iniuria

Piaceri estremi

La tazzina di caffè, in Sicilia, è una cosa seria, come tutti i piaceri estremi. E Palermo è una delle capitali del caffè. Il caffè è una questione di metodo oltre che di merito. La tazzina di caffè si beve in piedi, al banco, con le gambe leggermente divaricate per migliorare la stabilità, un pò piegati in avanti per proteggere camicia e cravatta, raffreddando la tazzina bollente ( il caffè si beve bestemmiando) con numerosi passaggi del cucchiaino sul bordo, in senso orario e antiorario. Poi, si manda giù in un colpo solo, come se fosse una medicina. Lo zucchero versato a pala è, ormai, un ricordo di tempi andati. Nondimeno qualche bar, eroicamente, viola la legge assurda della bustina, quando si dice “summum ius, summa iniuria”, ostentando vistose zuccheriere e lasciando al cliente la scelta tra la bustina e la pala. Si può cadere ancora in tentazione in un paio di posti, alla Zisa o dalle parti di piazza Indipendenza. Ci sono bar dove si trova un caffè che si fa letteralmente cercare come in corso Tukory, a pochi passi dal mercato di Ballarò, oppure molto molto vicino al Politeama Garibaldi. Poi una miriade di baretti dove il livello è medio, medio-alto. Palermo è città di barman esperti che conoscono i trucchi per fare un caffè alla perfezione: dosaggio, temperatura, molitura, pressione, umidità, miscela, anche se la materia prima resta fondamentale. In via principe di Belmonte c’è un posto dove uscire fuori dagli schemi giocando con il latte, il cacao, la cioccolata: rischioso se non si ha molta esperienza. E qualcosa di speciale per palati finissimi, senza badare al portafogli, dalle parti di piazza Pretoria. Fatevi spiegare da quale paese viene quello che costa di più.