l'insostenibile

Fare l'amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse ma quasi opposte.
L'amore non si manifesta col desiderio di fare l'amore (desiderio che si applica a una quantitá infinita di donne),
ma col desidero di dormire insieme (desiderio che si applica a un'unica donna).

Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere

Pict: “Until now” by Yelena Bryksenkova

Forse se fossero rimasti insieme ancora per qualche tempo, avrebbero cominciato a capire a poco a poco le parole che dicevano. I loro vocabolari di sarebbero pudicamente e lentamente avvicinati l'uno all'altro come amanti molto timidi, e la musica dell'uno avrebbe cominciato a intrecciarsi con la musica dell'altro. Ma è troppo tardi.
—  Milan Kundera, “L'insostenibile leggerezza dell'essere”, 1982.
Tutti abbiamo bisogno che qualcuno ci guardi. Sarebbe possibile dividerci in quattro categorie, secondo il tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere. La prima categoria anela lo sguardo di una quantità infinita di occhi anonimi, o, detto in altro modo, lo sguardo del pubblico…
La seconda categoria la formano quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molte persone conosciute. Questi sono gli instancabili organizzatori di coctails e cene…
Poi c'è la terza categoria, quelli che hanno bisogno dello sguardo della persona amata. La loro situazione è tanto pericolosa quanto quella della prima categoria. A volte si chiudono gli occhi della persona amata e nella sala si fa buio.
E c'è anche la quarta categoria, la più pregiata, quella di chi vive sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori.
—  Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere
Aveva un desiderio terribile di dirgli, come la più banale delle donne: non lasciarmi, tienimi con te, dòmami, soggiògami, sii forte! Ma erano parole che non poteva né sapeva pronunciare. Quando l’ebbe sciolto dall’abbraccio, disse soltanto: -Come sono felice di essere con te.
Con il suo carattere riservato, era il massimo che potesse dire.
—  Milan Kundera
Desiderava fare qualcosa che non lasciasse possibilità di ritorno. Desiderava distruggere brutalmente tutto il passato dei suoi ultimi sette anni. Era la vertigine. L'ottenebrante, irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso.
—  Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere
Aveva un desiderio terribile di dirgli, come la più banale delle donne: non lasciarmi, tienimi con te, dòmami, soggiògami, sii forte! Ma erano parole che non poteva né sapeva pronunciare. Quando l’ebbe sciolto dall’abbraccio, disse soltanto: -Come sono felice di essere con te. Con il suo carattere riservato, era il massimo che potesse dire.
—  Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.
Aveva un desiderio terribile di dirgli, come la più banale delle donne: non lasciarmi, tienimi con te, dòmami, soggiògami, sii forte! Ma erano parole che non poteva né sapeva pronunciare. Quando l’ebbe sciolto dall’abbraccio, disse soltanto: -Come sono felice di essere con te-. Con il suo carattere riservato, era il massimo che potesse dire.
—  Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.