l'azzurro del cielo

Tornai in albergo per lavarmi i denti più in fretta possibile. Volevo andare a fare un bagno a Badalona. Presi la macchina: arrivai a Badalona verso le nove. La spiaggia era deserta. Mi spogliai in macchina e non mi stesi sulla sabbia: entrai di corsa in acqua. Poi smisi di nuotare e guardai il cielo azzurro. In direzione nord-est: dalla parte ove sarebbe apparso l'aeroplano di Dorothea. Stando in piedi, avevo l'acqua allo stomaco. Vi vedevo dentro le mie gambe giallastre, i piedi nella sabbia, il tronco, le braccia e la testa che emergevano. Provavo l'ironica curiosità di vedermi, di vedere cos'era, alla superficie della terra (o del mare), quel personaggio quasi nudo, in attesa che l'aeroplano di lì a poche ore uscisse dal fondo del cielo. Ripresi a nuotare. Il cielo era immenso e mi venne voglia di ridere nell'acqua.
—  Georges Bataille, L'azzurro del cielo
Il brano che feci leggere a Lazare non aveva nulla a che vedere con quanto, nella lettera, m'aveva sconvolto.
«Questa notte, – scriveva Edith, – ho fatto un sogno che non finiva e mai e che mi ha lasciato un'oppressione insopportabile. Te lo racconto perché ho paura a tenerlo per me sola.
Eravamo tutt'e due insieme con molti amici e qualcuno ha detto che, se tu uscivi, saresti stato assassinato. Avevi pubblicato articoli pericolosi in materia di politica… I tuoi amici sostenevano che non aveva importanza. Tu non hai detto nulla, ma sei diventato molto rosso. Non volevi assolutamente essere assassinato, ma i tuoi amici ti hanno trascinato e siete usciti tutti. Poi è arrivato un uomo che veniva per ammazzarti. Per questo doveva accendere la lampada che aveva in mano. Camminavamo al tuo fianco, e l'uomo, che voleva farmi capire che t'avrebbe assassinato, ha acceso la lampada: dalla lampada è partito un proiettile che mi ha trapassata.
Eri insieme a una ragazza, e, in quel momento, ho capito quello che volevi e ti ho detto: “Dato che stai per essere ammazzato, almeno, finché vivi, portati quella ragazza in camera e fai quello che vuoi con lei”. Tu mi hai risposto: “Va bene”. Sei andato in camera con la ragazza. Poi, l'uomo ha detto che era l'ora. Ha riacceso la lampada. È partito un secondo colpo che ti era destinato, ma ho sentito d'essere ancora io a riceverlo, ed era finita, per me. Mi son passata la mano sulla gola: era calda e viscida di sangue. Orribile».
—  Georges Bataille, L'azzurro del cielo
Mi sforzavo di non pensare. Non riuscivo. Una polvere vuota di senso si sollevava in me. Avrei voluto ricordarmi cos'era realmente Dirty. Quello che mi tornava vagamente alla memoria era qualcosa d'impossibile, d'orribile e soprattutto d'estraneo. L'attimo dopo, immaginavo puerilmente che sarei andato a mangiare con lei in un ristorante del porto. Avremmo mangiato ogni specie di roba piccante che mi piaceva, poi saremmo andati all'albergo: lei avrebbe dormito e io sarei restato accanto al letto. Ero tanto stanco che pensavo di dormire accanto a lei in una poltrona, o magari steso come lei sul letto: una volta che fosse arrivata, saremmo caduti tutt'e due dal sonno; e sarebbe stato certamente un cattivo sonno.
—  Georges Bataille, L'azzurro del cielo