lavagna

ecco ciò che ha detto la madre del 16enne suicida di Lavagna, da far accapponare la pelle

E poi, rivolta ai ragazzi: «Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi. Invece di mandarvi faccine su WhatsApp, straordinario è avere il coraggio di dire alla ragazza sei bella invece di nascondersi dietro a frasi preconfezionate».

«Straordinario è chiedersi aiuto proprio quando ci sembra che non ci sia via di uscita. Straordinario è avere il coraggio di dire ciò che sapete. Per mio figlio è troppo tardi ma potrebbe non esserlo per molti di voi, fatelo» .

Un grande professore universitario docente di filosofia, come sua consuetudine ormai da 20 anni, arriva in aula e scrive alla lavagna.

COME O AMATO TE
NON O MAI AMATO !!!

Con una voce triste come non mai,
chiede ai suoi alunni.
Cosa ho scritto?

Tutti imbarazzati tacciono.
Dai, dice il prof è facile da leggere.
Una ragazza si alza e legge:

COME HO AMATO TE
NON HO MAI AMATO!!!

Bene,dice il professore.
Ieri sera ho invitato a cena una donna che è stata capace di farmi sentire nel profondo del mio cuore queste parole.
Ci siamo frequentati per 2 mesi.
Le nostre anime hanno vibrato insieme, tutto era meraviglioso.
Ieri volevo chiederle di sposarmi.
L'ho portata a cena.
Tutto era favoloso.
Lei era favolosa.
Sentivo la mia voce strozzarsi in gola.
Ho tirato fuori il mio quaderno ,ne ho strappato un pezzetto e come si faceva da bambini le ho scritto:

COME O AMATO TE
NON O MAI AMATO !!!

Come un bambino,mi aspettavo di vedere sorgere un sorriso sulle sue meravigliose labbra.
Il suo viso si è spento.
Ha iniziato a piangere.
Si è scusata perchè non riusciva a trattenersi ed è andata via.
Incredulo, l'ho rincorsa .
Volevo, DOVEVO sapere perchè di quella reazione.
Alla fine mi ha risposto:
Tu sei un grande professore di filosofia.
Io una stimata professoressa di lettere.
Come puoi aver commesso quell'errore ?
Non riesco a crederci , NON RIESCO !!!

Avrei potuto spiegargli che lo avevo fatto consapevolmente solo per fingere di essere tornati bambini.
Per dimostrarle che l'amore che provo per lei è capace di trasportarmi a quando non sapevo distinguere una O da una HO.
Ma in quell’ attimo ho capito.
Amarsi non è essere perfetti.
Amarsi non è fare sempre la cosa giusta.
Lei cercava un amore perfetto.
Io non l'avrei mai resa felice.
Sono stato zitto.

RAGAZZI CERCATE DI NON AMARE LA FORMA
AMATE IL CONTENUTO

Un giorno un professore scrisse sulla lavagna:
9x1 =17
9x2 = 18
9x3 = 27
9x4 = 36
9x5 = 45
9x6 = 54
9x7 = 63
9x8 = 72
9x9 = 81
9x10 = 90
Quando ebbe finito di scrivere e si girò verso la classe tutti gli alunni stavano ridendo per l'errore fatto nella prima operazione. A questo punto il professore disse: “Ho scritto la prima operazione sbagliata di proposito perché volevo che imparaste  una lezione molto importante. Era solo per spiegarvi come il mondo la fuori vi tratterà. Vedete che ho scritto giusto 9 volte ma nessuno mi ha detto che sono stato bravo; tutti voi però avete riso e mi avete criticato per l'unica cosa sbagliata che ho fatto”. Quindi questa è la lezione:
“Il mondo non apprezzerà le milioni di cose giuste che farete ma sarà pronto a criticare l'unica sbagliata”

