impiego'

Il problema é che sono diversa. Sono quel genere di ragazza che preferisce il Mc Dondald’s ad una cena a lume di candela, quella che ama gli abbracci. Sono quel genere di ragazza alla quale puoi gridare di andare via ma che resterà sempre lì. Sono quella ragazza che, se le dici ”mi manchi” ti chiede il perché, una come me non manca a nessuno. Sono la ragazza dal sorriso sempre pronto e dal cuore a pezzi, quella che quando si affeziona non lascia mai andare. Sono quella dai pianti improvvisi, quella che sa rialzarsi da sola però lentamente, ci impiego settimane, mesi, ma so andare avanti. Sono quella ragazza con pochi sogni, che passa la notte a guardare il soffitto con le cuffie nelle orecchie, al buio,in silenzio. So essere un’ottima amica, quella che da consigli sul come superare una delusione e non sa come affrontare la propria. Sono quella che sorride anche al propio incubo. Una come me la riconosci subito, è un misto di antipatia, rabbia e delusione. Una come me non la noti subito, o non la noti affatto.
Essendo qui da un po’ mi sono accorto che la maggior parte degli utenti di Tumblr racconta la propria storia come se fosse una barzelletta. Alla prima persona che conosce magari dice “ciao..” E subito inizia a raccontargli tutta la propria vita.
Io invece no, non sono così. Io non mi fido così facilmente. Io la mia storia la regalo, la regalo alle persone di cui posso fidarmi. E impiego mesi, anni, a capire se posso fidarmi (anche se finora sono sempre rimasto fottuto comunque). Non capisco la leggerezza con la quale quasi tutti qui parlano della propria vita, io non riuscirei ad essere così. D'accordo sfogarsi e tutto, ma ci sono cose che io mi tengo per me e non dico a tutto tumblr.
—  (assenzadiemozioni on tumblr)
Detesto questa stupida società conformista e repressiva, e la sua stupida cultura che adora il conformismo. Ormai tutti non fanno che ascoltare la stessa musica di plastica ed avere lo stesso impiego di plastica e seguire anche la stessa moda di plastica. È deleterio. Cioè insomma, tu sei uno forte, perché ora, ora hai la droga, ma ben pochi conoscono lo strenuo percorso che ti ha portato ad essa. Nessuno pensa col proprio cervello ormai. 
—  Chris, Skins
Sai cosa? C’ho voglia di viverti. Ma che cazzo significa ‘C’ho voglia di viverti? Non lo so, penso abbia qualcosa a che fare con il dormire abbracciati, i nostri nasi che si sfiorano, le gambe che si intrecciano. Penso abbia a che fare con io che ci impiego tre ore ad alzarmi dal letto facendo manovre assurde per non svegliarti, io che apro la finestra e tu che farfugli qualche bestemmia tra le due dolcissime labbra. Poi sorridi, perché ti do un bacio sulla guancia, e il tuo sorriso si allarga ancora di più perché senti l’odore del cornetto e del caffè e capisci che ti ho portato la colazione a letto, io, che di solito non mi alzo dal letto neanche per fare la pipì. Tu apri subito gli occhi e ti giri verso di me, e allora capisco che per tutto questo tempo hai finto di dormire, che per tutta la notte non hai fatto altro che guardarmi. E allora facciamo colazione insieme e ci coccoliamo, litighiamo per chi deve farsi prima la doccia ma poi va a finire che la facciamo insieme, e quanta acqua e quanto sapone sprecato Dio mio. Siamo due disastri, due matti. E si dice che ‘due matti non fanno uno sano, alle volte però sono bravi a tenersi la mano. ‘C’ho voglia di viverti’, dicevamo, penso abbia a che fare con le giornate piovose, io e te sul divano a guardare qualche film, a gufare contro l’Inter, ad esultare ai goal della Juve , a cucinare qualcosa di non commestibile, a prenderci a cuscinate in faccia. Tu, che di cuscini ne hai di mille come i tuoi pensieri, quei pensieri che a volte uccidono, quei pensieri che se non ci sono io ti uccidono. E allora tu mi consideri il tuo eroe, la persona che ti ha trovata e salvata da ‘sto mondo. E quando dici ‘sei il mio eroe’ o lo dici ad alta voce agitando le mani come una bambina o lo dici seriamente guardandomi negli occhi. E Cristo, dovrebbe essere illegale tutto ciò, perché quando fai la bambina mi viene da piangere, dannazione quanto sei bella. Quando fai la seria e mi guardi con i tuoi occhi, beh, io mi sento perso.
