laterale

Shout out to blue spotted salamanders

 Say hello to the blue spotted salamander (Abystoma laterale).

Just… wow.  I don’t even know where to begin with these animals.  I am just IN LOVE (and pretty miffed at laws for not letting me keep several dozen).   There are actually all-female populations of these beauties and they don’t just clone themselves.  Technically, these all-female populations are hybrids. It’s just.

Look, it’s honestly the weirdest form of reproduction I’ve ever come across so obviously i gotta tell tumblr about it: when  one of these hybrids wants to make salamanderlings, she has to find a male of a different species ( the species she’s related to) and breeds with him.  And guys?  Guys?  She doesn’t even USE THE SPERM’S GENETICS.  That’s almost always just discarded.  Instead, the sperm simply helps her eggs develop in the first place.

like damn.  That’s COLD.  It’s called kleptogenesis.

This doesn’t always happen though.  Although the sperm technically STILL doesn’t fertilize the egg, the genetics are used anyway, which is how we get hybrids.  This is part of the reason why ALL Abystoma are banned from California: they’re just too damn good at stealing manly lizard genes and creating hybrids all over the place.

Entire new SPECIES have been created like this, and are still reproducing like this now. The Tremblay’s salamander (Abystoma tremblayi) is a hybrid between the blue spotted above and Jefferson salamanders (Abystoma jeffersonianum).  The SAME COMBINATION of A. laterale and A. jeffersonianum has ALSO created the Silvery Salamander (Abystoma platineum).  Just.  How amazing is that?  Same species go in, entirely new thing comes out.  The Tremblay’s and Silvery also contain THREE sets of chromosomes instead of just two.

to use a game reference, I’m pretty sure these guys are basically the Asari from Mass Effect.

Strada laterale vicina al centro di Pistoia.
Ora d’aperitivo.
Pre cena.
Ragazza ben vestita, passo svelto, tacchi sul pavè, come in una classica del nord.
Suoneria a volume 46.
Musica dance, quasi techno, con sottotraccia accenni sudamericani.
Una manciata d’istanti di indecisione.
Si ferma.
Voce suadente.
No, ciao amore. Non ce la faccio. Farò sicuramente tardissimo. Sono ancora a Parma. Sì, sì, anch’io. Ciao.
Aumento di andatura.

Quanta bruttura tutta assieme in 40-50 secondi di un grigio lunedi sera.
E pensare che devo anche stirare…

Después dormimos, Osita, y ya entrada la mañana seguías durmiendo y sólo a mí me fue dado ver el fin de la noche del paradero, el sol rasante que convertía el fuelle de Fafner en una cúpula naranja, que resbalaba entre las cortinas laterales para meterse con nosotros en la cama, empezar a jugar con tu pelo, con tus senos, con tus pestañas que siempre parecen más, que siempre parecen muchísimas más cuando estás dormida.
—  Julio Cortázar

L’encefalo viene suddiviso in lobi cerebrali, che prendono il nome dalle ossa del cranio che si trovano al di sopra.
Il solco centrale divide il lobo frontale (blu) dal lobo parietale (celeste).
Il lobo temporale (verde chiaro) è immediatamente ventrale alla scissura laterale (di Silvio).
Il lobo occipitale (verde scuro) occupa la porzione posteriore dell’encefalo e confina sia con il lobo parietale che con il lobo temporale.

A GRANDI LINEE.

Lobo frontale.
La parte più anteriore è chiamata “lobo prefrontale”.
La parte più vicina alla scissura centrale è definita “lobo precentrale”.
Il lobo prefrontale interviene nel mantenimento dell’attenzione, nella formulazione di piani per il futuro, nel pensiero, nel comportamento, nella formazione della personalità, nell’inibizione di informazioni non utili al compito e nell’iniziativa decisionale.
Il lobo precentrale coadiuva il movimento volontario e, quando si parla dell’emisfero sinistro, ha un ruolo attivo nel linguaggio, attraverso l’area di Broca.
Non va dimenticato il ruolo del lobo frontale nella emotività, nella motivazione e nell’autocontrollo.
A tal proposito, lesioni alla corteccia frontale mediale provocano una sindrome pseudodepressiva, caratterizzata da apatia, abulia, inerzia e tono umorale depresso, mentre lesioni alla corteccia frontale orbitaria causano una sindrome pseudopsicotica, caratterizzata da scherzosità, egocentrismo, volubilità e tono umorale euforico-maniacale.

