latte da

Le mie giornate sono vuote.

Sono bianche, come quelle di Dante quando non vide più Beatrice.

Non ho niente da dire, perché quando non c'è l'amore le parole finiscono.

Le pagine diventano bianche, manca inchiostro alla vita.

—  Alessandro D’Avenia
Bianca come il latte rossa come il sangue, Alessandro D’Avenia

A volte, i “grandi”, dicono che a 16 anni è troppo presto per amare. I “grandi” dicono che si è troppo piccoli, ci dicono che è solo una cotta, che quella persona ci piace e basta. Ci dicono che un giorno finirà lì. A volte dimenticano cosa vuol dire aver avuto 16 anni.
In realtà si può amare a tutte le età, anche a 5 anni… anche se forse non ci rendiamo conto che quello è amore. Ce ne rendiamo conto in ritardo, a volte ce ne rendiamo conto salvandoci in calcio d’angolo, a volte invece ne siamo consapevoli al 100%. E non c’è qualcosa che vale per tutti che ci dice: questo è amore. È una cosa soggettiva.
Per Leo, per esempio, l’amore è il rosso dei capelli di Beatrice e i suoi occhi verdi. L’amore per lui è lei, la sua bellezza, la sua purezza. Eppure Beatrice nemmeno lo sa, nemmeno lo conosce Leo.
Leo che gioca a calcio, che va in giro col motorino e che vive di colori, di tutti i colori. Tutti tranne uno: il bianco. Per Leo il bianco è vuoto, è assenza ed è un colore. Il colore che ama invece è il rosso, il colore dell’amore, il colore dei capelli di Beatrice. A volte vorrebbe vedere il rosso anche in Silvia, la sua migliore amica, perché lei c’è sempre, si preoccupa di lui, si cura di lui e lo aiuta a scuola. Ma negli occhi di Silvia, Leo, vede solo un azzurro limpido.
È sempre stata così la vita di Leo fin quando, ad inizio anno scolastico, arriva il supplente di storia e filosofia. Leo è pronto ad essere il solito spavaldo coi professori, ma questo nuovo insegnante ha qualcosa di diverso, qualcosa in grado di attirare la sua attenzione, di rispondere alle sue domande e di fargli porre delle domande, tra cui la principale: qual è il tuo sogno?
Se lo chiede spesso Leo da quando è arrivato il nuovo professore, soprannominato Sognatore. Leo crede che il suo sogno sia Beatrice, ma Beatrice manca da scuola da un po’. Beatrice è malata, Beatrice ha la leucemia.
Grazie a Silvia Leo riuscirà a conoscere Beatrice che gli aprirà un mondo davanti, che gli farà capire che si deve andare avanti nonostante tutto e tutti, che l’amore a volte è davanti a noi e nemmeno lo vediamo, che non per forza deve essere rosso.
Possiamo capirlo anche noi leggendo questo libro. D’Avenia utilizza il punto di vista di un sedicenne e una scrittura semplice, scorrevole e fresca per “alleviare” il punto di vista della malattia e per sottolineare, invece, quello che è l’amore. Come lo si vede a 16 anni, quando l’amore sembra essere tutto.
Lo consiglio a chi ha voglia di una lettura scorrevole ma profonda.

Assassin’s Creed: Coffee Imagine
Everybody gets a “tall vanilla latte” from Starbucks.

Altaïr: would drink it and make a face. Would take one sip and the rest he’d spit into a plant.
Ezio: he’d be cool with it, but he’d insist on having it iced with whipped cream on top.
Connor/Ratonhnhaké:ton: would be initially confused by the fact that it’s really a small coffee instead of actually being tall, and would think it’s too sweet but not say anything. He won’t like the aftertaste, and will probably want water afterwards.
Edward: would sneak a shot of rum in there, and get a foamy mustache because he’d toss it back in one motion.
Arno: will taste it and refuse to finish it, bitching about the taste and calling it lousy.
Shay: burns himself on the first sip and can’t taste it.
Jacob: drops it on his lap and pouts because it’s hot. After he gets an iced one he complains that it’s too bitter and dumps a lot of sugar in.
Evie: drinks with her pinky out, and accepts it for what it is without complaining, whether or not she likes it.

Bonus! Haytham: takes a sip and asks for a plain espresso. Raises an eyebrow and tells Connor coffee isn’t for children when Connor doesn’t like it.