‘C’ho voglia di viverti’, dicevamo, sei tu che piangi sul letto, con una lametta e dei fazzoletti di carta, tu che ti disperi, io che arrivo da lavoro e mi precipito da te. Io che ti abbraccio e ti dico che sono lì, che non me ne vado.
‘C’ho voglia di viverti’, dicevamo, sei tu che ti fai trovare al solito orario fuori il portone mentre aspetti che torno da lavoro ‘che non puoi più aspettare per abbracciarmi.
‘C’ho voglia di viverti’ è una domenica primaverile di Aprile. È il svegliarci ad un orario ‘umano’ perché abbiamo promesso ai bambini che saremmo andati al parco. Siamo io e te che giochiamo con i nostri figli a pallone, tu che rompi le palle che sudano e quindi devi cambiare loro le magliette ogni 30 minuti e io che rido e ti prendo in giro perché sei esaurita. Poi magari ci mettiamo sotto un albero all’ombra e mangiamo quello che hai portato da casa, spero non sia il sushi, perché amore è ora che tu lo sappia, in famiglia piace solo a te.
‘C’ho voglia di viverti’ siamo io e te che decidiamo di pitturare casa e facciamo un disastro.
Io e te che una notte usciamo di testa e prendiamo la macchina e cominciamo a viaggiare con i finestrini abbassati e a cantare a squarciagola ‘Certe Notti’
Io e te che ci scanniamo ma poi un modo per fare pace la troviamo.
Io che faccio una cazzata e tu che mi cacci di casa, poi però mentre me ne vado mi abbracci da dietro e ti metti a piangere.
Io e te che spesso non ci capiamo, io troppo stupido e tu troppo complicata.
Io e te che ci urliamo le peggio cose e gli addii ma due minuti dopo ci pentiamo ma siamo troppo orgogliosi per cercarci.
Io e te, sempre (e un po’ di più) io e te.
Ma alla fine che significa ‘C’ho voglia di viverti’? Ma che ne so, dovrebbe avere a che fare con il caldo e il sole alto, noi in spiaggia a giocare e a farci il bagno, tu che mi metti la crema solare e io che la metto a te. Il pallone, l’acqua, i balli di gruppo e la merenda delle 10 e 30. Il ‘amore controlla i bambini che non si allontanino troppo’ e io ‘amore stai tranquilla’ e poi puntualmente ci ritroviamo a doverli cercare tra la folla. ‘C’ho voglia di viverti’, che ne so, io e te con il passeggino per il centro di Roma, con i negozi addobbati, io e te che facciamo l’albero e il presepe, una tazza di cioccolata calda dopo aver finito.
‘C’ho voglia di viverti’, ehi, ti porto al cinema e scegli tu che film guardare, compriamo i popcorn giganti e la coca cola da 100 litri.
‘C’ho voglia di viverti’, tu hai mal di testa e io che lavo i piatti, nonostante io odio lavare i piatti.
‘C’ho voglia di viverti’, come la prima volta che mi dirai dopo aver fatto l’amore e dopo aver fatto il test ‘saremo genitori’. E noi che esultiamo e saltiamo di gioia e un attimo dopo che piangiamo dalla felicità. Tu che mentre piangi mi sussurri ‘piccolo, alla fine avevi ragione, ce l’abbiamo fatta’, e io che ti rispondo ‘non ho mai avuto dubbi, ce la dovevamo fare per forza’
‘C’ho voglia di viverti’, quindi andiamo dal dottore insieme ‘che voglio vedere come sta mio figlio, ‘che voglio vedere la radio.
‘C’ho voglia di viverti’, dicevamo, assomiglia ai baci dati ogni domenica alla stazione, ai pranzi al mc, ai giri per Roma, ai tramonti visti in quel parco dove andiamo sempre, alla storia e alla letteratura che mi leggi per skype, alle chiamate fatte alle tre di notte.
‘C’ho voglia di viverti’ che guarda, ti dedico ogni giorno un’alba diversa. Perché me lo dicesti tu ‘con te non sarà mai una fine ma sempre un nuovo inizio’. Facciamo l’amore mentre sorge il sole e nostra figlia si chiamerà Alba, ricordi? Poi voliamo in Alaska che così facciamo nascere Alaska Bianca. In realtà troppe cose dobbiamo fare. Magari avrò saltato qualcosa, tipo ora mi vengono in mente i tatuaggi che dobbiamo farci.
Quindi magari se mi chiedono cosa significa ‘C’ho voglia di viverti’ io farò vedere te, ti prenderò la mano e cammineremo. Perdonatemi se non ho riletto ciò che ho scritto, ma se mi chiedete che significa ‘C’ho voglia di viverti’ io rispondo così.
Perché se ti prendo per mano e ti vivo, faccio prima.
—  comeundisastro
Chi sono gli «occupati»

