julian bell

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Caro Julián,
stamani Jorge mi ha confermato che hai lasciato Barcellona per inseguire le tue illusioni. Ho sempre temuto che quei sogni ti avrebbero impedito di essere mio per sempre o di chiunque altro. Avrei tanto desiderato vederti un’ultima volta, guardarti negli occhi e dirti ciò che non riesco ad affidare alla carta. Nessuno dei nostri progetti è andato a buon fine. Ti conosco troppo bene e so che non mi scriverai, che non mi comunicherai neppure il tuo indirizzo, che vorrai diventare un altro. So che mi odierai perché non mi trovavo dove ti avevo promesso di essere. Penserai che ti ho ingannato. Che non ho avuto coraggio. Ti ho spesso immaginato su quel treno, solo, a rimuginare sul mio tradimento. Che bugie ti hanno raccontato sul mio conto, Julián? Perché vi hai creduto? Ora che ti ho perso, so di aver perso tutto. Malgrado ciò non posso permettere che tu scompaia per sempre dalla mia vita e mi dimentichi senza sapere che non ti serbo rancore, che fin dall’inizio sentivo che ti avrei perso e che tu non avresti mai visto in me quello che io vedevo in te. Voglio che tu sappia che ti ho amato fin dal primo giorno e che continuo ad amarti, ora più che mai, anche se non vuoi sentirtelo dire. Ti sto scrivendo di nascosto. Jorge ha giurato che ti ucciderà se ti rivedrà ancora. Non mi permettono più di uscire di casa e neanche di affacciarmi alla finestra. Sono certa che non mi perdoneranno mai. Una persona di fiducia mi ha promesso che ti spedirà questa lettera. Non la nomino per non comprometterla. Non so se le mie parole ti giungeranno, ma se così sarà e deciderai di tornare per me, troverai il modo di farlo. Mentre ti scrivo, ti immagino su quel treno, col tuo bagaglio di sogni e col cuore spezzato, in fuga da tutti noi e da te stesso. Sono tante le cose che non posso raccontarti, Julián. Cose che entrambi ignoravamo e di cui è meglio che tu rimanga all’oscuro. Il mio desiderio più grande è che tu sia felice, Julián, che tutto ciò a cui aspiri diventi realtà e che, anche se mi dimenticherai, un giorno tu possa comprendere quanto ti ho amato.
Per sempre tua,
Penélope.

Pezzo tratto da “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafón. 🌸

  • Emma: If you want to take the Institute, you’ll have to go through me.
  • Cristina: And me.
  • Belinda: Is this a joke? We will not be threatened by two little girls.
  • Cristina: You don’t want to mess with us.
  • Emma: She’s a hair puller.
  • Diego: And you’re not just dealing with them.
  • Julian: You’re dealing with all of us.
  • Kieran: Except me.
  • Julian: Except Kieran.
  • Kieran: I don’t care what happens.
Julian Bell (poem)
JULIAN BELL   Shining bright But kept in the dark By Burgess, Philby, Blunt and MacLean, At Trinity Cambridge he cast his spell The Bloomsbury boy Julian Bell.   When others warned Of gathering clouds He shouted “can’t you see the rain” And soon it poured down from the sky On Guernica From a German plane.   Apostles* joined The Soviets With covert operations and Young Julian To Spain he went, His cause - Spanish Republican.   His family Fretting for their son Said “why not join the ambulance corps”? A safer course of action then, Than hand to hand In Civil war.   And wearing the socks of Virginia Wolf He drove across the sad terrain Where Franco’s boot boys marched along to “Long live death” Their mad refrain.   In Civil wars there are no laws And no brotherly decency And soon the tragic news it came On valve set short wave frequency.   The last post of Julian Bell His ambulance bombed By Spanish shell On foreign soil There spread a stain Across Europe and then, the World   Blunt loved him physically, they say, And Burgess secretly, He swayed, With Whisky bottle In his coat He wept silently in the rain.   Philby galvernised his soul And bit his lip As did MacLean And ten years after World War Two Brit’s holidayed in Franco’s Spain.   In a deserted village church Foresaken by true Christian souls Neath stormy skies A lonely bell Rings poor Julian’s Final toll.   S Burgess   * The Apostles were an elite club, taken over by the left wing intelligensia of Cambridge university in the 1930’s.

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Mi faceva male starti lontano.
Mi sembrava di avere un uncino piantato sotto le costole, con qualcosa che tirava in senso opposto.
Come se fossi fisicamente legato a te, a prescindere dalla distanza
—  Julian Blackthorn