irriverente

-A volte mi è difficile capire perché non sia riuscito ad innamorarsi di me.
-Ma non poteva innamorarsi di te.
-Perché?
-Non ne sarebbe stato in grado.
-In grado?
-Massì. Insomma, non sarebbe stato in grado di amare una cosa come te.
-Che significa “una cosa come te”?
-Una cosa come te: bella, travolgente, indipendente e sfacciatamente irriverente.
-Oh.
-Sì insomma, con tutto il bene possibile, non sarebbe mai stato capace di starti dietro. Dunque, è meglio così.
-Non saprei.
-È così. Pensaci: lui sarebbe stato infelice per non riuscire a darti ciò che meriti, e tu saresti stata infelice per esserti innamorata di qualcuno che non è ciò che meriti. Non ti avrebbe mai capita e tu non l'avresti perdonato mai fino in fondo.
-Ammesso che tu abbia ragione, allora chi mi capirà mai?
-Non lo so. Io ci sto provando.
—  mailmiocuoredipietratremaancora.tumblr

irriverente ha risposto al tuo post : I culi di Tumblr con occhio clinico

Hai lasciato l’aria nelle siringhe … o dio dell’embolia (ps: cosa c’è dentro? sembra il ginger della Spumador)

In realtà quelle sono due penne a forma di siringa che un informatore farmaceutico buontempone mi ha regalato in cambio della promessa di acquisto di 10.000 vaccini contro il virus Solanum che i Maya spargeranno a Natale.

Comunque il rischio embolia gassosa è fortemente sopravvalutato, sopratutto in caso di iniezione intramuscolare…addirittura ad un essere umano adulto possono essere iniettati in vena fino a 20cc di aria senza che vi siano effetti collaterali. Il rischio di embolia polmonare si ha perlopiù quando il materiale è di origine ematica o addirittura midollare in caso di frattura (tromboembolia) mentre in caso di gas il vorticoso flusso ematico tende ad emulsionarlo e a farlo assimilare in maniera piuttosto rapida. 

“Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive.
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.
Mai.”

(Martha Rivera Garrido)

Li capisco quelli che hanno paura dell’amore.
Li capisco bene.
Capisco quelli che pur di non innamorarsi si chiudono in casa, non escono più.
Capisco quelli che rispondono sempre in modo scontroso, che stanno sulla difensiva venticinque ore al giorno, che si trascurano di proposito per non piacere a nessuno, per non attirare l’attenzione, per non rischiare di dover conoscere qualcuno.
Per non rischiare di affezionarsi.
Quelli che hanno paura dell’amore, di solito, sono quelli che hanno amato di più, che sono capaci di sentimenti enormi, indicibili.
Io li capisco, mi capisco.
L’amore fa paura, come potrebbe essere altrimenti?
L’amore finisce.
L’amore a volte uccide.
L’amore è più forte di noi.
L’amore è violento.
L’amore è irriverente.
L’amore è un uomo con la camicia, con i capelli al vento, con la barba un po’ incolta.
L’amore è una donna con un paio di jeans, una maglietta colorata, i capelli lunghi e d il viso pulito.
L’amore è irresistibile.
L’amore ci rende schiavi.
L’amore ci cambia.
L’amore ci fa perdere.
L’amore ci fa dimenticare di noi.
L’amore forse è un’illusione.
L’amore forse non esiste nemmeno.
L’amore trasforma le nostre vite.
L’amore è sconfinato.
L’amore ci rende indifesi.
L’amore ci apre il cuore a ogni tipo di emozione.
Con l’amore sentiamo tutto amplificato, tutto insopportabilmente amplificato.
L’amore è un casino.
L’amore non è sicuro.
L’amore tradisce.
L’amore mente.
L’amore è disperato.
L’amore.
Fa bene, fa tanto bene,
Fa tanto male quanto tutto il bene che ci fa, però moltiplicato per millle.
Io li capisco quelli che hanno paura dell’amore. Io ho una paura incredibile.
Ci sono mattine in cui mi chiedo “ma chi me lo fa fare?”.
Potrei scappare, potrei sparire, potrei rifugiarmi nel niente.
L’amore fa paura. E allora perché?
Perché ci affanniamo tutti? Perché piangiamo? Perché ci riproviamo?
Perché promettiamo ogni volta che sarà l’ultima volta e poi è solo una delle tante?
L’amore fa paura, ma il niente ancora di più.
Una vita senza amore è la cosa più spaventosa che ci possa capitare.
L’amore fa paura, ma il non amore è molto peggio.
Io ho paura ma voglio amare.

