lampant

Magari l'umanità fosse morta ieri in Siria mentre un bambino cercava di respirare quell'aria che lo ammazzava, mentre i suoi polmoni si ingolfavano di veleno, mentre sua madre cercava di proteggerlo e moriva senza fiato vicino a lui.
Magari fosse stato così, magari avessimo scoperto solo ieri la potenza della barbarie degli adulti che combattono guerre in cui vedranno morire i loro figli, guidati da altri adulti che le hanno dichiarate, preoccupandosi con largo anticipo di mettere al riparo i propri bambini.
No, l'umanità non è morta ieri in Siria.
Molto banalmente ieri ha fatto rumore nel suo infinito agonizzare.
Ieri ha rantolato, prima perdeva sangue da un buco che si apriva nella testa di un ragazzino che correva per andare a scuola e che veniva fulminato da un cecchino a Sarajevo.
Nei mesi precedenti perdeva una mano e metà della faccia raccogliendo da terra uno strano giocattolo colorato che sembrava una farfalla con un'ala fratturata.
Un giocattolo che gli esplodeva addosso e lo riduceva a una poltiglia di carne, sangue, moccio e lacrime.
L'umanità muore ogni giorno in ogni angolo del mondo in cui un adulto non si preoccupa della vita di un bambino.
Muore quando una bambina di 8 anni viene venduta da sua madre a un uomo che la stuprerà per pochi dollari. Pochi per lui, tanti per la famiglia di quella bambina che perdendo il suo corpo assicura la sopravvivenza di quello di suo padre, sua madre e dei suoi fratelli.
L'umanità muore ogni giorno in cui un bambino viene strappato alla capanna di fango in cui vive e portato via, in mezzo a una giungla di cui non conosce i confini, imbottito di droga e armato di un mitra che pesa quanto lui.
Muore ogni volta in cui a quel bambino verrà spiegato come si deve premere un grilletto per ammazzare un altro bambino come lui.
Muore ogni volta in cui un bambino non può dormire le ore che gli servono per riposare perché deve lavorare, perché non ha alternative al lavorare.
Muore perché non va a scuola a imparare come si fa a rendere il mondo un posto abitato da esseri umani che si curano dei bambini, della loro salute, della loro felicità.
Della loro vita.
Muore oggi nel Mediterraneo, morivano ieri nell'Atlantico. Chissà dove morirà domani.
Muore quando un bambino è costretto a scappare per cercare di salvarsi, per non finire con la faccia stracciata via da una bomba, da una mina, da un machete, da un proiettile.
Muore e soffoca ogni giorno in silenzio e le lacrime non servono a niente.
Piangere per la strage di ieri non consentirà a nessun bambino di diventare grande domani. Quanti pianti disperati ho visto allargarsi sulle facce di chi ha dichiarato guerre che non ha combattuto.
Quante lacrime grondanti ho osservato trovare spazio sulle guance di chi lavora per proteggere i bambini ma è impotente, frustrato, arrabbiato, davanti alla violenza degli adulti.
E allora, basta piangere.
Basta giocare a Risiko sulle schiene dei bambini, sui loro stomaci svuotati di cibo e pieni di fame.
Basta usarli come manifesti di un pacifismo ipocrita e rassegnato.
Basta usarli per scuotere coscienze che sono graniticamente convinte che i danni collaterali di una guerra siano inevitabili perché, se ieri decine di bambini sono morti rantolando mentre l'aria avvelenava i loro polmoni, significa che il ricordo di quelli bruciati vivi 72 anni fa a Hiroshima e Nagasaki, con la pelle che si staccava a brandelli dai loro corpi che friggevano di calore, è disciolto in un'acida memoria collettiva.
Perché se ieri gridavamo alla strage degli innocenti, accorgendoci che non ci bastano mani e piedi per contare le piccole vittime dell'adulta follia, oggi siamo la dimostrazione più lampante del fatto che l'umanità sta agonizzando come un malato terminale che ha bisogno di dosi sempre più massicce di morfina per tentare di aprire un occhio su ciò che resta del mondo.

