le alpi

La Kamchatka

Oggi dopo pranzo guidavo verso Nord, che detto così sembra che ero nello Utah ma invece ero come al solito nella Bassa, e si vedevano le Alpi tutte belle innevate in lontananza che facevano ciao in mezzo al grigio del cielo. E sembrava come quando sei in aereo e guardi giù, e vedi solo nuvole, e ogni tanto c’è un buco nelle nuvole e sotto ci vedi una città, un lago, una strada, il nulla, una fattoria, la fabbrica di qualcosa o la Kamchatka. E io penso sempre che qualcuno mi prenda per il collo della giacca tra pollice e indice e mi posi delicatamente in uno di quei posti. Come un carrarmatino del Risiko. Così come se fosse giusto. Così come se lo avessi scelto.

Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso. Palme deferenti ne rinfrescano la facciata rosata, e davanti a esso si stende una breve spiaggia abbagliante. Recentemente è diventato un ritrovo estivo di gente importante e alla moda: dieci anni fa, quando in aprile la clientela inglese andava verso il Nord era quasi deserto. Ora molte villette vi si raggruppano intorno; ma quando questa storia incomincia, soltanto i tetti di una dozzina di vecchie ville marcivano come ninfee in mezzo ai pini ammassati tra l'Hotel des Etrangers di Gausse e Cannes, otto chilometri più in là.
L'albergo e quel luminoso pezzetto di stuoia che era la spiaggia, erano una cosa sola. La mattina presto l'immagine lontana di Cannes, il rosa e crema delle vecchie fortificazioni, le Alpi purpuree che cingevano l'Italia, venivano gettate nell'acqua e giacevano tremolanti nei gorghi e negli anelli spinti alla superficie dalle piante marine attraverso la limpida acqua bassa.
—  Francis Scott Fitzgerald, Tenera è la notte

Ciao mi chiamo Italia

Ciao, mi chiamo Italia, sono un piccolo Paese nel Mediterraneo, considerato da molti, uno dei Paesi più belli del pianeta.

Per molto tempo sono stato il punto di riferimento della storia, della civiltà, della moda, del design, del lusso, del cibo, della bella vita e chissà quante altre cose di cui, lentamente, mi sono dimenticato.

Posso farvi una domanda? Da Paese a cittadini, in totale confidenza, siate sinceri però, almeno con voi stessi. “Ma non siete stanchi? Non siete stufi?”.

Quante parole buttate al vento, quante promesse mai mantenute, quanto fiato sprecato e quanta frustrazione.

Io sono vecchio, quello che dovevo dimostrare l'ho dimostrato.

Vi ho fornito i mari più belli, le montagne, le Alpi più invidiate, vi ho dato un terreno fertile, da cui sono nati grandi vini, fonti di acque vendute in tutto il pianeta, verdure e frutta che avete esportato in ogni dove, senza calcolare i paesaggi e gli scorci che pochi altri Paesi nel mondo possono vantare.

Ma non siete stanchi? Non siete stufi?

E come se non bastasse, ho ospitato per svariati millenni, monumenti, artisti, poeti e filosofi che, ancora oggi, vengono citati nei libri di storia in tutte le lingue del pianeta.

Insomma … credo che come Paese, vi ho dato tanto, forse, anche troppo.

Già … mi sa che vi ho viziato, perché ultimamente non mi sento molto amato.

Come cazzo avete fatto a portarmi fino a questo punto?

Siamo passati dell'impero romano a Renzi, da Michelangelo a Favij, da Pirandello a Vendola, ma fosse solo questo il problema … vi siete fatti intortare così bene da un gruppo di vecchietti millantatori che, ormai, non avete neanche più il potere di decidere chi vi rappresenta.

Fanno tutto loro, senza chiedervi nemmeno il permesso.

Siete diventati schiavi dei vostri stessi dipendenti.

Loro rubano e va tutto bene, tu sopravvivi e loro ti puniscono, perché, ormai, se osi cercare una vita dignitosa, se solo credi di meritarti un lavoro, una casa o, addirittura, una macchina nuova, loro ti chiedono di giustificare tutto, altrimenti te la portano via e tu non puoi farci un beato cazzo.

Scusami se uso parole forti, ma è il Tuo Paese che ti parla ed esigo più rispetto per me, ma soprattutto, per Te.

Si, perché, sei Tu il mio vero padrone, non questi cialtroni da quattro lire.

Non dirmi che ti fanno paura? Quattro vecchi, gran parte ignoranti, ti fanno paura?

Ricordati che Io mi chiamo Italia e Tu sei Italiano.

Questa terra l'ha creata Tuo nonno, magari perdendo la vita.

Io sono di Tua proprietà e hai tutto il diritto di riprenderne il possesso.

