italia wave

E la mia ansia occulta il cadavere

Lecce. Una città che mi sta un po’ sul culo con tutto quel barocco e prodotti squisitamente ed unicamente salentini e leccesi. Il rustico leccese, la pietra leccese, il pasticciotto leccese…. Oh, ma mica il Salento è caput mundi!

Lecce. La mia vacanza estiva in piena regola come ormai ho codificato ragionandoci mesi e mesi è stata a Lecce. Stesse modalità dell'anno scorso: “Andate tutti a fanculo, io parto da sola.” Sono sempre più soddisfatta di questa formula. Zero scazzi, patteggiamenti ridotti al minimo, ampia possibilità di movimento. Vai a trovare un amico che ti ospita e che ti fa conoscere gente. In pace col mondo.

Avevo il mio abbonamento per l'Italia Wave, il mio biglietto per l'autobus e una meta. E quella sensazione di paranoia ed eccitazione che ho sempre in queste occasioni. Il paesaggio fatto di paesinivuoti e scoloriti dal sole accentuava i pensieri che macino, scompongo e ricompongo all'infinito. (Mi vengono in mente cose piuttosto angoscianti quando viaggio in autobus. Dev'essere perchè sono viaggi che durando almeno un'oretta ti obbligano a spendere quel tempo in qualche modo; poi lo scorrere delle cose mi fa riflettere su quanti dettagli ci perdiamo e a cosa serve ricordarsi solo i colori. Ma questa è un'altra storia!)

Sono stata bene. Di un bene “sereno”. Non di quelli che ti fanno male i muscoli della faccia per le risate, ma di quelli che hai il sorriso per tutto il tempo anche quando in realtà stai parlando a viso aperto e finora non ne avevi avuto l'occasione, sei lì lì che trattieni le lacrime e che stai tirando fuori qualcosa di te che non avevi mai mostrato a nessuno.
Poi mi piace conoscere le persone e sentire le loro storie, questa non è una novità. E di persone ne ho conosciute un po’, qualcuna l'ho anche riconosciuta ma nel senso che non mi ricordavo proprio di averla conosciuta.
[Dialogo figura di cacca

Sconosciuto - Ehi, ciao!!! Come stai?
            Io     - Ehm….ma…..ci conosciamo?
Sconosciuto
- Ma sì….sono Roberto, eri in macchina mia al ritorno dalla festa di casa di Rossella. Ero alla festa. Abbiamo anche parlato del dialetto leccese…
           Io    - Ah…. Roberto! Scusami! Ero ubriaca quella sera! Ho un ricordo confuso di quella sera!]

Ora abbiamo fatto pace, mi sono fatta perdonare con una richiesta d'amicizia su facebook. (Che tristezza!)

Tutto sommato è questo che mi piace fare. Parlare apertamente, andare ai concerti e viaggiare da sola. Una vacanza di soli 4 giorni in un posto ad un'ora da qui. Ma non si tratta di staccare dalle cose brutte, piuttosto di vederne altre. Il nuovo. E di non farsi paranoie per un po’. Di prendere le cose come vengono. Devo impegnarmi, devo realizzare: dal pensiero al materiale.

La mia pigrizia mi uccide e la mia ansia occulta il cadavere.

Com'è andato l'Italia Wave? - parte due

- su richiesta del pubblico -

Dove ero rimasta? All'arrapantissima versione di Over and over che poi non vi ho detto che ho anche provato a farla. Mi viene arrapante quasi come quella di Paolo Nutini ma, no, non la posterò chè non si possonomica dare perle ai porci.

Il giorno dopo andiamo al mare a Torre dell'Orso che è piuttosto figa. Quattro cadaveri sciolti dal caldo afoso della città leccese che si mettono in macchina e arrivano in spiaggia assomigliando più o meno a quel quadro di Dalì con gli orologi liquefatti. E umidicci. Ci appostiamo nella pinetina, asciugamani, tuffo, sciabordio dell'Adriatico (che è simile allo Ionio ma meno salato), sgocciolamento, caffè e sprofondamento nel relax. Cosa curiosissima è il caffè con il latte di mandorla. Che io non ho preso. Figuriamoci se mischio qualcosa al caffè, non scherziamo. Il ghiaccio, poi, brrrr, caffè annacquato che non si sa se è caldo, freddo, tiepido o boh. Per me è acqua.