(Debora Dirani HuffingtonPost)

Il tempo va veloce, non gira
Ora che vado a letto alle sei, anche se so, che non ci sei
Dopo che prendo le gocce mi spengo, sento la tua voce e sospira
Tu per me eri una crocerossina, io per te ero un'atroce tossina
L'ultima storia mi ha reso uno straccio, era in salita
Alla fine ti ho avuta ma tu sei sparita, eri come un miraggio
Viaggio in hangover, col sole di maggio
Gli occhi, le borse e il sesso selvaggio
Gli stessi forse, lo stesso disagio, forse per questo mi faccio
Perchè c'ho un peso nel cuore che è un pezzo di ghiaccio
Oggi ti scrivo random, il tempo passa, te ne invio un altro
Rimpicciolisce la stanza, quest'ansia mi sta divorando
Ho un difetto ma non posso mai aggiustarlo
Ho una fitta come un morso, nel miocardio
Cambio tipo mare mosso, poi di nuovo calmo
Quando ho le tue mani addosso nel mio palmo
È lampante e chiaro, ogni amante è un baro
Io ho seguito il faro che porta lontano
Ho trovato un diamante raro
Ti nascondo poi ti porto a farti incastonare
Guarda il mondo che si fotto dalla mia astronave

Madman, Non esiste

La salvezza è un concetto interessante. Qualcuno sostiene ci si salvi da soli, altri sostengono sia impossibile farlo senza una mano che aiuta. Poi c’è chi sostiene che la salvezza risieda nelle arti. Nei mestieri. Nella musica. Nei libri. O chi sostiene che la salvezza emerga dalla religione, dall’attaccamento a qualcosa di idealmente più grande e potente di noi, miseri esseri umani. Credo che ci si debba in primo luogo domandare se si voglia veramente esser salvati. O salvarsi. Ho conosciuto persone che necessitavano d’esser salvate, era lampante. Eppure non permettevano che accadesse. Eppure preferivano giacere nel proprio fango, carezzarsi la spalla e restare lì. Immobili. Al punto di partenza. E’ impossibile salvare chi non vuole essere salvato. E’ possibile, però, capire perché ci si voglia salvare. E salvarsi. Analizzare il meccanismo che ci abbia condotto a voler cambiare, a volerci dare una nuova faccia. E’ possibile modificare gli eventi che credevamo fossero “destinati” ad accadere, frenare la spietata macchina del tempo e ricominciare daccapo. Non rassegnarsi al burrone verso il quale siamo diretti. O nel quale abbiamo già affondato le scarpe. Salvarsi, sì. Ma solo da ciò che non vogliamo più. Solo dalla persona che non vogliamo più consolare. 