Te lo chiedo con la mano sul cuore.

Aiutami a splendere di nuovo, non lasciare che questa gentaglia mi riduca ad un piccolo Paese svenduto agli stranieri, maltrattato da chiunque lo venga a visitare, denigrato e schifato da tutti, per colpa di pagliacci che non ci rappresentano.

Riprendi il controllo, riprendi a vivere, riprenditi il Tuo Paese … il Tuo Paese.

Firmato L'Italia.

Comunque da quando ho aperto il blog ho notato che qui su Tumblr ci sono ragazze bellissime che si vedono brutte per un niente, si trovano difetti inesistenti, e nel complesso sono meravigliose, ma non se ne accorgono. Ci sono persone stupende che si fanno male da sole come fosse farsi la colazione. Essenziale. Si fanno complessi grossi quanto le Alpi, ma hanno da affrontare problemi comuni o comunque risolvibili. E continuo col dire che ci sono persone, la maggior parte delle volte ragazze, che si sentono ‘sto cazzo solo perché hanno “tot lettori” e l'umiltà l'hanno lasciata alla Barbie con la quale giocavano da piccole. E ci sono blogger che criticano tutto, che l'unica cosa da augurargli sarebbe uno scoglio nascosto mentre si tuffano, al mare. Poi ci sono ragazzi e ragazze semplicissimi, che si aprono il loro blog, il loro spazio per intenderci, e scrivono cose stupende, ma nessuno li nota. I blog così sono da ammirare, pieni verità, traspare così tanta gentilezza. E ci sono anche blog più conosciuti, persone corrette, che se hanno notorietà è perché se la sono guadagnata a pieno merito, che si sono esposti ed hanno messo tutto ciò che di loro potevano metterci, con l'impegno. E c'è chi sorride sempre ed è la forza dei suoi lettori, e magari avrebbe bisogno di essere ascoltato, e c'è chi piange in silenzio e non ha bisogno di andarlo a scrivere su Tumblr, e c'e chi ha tanti problemi e non se ne vanta, non ne fa una questione pubblica, e c'è chi invece è felice veramente, perché la felicità la trova in quella degli altri. E ci sono le amicizie che nascono, le parole non dette, ma scritte, le passioni, la forza e il coraggio, la personalità per esprimere se stessi, le domande, le curiosità, l'aiutarsi a vicenda, e i consigli, le proprie idee e i blog che ci ispirano, e la comprensione. Se create un blog, non è come creare un profilo su un altro social network, perché qua ti metti in gioco davvero. Non puoi scegliere chi ti segue, o quanti possono farlo o come o quando. Se lo fanno è perché hanno visto qualcosa in te, perciò non trattarli mai come fossero un numero, del tipo: mi seguono in 3000, figo.
Quei 3000 sono persone, con una loro vita ed hanno scelto di farci entrare anche te, nella loro vita, in parte.

Qui su Tumblr c'è tanta bella gente e tanto potenziale, ma ci sono anche alcuni principi sbagliati.

Se una persona è autolesionista, lo è per problemi seri, legati al proprio modo di reagire alle difficoltà, strettamente personale. Non può nascerne una moda, non lo accetto. Allora scaccoliamoci tutti e via.
Ma che mode vengono in giro?

Se ti senti brutta, che vuoi che sia? Lo vedi che ovunque ti giri c'è gente bella fuori e marcia dentro? Potrai avere quanti problemi vuoi, ma se quei mostri hanno scelto te è perché sei così bella da averli attratti, perciò lotta per ciò che è tuo e riprenditi, cazzo.

E per coloro che amano tanto le critiche e i giudizi (e pregiudizi), so che con le Apple Maps, che fanno ancora al quanto pena purtroppo, c'è un tragitto calcolato male che vi porta su di un burrone, in america, e se vi va vi invio il percorso. Mi raccomando andate veloci.

Ecco.

Impara a distinguere chi ti ammira da chi ti guarda solamente.
Impara a distinguere chi ti ascolta da chi soltanto sente il suono della tua voce. Impara a distinguere chi ti parla per davvero da chi lo fa solo per noia. Impara a distinguere chi ti salverebbe da chi ti aiuterebbe. Impara a distinguere chi farebbe di tutto per te da chi farebbe tutto per se. Impara a distinguere chi ti consiglia da chi ti inganna. Impara a distinguere chi ti ama da chi ti illude.

Sono le piccole cose, a fare le grandi differenze.

