j.g.l

La mia educazione sentimentale fa acqua da tutte le parti

Credo di avere un’insana propensione allo stalking.
Ma già da piccola, eh. Da piccola m’ero presa una sbandata per Joseph Gordon Lewitt quando era ancora un marmocchietto e recitava ne ‘Una famiglia del terzo tipo.’ Ogni volta che cominciava una puntata io inserivo una cassetta nel videoregistratore e registravo solo i pezzi in cui compariva lui, anche gli spezzoni di tre secondi in cui entrava in scena, diceva una cazzata e usciva. Ancora conservo la cassetta incriminata, ci avevo messo sopra la scritta ‘J.G.L, tre ore INEDITE DI LUI.’

Oppure in primo liceo, quando la cotta me la sono presa per tale G.
Era più grande di me, lui usciva da scuola alle 13.30, io alle 12.30. Così ogni giorno per un’ora filata aspettavo che venisse fuori da lì e poi lo seguivo fino alle autolinee, camminandogli dietro senza spiccicare una parola, col solo intento di fissargli le ginocchia, uno stalking spintissimo da denuncia, il mostro di Milwakee sarebbe stato fiero di me.

O ancora nemmeno pochi mesi fa, quando dormivo di fianco a lui. Che dormire era una parola grossa, io aspettavo che prendesse sonno e poi mi mettevo con molto scrupolo a fissarlo in paziente attesa che la mia vista a raggi x si abituasse al buio, e lui che c’aveva il sonno leggero apriva un occhio e mi diceva ‘Rossella, smettila, per favore. Inizia ad essere inquietante. Dormi.’
Eh, dormi, dormi. E come faccio a dormire se penso che se adesso m’addormento, allora spreco delle ore intere senza poterti guardare, ho bisogno di stalkerare il tuo sonno, davvero, ti rendi conto che mi stai chiedendo una cosa folle? Ma ci ragioni sulle cose, quando le dici?

Credo di essere una stalker incompresa.
Forse devo trovarmi un tipo alla Pacciani, lui si che mi capirebbe.