizio se la tirava un pò, ricordava molto me come personalità tanto da incuriosirmi. Non avevo visto neanche una sua foto finché non iniziammo a scriverci su whatsapp ( appena vista la foto ho pensato “ oh cazzo”). Una delle prime cose che mi colpì fu una domanda “ma ti senti con qualcuno?” e io li non capii, perché per me era uno dei tanti che avevo conosciuto qua, e figuriamoci essendo di Roma e contraria alle relazioni a distanza non pensavo a qualcosa di più con lui. Mentre Ale dimostrava un grande interesse. Diciamolo, è molto bravo con le parole e io non mi fidavo molto. Oltretutto c'era ancora il mio ex di mezzo e altri tipi con cui mi sentivo e lui mostrava già una forte gelosia. Piano piano mi accorgevo di quanto fossi felice di sentirlo ogni giorno e ogni ora (dal 3 Gennaio non c'è stato un giorno in cui non ci siamo sentiti) ma appunto per me le sue erano solo parole. Un giorno mi inviò una foto con una scritta al muro fatta da lui “ sfigata sei mia” e mi disse che stava iniziando a provare qualcosa per me. Tra di noi c'è sempre stato un rapporto bellissimo, ci siamo raccontati molte cose anche personali ed io stavo perdendo la testa per lui. Ridevamo un sacco, ci prendevamo in giro, ci dicevamo cose dolcissime.. e giuro mai ho legato e ho trovato un'intesa così con un ragazzo. Ci consideravamo già impegnati. Poi mi disse che sarebbe venuto qua e io non ci credevo. 5 ore di viaggio solo per me, per una che aveva conosciuto da appena un mese. Arrivò il grandissimo giorno, lui aveva il treno alle 6 del mattino e io mi svegliai a quell'ora per fargli compagnia. Un'ansia mai provata prima. E giuro nessuno dei due si aspettava una giornata del genere, tutte quelle risate, sguardi, abbracci e prese in giro. Per non parlare del bacio. Anche solo a toccarmi tremava.. ricordo che mi mise la mano nel suo petto e mi disse “senti quanto batte il mio cuore?”
Ale è una persona speciale, mi tratta benissimo, pensa sempre prima a me.. non c'è un giorno in cui non si preoccupi anche per una minima cavolata. È nato qualcosa di inspiegabile davvero. In hotel c'è stato anche un momento molto intimo tra di noi che ci ha unito ancora di più.. E svegliarmi con lui a fianco è stato incredibile, perché per una volta non dovevamo svegliarci con un messaggio del buongiorno.
Io sono proprio felice con lui. Ma felice eh. Non c'è un giorno in cui lui non faccia qualcosa per farmi sorridere, è una persona buona e anche se lui non ci crede e si butta merda addosso, posso assicurarvi che una persona così bella io non l'ho mai incontrata! Sono fortunata, è un regalo che la vita mi ha fatto. Parliamo sempre di un futuro insieme, di andare a vivere nella stessa città.
Che dire, dal giorno di capodanno le mie priorità sono cambiate, i miei obiettivi sono cambiati. Voglio passare la mia vita con lui, voglio renderlo felice e amarlo.
Mi ha dato la voglia di amare di nuovo qualcuno, di vivere come si deve.
Non so che altro dire, lo amo. Sono innamorata di lui. Nessuno mi ama come fa lui e auguro a tutte di incontrare un ragazzo così, che non vi trascuri e che vi metta sempre al primo posto.
Scusa il poema, ma non bastano due parole per descrivere questa storia e i sentimenti che provo..

Le parole che porto con me le ho già regalate a qualcuno. Non ho più la convinzione che esista un'unica volta possibile in cui dire qualcosa di reale. Ho già amato, è vero, per questo saprò farlo ancora. E guardando indietro dirò no a tutto il resto. A quel che è finito, a quel che non ho mai vissuto, a quel che ho perso prima di trovarlo e a quel che ho trovato senza volerlo in tempo. Dalla mente non si cancella niente ma quando parlo della parola dimenticare io non intendo cancellare. Finché provi a cancellare non hai dimenticato. Fin quando perdi il sonno per qualcuno non l'hai dimenticato. Dimenticare per me è solo smettere di stare male per certi ricordi. Guardarli in faccia, sorridere, essere grati alla vita anche per le tristi reazioni di alcune emozioni che si trasformano in tempeste. Preferirò sempre lasciare un posto che non è più mio piuttosto che non averlo abitato mai. Allora forse un giorno, ascoltando le vibrazioni di una canzone danzare sul suo viso, le dirò:“Ma come ho fatto prima di te? Non riesco più a ricordare com'ero prima di incontrare te”. Forse vale più questo di tutti i “ti amo” che ho detto.
—  Massimo Bisotti
L'addio di una fan