Lobo temporale.
Il suo intervento è peculiare in molte funzioni sensoriali, dato che comprende l’area corticale uditiva e, nell’emisfero sinistro, i centri nervosi per la comprensione del linguaggio udito.
Inoltre il lobo temporale mediale è implicato nei processi mnemonici, insieme all’amigdala e all’ippocampo.
Le aree anteriori, invece, agiscono nella percezione olfattiva e nel controllo affettivo.
Va detto che soggetti con un disturbo selettivo nel riconoscimento delle espressioni facciali emotive hanno una lesione temporo-parietale.

Lobo parietale.
Contiene le aree per la sensibilità tattile, termica, dolorifica e cinestetica e aree più associative come il lobulo parietale superiore e inferiore.
Lesioni al lobo parietale possono portare anche quadri di aprassia, visto che sulla corteccia parietale convergono vie importanti per l’attivazione del gesto.

Lobo occipitale
.
Importante per l’attività dell’area visiva primaria e per l’integrazione tra l’attività visiva e quella motoria, per il riconoscimento e il raggiungimento degli oggetti visualizzati.
Alcuni disturbi delle funzioni visive, che conseguono alle lesioni della corteccia occipitale, sono:
- acromatopsia (visione in bianco e nero),
- discromatopsie (deficit nella discriminazione cromatica),
- deficit nella percezione del movimento,
- disturbi nella percezione della profondità.

Masterlist

I’ll update this often as new one shots are posted, but here is what I have so far. Enjoy~

Keep reading

In una bella mattina di aprile, in una via laterale del quartiere di Harajuku, sono passato accanto ad una ragazza perfetta, al 100%.
Non era una gran bellezza. E nemmeno di un’eleganza strepitosa. I capelli dietro la testa le avevano preso una brutta piega dormendo e doveva essere vicino alla trentina. Eppure già a cinquanta metri di distanza avevo capito che era la ragazza perfetta per me. Dal momento in cui la vidi il cuore prese a battermi all’impazzata e l’interno della bocca mi si fece secco come la sabbia del deserto.
Forse anche a voi piace un tipo particolare di ragazza. Quelle che hanno le caviglie sottili, per esempio, o dei grandi occhi, o delle belle mani… non so, magari vi attirano quelle che amano mangiare con calma, lentamente, o qualche altra caratteristica del genere. Ovviamente ho anch’io il mio tipo. Mi è già successo di andare al ristorante e restare affascinato dal naso della ragazza che sedeva alla tavola accanto.
Nessuno però può dire come deve essere quella perfetta al 100%. Prendiamo la ragazza di quel mattino, non ricordo neppure che forma avesse, il suo naso. Anzi, non ricordo neppure se avesse un naso. Tutto quello che ricordo è che non era una gran bellezza. Molto strano, vero?
- Ieri sono passato accanto alla ragazza perfetta al 100%”, dico a uno.
- Ah sì? - mi risponde lui. - Era molto bella?
- No, no direi.
- Allora era proprio il tuo tipo?
- Non mi ricordo. Ho dimenticato tutto, che forma avessero i suoi occhi, se avesse molto seno o no…”
- Strano.
- In effetti.
- Allora cos’hai fatto? - continua lui con aria annoiata. - Le hai parlato, l’hai seguita?
- Non ho fatto nulla, - rispondo io. - Le sono semplicemente passato accanto.