Me ne sto seduta sulla fredda panchina ad aspettare l'autobus 250, un ammasso blu che non arriva mai in orario ed è sempre troppo pieno per potersi permettere un posto a sedere.
Sono arrivata in anticipo, quindi so già che passerò molto tempo ad aspettare.
Eppure, qui da sola, sorrido, perché sto bene.
Un anno fa non mi sarei immaginata qui, coi capelli raccolti in una coda alta, perché non temo di far vedere il mio viso, e con addosso vestiti non del solito nero.
Un anno fa, semplicemente, non riuscivo ad immaginarmi felice.
Ero una ragazza estremamente chiusa; avevo difficoltà nel relazionarmi con gli altri, anzi, non ci parlavo proprio, perché ero convinta che qualunque cosa avessi detto sarebbe risultata stupida o inadeguata al contesto.
Preferivo essere ignorata.
Serrare le labbra e guardare a terra.
La scuola, perciò, era un vero inferno per me.
Odiavo andare alla lavagna, sentivo il peso di tutti gli sguardi dei miei compagni addosso a me, pronti per vedermi fallire, ancora.
Ecco, ero terrorizzata all'idea di sbagliare.
Sapevo che non sarei mai stata in grado di rimediare ai miei errori. Ero troppo debole.
I miei capelli erano molto lunghi e perennemente sciolti, in modo tale da coprirmi, coprire i miei occhi neri, come le mie felpe.
All'epoca prendevo il treno, e c'era sempre un gruppo di ragazze che appena passavo iniziavano a ridermi dietro, a indicarmi e affibbiarmi terribili soprannomi.
Sapevano trovare un difetto in tutto ciò che facevo, dal modo in cui camminavo al mio tono di voce.
Mi facevano sentire così sbagliata.
E iniziai a vedermi come loro mi vedevano, senza pregi, con un carattere insopportabile, un fisico che era meglio nascondere sotto abiti di due taglie più grandi e un'autostima inesistente.
Detestavo essere me, volevo cambiare… ma non ne avevo idea di come fare.
Il mio umore iniziava ad essere sempre più instabile; qualche volte ero così arrabbiata da trattare male chiunque, altre volte così triste che temevo di sprofondare nelle mie stesse lacrime…
C'era un negozio, sempre aperto, dove vendevano fiori di tutti i tipi, e io ogni mattina ci passavo davanti, perché era nel mio tragitto stazione-scuola.
Quanto ho odiato quel posto.
Era sempre pieno di persone sorridenti e ragazzi che uscivano con enormi bouquet, e io non potevo fare altro che odiarli, e odiarli, perché sapevo che nessuno avrebbe mai regalato a me anche solo una semplice rosa.
Perciò acceleravo sempre il passo, i miei occhi fissi sul cemento screpolato del marciapiede, la musica a tutto volume nelle mie orecchie.
Avevo deciso; volevo tagliare tutti fuori dal mio piccolo mondo.
Sapevo che se non mi sarei affezionata a nessuno, non avrei sofferto… eppure stavo già malissimo.

