inclinazione

Io amo colui che della sua virtù fa un'inclinazione e un destino funesto: così egli vuole vivere, e insieme non più vivere, per amore della sua virtù.

[…]

Io amo colui che si vergogna quando il lancio dei dadi riesce in suo favore e si domanda: son forse un baro? - egli infatti vuole perire.

[…]

Io amo colui l'anima del quale trabocca da fargli dimenticare se stesso e tutte le cose sono dentro di lui: tutte le cose divengono così il suo tramonto.
—  Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra
Propensione

Essere propensi verso/per/a qualcosa/qualcuno. Qualcosa che dipende dalla proprio modo di essere, dalle proprie inclinazioni naturali. Modo di essere. Ma da cosa derivano le inclinazioni naturali? Corredo genetico, ambiente sociale e familiare in cui avviene lo sviluppo della personalità, influenze del contesto?

Propensione, attitudine. Qualità oggettiva, potenzialità più o meno sfruttabile. Essere “facilitati” in un attività, farla in maniera naturale, con sforzo inferiore alla media.

Propensione, benevolenza. Qualità soggettiva, affinità emotiva/intellettuale che crea un interesse.

Le due cose coincidono? Si può essere propensi perché si è propensi. Si può essere propensi nonostante non si sia propensi.

Esistono persone con l’inclinazione ad uccidere e morire. Il nostro Occidente, pacifico, materialista e femmineo e iperprotettivo non è più capace di dare una ragione per farlo. Pensate davvero che il messaggio di Imagine, tutti uguali e tutti ugualmente senza importanza, sia più forte di chi ti dice: “vai, tu sei un eroe”?

Pianga se stesso

Il mio proverbio preferito è “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”.

Rispecchia un po’ la mia filosofia del non lamentarsi troppo, del non cedere alla tentazione di imputare tutto quanto a cause di forza maggiore come la sfortuna.

Esistono l’incuria, la volontà di non badare a un problema che, da piccolo, se sottovalutato diviene enorme. Ci sono la scarsa voglia di occuparsi dei guai, l’inclinazione a chiudere gli occhi o a voltarsi dall’altra parte, certo. Ma nulla accade per caso, nulla succede perché la Grande Sfiga ha voluto così. Troppo facile piangerci addosso e dire “non è colpa mia”. Più opportuno sarebbe invece guardarsi indietro alla ricerca di errori o di trascuratezze che di sicuro si riuscirebbe a rintracciare.

Io perdono, ma allo stesso tempo imparo la lezione. Non ti odierò, ma non ti avvicinerai mai più così che tu mi possa ferire di nuovo. Non posso permettere alla mia inclinazione al perdono di diventare follia.

Mi lascia insoddisfatta la montagna
e il lago si è perfino ritirato.
Un sole orizzontale mescolato
al vento e più lontano
una diga di qua alta, di là più ancora
cemento fatto a strati
l’inclinazione curva della pietra.
Tolgono il respiro le dighe che dividono
acqua forte covata che poi esplode
elettricità che scende fino a valle
e lì una fioca lampadina
a illuminare pelle su altra pelle.

Mariagiorgia Ulbar