Sono stanco delle partite su Facebook, allora proviamo a fare due squadre direttamente e non perdiamo tempo. Lo faccio per semplificare, attenzione, il dibattito sui social.
Squadra A: quelli pro centri sociali. Formata da tutti quelli che hanno messo piede in un centro sociale e/o che sanno cosa sia un centro sociale. Ne faccio orgogliosamente parte.
Squadra B: quelli contro i centri sociali. Vi fanno parte tutti quelli che non hanno MAI messo piede in un centro sociale e che vivono di pregiudizi su che cosa sia un centro sociale.
Non vi sembra lampante che una squadra giochi senza conoscere minimamente l'avversario?
Stamattina hanno sgomberato con la forza il Centro Sociale Làbas di Bologna. Sapete quali attività svolgono questi ragazzi? Eccone alcune: scuola di italiano per migranti, sportello Mediazione e Diritti, Campeggi di volontariato per un'accoglienza degna, Stage di agricoltura biologica, Cineforum, Stage di Cinema per giovani cineasti, summer camp per i bambini del quartiere LàBimbi, biblioteca sociale e altre numerose attività a scopo benefico. Che cosa esattamente dà fastidio alla squadra B?
Ecco il campionario: siete abusivi, vivete nell'illegalità, vi fate le canne, siete figli di papà che non fanno un cazzo, fate danni e se vi picchiano proviamo soddisfazione.
A nulla serve spiegare che i centri sociali operano in spazi altrimenti inutilizzati che vengono di fatto liberati, perché quelli della squadra B sono i difensori estremi della legge: “lo spazio non potete occuparlo, se facessero tutti così?”. Peccato che non lo fanno tutti, (magari lo facessero tutti). Perché gestire uno spazio occupato è un impegno troppo grande che comporta tantissime rinunce, chiunque si dedichi agli altri lo sa bene.
Inutile spiegare che i centri sociali di fatto costituiscono una valida opportunità per la gente del quartiere di imparare, socializzare, integrarsi e per i giovani di impegnarsi in progetti concreti.
Ma poi scusate, se dentro ci operano ragazzi di famiglie benestanti, cosa ovviamente non valida per tutti, anzi, preferireste vederli sullo yacht di papà e odiarli comunque o è meglio vederli impegnati con la gente del quartiere in qualche laboratorio?
Se questi ragazzi si fanno le canne, cosa ovviamente non valida per tutti, anzi, perché vi danno fastidio solo loro? 2 adolescenti su 5 in Italia fanno uso regolarmente di droghe leggere, come funziona? Condannate solo chi vi pare?
“Se vi picchiano proviamo soddisfazione.”
Ora, nel vedere questa ragazza che viene aggredita di spalle, mi spiegate che soddisfazione provate? Cioè la vostra vita è così insoddisfacente che avete bisogno di vedere una ragazza che viene picchiata per poter esclamare: “ah!”
Avete mai provato con una pizza fritta, che so io, con il sesso… potreste provare a stare tutto il giorno con la cinta dei pantaloni strettissima e poi allentarla la sera, trattenere la pipì per ore e poi liberarsi: alla fine direste “ah!” lo stesso.
Il fatto è che la violenza contro questi ragazzi è rassicurante per voi: vi fa credere di aver fatto bene a non entrare mai in un centro sociale, vi solleva dalla responsabilità di pensare, mentre prendete il sole, che avete fatto bene a non occuparvi mai di chi sta peggio di voi, perché chiunque abbia mai aiutato un altro essere umano sarebbe solidale con questa ragazza.
La violenza di stamattina ancora una volta soddisfa questo vostro improvviso e urgentissimo bisogno di ordine con il quale vi fanno credere che si stanno preoccupando dei veri problemi del Paese. Perché lo sanno tutti, il problema dell'Italia non è la corruzione, la malasanità, la disoccupazione, la mafia. Il problema dell'Italia è il decoro.
Allora squadra B, ora va tutto bene, hanno sgomberato il Centro Sociale Làbas: ora, ne siamo stra-sicuri, la vostra vita è sicuramente migliorata, vero?
Noi continuiamo a pensare che i centri sociali siano una ricchezza per tutti, dove operano persone che credono e si battono per un mondo più giusto. #Solidarietà alle attiviste e agli attivisti di #Làbas.

-Luca Delgado-

#lucadelgado #Riscetamento #Làbas
#solidarietà

Berena appreciation week
Day Two: Favorite Scene/Episode(s) // Prompt: Firsts
  └ I couldn’t choose just one Scene / Episode for this day. I would than have to choose every single scene were they held their erotic hands™.
This is essentially 5 times plus 1

  • Fandoms: Holby City
  • Rating: Mature
  • Characters: Serena Campbell, Bernie Wolfe
  • Relationships: Serena Campbell/Bernie Wolfe
  • Additional Tags: Berena appreciation week, 5+1, italian sorry [you can translate it with google]

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Mio padre mi ha insegnato l'ansia, mi ha insegnato le lacrime, mi ha insegnato il cuore spezzato, mi ha insegnato l'amore negato.
Io ho mio padre dentro e lui ha dimenticato dove mi teneva dentro di lui. Mi ha insegnato la rabbia, mi ha insegnato a conoscere parti di me che non conoscevo di cui ho paura, io ho conosciuto parti di lui che mi terrorizzano ancora.
Mio padre non esiste, mio padre è trasparente o forse troppo lampante.
Dov'è mio padre? Dove sei papà?

anonymous asked:

Waf, qualche esempio di mostra "divertente e social" di cui parlavi ieri? Spero tu stia bene 🌻 Un bacetto 🌈

Esempio plateale, le ultime mostre del Chiostro del Bramante, che non poteva essere più lampante di così che avevano cambiato gestione

