isoshi

( h a r u k o & a k i o ) ;

✿ Osaka ✿

‹ Isoshi – san … › La giovane Haruko, irrompe nella stanza del padre con quella sua solita aria da dura. Gli occhi neri, scrutano l’uomo grassottello e parzialmente calvo, osservare il giardino in fiore. Le mani di lui sono allacciate dietro la schiena e Haru, è immobile davanti alla sua scrivania. Ha smesso di parlare ; solo ogni tanto, si concede qualche sospiro. E’ uno di quei momenti che si rompono come niente, suo padre è felice perché lei sta andando via, tuttavia, è anche sconcertato dall’assenza della figlia, che è decisamente, una delle persone più capaci che lavora per lui. Come sta Haruko, invece? Beh, lei … non sente nulla, se non una profonda malinconia per la sua amata terra, che sta per abbandonare, anche se non per sempre. Ha deciso di prendersi una piccola vacanza, che verrà sicuramente interrotta dal padre. E’ più che certa che la chiamerà per intraprendere “ affari ” anche a New York. Ma prima o poi, Haruko avrà in mano la sua vendetta , è abituata a fare sacrifici, lavorare per un mostro come suo padre, non è nulla. Inoltre, dopo la morte dell’uomo, lavorerà lei stessa, per diventare un capo della Yakuza. Donna o meno, ha tutte la capacità di farlo. Inoltre, se c’è una cosa che sa, è che i suoi dolori, saranno ripagati con il sangue. Il sangue di un mostro, che non si è mai preoccupato di vendere sua figlia solo per renderla una pedina dei suoi giochi. Sottrarre informazioni a famiglie benestanti, o peggio , a uomini di tale genere, che non si sono fatti problemi, ad usarla come meglio credevano. ‹ … Sto partendo. › Interrompe il silenzio ma l’uomo, continua a star zitto. Quella è una cosa che odia particolarmente, non aver risposte, ogni qualvolta parla. Lei è suo padre non sono mai riusciti ad avere un rapporto, principalmente perché suo padre avrebbe preferito un maschietto, per il resto, non lo sa neanche lei, cosa sia andato storto in quel rapporto. Inumidisce le labbra, avvertendo il sapore del burro cacao alle fragole. Sbuffa e si volta pronta ad uscire dalla stanza ed improvvisamente, si trova a schivare un piccolo pugnale che le vola dritto accanto. ‹ Hai fatto così anche con la mamma? L’hai colpita alle spalle, che veleno hai usato per ucciderla? Narrami la sua “ morte misteriosa ”. › L’uomo le sorride sghembo e lei torna vicino a lui, piantando il pugnale nella scrivania in quercia. Sorride sghemba ed abbandona la casa, dirigendosi all’aeroporto di Osaka.
Salutare quella città, è la cosa più difficile che possa fare, ma vi tornerà. Vi tornerà perché Osaka è la sua umanità ; il posto in cui lega i suoi ricordi da bambina. La sua innocenza, lentamente persa.

✿ New York ✿

Giunta a NY , Misaki , non può non notare lo stile frenetico. Fuori dall’aeroporto , sembra di esser in una giungla. Cammina con il suo borsone sulla spalla e ferma un taxi, facendosi portare nell’hotel in cui ha prenotato una stanza. Una volta in essa, sospira. Le manca già la sta stanza, la sua casa. Forse non ha scelto la località giusta per lei. Dove sono i ciliegi? Dov’è il viola? Arriccia il naso, attorcigliando ad un dito sottile, una ciocca di capelli tinta di biondo. Usa quelle assurde bombolette spray per tingersi. Potrebbe voler i suoi capelli del loro colore originario da un momento all’altro e così, le basta semplicemente lavare i capelli, per tornare al suo castano scuro. Si guarda allo specchio, ha il viso così dolce e l’anima così amara. Un diavolo, travestito da innocente angelo. Una doccia veloce ; poi di nuovo le strade di New York. Sa che la Yakuza opera anche lì e non sarà difficile per lei, trovare dei colleghi. Tuttavia, a differenza di molti membri della mafia giapponese, lei, ama l’anonimato. Entra in un comunissimo bar e si mette seduta al tavolino, ordina una tazza di thé caldo , ovviamente thé verde. Lo sorseggia con calma, rilassandosi per via delle luci basse del locale, almeno, ciò fin quando non sente un paio di occhi su di sé. Non le piace essere osservata, l’ultimo che si è permesso di farlo e poi toccarle il sedere si è trovato in ospedale. Non le piacciono le risse, tuttavia, non le piace neanche farsi toccare e se c’è da lottare con un uomo, non si tira indietro. Alza il viso verso l’uomo che la osserva e vi scopre, un qualcosa di familiare, tuttavia, non riesce a collegare quel viso, ad un nome. Aggrotta la fronte e posa la tazza di thé, picchiettando con le dita sul tavolino. ‹ Smetti di fissarmi da solo, o vuoi che ti cavi entrambi gli occhi? › Sorride angelicamente, un sorriso più che falso. Nuovamente solleva la tazza e chiude le labbra sul bordo di essa, tornando a sorseggiare il liquido al suo interno.


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