Che stupida, mi sono accorta di essere innamorata di te quando ormai non eri più mio.
—  ibattitidelcuore
Ma voi davvero pensate che chi è innamorato oggi festeggerà? 
La maggior parte degli innamorati oggi starà piangendo perchè la persona che amano, ha regalato la rosa ad un altra persona.
La maggior parte degli innamorati, oggi starà con il telefono tra le mani ad aspettare un messaggio che non arriverà.
La maggior parte degli innamorati non avrà nessun regalo perchè la persona che amano, non ricambia. 
La maggior parte degli innamorati festeggeranno su Skype, perchè sono troppo lontani. 
La maggior parte degli innamorati staranno chiusi in camera ad ascoltare musica e asciugarsi le lacrime. 
La maggior parte degli innamorati non festeggeranno la festa degli innamorati.
—  Mia. ( @littleredheadthings )
Se continuerete a rinnegare quanto c'è di brutto in ciò che fate” disse Magnus senza staccare gli occhi da Alec “non imparerete mai dai vostri errori
—  Magnus - Shadowhunters città di ossa - Cassandra Clare,
Con i suoi occhi che mi guardavano come se davvero ci fosse qualcosa di bello da vedere in me.
—  John Green-Città di carta (@rosarossadinverno)
Lui era cieco.
Ciò significa che non poteva vedere come mi vestivo quando andavamo alle feste, non poteva vedere i miei occhi e i miei capelli. Non ha mai visto il mio sorriso e nemmeno le mie smorfie. Non ha mai potuto vedermi piangere e non mi ha mai visto nuda.
Per questo mi chiedeva di raccontargli di me.
“È l'unico modo che ho per vederti”, mi diceva.
E io raccontavo.
“Sono mora, e ho gli occhi chiari. Ho i capelli lisci… Quelli puoi sentirli” e mi metteva le mani nei capelli, piano.
Ci siamo conosciuti così. Io che lo guardavo, aveva sempre gli occhi chiusi e quasi mai un sorriso.
Lui che ascoltava ogni mia parola e mi sfiorava per assicurarsi che fossi lì al suo fianco.
Mi chiedeva di raccontargli ciò che vedevo.
Gli raccontavo del mare (“e com'è?” mi chiedeva, “bello, immenso”), del sole, delle stelle, delle persone che incontravamo.
“È una ragazza carina, lei”
“Non mi piace la sua voce.”
“Lui non è bello neanche un po’.”
“Sembra gentile.”
Mi accarezzava piano. Sospirava, mi diceva che odiava non potermi vedere. Non sapeva come immaginarmi veramente.
Lo aiutavo, prendevo le sue mani e me le mettevo sul viso, sulla schiena, sul cuore.
Gli accarezzavo il viso e gli baciavo le palpebre.
“Odio il fatto che tu non riesca a credermi quando ti dico che sei bellissima.”
Ci scherzavo sopra.
“È ovvio che non mi fido del tuo giudizio. Non mi hai mai visto.”
“Ma ti conosco.”
Le mie amiche mi dicevano di trovarmene un altro. Qualcuno che mi guardasse, principalmente. Come se aprire gli occhi e vedere una persona fosse indispensabile all'amore.
A me creava problemi solo quando aprivo la finestra della camera e la giornata era bellissima, ma sapevo che lui non poteva amarla.
Come facevo a descrivergli l'aria del mattino?
Come facevo a descrivergli la bellezza di un bambino con la faccia sporca di gelato?
Come facevo a guardarlo sapendo che lui non poteva vedermi?
C'ero io, per lui? O ero solo una voce?
E in quei momenti lui mi prendeva per mano. La trovava e lasciava un bacio sul palmo.
“Dicono che sia una bella sensazione essere amati da un cieco perché sicuramente ti ama per quello che sei. Sai, è una cazzata” mi diceva.
“Deve essere terrificante stare con me. Non sapere come è bello il tuo viso quando sorridi, non poter vedere il cielo che guardi tu, non riuscire a guardarti come fa ogni ragazzo con la sua ragazza… È straziante, per entrambi.
Ma il punto è che io ti amo. Io non ti vedo. Ma ti sento. Ti sento dappertutto, amore mio. Io ti sento bellissima, mi credi?”
Non poteva vedere che una lacrima mi rigava il viso, ma lui mi sentiva.
Lui asciugava il mio pianto.
“Ti credo, amore mio.”
—  Miriana Cimbro, lezionidivoloperprincipianti