Ricordo ancora perfettamente quel giorno; era una tiepida mattinata di marzo, e mi stavo dirigendo a prendere il treno. I miei capelli erano completamente sulla mia faccia ed ero immersa nei miei pensieri, ecco perché non mi accorsi che davanti c'era qualcuno, e gli andai a sbattere contro.
Due grandi mani m'afferrarono per le spalle, impedendomi di cadere.
Distinto, cercai di divincolarmi, ma non ci riuscì.
I miei capelli vennero fermati dietro un orecchio e una voce roca mi domandò se stessi bene.
Abituati a quella luminosità, i miei occhi misero a fuoco un ragazzo dai capelli scuri e un sorriso gentile.
Aveva un incarnato chiaro e uno sguardo dolce.
Mi ridomandò se stessi bene. Io scossi il capo in segno di si.
«qual é il tuo nome?»
«non parlo con gli sconosciuti», in realtà non parlavo a nessuno.
«io sono Jack, e lavoro qui, al negozio di fiori più grande della città. Bene, ora mi sono presentato, quindi non sono più uno sconosciuto. É il tuo turno »disse incurvando ancora di più le labbra verso l'alto.
«jess. Io sono jess» e mi sorprese il tono della mia voce. Poi mi ricordai che era passato davvero tanto, tanto tempo, dall'ultima persona che voleva conoscermi davvero.
Iniziammo a parlare, o meglio, iniziai a spiaccicare qualche parola in quanto jack riempiva tutti i possibili silenzi imbarazzanti della nostra conversazione, cercando di farmi parlare attraverso una serie di domande, alle quali non ero obbligata a rispondere, in quanto erano solo per conoscermi meglio.
Eppure, volevo farmi conoscere da lui.
Notai subito il suo spiccato senso dell'umorismo, per non parlare del suo carattere così allegro e travolgente. Ed era davvero bello.
Fui così presa da lui che mi dimenticai del treno. Cavolo, il treno!
Non ho idea di come mi convinse ad accettare un passaggio in macchina da lui, probabilmente deve avermi detto una battuta e fatto ridere.
Dopo quel giorno, ogni volta che uscivo da scuola, jack si presentava sull'uscio del negozio di fiori, con una margherita in mano.
Voleva il mio numero, ma io ero troppo diffidente, perciò mi promise che finché non glielo avessi dato, lui mi avrebbe aspettato sempre, per tormentarmi con le margherite.
Mantenne la promessa. E la cosa più bella fu che una volta che glielo diedi, il giorno dopo, al posto delle margherite, aveva in mano girasoli.
«il nostro rapporto sta crescendo, così ho pensato che anche i fiori si devono adeguare!»
Iniziò a telefonarmi e invitarmi a uscire. E io ne avevo voglia.
Mi piaceva passare il tempo con lui. Amavo i suoi discorsi e il suo modo di pensare.
Lentamente, iniziai a cambiare. Ero più… spensierata, tranquilla… felice.
Jack mi dava l'amore che non avevo mai ricevuto prima. Mi insegnò ad apprezzare ciò che mi circondava e a trovare il lato positivo in ogni cosa «e se non riesci a trovarlo» mi ripeteva « ricordati sempre che ci sono io. E lo cercheremo assieme. E se non lo troveremo, beh, lo creeremo».
Con questa frase capii che é fantastico avere qualcuno che, nonostante tutto, rimane al tuo fianco, sempre. E non ti abbandona quando ti senti perso. E ti sta accanto quando ti senti sbagliato.
Divenni un'altra persona. Inizia ad aprirmi di più agli altri. Inizia a non vergognarmi del mio aspetto e del mio carattere, perché a jack piacevano.
E iniziarono a piacere anche a me.
Come si dice, mi fece innamorare prima di lui, poi di me stessa.
Decisi di prendere il tram al posto del treno, così da non rivedere più quelle ragazze, nonostante non facessi più caso ai loro insulti da molto, molto tempo.
Tutti dicono che quando le persone cambiano, diventano talmente diverse da perdere tutti.
Eppure, se qualcuno cambia in meglio, allora le persone che ti lasciano significa che volevano solo il tuo peggio…
Ora, ogni volta che vado a scuola, scendo una fermata prima, per poter camminare, lentamente, davanti al negozio di fiori e sbirciare dalla vetrata lui che vende e da consigli alla clientela dagli sguardi sognanti.
Ora so cosa si prova. E adoro immaginare a quale ragazza siano destinati quei bouquet, perché magari é una proprio come me, che non se lo immaginerebbe mai di riceverli.
E in quanto a te, si, proprio a te che stai leggendo, spero che anche tu un giorno troverai quella persona che farà crescere dei fiori… Nelle parti più tristi di te.

