la macelleria

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le domeniche a casa dei nonni iniziavano con l’odore del pane appena uscito dal forno. Il negozio e la macelleria erano pieni di clienti. Molti erano del paese altri erano i contadini che stavano sui monti. Durante la mattinata il profumo del pane caldo era sostituito da quello del sugo che sommessamente bolliva in un grande pentolone. Mia madre preparava la pasta fresca: impastava la farina e la semola sul tavolo e poi stendeva l’impasto in grandi dischi che tagliava in strisce tutte uguali. Io dovevo prenderle le strisce e spargerle su una grande tovaglia distesa nel grande letto dei nonni in modo che si asciugassero. Quando il negozio chiudeva e la nonna metteva a bollire la grande pentola per la pasta, le zie apparecchiavano il grande tavolo e incominciavano a chiamare mariti, cognati, figli, nipoti. Quando eravamo a tavola arrivavano i piatti pieni di pasta, piccole montagne di tagliatelle fumanti che tutti guardavano con ingordigia o preoccupazione. Mio nonno seduto a capotavola dava il via “fozza manciamu: bon appetitu” e d’improvviso nella grande sala scendeva il silenzio mentre tutti infilzavano e arrotolavano sulla forchetta grossi gomitoli di tagliatelle o versavano nei piatti cucchiaiate di intenso pecorino grattugiato. In bocca la pasta quasi si scioglieva mentre sentivi il sugo di coniglio o quello di maiale che ti riempiva il palato di sapori. Per me la pasta riassume la famiglia, lo stare insieme: è semplicemente un modo felice di vivere.

the home of the grandparents Sunday began with the smell of bread fresh out of the oven. The shop and butcher’s shop was full of customers. Many customers come from the village, other from the hills where they had the farms. During the morning the smell of warm bread was replaced by that of the sauce that softly boiled in a large pot. My mother made fresh pasta: knead the flour and semolina on the table and then lay the dough into large disks that cut into strips all the same. I had to take the strips and spread them on a large sheet lying in the big bed grandparents so that they can dry. When the store closed and the grandmother began to boil large pot for pasta, aunts lay the big table and began to call husbands, brother in-laws, children, grandchildren. When they arrived at the table the plates of pasta were already there: small mountains of steaming noodles that everyone watched with greed or concern. My grandfather sat at the head of the table gave off “fozza manciamu: bon appetitu” and suddenly the great hall fell silent while all impaled on the fork and rolling up large balls of pasta or distribute on them a big rain of intense grated pecorino. In the mouth the dough almost melted and felt, the rabbit sauce or the pork sauce filled your palate of flavors. For me the pasta summarizes the family, being together: a simply and happy way of life