la scalinata

Me piace guarda’ er tramonto sull’eternità de ‘sta città, l’aria fredda der mattino e ‘r sorriso dei vecchietti nel parco.
Me piace l’imponente storia e ogni sua fantasiosa leggenda.
Me piace la vita notturna, la particolarità de quei locali esistenti ma invisibili e l’allegria de quei ritrovi pe’ brinda’ alla quotidianità.
Me piace er dialetto, il modo in cui un “vaffanculo” non è pe forza offensivo e l’abilità rara der sapesse saluta’ co un “mortacci tua” sorridente.
E me piace la gente sua, pe er calore de ogni abbraccio, pe la familiarità de ogni parola, ‘sto popolo forte. Me piace incontra’ gli artisti de strada che so sempre quelli e sotto la scalinata de Piazza de Spagna trova’ sempre i stessi che te vendono rose.
Se conosci davero Roma, nun poi nun esse innamorato. E poi quanno te ne innamori impari a apprezza’ pure i difetti, impari a nun fa’ più caso alla merda de cui la stamo a sommerge’ e più la guardi, più je vorresti parla’ come fosse ‘na mamma.
E pensi alla vista dar Pincio, alla metro A strapiena, alla B distrutta e alla C in costruzione dalla morte de Giulio Cesare; pensi ar capodanno e a ogni sabato sera in cui la felicità la trovi nei bicchierini de vodka e in quarche birra; pensi a Nannarella e ar grande e unico Alberto Sordi, al Papa, a Mannarino e a Gigi Proietti, ar capitano Totti e a Max Biaggi, ai politici che nun se la meritano, ai sette re, a Brignano, a Trilussa e a “La dolce vita” e pensi a tutti l’altri che so’ passati qua insieme a loro, a tutti i grandi ma pure i meno conosciuti.
E pensi: quanto sei bella, Roma. Quanto te amo, Roma mia.
Perché Roma po’ esse tua pure se passi qua ‘na notte sola, Roma è de tutti ma n’è de nessuno.
—  quello-che-resta
Come quando sali le scale al buio e, arrivato in cima, alzi il piedi per mettere il piede nell’ultimo scalino ma ti accorgi che le scale sono finite, che quello scalino non c’è e il tuo piede cade violentemente nel vuoto sbattendo sul pavimento e per qualche secondo hai una sensazione strana, qualche millesimo di secondo di disorientamento. Provi più o meno la stessa sensazione quando per una vita hai accanto una persona che ti aiuta a percorrere la scalinata verso la felicità ed ad un certo punto se ne va, lasciandoti solo a metà strada, ti senti disorientato, non ti aspettavi che potesse succedere una cosa del genere e per un po’ non sai cosa fare, rimani pietrificato per la tetra sorpresa ma vai avanti e per un po’ ripensi a quel momento in cui ti senti strano, in cui non ti senti al posto giusto ma vai avanti, con la testa immersa nei pensieri vai avanti e fai attenzione un po’ a tutti, non vuoi di certo che qualcun'altro di abbandoni, non vuoi cadere per le scale, no? Non sei più fiducioso del buio, hai paura, sai che potrebbe esserci uno scalino prima del previsto e potresti inciamparci, sai anche che le persone hanno doppie facce e non ti fidi più, non ti fidi più di nessuno per la paura che potrebbe lasciarti solo a pochi metri dalla fine della gradinata verso la felicità, e sai che da solo non puoi arrivare fino in fondo e rimani lì, da solo, con la felicità non troppo lontana ma troppo difficile da raggiungere. Le delusioni, le brutte sorprese ti disorientano, ti fanno sentire stupido e non adatto a questa vita, e ogni piccolo errore, ogni piccolo dispetto nei tuoi confronti ti rimane impresso dentro ostacolandoti la via per il benessere.