io-sto-male

Sono una Sirenetta, non sto bene né in terra né in mare, non cammino come un uomo e non nuoto come un'orata.
Mezza carne e mezzo pesce. Ma più passa il tempo e più sono carne, il pesce non lo so che fine fa.
—  Giulia Carcasi
Quando non ti scrivo è perchè non voglio rovinarti con il mio umore da schifo
—  moriresilenziosamente
Devo imparare a non aspettarmi niente.

Cara mamma, come fai a non accorgerti del fatto che ogni giorno che passa io sto sempre peggio? No, non è l'età. Sto proprio male, non c'è un motivo preciso. Ogni fottutissimo giorno, quando sono sola, che sia in bagno, a scuola, in classe, sul balcone, in camera mia trattengo le lacrime. Ho sempre sonno, magari è che non sono stanca della scuola ma della vita? Ma tu ti ostini a non voler capire. Se non fosse che odio fare compassione piangerei tutto il giorno. E io ti voglio tanto bene mamma, tu non hai idea, ma ogni tanto potresti chiedermi se c'è qualcosa che non va. Ma dato che non lo fai lo scriverò in questa lettera che probabilmente non leggerai mai.

Ho l'impressione di stare buttando via la mia vita, tutti i giorni sempre la stessa cosa. E sempre la stessa domanda come in una strofa di Low Low: che viva o che muoia a ‘sta gente che gli cambia? Perchè non piaccio a nessuno. Che bello. Vorrei tanto morire alle volte. Perchè ci sono troppe cose contemporaneamente che tutti mi propinano e mi propongono. E tutto questo mette ansia, e l'ansia non mi fa troppo bene. Vorrei scappare via. Oh mamma. So che se ti dicessi tutto questo scoppierebbe il casino. Ci ho provato una volta ti ricordi? Ti ho detto che non mi sentivo all'altezza delle aspettative di tutti. Hai detto che mi capivi mamma, hai detto che mi capivi. E poi mi hai urlato che erano solo scuse per non impegnarsi e per giustificare la mia pigrizia. Ecco perchè non ti dico nulla mamma. Poi succederebbe di nuovo. Non mi prendi molto sul serio. Come papà del resto. Io sono sincera. Vorrei potervi dire queste cose di persona. Ma il mondo non è un ufficio esaudimento desideri a quanto pare.

E lui era bello, davvero bello.
Era l'unico in grado di farmi ridere veramente, anche attraverso uno schermo.
Non ci ripetevamo in continuazione, durante tutto il giorno che ci amavamo, perché la nostra era una certezza, e non avevamo bisogno di conferme.
Però, ogni notte, prima di andare a dormire mi diceva “buonanotte” e poi aggiungeva un piccolo"ti amo", infatti andavo a dormire sempre con il sorriso, grazie a lui.
Ci scrivevamo ogni giorno, tutte le ore, e io non mi stancavo mai.
Così abbiamo continuato per diversi mesi, ma poi si è stancato.
Si, si è stancato di me; io che ero così importante, io che ero così bella, io che ero sua, io che ero la sua vita.
Come dovrei reagire io?
Sto male, veramente male.
Penso di non farcela.
Anche quando sono con gli altri, tu sei un pensiero fisso, non vuoi andar via dalla mia testa, mi stai fottendo tutto.
Dico che non mi manchi, che non ti amo più, che non voglio più sentirti; vorrei fosse tutto vero.
Il fatto è che io ero la tua vita, e tu sei ancora la mia vita.
—  Giulia Ghironi. - (via @queitaglisuipolsisporchi)