Ho preventivamente avvisato che alle 18 del pomeriggio dobbiamo essere abso-fucking-lutely a san Cataldo perché devo vedere gli Ex Otago. La risosposta è stata: “CHIIIIIII?”
Gli Ex Otago, cazzo, non conoscete gli Ex Otago. Dai, ma come si fa? Quelli che hanno fatto Disis d ridom ov d nait e che sono riusciti a rendere vintage una canzone che è solo vecchia. Dai, cazzo, gli Ex Otago!
Beh, saranno stati tutti i “cazzo” strategici o il fatto che io sembravo una bambina con la faccia da emozione da minchia ma mi ci hanno portato.
Attaccata alla transenna sono stata tutto il tempo con il sorriso prima comunione e sembravo anche un po’ un'invasata alla prima orgia dionisiaca strafatta di oppio. Gran bello spettacolo.

Il concerto finisce e noi scappiamo a casa a Lecce, prendendo del cibo, ci facciamo la doccia e tutti e tre belli e profumatissimi scappiamo verso la navetta.

Io inizio ad essere ansiosa, cioè più del solito. E non lo so se voglio vedere più Lou Reed o più i Verdena. Ora, non mi ricordo che c'era appena siamo arrivati però per certo so che appena è arrivato Lou Reed ho pensato “Oddio, ora muore”.
Fermo, immobile, brutto, antipatico e acido, soprattutto stonato, ha rotto il cazzo per i giorni che è stato lì (so tutto io!) perchè il signore voleva mangiare solo sushi e caffè biologico.
Trent'anni di eroina e ora vuole il sushi. Ma finisciti questi ultimi anni con l'eroina! Io se sapessi che devo morire, la finirei così la mia vita: una bella dose di eroina, e ancora e ancora, finché muoio di overdose. E sicuro che ci arrivo al paradiso. Se non per l'eternità, almeno, anche se per breve tempo, prima.

Lo confesso, però, mi sono emozionata due volte in particolare. La prima è stata quando Ross mi ha detto “è un pezzo di storia e lo stiamo vedendo insieme”. Un pezzo di storia.

La seconda volta è stato quando ad un certo punto mi sono resa conto che ascoltavo Lou Reed ma guardavo il ragazzino diversamente abile che si tappava le orecchie (sì, è abbastanza stonato!) abbracciato al padre ma che sembrava essere in pace tra le sue braccia. E il papà che lo teneva stretto e cercava di fargli ascoltare Sunday Morning (arrangiamento che non ho apprezzato particolarmente).
Poi il divo Lou ha finito i suoi pezzi. Pochi, troppo pochi. Il pubblico scalcia e canta du du du du du du. Walk on the wild side, per gli esperti. Ma niente. Non la fa. Ha detto. Credo ci abbia anche mandati a cagare. In fondo è newyorkese e l'eroina non ha certo aiutato.

Bon, a chi tocca? Ah, i brasiliani. Carini, almeno sono vivi e giovani. Noi ci facciamo un giro…Gira e gira, e gira e gira. Sono l'unica del mio gruppetto che vuole sentire i Verdena. Avviso: “Ciao, vado a pogare al centro. Spero di tornare intera.”

Ho pogato. Ho sudato. Ho cantato. Ho urlato. Mi sono sentita meglio. Avevo proprio bisogno di urlare. “Precipita la verità, è solo un po’ più debole”. Ah, come mi sento meglio. Urlo. Poi “Forse a Gesù non crederei se fosse qua”, trance. cosa non mi è passato per la testa in quel momento. Non l'inferno citato nel titolo, più un purgatorio di situazioni che proprio non puoi bypassare. Si vivono fino in fondo.
Insomma, uno squascio. (Ma si può dire squascio? Boh.)

Poi è finita. La sera dopo una cagata. A parte i Marta sui tubi che sono veramente bravi, belli, bis. Però il resto una cagata. Non vi dico i Modena (City Ramblers), cheppalle. Basta, c'avete 60 anni, Berlinguer è morto, il comunismo non ha mai funzionato e i partigiani li state facendo odiare a tutti. Non sarà mica colpa vostra che il sentimento di unità nazionale è andato a farsi fottere?
Su, dai, cose moderne. Ci mancava solo qualcuno a rompere le palle con la pizzica e stavamo apposto.

Daniele Silvestri che fa solo quattro canzoni? Q U A doppiaT R O. Meno male che era gratis.