Stamattina ho visto il reblog di una frase che avevo pubblicato tantissimo tempo fa su Tumblr e ho sorriso. Era tua. Ho pensato di mandarti uno screenshot di quelle note. Sono 50, mica tante sai, ma era solo una scusa per mandarti l'ennesimo messaggio senza risposta.
Poi dopo pranzo mi ha mandato un messaggio il mio ragazzo; “è morto Cranio Randagio”.
“Ma vaffanculo ahaha” è stata la risposta. Non gli è mai piaciuta la tua musica, non me la lasciava nemmeno cantare, perciò pensavo mi stesse prendendo in giro, ma ho sentito che qualcosa non andava. Mi è tornata in mente quella nota di Tumblr, e ho pensato che fosse strano. Sono andata subito a controllare.
“Rapper Cranio Randagio trovato morto a Roma”
Bufala, bufala, bufala, ho implorato. 8 siti diversi mi davano la stessa notizia. Sada, Dragusin, Shorty e la pagina di X-Factor mi hanno confermato la cosa.
Senti, io non ho mai scritto niente su nessuno dopo la loro morte perché non trovavo le parole e non mi sentivo ‘autorizzata’ a farlo, ma sei proprio tu che le parole mi hai insegnato a scovarle, quindi qualcosa posso scrivertelo, no?
Per un periodo, dopo aver ascoltato le tue strofe per ore, mi sono messa anch'io a buttare giù qualcosa in rima. Non conoscevo la metrica del rap e facevano pena, ma le mie parole mi risuonavano in testa con la tua voce e mi sembrava di poter scrivere di tutto, persino canzoni.
Vaffanculo Vittorio. Te l'hanno scritto anche i tuoi amici. Vaffanculo, ma ti sembra questo il modo di raggiungere quel cielo in cui, dicevi, ci fosse molto di più?
Hai fatto dei concerti fuori Roma a cui non sono andata perché troppo lontani. “C'è tempo, ne farà uno più vicino a cui potrò andare” mi dicevo. E ora quel tempo non ce l'hai più. Rosico, avrei solo voluto ringraziarti e dirti di non ascoltare quelli che ti dicevano “so che riesci a chiudere tutti fuori, ma da solo non ne esci”, perché sei talmente “grande, gigantesco a tratti” che da solo potevi farcela, forse ce l'avresti fatta anche meglio. Senza droga e senza alcool, solo tu e la penna che va leggiadra.
Alla fine l'addio a Mamma Roma gliel'hai detto davvero.
Grazie Cranio. M'hai lasciato tanto.

Pane e Carnazza S01E07

Il panificio hipster

Il panificio hipster lo riconosci dal consistente numero di lavagnette esposte esternamente e internamente con una serie di poemi colorati su ingredienti, lavorazione, contesto sociologico e culturale dell'esercizio, varie ed eventuali. (se però leggi tutte le lavagnette arriva l'ora di chiusura del panificio e non riesci a prendere il pane)

L'interno del panificio hipster segue i dettami del feng shui con particolare attenzione all'equilibrio dinamico di yin e yang: in una parete del negozio ci sono bancone e un paio di espositori stracolmi di roba, mentre la parete opposta è completamente spoglia (forse per permettere un rapido montaggio di slot machines in caso di introiti insufficienti dalla vendita del pane).

Immancabile un frigo con le bibite frizze esoticoartigianali di qualità, quelle che mettono nelle bottigliette da 20cl e quando confronti il prezzo con una lattina commerciale da 33cl non ti sembra che costino la sassata che costano. Però sono buone. Anche se ti lasciano la sete.

Nelle poche lavagnette che hai letto prima di entrare impari che lì la roba la fanno con un grano che non c'è più, o meglio non c'era più finché non hanno trovato dei semi nel comodino del nonno del proprietario, e ora hanno due ettari coltivati a grano del nonno a Sant’Ipstero sui colli, perché il grano è una pianta meravigliosa ma comunque i primi album erano meglio. Un grano antico bellissimo e sanissimo che muori meno.

Il personale del panificio segue il canone professionale di tutti gli altri locali hipster che ho avuto modo di frequentare: gente lì per caso. Se provi a chiedere informazioni sui loro prodotti l'occhio si spegne e le parole escono a fatica, come se in realtà più che risponderti si stiano interrogando sul mancato funzionamento del firewall lavagnetta che doveva schermare da interazioni diverse dal “bella zio”.

Ma a te in quel momento non interessa nulla di tutto ciò. Perché sei entrato nel power trip Salviamo Il Paese™ e in quel momento ti senti di poter fare più di Padoan, Poletti, Martina e Lorenzin comprando una cazzo di pagnotta.
Il grano antico ti farà stare meglio, supporterai pratiche coltivatorie ecosostenibili, rilancerai l'economia promuovendo attività commerciali giovani. E aiuterai il tizio al bancone che ha della buona volontà ma non sembra un fulmine di guerra.

C'è solo un piccolo problema. Due ore dopo l'acquisto il pane ha raggiunto la consistenza di un blocco di marmo zincato. Mentre appoggi il coltello del pane per andare a prendere il flessibile, ti interroghi se segnalare l'esercizio ad una qualche industria edile per dare il via a quelle belle storie di imprenditoria italiana, tipo “case in mattoni di grano antico: l'alternativa sostenibile al cemento armato”

Voglio farti una promessa

Ehi tu! Sì proprio tu, ragazza dal cuore di ghiaccio, ce l'hai un minuto? Volevo parlarti da molto ma sai, non ho mai trovato le parole e il momento giusto per farlo. D'altronde con te trovare le parole giuste è quasi impossibile, quel cuoricino è una fortezza impenetrabile. Ora però che hai un po’ di tempo lontana da tutti i tuoi impegni, voglio parlarti, anche se con le parole sbagliate, ho deciso che sarà il cuore comandare.
So come ti senti, prenderesti volentieri il primo treno, senza neanche conoscere la destinazione e te ne andresti via, lontano da tutto, da tutti, viaggeresti, il tuo più grande sogno, scopriresti mondi nuovi, odori, sapori e culture diverse, proprio come piace a te! Sei più che sicura, che a nessuno interesserebbe raggiungerti alla stazione per chiederti di restare. Nessun bacio d'addio. Credi che a nessuno interesserebbe niente di te, ma prova a pensarci bene, ne varrebbe la pena di lasciare tutto e andarsene chissà dove, senza lasciare tracce? Ti capisco, la vita in questa nostra piccola società non è il massimo e tu, tu senti così diversa e distante da ciò che hai intorno. Nessuno sembra comprenderti veramente, solo le canzoni, ma fino a che punto? Sono tutte così belle, così spensierate, le altre ragazze, sono così dannatamente perfette, e tu non fai altro che sentirti un grosso difetto. Pensi davvero, che non potrai mai competere con loro, tu che sei così semplice, tu che odi il tuo corpo, che sei così fredda con le persone tanto da meritarti la nomina della ragazza dal cuore di ghiaccio. Ma a te non importava, se quello era l'unico modo per difenderti, non avevi altra scelta. Ti chiamavano asociale perché preferivi rimanere a casa a leggere, immaginandoti nel racconto di quel libro che tanto amavi. Avevi bisogno di vivere una vita diversa, avevi bisogno di essere diversa, per questo la vita reale non ti bastava. Non bastava per contenere tutti i tuoi sogni, i tuoi desideri, le tue ambizioni. Ti chiamavano maschiaccio, perché non indossavi niente di particolarmente femminile, non ti truccavi come le altre, non avevi i loro atteggiamenti delicati. La verità però non era che tu non volessi diventare come loro, ragazze perfette, era che tu ti vergognavi, ti vergognati di apparire, avevi paura che qualcuno guardandoti potesse giudicarti. Eri terrorizzata dal giudizio delle persone. Ricordi? Tu piangevi aprendo quell'armadio e provando quel bel vestito che tanto avresti voluto indossare, sapendo che  non avresti trovato mai il coraggio per farlo. Così ti nascondevi dietro ad un paio di Jeans rovinati, facendo la parte della ragazza semplice, alla quale non importa nulla di come si veste, colei che non soffre. Colei dai capelli sempre legati, perché diciamocelo, la vera motivazione non è che ti danno fastidio, è che ancora una volta non ti piaci, non ti piacciono i tuoi capelli e preferisci “far schifo comunque” , con quella coda che lascia troppo spazio al tuo viso da bambina. Non fai altro che guardarti allo specchio ripetendoti nella testa “ faccio schifo!”. Tendi a piangere solo di notte, perché temi che l'immagine che con fatica ti sei creata possa essere sminuita. Dai la colpa a te stessa se non piaci a nessuno. Quindi ora, voglio farti una promessa. Ti prometto che un giorno quel gran difetto che pensi continuamente di essere verrà amato, e quel cuoricino impenetrabile, lascerà uscire tutte le risposte di cui hai sempre avuto bisogno. Tieni duro piccola guerriera, l'anima gemella esiste per tutti, e di certo non tarderà a raggiungerti sapendo chi la sta aspettando. Ora ti saluto, tocca a te quindi decidere chi essere, io ci ho provato, ma sappi che in caso dovessi servirti io ci sarò sempre. Perché chi sono? Hahaha mi ero dimenticato di dirtelo! Io sono te! Sono i tuoi pensieri! Il tuo 💙!

Un giorno
qualcuno mi chiese
“cos'è il dolore?”
e io non seppi rispondere.
Ma oggi
ho trovato le parole giuste.
Il dolore
è quando qualcuno
ti prende le mani
e ti fa entrare nel suo mondo,
ti lascia conoscere
le sue paure
e le sue insicurezze,
per poi farti ridere tanto,
fino a quando lo stomaco ti fa male.
Ti fa sentire importante
perché sei l'unica persona
che tratta così,
con cui condivide se stesso.
E poi, senza una ragione
ti lascia le mani
e si allontana da te
1, 2, 3, 5, 100 passi,
e ti mostra che può essere felice
più di quando lo era con te
con chiunque altro.
Questo è il dolore.

Dentrolanostrabolla 🖤

Sono un ragazza estremamente timida, riservata e molto, molto, molto ansiosa.
Per qualsiasi cosa il panico prende il sopravvento e mi immobilizza. Ho sempre sofferto per questo, ho pianto, urlato e stretto i denti. Ho cercato di graffiarlo, questo panico, di farlo tacere e non ce l'ho mai fatta. Vivevo la mia situazione con la costante paura di essere presa in giro, di esser calpestata e questo non faceva che aumentare ancor di più la mia non-autostima. A scuola le cose non erano migliori. Quando l'ansia diventava un tutt'uno con me cominciavo a balbettare e non riuscivo a controllarmi. I miei compagni di classe mi additavano ridendo e pendendosi gioco di me, i professori mi guardavano con aria interrogativa e mi dicevano cose del tipo ‘devi superare questo problema’ 'perché ti blocchi? Hai mai pensato di andare da uno psicologo?’ E io mi limitavo ad annuire con gli occhi pieni di lacrime cercando inutilmente di non piangere per non far capire che quelle parole facevano davvero male. Probabilmente non c'è mai stato un Professore, con la P maiuscola, che ha provato a venirmi in contro come la professoressa di italiano degli ultimi due anni. C'è sempre stata per me, ha trovato il modo per farmi sentire a mio agio. Ma l'ansia e il panico c'erano ancora; ormai le interrogazioni erano sempre e solo scritte e non avevo assolutamente l'intenzione di cambiare ciò, stavo bene. Poi ho cominciato ad andare da questa psicologa che mi ha fatto davvero tanto bene. Sono stata meglio, mi sono sentita più sicura e mi sento più sicura.
Oggi,6/6/14, per la prima volta sono stata sicura di me, ad un'interrogazione, cosa che magari può sembrare banale, ma non lo è affatto. Mentre parlavo, incespicando un po’ con le parole, la prof di italiano ha preso il mio libro sulla 'divina commedia’ e ha scritto qualcosa alla prima pagina. Quando sono tornata a posto ho letto:
'6/6/14 oggi mi hai fatto il regalo più grande, prof.essa’.
Non ho trattenuto le lacrime, non sono riuscita a guardarla negli occhi e ringraziarla, perché il regalo più bello l'aveva fatto lei a me.