“Oggi a scuola abbiamo fatto un questionario che riguarda principalmente il nostro rapporto con la scuola. Una delle domande chiedeva come ci troviamo con all’interno della classe. Io senza pensarci due volte ho scritto un secco e diretto “Male” in stampato maiuscolo, così che non ci siano dubbi sulla lettura. Bene, la professoressa ha deciso di confrontarli. Quando ha visto il mio inciso mi ha guardato e ha detto: «Dovevi scegliere una delle opzioni già scritte, non aggiungerne a tuo piacimento».
Non ci ho visto più.
«Sa cosa le dico? Vaffanculo. Vaffanculo mille volte.»
«Ma come ti permetti di rivolgerti a me in questo modo?» mi urla.
«E lei come si permette di obbiettare sul mio stato in mezzo a questa merda. Io non sto nè poco bene nè abbastanza bene e senz’altro non bene. Io sto male, okay? E sia lei che quella massa di ipocriti che hanno fatto questo schifo di domande siete degli stronzi. Siete stronzi e ipocriti. Se io sto male perchè non posso dirlo? L’opzione “raramente a mio agio” è totalmente diversa dal dire “dio santo sto male”, quindi semplicemente l’ho aggiunta. E lo rifarei ogni volta. Voi che per trenta ore la settimana ci predicate il dialogo e l’importanza dell’ascolto, vedo come voi lo fate. Reprimere le sensazioni di una persona solo perchè “deve scegliere tra le opzioni”. La vita non è un’opzione, è una domanda. E se la mia risposta è che sto male non vedo per quale fottuto motivo non posso esprimerla. Lei mi fa stare male, questa classe mi fa stare male, la mia vita mi fa stare male. E io non posso dirlo solo perchè non c’è un quadratino apposito che contrassegna il mio stato d’animo da crocettare con una penna nera o blu? Ma vaffanculo.»
Cazzo, che silenzio. Tutti mi guardano sbigottiti.
«Che beata minchia avete da guardare? È anche colpa vostra, sapete? Tu, genietto dell’ultimo banco, suppongo che alla domanda che chiedeva se prendete in giro i vostri compagni di classe abbia risposto di no. Certo, ovviamente, quando mai tu prendi in giro. Non fai altro dalla mattina alla sera però rispondiamo di no così chissà che non mi alzino la condotta di un voto. Potrai anche avere la casa sul lago di Garda e la succursale di Abercrombie a casa tua ma la materia grigia, quella non l’hai mai vista. E tu, stronza che non sei altro, fai pure la leccaculo sperando di fare bella impressione, ma continua tranquillamente a darla via come se non fosse tua e dichiarare il tuo presunto vero amore a ogni essere umano di genere maschile. Spero di non avere usato parole troppo difficili per te, sai anche la tua intelligenza non è delle migliori.
E tu, invece, parla adesso. C’è silenzio tutti sono attenti, è il tuo momento. Dì quanto ti facciano stare male questo gregge di stronzi, tu che te ne stai sempre zitta e subisci, per una volta ribellati, insultali, sputtanali, se lo meritano.»
Lei mi guarda, le sorrido, è bellissima anche con i capelli davanti agli occhi e le braccia sempre coperte.
«Siete degli stronzi!» urla.
Le applaudo solo io, ma chissene frega, ha pienamente ragione.
Guardo la professoressa con aria soddisfatta.
«Hai finito questo tuo teatrino?» mi dice con calma ma fulminandomi con lo sguardo.
Sono sbalordita, tanto vale che finisca il mio discorso, ormai ho oltrepassato il punto di non ritorno.
«Mi scusi, questo lei lo chiama teatrino? Cioè qualcuno per una volta ha avuto il coraggio di tirare fuori le palle e smettere di tacere davanti questo schifo e lei lo chiama teatrino? Continui pure a spiegare le sue fottute materie umanistiche che di umanistico non hanno un cazzo. Pensi solo a Dante che scriveva poesie passate alla storia per la sua amata Beatrice e per la cara moglie che lo accudiva ogni giorno non le ha neanche mai dedicato nemmeno un verso. Bravo stronzo, complimenti sinceri. E lei è uguale, mica pensi di essere molto diversa. Insegna per dieci ore la settimana in questa classe e non si è mai accorta del declino totale. Una che dimagrisce a vista d’occhio, l’altra che sta ben attenta a coprire i polsi, quello nell’ultimo banco che ha uno sguardo spaventato che perfino un cieco noterebbe e io che le sto dicendo un mucchio di verità e lei vede solo la volgarità di quello che dico. Adesso cosa vuole fare, mettermi una nota? E cosa ha intenzione di scrivere? Che l’allieva si è ribellata all’ipocrisia che regna nell’aula e ha cercato di aprire gli occhi dell’insegnante ma inutilmente? Lo scriva pure. E aggiunga anche che la parola “stronzo” non è di per sé una parolaccia: la definizione esatta è “escremento di forma cilindrica”.»
«Hai passato il limite» mi urla.
«Tanta gente qui lo ha passato e lei non ha mai detto nulla» le rispondo con una calma di cui mi sorprendo perfino io.
«Esci immediatamente da quest’aula e non farti vedere prima della fine dell’ora.»
«Molto volentieri!»”

Forse la verità è che da soli si sta meglio.
Come se fosse tutto un gioco, come se io fossi una pedina del cazzo che fa sempre la mossa sbagliata. Non esiste il ‘reset’ e nemmeno il 'finish’ , rimango nello stesso punto fisso ogni volta che provo a muovermi.
—  moriresilenziosamente