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Il Cerchio Firenze 77 e la fisica quantistica

Una delle cose principali che lega strettamente la filosofofia del C.F.77 con le scoperte della fisica quantistica, è sicuramente quella che afferma che noi creiamo la nostra realtà.
Attenzione, non percepiamo una realtà esterna, ma la creiamo in noi, per noi e illusoriamente la crediamo esterna.
Questa cosa, affermata nelle sedute di Roberto, ha sconvolto molte persone, costringendo ogni ragionamento filosofico, religioso o, anche mistico, a prendere nuove direzioni.
La fisica quantistica, sta facendo la stessa cosa. Sta costringendo gli scienziati e chi fa del pensiero scientifico la sua religione, a rivedere completamente il proprio atteggiamento.

Ci hanno insegnato che noi possiamo essere in sintonia, e percepire, solo ciò che proviene dal nostro sentire. Quest'ultimo esprime ciò che ha, in sè, come ciò che delimita i suoi confini (le sue limitazioni).
Quindi realizziamo e percepiamo quello che siamo, ma anche quello che dimostrano le nostre mancanze: incomprensione, contrasto, aggressività. In poche parole, il male del mondo che ci fa soffrire e sollecita la nostra sensibilità, in un modo o nell'altro.
Se vediamo la guerra, vuol dire che la tensione verso questa, è in noi; se subiamo l'incomprensione degli altri, è perchè noi stessi non siamo in grado di comprenderli, e così via.

Anche quello che ci insegna la meccanica quantistica è molto preciso e non ci concede eccezioni: tutto è un prodotto del nostro intimo.
Ma cosa significa questa “onda probabilistica”, questo potenziale di realtà che noi, di volta in volta, facciamo “collassare” in un certo modo e non in altri?
Forse è l'eterno presente con tutte le potenzialità del passato e del divenire. E siamo noi che limitiamo l'attimo, determinandolo con la percezione, la quale è una modalità di tempo-spazio che caratterizza questa fase della nostra evoluzione.
Cioè, come creiamo le realtà, così la limitiamo anche in fasi consequenziali (fotogrammi).

Credo che, in questo senso, la meccanica quantistica spiega come noi creiamo il tempo e lo spazio. Quindi è implicito che vi si contemplato l'eterno presente. Da qui ne viene l'assoluta presenza.
Così la scienza ha scoperto Dio e non lo sa.

“Am I really the one you need?”

“Hmm?”

“Like, do you really need me or do you just want me?”

“Does it matter?” He raises an eyebrow at her question.

“Yes, a lot.”

He gives her a loving smile, holds her hand and says,

“I want you, because I need you.”

—  L.W. // Forgotten Words #77 // “And I need you because I love you”