Lei camminava da est a ovest, io da ovest a est. In una mattina di aprile veramente piacevole.
Avrei voluto parlarle, anche soltanto per una mezz’oretta. Chiederle di lei, raccontarle di me. E soprattutto spiegarle le complicate combinazioni del destino che avevano fatto sì che noi due passassimo uno accanto all’altra in una strada laterale di Harajuku in una bella mattina di aprile del 1981. Di sicuro tutto ciò era denso di caldi segreti, come un antico meccanismo costruito in tempi di pace.
Dopo aver parlato di queste cose, avremmo potuto pranzare insieme, andare a vedere un film di Woody Allen, fermarci al bar di qualche albergo a bere qualcosa. E con un po’ di fortuna, magari finire insieme in un letto.
Una tale possibilità bussava alla porta del mio cuore.
La distanza tra lei e me si era ridotta a quindici metri.
“Bene, adesso le rivolgo la parola”, - ho pensato. - “Ma cosa le dico?”
“Buongiorno. Posso parlarle un momento, per favore? Mi bastano trenta secondi.”
Assurdo, mi avrebbe preso per un rappresentante di una compagnia di assicurazioni.
«Mi scusi, sa se c’è una tintoria aperta ventiquattr’ore su ventiquattro, da queste parti?» Ancora peggio. Tanto per cominciare, non avevo neanche la borsa con la roba sporca!
Che fosse meglio dirle subito tutta la verità?
«Buongiorno. Lei per me è la ragazza perfetta al 100%».
Non mi avrebbe mai creduto. E anche supponendo il contrario, era probabile che non avesse nessuna voglia di parlare con me.
«Io per lei sarò pure la ragazza perfetta, ma lei per me non è affatto l’uomo perfetto», mi avrebbe risposto. In tal caso mi sarei sentito perduto, ne sono certo. Ormai ho trentadue anni, tutto sommato invecchiare significa proprio questo.
Le sono passato di fianco davanti a un negozio di fiori. Un lieve spostamento d’aria tiepida mi ha accarezzato la pelle. Il marciapiede d’asfalto era bagnato d’acqua, ho sentito un profumo di rose. Non le ho rivolto la parola, non ce l’ho fatta. Lei indossava una maglia bianca e nella mano destra teneva una busta bianca alla quale mancava il francobollo. Una lettera per qualcuno. A giudicare dagli occhi terribilmente assonnati, poteva darsi che avesse passato tutta la notte a scriverla. Poteva darsi che quella busta contenesse tutti i suoi segreti.

Ho fatto pochi passi e quando mi sono voltato la sua figura era già scomparsa tra la folla.
Naturalmente adesso so benissimo in che modo avrei dovuto abbordarla, quella volta. Ma comunque sarebbe stato un discorso troppo lungo, non avrebbe funzionato. Le idee che mi vengono in mente non sono mai molto pratiche.