Sta destando scalpore questo scambio su Twitter, nel quale l’ISTAT ribadisce il criterio per la definizione degli «occupati». Il criterio è noto agli addetti ai lavori, meno al grande pubblico, almeno a giudicare dalle reazioni. La narrazione governativa che vanta l’aumento di qualche frazione di percentuale degli «occupati», dimentica infatti di sottolineare questo fondamentale dettaglio. Forse perché l’esplosione nell’impiego dei voucher ha creato più «occupati» (male) per le statistiche, che veri nuovi posti di lavoro.

(via Chi sono gli «occupati» | Mazzetta)

 In breve, quando sono posti di fronte a materiali stampati, gli adulti funzionalmente analfabeti non possono operare efficacemente nella società moderna e non possono svolgere adeguatamente compiti fondamentali come riempire una domanda d'impiego, capire un contratto legalmente vincolante, seguire istruzioni scritte, leggere un articolo di giornale, leggere i segnali stradali, consultare un dizionario o comprendere l'orario di un autobus. (wiki)


Quando sei nel mezzo di una conversazione surreale (sia nell'internet sia nel mondo italico là fuori) basata su testi letti ricorda: o il disfunzionale sei tu o lo è il tuo interlocutore. 

Caro Babbo Natale,

forse è un po’ presto per scriverti questa lettera, forse è inutile, forse è tempo perso. Ma voglio provarci lo stesso, magari esisti davvero.

Quest'anno mi sono comportata bene, o meglio, non mi sono comportata male. Ho sempre cercato di adempiere ai miei doveri. In un modo o nell'altro ho tentato sempre di compiere azioni giuste.

Ma, caro Babbo, di errori ne ho fatti. Eccome. 

E forse è per tale ragione che questo Natale non dovrei meritare niente.

Ma lascia che ti spieghi.

Sono sempre stata una persona totalmente insicura, estremamente indecisa. Impiego ore intere nello scegliere quale maglia comprare e magari, alla fine, la ripongo nello scaffale perchè ‘non mi convinceva, poi, chissà quanto’. Mi capita di rimandare grandi opportunità per la troppa timidezza. O per la troppa poca autostima. Sono una ragazza capace di crearsi mille problemi in qualsiasi situazione. Ho sempre paura che mentre cammino qualcuno possa prendermi in giro, possa deridermi. E, sappi, che non è affatto egocentrismo. E’ solo insicurezza. Sono sempre stata una di quelle tipe lunatiche, che la fai felice con poco e con poco riesci anche a ferirla. Una parola di troppo, con me, è rischiosa. Un sorriso in meno mi manda in paranoia. 

E’ questo il mio carattere. Magari dall'esterno non lo si nota, all'apparenza sono la ragazzina con la battuta sempre pronta, quella simpatica, sicura di se, sorridente e sempre felice. 

Ma non è così. Non lo è affatto.

Ma non voglio divulgare ulteriormente.

Dicevo. Ho fatto spesso molti errori quest'anno, ho fatto soffrire persone che non lo meritavano. Ho deluso molte volte chi mi era vicino. E sono arrivata ad un punto in cui, anche se circondata sempre da amici, spesso mi sento come se fossi la persona più sola del mondo.

E tendo ad attribuire il mio malessere, solo ed esclusivamente, al mio comportamento. Ho perso persone che per me erano estremamente importanti, con le quali mi confidavo giorno e notte, con le quali ridevo e scherzavo di continuo.

Erano il mio unico pensiero. La mia vera felicità. 

Ma adesso tutto è cambiato. Tutto è finito. 

E io lo sento, sulla pelle, nelle ossa, nel cuore. Loro non ci sono più e, sento di non esserci nemmeno più io. Almeno non come prima. 

Ho un peso sullo stomaco che cresce a dismisura. Il pensiero fisso su di loro. I loro nomi sono il mio desiderio più nascosto.

Ti scrivo questa lettera, caro Babbo Natale, per chiederti se almeno per quest'anno puoi restituirmi gli amici che ho perduto. Non voglio regali materiali, non desidero niente, davvero. Rinuncerei a tutto pur di tornare a rivivere quell'amicizia. Ti prego, se esisti, se puoi, se lo merito, esaudisci il mio desiderio. Non voglio niente sotto l'albero. Nessun pacchetto. 

Vorrei soltanto i miei amici. Quelli di un tempo. Quelli che ho perso a causa della mia stramaledetta insicurezza. E che farei di tutto pur di riavere accanto a me.

Detto ciò, io aspetto. Sarò qui pronta. Pronta ad abbracciarli e a tenerli stretti a me, quanto più possibile. 

A presto. Buon Natale, inostri-occhichediventanomani.

Mi vergogno ad entrare in mare.
Arrivo in spiaggia, resto con i vestiti per un po’, però arriva mio fratello che dal mare mi urla “Dai vieni, vieni con me a nuotare!” e pian piano mi devo togliere i vestiti, mi guardo, e impiego sempre più tempo, mia mamma mi dice “Cos'hai?” e io guardandomi “Sono grassa. Mi guarderanno tutti e mi prenderanno tutti per il culo.” però mi costringono ad andarci.
Cerco di tirare la pancia dentro, ma niente, si nota lo stesso, si nota anche il culone che ho, le mega cosce che ho.
Sono fottutamente grassa.
Mi ripeto di non mangiare, così dimagrisco e divento bella, ma Dio cane non ce la faccio, ho fame.
Detesto questa stupida società conformista e repressiva, e la sua stupida cultura che adora il conformismo. Ormai tutti non fanno che ascoltare la stessa musica di plastica ed avere lo stesso impiego di plastica e seguire anche la stessa moda di plastica. È deletereo. Cioè insomma, tu sei uno forte, perché ora, ora hai la droga, ma ben pochi conoscono lo strenuo percorso che ti ha portato ad essa. Nessuno pensa col proprio cervello ormai
—   Skins
Già da stamattina le cose sono andate diversamente. in genere mi sveglio sempre in orario e subito mi alzo per fare le solite cose per poi andare a scuola,ma stamattina mi sono svegliata e sono stata all letto senza un motivo preciso fissando il vuoto e quando mi sono accorta che era tardi ho preso lo zaino e sono uscita. riesco ad arrivare a scuola in 15 minuti quando in genere impiego il doppio. la giornata a scuola sembrava non finire più e io iniziavo a sentirmi sempre più strana.
quando sono tornata a casa sentivo di stare per impazzire allora sono andata con delle amiche a distrarmi ma ad una certa ora ho sentito il bisogno di tornare a ‘casa’ perché sentivo che avevo bisogno d esplodere. sono corsa in stanza per spogliarmi e mi sono precipitata in bagno dove ho iniziato a piangere come non avevo mai fatto prima d'ora. ho alzato il volume della musica in modo tale che nessuno potesse sentirmi e il mio pianto continuava senza mai smettere. mi sono sentita indifesa,vulnerabile forse è proprio per questo che non piango mai.. forse è proprio per questo che mi limito a dire che non mi sento bene,che ho mal di testa quando sto male,ma così male che desidero morire in quel preciso istante. o ancora,perché forse nessuno può capirmi o nessuno vuole farlo,tutti si limitano a dire ‘è successo qualcosa?’ dio santo, come odio questa frase. cosa vi aspettate? cosa?.