-Alessia Alpi
(Volevoimparareavolare on Tumblr)

—  Scritta da me
Due caratteri opposti. Due colori opposti. Il bianco ed il nero sono opposti. Un ragazzo ed una ragazza sono opposti. Spesso gli opposti si colmano nei punti in cui sono vuoti. Il nero colma il bianco. Un foglio bianco viene riempito da inchiostro nero. Il bianco colma il nero. Una lavagna nera viene riempita da gesso bianco. Un uomo ed una donna sono opposti, diversi. Non riguardo la dignitá, non rispetto, non diritti, non doveri, ma magari, per carattere. Ecco, quell’uomo e quella donna, loro si colmeranno a vicenda.
Perché noi siamo bianco e noi siamo nero. Noi siamo pezzo di carta e noi siamo lavagna. Perché noi andiamo in cerca del nostro opposto, del nostro completamento.
—  TearOfaBastardGod

Interrogazione di italiano, seconda ora, 3 persone alla lavagna, 5 sedute tra i banchi , tutto il resto della classe a casa o in un bar. Lara è lì, con le occhiaie sotto gli occhi , a rispondere a tutte le domande che il prof le pone, a volte incerta, a volte un po’ meno.

Lui li manda a posto, dice “avreste potuto fare di più”. Lara borbotta e il prof, sbuffando, gli chiede cosa c'è che non va.
“No niente, è che … avrei potuto fare di più , lei dice, ma quando prof? Ci ha assegnato 40 pagine da studiare in due giorni, ieri sono stata tutta la giornata fino a mezzanotte, stamattina mi sono svegliata alle 5 per ripetere, quando lo avevo il tempo per fare di più? E lei , quando se ne viene dicendo che non dobbiamo stare vicino a questi aggeggi elettronici perché ci portano via il sonno, lei predica bene e razzola male? > quando lei non ci dà nemmeno l'opportunità di uscire. Solo il fine settimana abbiamo per riposarci e ci troviamo a studiare per il lunedì. Non vedo i miei amici da una settimana prof, poi ci dice che socializzare è importante.”

“ Signorina, qui ognuno deve imparare a prendersi le proprie responsabilità.”

“Già, e lei è il primo che non lo fa eludendo le mie domande. Perché non mi risponde prof? Quando avrei potuto fare di meglio? Non avrei dovuto dormire stanotte? E poi prof, i miei compagni, loro che per evitare di essere chiamati alla cattedra non si sono presentati, loro non devono prendersi le proprie responsabilità? La verità è che questa scuola tutto insegna tranne che ad essere onesti. Ci insegna a vivere si, in modo meschino, adottando sotterfugi, trovando scuse. Non ci avrei messo niente a non presentarmi, a farmi firmare una giustifica da mamma o addirittura avrei potuto falsificarla come farà la metà degli assenti domani. Lei cos'avrebbe potuto dire? Nulla, e avrei posticipato l'interrogazione alla prossima settimana, sempre che non trovi qualche altra giustificazione.”

“Cosa vuoi dirmi adesso? Vuoi che ti ri interroghi la prossima settimana?”

“No prof, io voglio solo che lei si renda conto che ci chiedete pure l'anima mentre ci esortate a tenercela stretta. Io voglio che lei capisca che tutto lo schifo del mondo comincia da qui. Il problema degli assenteisti, delle finte malattie, degli alibi falsi in tribunale, degli scaricatori di colpe… Sono abitudini che cominciano da qui e lei sembra non farci caso. Non voglio niente prof, solo aprirle gli occhi, solo dirle che tutti gli autori che denunciavano l'ipocrisia del loro tempo avevano ragione, ma voi preferite scegliere le poesie carine d'amore, quelle che qualche verso lo infiliamo pure in uno stato su Facebook, che sono belle eh, non fraintendetemi, ma non hanno sapore. Sono belle, ma che me ne faccio io di sapere quanto sono biondi i capelli di Laura?Loro non m'insegnano come essere una persona migliore , e nemmeno voi.”

—  About a moonlight