Se n'è andata un mercoledì mattina, non l'ho sentita alzarsi, ma l'ha fatto.
Deve aver preparato il piano giorni prima, perché non sarebbe mai riuscita ad improvvisare, perché quello che sentiva non era in quel momento, era tutti i giorni a tutte le ore. Temo sia uscita dal balcone, “non è molto alto” deve aver pensato, ed ha fatto un salto senza pensarci troppo. Scavalcato il cancello, era già libera. La stazione non è vicina, per questo deve essersi alzata così presto, deve aver preso un treno, uno qualunque. Bastava che la portasse lontano da qui, lontano dalla tristezza infinita che le correva dietro. In casa, le cose non vanno alla grande, ma questo non deve averla fermata, perché altrimenti sarebbe qui e non chissà dove.
Quando la mattina, erano circa le otto, mi sono svegliata, sulla tavola ho trovato un pezzo di carta:
“Io non ho le parole giuste per descrivere questo atto di follia, non so nemmeno come mi sia venuto in mente. Ma quando la stanchezza diventa pesante, senti l'obbligo di dover fuggire dal mondo che ti circonda e che non hai mai voluto. Mi dispiace non essere stata una figlia perfetta o obbediente o amorevole o comprensiva. Ma forse, se ora ho fatto questo, è proprio perché ho cercato di fare il possibile senza avere successo. Vi spiego, la mia vita, fino a questo punto, è stata un fallimento assoluto. Avrei voluto fare così tante cose, eppure sono sempre rimasta seduta in panchina guardando gli altri ottenere tutto ciò che ho sempre desiderato. Fino a qui è stato un fallimento, ma non è destinato ad esserlo per sempre, no. Quindi, anche se non mi è concesso, prendo in mano la mia vita e cercherò di farvi capire. Sono a terra, stesa al tappeto, riuscite a vedermi? Credere in qualcosa di più grande non mi è mai servito a nulla e mi avete imposto uno stile di vita nella quale non mi rispecchiavo, è per questo che vado via. Vado via perché sono stanca di vivere una vita non mia. Vesto panni di una persona che non sono io, ed ora non posso più mettere vestiti di una taglia che mi sta stretta. Mi dispiace così tanto avervi deluso, ma più di tutto, mi dispiace aver deluso me stessa, nonostante io abbia messo sempre tutti gli altri per primi. Ma questa vita non è un gioco, potrei morire domani, senza aver concluso nulla, e questa cosa non riesco a mandarla giù. Sto perdendo tempo e il tempo perso nessuno me lo ridarà. Scappare di casa, quante volte l'ho pensato? E quante cose mi hanno fermato? Ma ora basta, ora basta perché voglio mettermi in gioco e alla fine di tutto dire "è stata una bella vita”. Quante volte ho pensato di finirla? Per questo mi concedo un'altra possibilità, io non posso più sopportare il dolore di una vita vissuta in modo sbagliato, ma sopratutto, vissuta non come voglio io. Quindi me ne vado, vi prego non cercatemi, forse tornerò, forse fuggirò più lontano, ma riuscirò a trovare me stessa. - con affetto.“
Questo c'era scritto, pensavo fosse uno scherzo, lo speravo così tanto. Ma mia figlia non c'era più, lontana più che mai da questa casa che ora è sempre più vuota. Vorrei aprire la porta, un giorno, e ritrovarmela avanti, ma so che non succederà. Mi aveva avvertita così tante volte, lei era tutta pazza. Le ripetevo sempre che pregavo per lei, pregavo il Buon Dio che le cambiasse quella testa matta che aveva. Ma da una parte sono contenta che sia riuscita a restare sé stessa in mezzo a tante copie, con il suo amore e la sua pazzia, era folle, era folle da morire, ma l'amavo per questo e l'amo tutt'ora. Quando finii di leggere la lettera, sentii il mondo tremare e la terra crollare sotto i miei piedi. Assieme a lei, era fuggito anche il mio cuore. Avevo da dirle tante cose, ma non potevo, non più. E chissà quante ne aveva da dirne lei, quante parole soffocate, i pianti che si faceva seduta a terra nella propria camera, le urla, la rabbia ogni volta. Questo gran dolore era l'unica emozione a consumarla come non mai. Forse è per questo che quella mattina è scappata, è per questo, lei era stanca di soffrire. Forse un giorno tornerà, forse tornerà per dirmi addio un'ultima volta. Le chiederò di portarmi con lei, consapevole della risposta che riceverò, ma con la soddisfazione di averglielo chiesto. E le augurerò il meglio, perché è quello che merita, la mia cara figlia.