non mi è mai capitato di incontrare una persona che mi abbia detto 'dimmi cos'hai’ o ancora 'parlami’.
tutti con queste domande,forse perché non volete sapere come sto realmente ma volete semplicemente sentirvi bene con la coscienza 'tanto,il mio l'ho fatto’.
Cose che dovete sapere sull’EXPO
Premessa – Sono stato all’EXPO. Perché? Per constatare di persona lo stato di un evento che prometteva bene e invece è riuscito male? Per criticarne i contenuti, la scelta di utilizzare come sponsor ufficiali multinazionali come McDonalds e Coca Cola o l’impiego massiccio di volontari non retribuiti? No, mi hanno regalato i biglietti, quindi fanculo agli ideali. E quando mi ricapita?
1 – Portatevi un ombrello. La coda agli ingressi è più o meno lunga, ma mai veloce. A prescindere dalla situazione metereologica, sole che spacca o pioggia che scroscia, la zona di Rho Fiera è abitata da piccioni No Expo, No Tav, No Global, People Unfriendly che cacano a tutto spiano sulle teste dei visitatori in fila. È vero.
2 – Il padiglione del Giappone. Da quando si è sparsa la voce che è il padiglione più bello l’italiano si precipita a vedere solo quello anche se il sushi gli ha fatto sempre schifo, non sa distinguere una Katana da una bacchetta e confonde Hello Kitty con Topo Gigio. Sono entrato all’EXPO alle 10, orario di apertura, alle 10,30 c’era una coda di un ora e 50 minuti. Cari miei, Sayonara!
3 – Stesso discorso per il Kazakistan. Pare che i kazaki siano quelli che hanno meglio interpretato il tema dell’EXPO, perché non gliel’avevano spiegato. Due ore di fila. Ciao anche a voi, vado dagli Azeri, tanto sono vostri vicini.
4 – Il Padiglione dell’Azerbaijan vince il premio: “Nice Try”. Con la scusa dell’EXPO hanno messo in mostra tutto quelo che hanno, dalla cucina all’industria. montando uno spottone turistico su due piani con effetti speciali e tecnologie d’avanguardia che in Corea del Sud usano far giocare il gatto. Carino, ma non necessario.
5 – Padiglione Brasile. A parte la rete su cui camminare, stare in equilibrio, cadere, rovinarsi l’epidermide, sanguinare dai polpacci e dire “Che figata”, il resto non è un granché. Forse la parte più interessante è proprio stare sotto, tra la flora dell’ecosistema amazzonico, a guardare in alto i bambini che si sbucciano i ginocchi, le vecchie, prima sorrette e poi trascinate dai figli 40enni e le 30enni stordite che nel mezzo delle rete, sui tacchi a spillo, rimangono lì per interminabili minuti senza sapere se andare avanti, tornare indietro, o morire lì. Il grande quesito: quando cammini sulla rete, in equilibrio precario, quelli che ti voglio superare a tutti i costi correndo in orizzonatale sulle pareti della rete tipo attore in un film di Ang Lee, dove cazzo devono andare? Hanno un appuntamento?
6 – Premio “Siete dei Grandi” va al Padiglione di Vanuatu. L’isola paradisiaca del Pacifico, magari non lo sapete, ha una frequenza di terremoti e cicloni maggiori delle corse della Linea B Jonio/Laurentina. Praticamente se stai a casa rischi che ti crolli addosso il tetto e se esci ti porta via il vento. Il loro piccolo padiglione è deserto, viene usato dai visitatori per mangiare, sedersi, riposarsi: sembra la sala d’attesa della stazione di Cattolica San Giovanni Gabicce, di notte. Gira voce che i tipi di Vanuatu, dopo 3 giorni di EXPO abbiano mollato tutto, messo su uno schermo con immagini a ripetizione del Salento prese da Sereno Variabile, tanto è uguale (mi è parso di vedere un giovanissimo Osvaldo Bevilacqua) e se ne siano tornati a casa. Meglio i terremoti e i cicloni che farsi due palle a Rho Fiera Milano Expo.
7 – I tedeschi si mettono diligentemente in fila per visitare orgogliosi il loro padiglione e poi vanno a storcere il naso dai francesi. I francesi vanno ad ammirare la grandeur del padiglione francese per poi andare dai tedeschi a vedere se hanno fatto meglio. Gli italiani piuttosto che visitare il padiglione Italia si fanno due ore per il Padiglione Sao Tome e Principe a vedere i negri che parlano portoghese. Boh, forse Salvini ha sparso la voce che Renzi l’ha riempito di rom.
8 – I volontari – I volontari sono gentilissimi. Anche perché, voglio dire, inutile che ti fai rodere il culo perché sei lì dalle 10, mica ti hanno obbligato.
9 – I vecchi – I vecchi dovrebbero essere banditi dalla visita all’Expo. Oppure dedicare un giorno della settimana alle visite dei vecchi. Un Senior Day.
Il fatto che pur essendo in pensione, senza aver una beata fava da fare ogni giorno i vecchi si concentrino tutti nel fine settimana è osceno. Rallentano le file, occupano le sedie, i divani, i prati, stazionano davanti alle coloninne dell’acqua e saltano le file con la scusa dell’età. Fa caldo, si sturbano, si perdono. Davanti alla toilette degli uomini c’era un’anziana 70enne che aspettava il marito, da 4 giorni. Tipo il cane Achiko davanti alla stazione di Shibuya.
I vecchi negli anni hanno affinato tecniche proprie dei ninja: sei in fila al Padiglione del Qatar dietro a una ventenne in calzoncini jeans Miss Sixty gambe depilate e senza un filo di cellulite? Sbatti un attimo le palpebre e hai davanti due pensionate di Rozzano con le vene varicose. Non puoi dire niente, sono vecchi. Ti giri una sigaretta dal nervoso, lecchi la cartina, rialzi lo sgardo e sei dietro un gruppo di ottuagenari veneti già ubriachi. Ie vecchie di Rozzano sono 10 metri più avanti, la ventenne è già entrata e tu, non solo non sei più al posto di prima, sei retrocesso. Come il Catania. A furia di andare indietro superato dai vecchi mi sono ritrovato primo della fila al Padiglione del Giappone che sta di fronte. A momenti mi obbligavano a fare Seppuku.
10 – Il Padiglione Corea del Nord è molto intrigante per la sua assenza.
11- Quello dell’India c’è, non c’è, forse sì, forse no. I volontari hanno paura a parlarne. Si dice che chi l’abbia trovato poi non ne sia mai uscito. INDIANI! Ridateci i nostri visitatori, vi diamo Fabrizio Corona (ammirate il fatto che sia riuscito ad alludere senza nominare mai i marò… Oh cazzo!).
12 – Il passaporto – Solo gente che non è mai uscita dall’Italia si accanisce così tanto nel riempire di timbri un passaporto che, in fin dei conti, vale come la carta del Cucciolone che hai condiviso che la tua compagna delle medie di cui eri innamorato, la tieni nel casseto, ogni tanto la guardi con nostalgia e dopo due anni ti chiedi: Ma ‘sta cazzata è ancora qui? La gente impazzisce per il passaporto, se l’addetta al timbro sbaglia la pagina indicata o timbra male partono bestemmie e citazioni in giudizio. Un’amica che lavora al padiglione UK mi ha detto che il passaporto dell’EXPO è stato introdotto qualche settimana dopo l’apertura, così che i primi visitatori non l’hanno potuto acquistare e riempire di stupidi timbri. Ci sono state denunce e qualche suicidio.
13 - Padiglione “tristezza”, quello del Nepal. Il fatto che sia rimasto incompiuto fa sembrare che in realtà c’era, almeno nella mente di chi l’ha progettato, voluto, ci ha lavorato, immaginato. Poi il terremoto se l’è portato via.
UPDATE: Una svista rilevante nel provvedimento antiterrorismo

UPDATE: capendo la rilevanza della cosa, il punto è stato rimandato in commissione stamattina. Diversi esponenti dell’Intergruppo Innovazione  (Boccadutri, Coppola, Fiano, Tofalo ed io), a margine, abbiamo fatto una discussione approfondita con il viceministro Bubbico, i relatori Dambruoso e Manciulli ed altre persone interessate che non conosco (mi scuso con loro per la mancata citazione).

durante la discussione,  il primo orientamento è stato quello di individuare fattispecie di reato precise e non tutte quelle previste dal 266 cpp, prevedendo quindi l’applicazione della norma esclusivamente per alcuni reati di particolare gravità, successivamente il governo ha convenuto ed il premier Renzi ha richiesto, data la delicatezza della questione, di rinviare il tema al provvedimento sulle intercettazioni in discussione a breve alla Camera, ciò è stato proposto in commissione che ha concordato, approvando un nuovo emendamento appositamente predisposto dall'On. Sannicandro.

il provvedimento antiterrorismo modifica il codice di procedura penale così:

All'articolo 266-bis, comma 1, del codice di procedura penale, dopo le parole: «è consentita l'intercettazione del flusso di comunicazioni relativo a sistemi informatici o telematici ovvero intercorrente tra più sistemi», sono aggiunte le seguenti: anche attraverso l'impiego di strumenti o di programmi informatici per l'acquisizione da remoto delle comunicazioni e dei dati presenti in un sistema informatico.

con questo emendamento l’Italia diventa,  per quanto a me noto, il primo paese europeo che rende esplicitamente ed in via generalizzata legale e autorizzato la  “remote computer searches“ e l’utilizzo di captatori occulti da parte dello Stato!

il fatto grave è che questo non lo fa in relazione a specifici reati di matrice terroristica (come fa pensare il provvedimento), ma per tutti i reati “commessi mediante l’impiego di tecnologie informatiche o telematiche” (art.266 bis).

se non interveniamo, da domani per qualsiasi reato commesso a mezzo del computer -dalla diffamazione alla violazione del copyright o ai reati di opinione o all'ingiuria- sarà consentito violare da remoto in modo occulto il domicilio informatico dei cittadini.(*)

l'uso di captatori informatici (Trojan, Keylogger, sniffer ecc.ecc.) quale mezzo di ricerca delle prove da parte delle Autorità Statali (giudiziarie o di sicurezza) è controverso in tutti i paesi democratici per una ragione tecnica: con quei sistemi compio una delle operazioni più invasive che lo Stato possa fare nei confronti dei cittadini, poiché quella metodologia è contestualmente

  • una ispezione (art. 244 c.p.p.)
  • una perquisizione (art. 247 c.p.p)
  • una intercettazione di comunicazioni (266 c.p.p.)
  • una acquisizione occulta di documenti e dati anche personali (253 c.p.p.).

tutte attività compiute in un luogo, i sistemi informatici privati, che equivalgono al domicilio. E tutte quelle attività vengono fatte al di fuori delle regole e dei limiti dettate per ognuna di esse dal Codice di Procedura Penale.

ritengo vi sia la contestuale violazione dei diritti costituzionali previsti dall'art. 13 all'art. 15 della Costituzione, senza le adeguate garanzie da questa previste.

nel 2008 la Corte Costituzionale tedesca con sentenza 27/02/2008 si era espressa negativamente sull'uso generalizzato dei c.d. Bundestrojan (Trojani di stato) rilevando come tale attività comportasse rischi di un controllo pervasivo dei sistemi, il superamento dei sistemi di cifratura, la profilazione di comportamenti estranei ai reati perseguiti, una invasione della sfera privata e della riservatezza, nonché rischi di danni ai sistemi informatici ed il coinvolgimento di dati di terzi estranei.

una norma generalizzata che consente l'uso di tali captatori occulti non rispetta alcun criterio di proporzionalità se non è strettamente limitata a specifiche gravissime ipotesi di reato, tassativamente determinate ex lege, e con doppia riserva di giurisdizione.

ci si lamenta dell'uso disinvolto delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, che sono in vero regolate e previste solo per alcuni reati, con limiti nei tempi e nei modi, e vietate nei domicili privati se non nei casi in cui i reati si svolgano presso il domicilio (art.266 c.p.p.), e poi si inserisce una norma che consente una attività assai più invasiva senza limiti e senza adeguate garanzie!

con questo non dico che i captatori siano sempre da vietare, ma il loro utilizzo deve esser regolato in modo se possibile ancora più stringente di quello delle intercettazioni: pena la violazione di principi costituzionali oggi più che mai fondamentali (artt.13/15 Cost).