Baci e abbracci e sto così così ma siamo alla fine della fatica, tra una settimana sarà tutta in discesa!
da tutti gli imbecilli di ogni razza e colore
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore
dai pazzi giacobini e dal loro bruciore,
dai visionari e martiri dell'odio e del terrore,
da chi ti paradisa dicendo ‘è per amore’,
dai manichei che ti urlano 'o con noi o traditore!’,
libera, libera, libera nos domine
dai poveri di spirito e dagli intolleranti
dai falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti
dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,
libera, libera, libera nos domine
—  francesco guccini, che nel lontano 1978 profetizzava con lampante chiarezza certa giustizia sociale in azione sui social network

“ 9 aprile 2016. La data di un ennesimo omicidio artistico. Niente di nuovo, insomma. Ieri, 9 aprile 2016, per l’ennesima volta, hanno ammazzato la Musica. Per l’ennesima volta i meccanismi beceri di un talent hanno sacrificato l’Arte vera per i soldi e la mediocrità che (forse?) piace tanto al pubblico. Ad Amici di Maria de Filippi, ieri è stato eliminato Cristiano Cosa. 20 anni, nato a Taranto, diplomato al liceo musicale Archita, studente di pianoforte al Conservatorio, la musica nel sangue da quando ha emesso il suo primo respiro. Tuttora mi chiedo come una persona con un bagaglio del genere possa essere andato avanti addirittura fino alla terza puntata del serale, senza raccomandazioni di sorta, senza contratti già pronti, senza spinte, anzi. Il suo percorso nella scuola di Amici, neanche a dirlo, è stato un continuo susseguirsi di coltellate e guarigioni, di calci in faccia da cui si è rialzato sempre con una forza, una dignità e un’eleganza uniche, grazie al suo talento e alla sua cultura immensa. Si è sentito dare dell’arrogante, dell’ipocrita, si è sentito dire che le sue esibizioni facevano schifo, quando invece è stato l’unico lì dentro a creare dei veri e propri capolavori. E’ riuscito a far suoi dei capisaldi della musica: Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, Starlight dei Muse, Perfect Day di Lou Reed, per fare tre esempi, solo voce e piano, arrangiamento stravolto e portato completamente a Sé. Ma anche dei pezzi lontani dal suo mondo: Logico di Cesare Cremonini, L’Ultimo Bacio di Carmen Consoli. In ognuno di questi casi, Cristiano ha creato qualcosa di completamente suo, delle vere e proprie versioni alternative dei pezzi che non facessero minimamente sentire la mancanza delle originali e che potessero con queste reggere il confronto senza sembrare semplicemente belle cover. Cristiano non fa belle cover. Cristiano prende i pezzi e li porta con sé, come se li avesse scritti lui. E’ stato tacciato di arroganza per questo, di egocentrismo, quando invece è proprio la forza di mettere il proprio essere in ogni creazione a fare la vera e propria Arte. Ricordiamo che Duchamp ha creato qualcosa di unico mettendo i baffi alla Gioconda, per fare un esempio lampante. Siamo stati tutti troppo ingenui, noi fans di Cristiano, a pensare che avrebbe potuto in qualche modo emergere in un talent show palesemente pilotato dagli interessi delle case discografiche (che manco a dirlo, avevano già pronti 3 contratti per 3 concorrenti prima ancora che il serale iniziasse) grazie al suo solo talento. E’ stato trattato come una bestia da macello, eliminato alla terza puntata a causa dei consensi crescenti che stava attirando attorno a sé, e che potevano mettere in pericolo i “protetti” e “predestinati”, nonostante i complimenti di personalità famose quali Mario Biondi e i Tiromancino, nonostante l’appoggio di Alex Braga, Fabrizio Moro e Nek, nonostante il pubblico facesse chiaramente capire di essersi stufato delle solite schifezze commerciali trite e ritrite. Ma non è bastato a cambiare un copione già scritto da mesi. Anzi. Ha solo accelerato un processo inevitabile. L’unica cosa che possiamo fare è non abbandonarlo ora. Non è Amici a fare il percorso di un artista, ma quello che riesce a creare con la voce e gli strumenti. La vita vera inizia adesso, e ci potete scommettere che non lasceremo che il sistema lo inghiotta. “

-Martina

Venerdì 17: breve trattato sulla sfiga.

Oggi vi immagino così, mentre camminate circospetti per strada con le mani nelle tasche che – attraverso la stoffa – afferrano i coglioni per dar loro una grattatina ogni 30 secondi.
Il calendario segna infatti Venerdì 17, nota giornata nera e sfigata come se si dovesse andare nuovamente alle urne con il Porcellum. I numeri non ci hanno mai portato niente di buono, a cominciare dai compiti in classe di matematica, e sarà per questo che ad alcuni di essi attribuiamo la facoltà di seppellirci di merda quando appaiono in combinazione con certi giorni.

Facciamo un rapido excursus dei numeri menagrami nelle varie culture e delle ragioni per le quali sono tali:

Il 17.
Questo numero porta merda esclusivamente nei paesi che hanno una lingua derivante dal latino (Italia, Francia, Spagna etc) e in area europea. Scritto in caratteri latini, infatti, XVII è l’anagramma della parola VIXI – ho vissuto, ergo sono morto – che si soleva scolpire sulle tombe romane. A questo aggiungiamo il fatto che secondo l’Antico Testamento il Diluvio Universale è iniziato proprio il 17esimo giorno del secondo mese e la ragione della sua sinistra fama è piuttosto lampante. In combinazione con il venerdì poi, il giorno della crocifissione di Cristo secondo la Bibbia, è considerato letale.

Il 13.
È fonte di grattamento di coglioni più che altro nei paesi anglosassoni, in Italia viene considerato addirittura fortunato, ma solo se non abbinato al venerdì. L’origine della sua fama sinistra è comunque abbastanza incerta: senza scomodare Jason Voorhees della fortunata serie horror “Friday the 13th”, ricordiamo che gli Apostoli – durante l’Ultima Cena – erano proprio seduti a tavola in quel numero (ma dopotutto sono sempre stati in 13 anche nelle altre occasioni mondane). Altra ipotesi, venerdì 13 ottobre 1307 Filippo IV il Bello (almeno secondo la mamma) ordinò l’arresto dell’intero ordine dei Cavalieri Templari, accusati di pratiche di stregoneria: questi non la presero molto bene e scagliarono pesanti maledizioni a destra e manca, oltre a ispirare centinaia di libri e film con la loro storia (che molti additano appunto come la realizzazione dei loro anatemi, specie nelle pellicole interpretate da Nicholas Cage).

Il 4.
Fa grattare i piccoli coglioni (intesi come gonadi) del Sol Levante: questo perché in cinese, giapponese e coreano il suono della parola “quattro” è curiosamente molto simile a quello della parola “morte”. In Giappone, ad esempio: Shi = 4 e Shin = morte (o nuovo). Non chiedetemelo in cinese perché so a malapena ordinare un involtino primavera e la cucina coreana invece mi fa cagare a spruzzo per una settimana.

La cosa interessante è che tutte le superstizioni spiegano un modo per scacciare il malocchio, ad esempio se rompete uno specchio dovete prenderne i frammenti, metterli in una bacinella d’acqua e specchiarvi in essa: avrete così ricomposto la vostra immagine rotta in precedenza. E probabilmente, durante l’operazione, vi sarete anche tagliati una mano e starete morendo dissanguati, ma sono rischi che bisogna correre.
Ad ogni modo pare che la tradizione non ci abbia insegnato nessun gesto scaramantico per scacciare la sfiga che ci porta un numero o un giorno abbinato ad esso: l’unico rimedio sembrerebbe evitarlo a tutti i costi restando chiusi a casa o in un bunker, se ne disponiamo.

Vi darò un mio personale consiglio, decisamente infallibile: in caso di Venerdì 17 (o 13), appena alzati dal letto, afferratevi saldamente i coglioni. Non grattateveli però, per carità: sbatteteveli sonoramente l’uno contro l’altro. Perché son tutte cazzate.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

Volevo fare un discorso molto articolato sulla violenza sulle donne, violenza che non è solo fisica, ma che è una mentalità diffusa anche da chi afferma che lui una donna non la picchierebbe mai. Ed è vero. Probabilmente non lo farà mai perchè sa che è sbagliato e perchè è stato educato in quel modo. Quindi? Quindi non picchiare una donna non vuol dire considerarla un tuo pari. E la violenza sta in questo, anche in questo. Però non riesco ad essere incisiva, non so spiegare per bene quello che voglio dire, mi intreccerei con le parole per arrivare a scrivere 8500 righe confuse. E allora ho deciso di fare un esempio lampante di quello che intendo, del problema di cui sto parlando. Il problema, ad esempio, è che nel mio ufficio, dove sono presenti 4 uomini con età compresa tra i 35 e i 60 anni, il PRIMO commento serio, e sottolineo serio, sulla partenza dell'astronauta italiana ieri è stato questo:

“Chissà a chi l'ha data questa.”