-Alessia Alpi

—  Volevoimparareavolare (scritta da me)

Torniamo a quando avevamo solo il telefono fisso e rispondevamo a tutti perché non sapevamo chi ci stava chiamando.
Torniamo a quando le domande importanti le si chiedevano di persona, non tramite lo schermo di un cellulare.
Torniamo a quando il regalo più belle era il picnic vicino al fiume con tutta la famiglia, e non l'iPhone.
Torniamo a quando se ci mancava un amico, andavamo a casa sua in bici e gli citofonavamo, invece di postare frasi su Facebook taggandolo.
Torniamo a quando avevamo le ginocchia sbucciate, le scarpe bucate e le mani piene di graffi, non perché eravamo autolesionisti, ma perché giocavano all'aperto con chi amavamo.
Torniamo a quando la domenica mattina era un giorno speciale dagli altri perché andavi dai tuoi parenti che non vedevi fa tanto e sentivi la loro mancanza.
A quando aspettavi il fine settimana per andare al cinema con le tue amiche.
A quando ti svegliavi e la prima cosa che facevi era aprire le finestre e guardare di che colore era il cielo, sperando in un giorno di sole, invece di aprire whatsapp.
A quando non occorreva ricoprirsi il volto di trucco per essere considerata “bella”.
A quando la gente ti giudicava in base al tuo carattere e ai fatti, e non dai tuoi soldi, dai tuoi vestiti, dal tuo modello di cellulare.
Torniamo quando donavamo il nostro tempo alle persone, non i nostri like su Instagram.
A quando passavamo il pomeriggio a creare qualcosa con le nostre mani da regalare alla nostra amica del cuore perché compieva gli anni il giorno dopo.
A quando il tram era pieno di chiacchiere, quando le persone si conoscevano sul momento ed erano certi fosse stato il destino e non un caso.
Ora è tutto silenzioso, tutti con le cuffie.
E se qualcuno parla sembra pazzo.
Ora tutti hanno le stesse scarpe, usano le stesse frasi fatte, vestono allo stesso modo, hanno gli stessi interessi.
Stiamo sbiadendo la nostra personalità, il nostro modo di essere, i nostri gusti ed il nostro carattere, che vengono ogni giorno cancellati dalla paura di essere diversi, e perciò, per noi è sinonimo di rimanere soli e non essere amati.
Temiamo di mostrare chi siamo, e spesso ci convinciamo che abbiamo perso noi stessi.
E forse è vero, è così.
Non sappiamo più chi siamo, perché stiamo diventando fotocopie tutte uguali, abituati a non seguire la nostra mente ma la massa.
Forse è vero, non sappiamo chi siamo, ma nel nostro cuore sappiamo chi vogliamo essere. Ed è questo ciò che conta; non temere di diventarlo, anche se diverso.
Anche se preferisce i dischi in vinile al posto del mp3.
Anche se non gli piacciono le vans e preferisce le scarpe da ginnastica.
Anche se preferisce il Nintendo alla play.
Non temiamo il diverso, amiamolo.
Perché è colui che sta seguendo il suo cuore, e non le mode.

-Alessia Alpi

—  Volevoimparareavolare (scritta da me)

Dedicato a coloro che stanno attraversando il temporale per vedere l'arcobaleno.

A coloro che sono inciampati e sono caduti e si sono feriti, ma nonostante tutto si sono rialzati.

A coloro che toccano il fondo per aver più spinta per volare.

Dedicato a coloro che preferiscono rischiare per la felicità seguendo il loro cuore piuttosto che seguire la ragione.

A coloro che sono distrutti ed aiutano chi ha solo un graffio.

A coloro che combattono ogni giorno.

A coloro che trovano il coraggio per essere se stessi.

Dedicato a coloro che piangono in silenzio di notte, per colpa dei pensieri che li tormentano.

A coloro che guardano sempre un tramonto da soli.

A coloro che guardano il cielo ed esprimono sempre un desiderio, perché hanno ancora un briciolo di speranza.

A coloro che si sentono tristi, ma si mostrano felici.

Dedicato a coloro che hanno perso la strada, il cammino, e sono tornati in dietro, e hanno sbagliato ancora, e hanno cambiato ancora.

A coloro che stanno ancora in piedi, dopo aver perso tutto.

A coloro che amano, nonostante l'amore li abbia straziati.

A coloro che, ogni secondo, affrontano il dolore provocato dalla distanza.

Perché sono queste le persone da ammirare.

Coloro che credono di non farcela, ma ce la faranno.

Che hanno paura di non riuscirci, ma ci riusciranno.

Che sono convinti di cadere, quando, al contrario, spiccheranno il volo.

Dedicato a coloro che non hanno mai ricevuto una dedica per il coraggio di essere se stessi. Dedicato a coloro che non hanno mai ricevuto una dedica per la forza che impiegano per sconfiggere le loro battaglie.

Alessia alpi

—  Volevoimparareavolare (scritta da me)