l'origine degli uccelli

- Vorrei capire.
- Cosa?
- Tutto, tutto questo -. Accennai intorno.
- Capirai quando avrai dimenticato quello che capivi prima.
[…]
Per una frazione di secondo tra la perdita di tutto quel che sapevo prima e l'acquisto di tutto quel che avrei saputo dopo, riuscii ad abbracciare in un sol pensiero il mondo delle cose com'erano e quello delle cose come avrebbero potuto essere, e m'accorsi che un solo sistema comprendeva tutto. Il mondo degli uccelli, dei mostri, della bellezza d'Or era lo stesso di quello in cui ero sempre vissuto e che nessuno di noi aveva capito fino in fondo.
—  Italo Calvino - “Ti con zero" 

in: ’L'origine degli uccelli
Dopo il fallimento dei Pterosauri, da milioni e milioni d'anni s'era persa ogni traccia d'animali con le ali (“A parte gli insetti”, può precisare una nota in calce). Quello dei volatili era considerato un capitolo chiuso, ormai. Non s'era detto e ripetuto che dai Rettili tutto quel che poteva nascere era nato? Nel corso di milioni d'anni non c'era forma d'essere vivente che non avesse avuto occasione di venir fuori, di popolare la terra, e poi - novantanove casi su cento - di decadere e scomparire. Su questo eravamo tutti d'accordo: le specie rimaste erano le sole meritevoli, destinate a dar vita a progenie sempre più selezionate e adatte all'ambiente. Ci aveva tormentato a lungo il dubbio su chi era un mostro e chi non lo era, ma da un pezzo poteva dirsi risolto: non mostri siamo tutti noi che ci siamo e mostri invece sono tutti quelli che potevano esserci e invece non ci sono, perché la successione delle cause e degli effetti ha favorito chiaramente noi, i non-mostri, anziché loro. Ma se adesso si ricominciava con gli animali strani, se i Rettili, antiquati com'erano, riprendevano a tirar fuori arti e tegumenti di cui prima non s'era mai sentita la necessità, se insomma una creatura impossibile per definizione come un uccello era invece possibile (e per di più poteva essere un bell'uccello come questo, piacevole alla vista quando si librava sulle foglie di felce, e all'udito quando lanciava i suoi gorgheggi), allora la barriera tra mostri e non-mostri saltava in aria e tutto ritornava possibile.
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Italo Calvino, L'origine degli Uccelli, in “Ti con zero”, Oscar Mondadori, Milano, 2002, pp. 17-18)