Iniziare.

Questa mattina, come sempre, la sveglia ha suonato alle sette e mezza.
Come sempre, mi sono stropicciata gli occhi e, scalciando in malo modo le lenzuola, sono andata, come sempre, in bagno a fare plinplin. Come sempre, ho corso un’oretta sul tapis roulant, fatto una bella doccia e mangiato un’abbondante colazione.
Insomma, apparentemente questa sembrava in tutto e per tutto una delle mie solite mattinate, con tanto di sole che irrompe irriverente dalle finestre, uccellini pronti a cinguettarti il buongiorno e afa torrida da centro Italia a luglio!
Invece no.
Questa ha smesso di essere una giornata come sempre quando il mio ragazzo, raggiungendomi in cucina per mangiare insieme latte&cornflakes, mi ha detto: “Scusa, ma perché non apri un blog dove parli di libri?“.
Ecco, addio giornata come le altre!
Dico io, non potevamo semplicemente fare colazione guardando divertiti un video sul canale youtube di Yotobi nel quale si ironizza su una cosa random qualsiasi in modo intelligente? Non potevamo portare i cucchiai grondanti latte alla bocca chiacchierando di quanto non abbiamo voglia di vivere quando fa così caldo? Non potevamo limitarci a stare zitti fissando le nostre rispettive tazze preferite, io con sopra disegnata una volpe e lui la solita scodella gigante azzurro cielo?
A quanto pare no.
È bastato un metro e ottanta di ragazzo in pigiama che, grattandosi la barba bionda con fare insonnolito, mi infilasse con noncuranza questa malsana idea in testa prima di affondare con malagrazia il cucchiaio nel latte, facendo come sempre strabordare i cereali oltre il bordo della tazza, per stravolgere la mia giornata. Idea che, ovviamente, ha immediatamente messo radici nella mia materia grigia, minacciando di non lasciarsi affatto sradicare facilmente. Non prima di aver provato a metterla quantomeno in atto.
Riuscirci, poi, è un altro paio di maniche.
E allora eccomi!
Secondo l’anagrafe mi chiamo Cristina, vivo a Roma e ho 27 anni. Secondo chi mi sta intorno mi chiamo Krò, vivo in un posto non ben definito che loro chiamano affettuosamente “Il paese delle farfalline svolazzanti” e di anni ne ho a malapena 7.
Non parlo molto, di conseguenza scrivo.
E leggo; sì, leggo praticamente sempre.
Giusto ieri sera mi sono resa conto di star leggendo mentre mi lavavo i denti con lo spazzolino elettrico.
Se non leggo, scrivo. E se per caso non sto né leggendo né scrivendo, sto sicuramente mangiando!
Convivo con un ragazzo molto biondo che io chiamo Cocodrindillo (Roald Dahl - G.G.G.) e un cane arancione di nome Aris.
Mi piace il cioccolato fondente, riordinare i cassetti, saltare sui letti, mangiare le mele pink lady, andare al parco a scattare foto agli alberi, bere tè verde bollente, disegnare caricature di me stessa mentre faccio cose e cantare in macchina. E spero con tutta me stessa di riuscire a rimboccarmi quel paio di maniche di cui parlavo qualche riga fa, riuscendo finalmente a scrivere dei libri che leggo.
Intanto ci provo! 

Foto by Florian Beaudenon.