Poi dici la giornata contro la violenza.

Poi dici.

Futile religiosità contemporanea.

- Quindi, credi in Dio?
- Non proprio, diciamo che ho letto troppo libri fantasy per non accarezzare l’idea che ci sia un’entità superiore anche sul nostro di pianeta.
- Per questo non bestemmi?
- Sarebbe sensato a parer tuo esclamare “Balrog maiale” oppure “Cthulhu cane”? Inutile indispettirli. Se c’è una cosa che Gandalf ci ha insegnato è che bisogna andarci piano con gli esseri superiori, specie se vuoi batterli per fare level up.
- Esiste l’anima?
- L’anima è un software installato su un hardware temporaneo, la morte un riavvio del sistema per eseguire gli aggiornamenti.
- Allora credi nella reincarnazione?
- Come faccio a spiegartelo bene. Stamattina mi sono svegliato un’ora prima del previsto, da solo. Ero bello pimpante, lucido, pronto ad affrontare la giornata. Poi però ho pensato che era inutile alzarsi così presto e mi sono messo a dormire di nuovo, solo per un momento. Il secondo risveglio è stato traumatico. Per svariati minuti non capivo più niente, dove ero, che giorno fosse, cosa stava succedendo. La testa che esplode in pulsazioni continue ed è lì che capisci in che consiste la reincarnazione. Quando ti rendi conto che ci deve essere stato un momento in cui tutto andava bene però adesso è passato e ti ritrovi a stare in un presente senza capire un cazzo di niente. Quella consapevolezza è la dimostrazione che sicuramente abbiamo già vissuto altre vite, dove stavamo meglio rispetto a questa.
- Ti poni contro l’evoluzionismo?
- Assolutamente no. È troppo lampante. Charmender diventa Charmeleon che a sua volta si evolve in Charizard. Lo stesso vale per noi. Pikachu diventa Raichu, resta solo da capire come è nato Pichu. Cioè no, nel caso di Pichu lo sappiamo, è stato un giapponese a disegnarlo. Ma se per noi vale la storia del big bang beh, penso che anche lì in qualche modo c’entrino i giapponesi. Chi più di loro se ne intende di grandi esplosioni?
- E con l’inferno e il paradiso, come la mettiamo?
- Sono nato a Napoli.

anonymous asked:

I miei amici mi prendono in giro perché ho 19 anni e sono ancora vergine. Ed hanno proprio ragione. Ma che razza di sfigato sono? Se fossi un altra persona, mi prenderei in giro anche io. Il punto è che la ragazza che ho amato e con la quale sono stato due anni non ha mai voluto scopare, salvo poi lasciarmi e farlo con un altro. Non sopporto questa situazione, sto impazzendo

Non sopporti il fatto di essere finito dalla parte della barricata che normalmente consideri di poveri sfigati?

Beh, mi duole dirlo, ma sei l'esempio lampante del motivo per cui dico che giudicare gli altri tende a portare il rischio di venire giudicati dagli altri.

E non è mai piacevole essere giudicati per quello per cui di solito si giudicava gli altri.

Detto ciò, magari se smetterai di giudicare sfigato chi ha fatto una scelta diversa, o chi magari sta aspettando qualcuno di importante nella sua vita, probabilmente riuscirai tu stesso a considerarti diverso da ciò.

Contrariamente a quanto affermano i mediocri oratori della domenica, l'amore non rende affatto ciechi. È vero l'esatto opposto: l'amore apre gli occhi. Chi ama vede cose che sfuggono a tutti gli altri, e si comporta spesso in maniera più logica e coerente di chi agisce a sangue freddo.

Di conseguenza io vedevo benissimo il fatto lampante di non essere il partito ideale per lei. Se è vero, come dice il proverbio, che «chi si somiglia si piglia» noi non avremmo dovuto neppure sognare di metterci a giocare ad acchiappa

—  Dan Turèll