Ad ogni modo quel discorso cominciava con «c’era una volta»… e finiva con «non pensa che sia una storia molto triste?»
C’erano una volta in un posto lontano, un ragazzo e una ragazza. Il ragazzo aveva diciotto anni, la ragazza sedici. Né l’uno né l’altra potevano dirsi molto belli, erano soltanto due ragazzi normali e solitari come ce ne sono ovunque. Però erano fermamente convinti che da qualche parte al mondo esistessero la ragazza e il ragazzo perfetti per loro, al 100%.
Un giorno camminando per la strada si trovarono faccia a faccia.
- Che sorpresa, ti ho cercata dappertutto - , disse il ragazzo alla ragazza. - Forse non mi crederai, ma tu per me sei la ragazza perfetta al 100%.
- Anche tu per me sei il ragazzo perfetto al 100%”, - disse la ragazza. - Sei esattamente come ti immaginavo, in tutto e per tutto, mi sembra di sognare.
I due sedettero su una panchina nel parco e parlarono, parlarono, senza stufarsi mai. Non si sentivano più soli. Trovare il compagno, la compagna perfetta, ed essere a propria volta trovati da lui, da lei, che cosa meravigliosa!
Nel cuore però nutrivano un piccolo, piccolissimo dubbio. Era giusto che un sogno si realizzasse così facilmente?
- Senti, facciamo un’altra prova -, disse allora il ragazzo in una pausa della conversazione. - Se siamo veramente perfetti al 100% l’uno per l’altra, di sicuro un giorno ci incontreremo di nuovo da qualche parte. E quando ci rincontreremo, se ci troveremo ancora perfetti al 100%, ci sposeremo subito, lì sul posto. Sei d’accordo?
- Sì, sono d’accordo, - rispose la ragazza.
Così i due si separarono.
Invece non c’era alcun bisogno di fare un’altra prova. Erano assolutamente perfetti l’uno per l’altra, al 100%. Ma le onde inevitabili del destino si presero gioco di loro.
Un inverno, entrambi si buscarono una brutta influenza che imperversava quell’anno, e dopo essere rimasti per molte settimane tra la vita e la morte, al risveglio avevano dimenticato completamente il proprio passato. Le loro teste erano vuote come il salvadanaio del giovane D. H. Lawrence.
Siccome però erano due ragazzi intelligenti e perseveranti, a costo di molti sforzi acquisirono una nuova coscienza e nuove capacità emotive e tornarono a fare magnificamente parte della società. Furono di nuovo in grado di prendere la metropolitana, di cambiare linea, di andare alla posta per spedire una raccomandata. E sperimentarono di nuovo l’amore, al 75 o all’85%.
Intanto il ragazzo aveva compiuto trentadue anni, la ragazza trenta. Il tempo era passato a una velocità strabiliante.
Poi, in una bella mattina di aprile, lui stava camminando in una via laterale di Harajuku, da ovest a est, per fare colazione al bar, mentre lei percorreva la stessa strada da est a ovest per spedire una raccomandata. Si incrociarono a metà strada. Per un attimo un barlume dei vecchi ricordi illuminò i loro cuori.
- E’ la ragazza perfetta per me, al 100% -, si disse lui.
- E’ il ragazzo perfetto per me, al 100% -, si disse lei.
La luce dei loro ricordi però era troppo debole, le loro parole non erano chiare come quattordici anni prima. Si passarono accanto senza parlarsi e scomparvero tra la folla in direzioni opposte.
Non pensa che sia una storia molto triste?

E’ così che avrei dovuto parlarle.

- Haruki Murakami, Vedendo una ragazza perfetta al 100%, racconto tratto dal libro “L’elefante scomparso e altri racconti”, Einaudi, Torino 2009

studies, books and self discoveries

shouyou-hinata

So there was an hour left until evening practice, Hinata had not come back from class or study session yet and Kageyama was already changed, ready to jog to the gym one he’d put on his shoes. What to do?

A pair of dark eyes fell onto a large anatomy book on his desk and… why not. He could actually repeat something he’d done today. So he plopped down on his bed and lifted one foot up on the mattress, his knee slightly bent. Leaning forward his eyes trailed over all the visible structures, fingers following.

“Patella… ligamentum patellae, tibial plateau, condylae femoralis… ligamentum collaterale laterale and mediale.“ The foreign terms got slightly stuck on his tongue being pronounced so differently from Japanese, luckily that he was good a memorizing though, he just mumbled them quietly as his fingers wandered over his own knee, feeling out what he named.

But there was something bothering him about it. Their sensei had said it even. Kageyama was well trained, tall and had very little body fat, which meant there was not much covering the anatomic structures below the skin and those structures were well developed and strong, too and hence very easy to feel, a lot of them could even be seen, which was not quite the usual. The sensei had also made Kageyama sit down in front of the class, so he could show how to go about on him. It was too easy! He needed another model, he could do it too well on himself.

Speaking of which, the door had opened while he was still muttering, which meant Hinata had come back. So he looked up and there he stood. Perfect! The spiker was still well trained and slim, but he was at least smaller, so everything would be a little different.

“Take off your pants and sit down!”

Detalle de los principales y laterales fachadas, Casa en Lomas de Tecamachalco, Fuente de Adán 2 esq. av. de las Fuentes, Lomas de Tecamachalco, Naucalpan de Juárez, Estado de México, México  1961 (remodelado, hoy destruido)

Arq. Joaquín Benet Giral

Detail of the main and side facades, House in Lomas de Tecamachalco, Fuente de Adan 2 at av. de las Fuentes, Lomas de Tecamachalco, Naucalpan, Edo. Mexico, Mexico 1961 (remodeled, now destroyed)