I forgot Desmond: Desmond knows it’s bad coffee, and he ends up having to pay for everyone’s latte (and Haytham’s espresso)

Ma perchè cerco la solitudine e poi quando annego nel suo bianco senza appigli mi terrorizza?
—  Bianca come il latte rossa come il sangue
Io qui, tu lì.
Viviamo una vita parallela.
Ci svegliamo in letti diversi,
sempre con un lato un po’ più freddo,
sempre con un paio d'occhi
in meno da guardare.
Un caffè al volo quando va male
o una tazza di latte con due biscotti da bagnare.
Viviamo in parallelo,
tra una giornata di pioggia ed una di sole.
Diversamente, allegramente, pesantemente
ma viviamo e sudiamo questa vita
che a volte abbracciamo
per farla sembrare meno dura,
altre, la prendiamo a calci
per le tante prove che ti chiede di superare.
Viviamo una vita parallela tra alti e bassi,
tra fregature e arrabbiature,
tra sorrisi capovolti e risate fragorose,
tra amicizie e passeggiate,
tra un cinema ed un piatto
di spaghetti al pomodoro fresco.
Viviamo bene nonostante la mancanza,
nonostante la distanza, nonostante.
Viviamo parallelamente tutto questo ed altro,
ma l'amore,
l'amore che abbiamo incollato addosso,
di incontrarsi, non ha smesso mai.
—  Erica S.
La timidezza è composta dal desiderio di piacere e dalla paura di non riuscirci. La cosa divertente è che quando la gente ti definisce ‘timida’ di solito sorride. Come se fosse una cosa carina, un'abitudine buffa che perderai crescendo, come i buchi nel sorriso quando ti cadono i denti da latte. Se sapessero come ci si sente, ad essere timidi, non soltanto insicuri, non sorriderebbero. No, se sapessero cosa vuol dire avere un nodo allo stomaco o le mani sudate, oppure perdere la capacità di dire qualcosa di sensato. Non è affatto carino.
Vestiti sporchi.

Da ragazzino, casa di mamma, citofonava mio padre :“scendi, ti porto a mangiare il gelato”, su quella bici per tutta l'estate.
Vestiti sporchi, calli alle mani, mi arrampicavo sugli alberi al parco, non ho niente in comune con questi cadaveri, vuoti, coi calli da smartphone.
La mentalità era: prima con le buone, poi con le cattive se serve.
Questi che rispondono alla cazzo di cane lo capiranno, si vede che non hanno mai preso due sberle.
Io mordevo la vita, questi coi denti da latte che fanno? La strada fa scuola, tu che hai imparato? Forse dovresti ripetere l'anno.
Ripenso a mio nonno, la schiena rotta, quando il sudore era l'unico modo; poi penso a tuo figlio, la schiena dritta, perché sulle spalle ha un involucro vuoto.
Senza le palle, come anche gli altri; in un mondo più giusto di questo dovrebbero selezionarvi usando il buonsenso, fanculo la legge di Darwin.

Questa notte sono entrato in casa tua
di soppiatto sono entrato
sono entrato nottetempo
furtivo
silenzioso come un mimo ninja
tu dormivi profumata
abbracciata
al tuo cuscino preferito.

Come faccio a sapere che eri profumata?
Ti ho annusata.

Questa notte nottetempo di soppiatto
sono entrato in casa tua
ho offerto al tuo gatto da guardia
una polpetta al sonnifero gusto tonno
ho dato un’occhiata dentro il frigo
il latte è scaduto da due giorni.

Mi son permesso di mettere un po’ in ordine.
Le tue scarpe soprattutto.
Ho annaffiato le piante.
Ti ho preparato la macchinetta del caffè
per quando ti sveglierai domani.

Questa notte sono entrato in casa tua
e ho nascosto una poesia.

L’ho nascosta
in un punto assai segreto della casa.
È una poesia d’amore.
La poesia d’amore che ho nascosto
questa notte di soppiatto nottetempo
in casa tua
è questa
anche se forse non si capisce
che è una poesia d’amore.

È una poesia d’amore segreta
notturna
celata.
È così ben nascosta che
potresti non trovarla mai
potrebbe rimaner lì per anni
lustri
decenni
secoli
fino alla fine del tempo.

Eri molto bella questa notte che dormivi
nel tuo letto in casa tua.
Eri così talmente bella che la luna
a un certo punto
credimi
la luna ha deciso di tracimare dall’abbaino
inondandoti quei capelli buffi che tieni
di una luce pazzesca.

Son rimasto senza fiato
nel silenzio
della notte
in casa tua
ho pensato:
io non esisto
io non esisto
io non son qui
ma che fortuna
esserci.

—  Guido Catalano.
Funko Pop Theater presents: BALEETED SCENES!

Crowley: Oh, Cassie, still running errands for your BOYFRIEND?

Cas; He’s not MY BOYFRIEND, Crowley, he’s YOUR BOYFRIEND.

Dean: Wut.

Crowley: Well, all rightie, Dean, how’s my punkincakes!

Dean: Wut.

Cas: *vengeful angel noises*

Cas: HE IS NOT YOUR BOYFRIEND.

Dean: Were you FIGHTIN’ over me?  Pretty HOT.

Cas: Let’s get outta here.

Crowley: But you have made me spill my LATTE!

Sam; DA MOOSE is here!  He does not have a BOYFRIEND!

Crowley: Can you fetch me another LATTE?

Sam: No, I cannot.