isola di wight

L'Europeo, 1970
«Hippies?»
«No, boy-scout»
Trascinato dalla corrente umana, mi ritrovo nei pressi di un accampamento contrassegnato da un lungo pennone sul quale garrisce una bandiera rossa con la svastica in mezzo. È la zona off limits. Qui imperano gli “angeli dell'inferno”, un gruppo di giovanotti con motociclette di grossa cilindrata, barbe e capelli lunghi, e facce feroci. Si fa avanti il capo che, muso contro muso, mi chiede che cosa voglio. Gli dico che sono venuto a vedere come vivono gli hippies. Lui fa una pernacchia. «Perché, tu credi che questi siano hippies?», «E allora che cosa sono?», domando io. «Questi sono boy-scout che sono venuti a passare nell'isola di Wight le bank holidays. Gli hippies vivono in libertà, ti sembra libertà questa? Il posto è recintato, l'area dove si svolge Io spettacolo è recintata, i cessi sono recintati. Se vuoi prendere le sigarette devi fare la fila, se vuoi andare al mare devi fare la fila. Devi fare la fila anche se vuoi andare al diavolo. Ma che hippies sono questi? Me lo sai dire tu? Guarda questa ragazza. La vedi? Ha uno nuovo di trinca. La tenda, il sacco a pelo. La tenuta, e anche i pantaloni, che ha strappato volutamente prima di entrare nel campo. Qui, gli hippies vengono accompagnati dalla mamma e dal papà, che poi li affidano anche ai preti: fratello, ti hanno fregato. Hanno avuto questa bella idea per fare quattrini. Tornatene a casa. È meglio.»