interioris

Ci sono muri interiori altissimi che si sgretolano di fronte a un gesto di pura tenerezza. 
—  Massimo Bisotti: Il Quadro Mai Dipinto
Forse non è vero che nasciamo pieni, nasciamo con dei vuoti, li riempiamo pian piano con le scelte di ogni giorno. Siamo nati per riempire questi vuoti ma non per colmarli con tutto e ad ogni costo. Così i miei vuoti li ho lasciati stare vuoti e ora i miei vuoti sono pieni di te. Ho difeso questo voler essere sempre e soltanto un po’ mio per tutto il tempo della mia vita. Sono stato forse troppo geloso di me, poi mi sono arreso all'evidenza delle cose. Ci sono muri interiori altissimi che si sgretolano di fronte a un gesto di pura tenerezza. E oggi continuo a voler essere mio, ma mi sento più mio quando sono con te.
—  Massimo Bisotti
Esiste uno spazio ghiacciato nel nostro cuore dove difendiamo la parte migliore di noi per paura che venga scoperta e distrutta, ma in realtà siamo anche in attesa che qualcuno la scovi, rompa questo ghiaccio e ci riscaldi.
Ci sono muri interiori altissimi che si sgretolano di fronte a un gesto di pura tenerezza.
—  Massimo Bisotti.
La gente che l'anima gemella sia come un vestito che ci sta alla perfezione, e tutti la cercano per questo.
E invece è uno specchio che ti mostra tutti i tuoi limiti, e attira la tua attenzione su di te, facendoti capire che è il momento di cambiare la tua vita.
Una vera anima gemella è, sicuramente, la persona più importante che tu possa incontrare, perchè demolisce i muri che ti circondano e ti sveglia di colpo.
—  Labellezzadellepiccolecose - (via labellezzadellepiccolecose.)

Pensate se i danni interiori che abbiamo subito fossero visibili dall’esterno. Pensate se si rivelassero come merce di contrabbando sotto lo scanner di un aeroporto. Che effetto farebbe andarsene in giro per la città con tutto quanto in bella vista – le ferite e i tradimenti e le umiliazioni; i sogni infranti e i cuori spezzati? Che effetto farebbe vederci per come la vita ci ha resi? Le persone che siamo, sotto la pelle.


- Tammy Cohen

Volevo dedicarmi a quegli stati dell’animo che non hanno lo status di malattia e che i dottori non degnano di attenzione. Tutte queste timide emozioni, i moti interiori, a cui nessun terapeuta si interessa perché probabilmente troppo piccoli e incomprensibili. Ciò che proviamo quando l’estate finisce di nuovo. O quando capiamo di non avere più tutta la vita davanti per poter trovare il nostro posto nel mondo. O anche i sottili dispiaceri per quando un’amicizia rimane in superficie e bisogna continuare la ricerca di un confidente. La malinconia che ci coglie la mattina del compleanno. La nostalgia dell’aria che respiriamo nell’infanzia. E cose del genere.
— 

Nina George, Da “Una piccola libreria a Parigi”.

Quel che so di me è che spesso non ascolto, che mi perdo, ma osservo tutto: il modo in cui la camicia scende sui fianchi, il colore dei calzini, il portafoglio tra le mani e le collane che si nascondono dentro le magliette.

So che non mi fido mai, che ho dei muri interiori che sono fatti di marmo, che ho una personalità troppo forte e una mente troppo superba per non credere che due più due fa quanto cazzo pare a me.

So che ho un cuore grande ma troppo vigliacco per mostrarsi agli altri, che non m'importa mai abbastanza perché se non fosse così m'importerebbe in un modo devastante, so che mi ucciderebbe.

So che le decisioni importanti mi fanno mangiare le unghie, che non sono abbastanza costante per fare le cose che non ho voglia di fare, che il mio orgoglio predomina su tutto e so anche quanto questo possa far male.

So che i miei sorrisi non sono sempre veri, che non mi fa pena chi piange, che io non piango mai. Che non chiedo niente, che non mi arrendo, che se l'anima cade poi mi vergogno e non me lo scordo. Che la solitudine è tutto ciò che mi fa paura, che non ho mai detto ad alta voce che so quello che mi manca.

So che le giuste canzoni mi fanno mancare l'aria, che l'alba mi fa venire voglia di vivere, che le stelle mi appartengono da sempre e che la luna è troppo donna per non seguirmi da lontano.

So che ho un vuoto dentro che non potrà mai essere riempito, che ci convivo da una vita ma fa male ugualmente. Che punge, che mi divora, che non è vero che chi soffre poi migliora.

So che l'amore è tutto ciò che non sono capace di fare, che se amo, amo forte ma amo male:
sono sempre stata troppo gelosa di me, troppo protettiva per permettere a qualcuno di assoggettare la mia felicità. E se un giorno varrà la pena non avere più paura, allora l'amore mi divorerà.

Forse quando sentiamo che vogliamo tutto è perché siamo pericolosamente vicini a non volere niente. Il non volere niente ha due estremi opposti: o uno è del tutto realizzato e ricco e ha una tale quantità di mondi interiori che quello esteriore non gli serve per provare gioia, perché la gioia emana dal centro del suo essere; oppure uno è morto e marcito dentro e questo mondo non ha niente da dargli.
—  Sylvia Plath, da una lettera a Richard Sassoon 11 dicembre, nei Diari
Non ho fatto altro che sognare. Questo, e questo soltanto, è sempre stato il senso della mia vita. Non ho mai avuto altra occupazione vera se non la mia vita interiore. I più grandi dolori della mia vita sfumano quando, aprendo la finestra che si affaccia sulla strada del mio sogno e guardando il suo andamento, posso dimenticare me stesso.
Non ho mai voluto essere altro che un sognatore. Sono appartenuto solo a ciò che non esiste dove io esisto e a ciò che non ho mai potuto essere. Ogni cosa che non è mia, anche la più vile, mi ha sempre parlato con poesia. Non ho mai amato nulla. Non ho mai desiderato altro se non ciò che non riuscivo neppure a immaginare. Dall’amore ho preteso soltanto che non cessasse mai di essere un sogno lontano.
Perfino nei miei paesaggi interiori, tutti irreali, è sempre stata la lontananza ad attirarmi; e il profilo degli acquedotti, nella lontananza di quei paesaggi sognati, aveva una dolcezza di sogno: una dolcezza che faceva in modo che li potessi amare.
—  Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine