ioenina

34. Dizionario amoroso e disordinato.

Ho imparato a dire ‘pintade’ meglio dei francesi e che mi piace il miso e che le ferite quando fa freddo tagliano e che le scale di Montmartre son tutte belle e che vorrei una casa sull'albero e il tè alla menta e il gatto della libreria. Che devo imparare a vestirmi più calda che le scarpe le scelgo bene però e che mi piace capire fino a star male male ma che non mi piace star male perché non capisco. Mi piace che le cose quando si dicono poi si fanno e non passa il tempo in mezzo, quel tempo di carbonio-14 in cui tutto decade. Mi piace il foulard di mia madre che tutta Parigi boutique non lo raggiungerà mai. Mi piace camminare e basta, e a un certo punto trovare un fiore che balla il can can o una tigre in un mercato del pesce accarezzarla e continuare a camminare con lei. Mi piace la sorpresa onesta, e mi piace la fiducia nella sorpresa. Mi piace non capire mai le strade e poi a un tratto impararle a memoria come una filastrocca che le potrei ridisegnare. Certe strade certe, quelle che scegli che sbagli che scegli. Come le fermate del metrò, scendi poco prima, scendi poco dopo ma poi raggiungi in tempo, dài che ce la facciamo in tempo, ché il tempo delle scorribande non lo perdiamo mica mai.

(presso Théâtre des Bouffes du Nord, Paris)

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Ghost Story.

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(Per occhi vigili e cuori forti, e pure in loro onore).

Carta dei diritti del disegno
Art. 1: Se a bordopagina, sovrappensiero, disegno una tipa sovrappensiero, non le disegnerò di certo i pensieri, ma passerò le successive ore a chiedermi cosa le passa per la testa, a lei. E rimarrò felicemente nel mistero. Appena fuori dalle mani i disegni sono già liberi, e pensano con la propria testa di grafite, non v'è dubbio.

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