la banda del gobbo

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1977
La banda del gobbo aka La Mafia de los Asesinos aka Los Asesinos de la Mafia aka Echec au Gang aka Brothers Till We Die aka Kupriaus gauja aka Kamburun Cilesi"
(Italian Promo Lobbys & International Vhs covers)

Data di uscita: 18 agosto 1978 (Italia)

Regista: Umberto Lenzi

Musica composta da: Franco Micalizzi

Sceneggiatura: #UmbertoLenzi

Scritto da: Tomas Milian Umberto Lenzi

🇬🇧Brothers Till We Die (Italian: La Banda Del Gobbo) is an Italian poliziottesco-action film directed in 1978 by Umberto Lenzi. This film is the last collaboration among Lenzi and Tomas Milian. In this movie Milian plays two characters, Vincenzo Marazzi aka “The Hunchback” that he already played for Lenzi in Rome Armed to the Teeth, and his twin brother Sergio Marazzi aka “Er Monnezza”, a role that he played for the first time in Lenzi’s Free Hand for a Tough Cop and later resumed in Destruction Force by Stelvio Massi.

Cast
Tomas Milian: “The Hunchback/Il Gobbo”/ “Er Monnezza” (a double role)
Pino Colizzi: Commissioner Sarti
Isa Danieli: Maria
Mario Piave: Commissioner Valenzi
Sal Borgese: Milo Dragovic, aka “Albanese”
Luciano Catenacci: Perrone
Guido Leontini: Mario Di Gennaro, “Er Sogliola”
Nello Pazzafini: Carmine Ciacci
Solvi Stubing: Marika Engver

🇮🇹Curiosità
Attore e regista riprendono il personaggio del Gobbo, già visto nel precedente Roma a mano armata, promuovendolo a protagonista.
Il personaggio potrebbe ispirarsi al celebre criminale romano del Dopoguerra, noto come il Gobbo del Quarticciolo, trasposto nel film Il Gobbo (1960).
Tomás Milián ha scritto i dialoghi dei due personaggi che interpreta nel film, il Gobbo e il Monnezza.
Nel primo film (Roma a mano armata) il cognome del personaggio del Gobbo era “Moretto”. Nel sequel è “Marazzi”.
Tra le ragioni che portarono alla fine del sodalizio tra Milian e il regista Lenzi fu la scena del monologo moralistico sulle classi agiate, scena che Lenzi avrebbe voluto eliminare in sede di montaggio ma che l'attore volle a tutti i costi, avendone facoltà da contratto.
Nella pellicola si possono ascoltare due brani di Antonello Venditti: Sora Rosa e Roma capoccia , più volte citate anche nei dialoghi.
Tra le varie comparse, quella dell'attrice austriaca Solvi Stubing nel ruolo di una diplomatica albanese, usata come esca per eliminare un criminale suo connazionale e del caratteristica demenziale Jimmy il Fenomeno, qui rinchiuso in una clinica psichiatrica.
L'edificio della fabbrica Freddindustria è ancora visibile ad Aprilia

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LA BANDA DEL GOBBO (1977)

“c'è solo questo de vero pe'chi spera,
che forse un giorno chi magna troppo adesso
possa sputà le ossa che so’ sante”

  • …che bene si alterna alla colonna sonora del film - stupenda - di Franco Micalizzi. (un esempio).
  • “Arbanese Osvardo” e Ennio Antonelli che, con una semplice comparsata, fa la sua bella figura.
  • Il colloquio - finito male - col dottore, in manicomio.
  • Il personaggio di Maria, impersonato perfettamente da Isa Danieli (che poi purtroppo è finita a fare Capri, ma vabbè).
  • Il petrolio dello Scià, nascosto o a Vetralla o ad Arcinazzo.
  • La barzelletta al locale e il motivo della rottura tra Milian e Umberto Lenzi (il regista):

Uno dei motivi che portò alla rottura tra l'attore cubano ed il regista Lenzi è stata la sequenza del monologo moralistico sui ricchi nel night club, scena che Lenzi avrebbe voluto tagliare in sede di montaggio e che invece l'attore (che per contratto aveva questa possibilità) volle lasciare a tutti i costi.

  • Lo scherzo della “sorca”.
  • Il tempismo - nel finale - nello spegnere la radio e nell'arrivo di Maria.

Forse il film che più mi piace con Tomas Milian protagonista, che coniuga bene la seriosità dei poliziotteschi usciti prima (Squadra Volante e Milano odia: La polizia non può sparare) e la cazzoneria di quelli usciti dopo (Squadra Antigangsters, Delitto a Porta Romana, Uno contro l'altro, praticamente amici e tanti altri…).

Sempre più convinto che il romano, sia come dialetto che come ambientazioni, sia azzeccatissimo per questo genere di film.

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se c'hai un core, tu me poi capì