IMHO

(*) per i quali sono previste intercettazioni

Scriveremo: «Noi mangiamo molte noci», e non: «Amiamo le noci», perché il verbo amare non è un verbo sicuro, manca di precisione e di obiettività. «Amare le noci» e «amare nostra Madre», non può voler dire la stessa cosa. La prima formula designa un gusto gradevole in bocca, e la seconda un sentimento.
Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe; è meglio evitare il loro impiego e attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di se stessi, vale a dire alla descrizione fedele dei fatti.
—  Agota Kristof, Il grande quaderno (dalla Trilogia della città di K.)
“Che cos'è l'amore?” Mi domanda. Impiego più di mezz'ora a spiegarglielo e, alla fine, mi rendo conto che non riesco a definirlo esattamente.
—  – Paulo Coelho 
Ho mangiato i tic tac al pop corn

Vi volevo parlare.

Ho finalmente mangiato i tic tac in questione. Li avevamo comprati alcune settimane fa, ma erano rimasti nello stipo. Oggi, visto che non abbiamo niente da fare e stiamo girando in mutande per casa cercando di riprodurre i versi della raganella tropicale, ho deciso di provare finalmente queste caramelline.

Appena le ho prese, Moroso ha fatto No, conserviamole!

Ma conserviamole cosa? La vita va vissuta ORA. Come il tatuaggio di una che ho visto ieri da Sisley che diceva una cosa tipo aver paura di amare è come aver paura di vivere o una cosa del genere. Che ottimo impiego dei tuoi soldi e dello strato superficiale della tua epidermide, signorina.

Ma passiamo alle tic tac al pop corn.

Sanno effettivamente di pop corn. L’aroma è quello. Il mio cervello però è andato un attimo insieme, perché io mi aspetto dai ticchi tacchi un sapore di menta, o al massimo di arancia, invece l’impulso arrivato alla mia testa è stato “cinema” e non si sposava bene con l’impulso “tic tac”.

Dopo un attimo mi sono aperto alla vita e alle novità e ho cominciato a elaborare questa cosa. Il sapore non è malvagio, ma non trovo l’utilità di questa cosa? Perché dovrei mangiare una caramellina al posto dei pop corn? Perché magari sono nell’autobus e non posso mangiare i pop corn? Ma perché dovrei avere voglia di mangiare i pop corn sulla 91? Non sono assolutamente contrario alle novità culinarie e non sono un food nazi, ma per me queste tic tac sono un sonoro no. E poi ora dopo averle mangiate c’è un sapore strano nella mia bocca.

Quel sapore si chiama delusione.

*i tic tac? Le tic tac?

Animali. #2

Il giornale dei gatti di Gianni Rodari

I gatti hanno un giornale
con tutte le novità

e sull’ultima pagina
la “Piccola pubblicità”.

“Cercasi casa comoda
con poltrone fuori moda:
non si accettano bambini
perché tirano la coda.”

“Cerco vecchia signora
a scopo compagnia.
Precisare referenze
e conto in macelleria.”

“Premiato cacciatore
cerca impiego in granaio.”
“Vegetariano, scapolo,
cerca ricco lattaio.”

I gatti senza casa
la domenica dopopranzo
leggono questi avvisi
più belli di un romanzo:

per un’oretta o due
sognano ad occhi aperti,
poi vanno a prepararsi
ai notturni concerti.

anonymous asked:

Mi sono interessata ad un ragazzo ed adesso sarebbe arrivato il momento di dichiararmi. Ciò che mi frena dal mio intento è che sono una studentessa del liceo classico e impiego praticamente tutte le mie forze per lo studio. (Continua) -C

Cerco sempre di dare il massimo e di impegnarmi il più possibile. Perciò ho paura che questo ragazzo possa rappresentare una distrazione e che io possa non avere abbastanza tempo da dedicargli. Temo di non riuscire a gestire la situazione. -C

Ti risolvo il cruccio: penso che una parte di te voglia considerare lo studio come una giustificazione.
Salvo restando che se uno taglia tempo ad altre cose, può conciliare tutto, non aver pensato alla possibilità di farlo implica che in realtà per te, il momento di dichiararti, è qualcosa che non vorresti affatto arrivasse.

*di me

Penso che la prima cosa da dire di me è che studio ostetricia; è quasi il mio primo pensiero la mattina quando mi alzo, sicuramente viene prima del pensiero di dover andare a fare pipì ed ho detto tutto.

Qualche anno fa è successa una cosa che mi ha cambiata e segnata profondamente. Così ho deciso di cambiare vita, ho lasciato quello che stavo facendo ed ho ricominciato da zero.

27 anni a dicembre.

La cose più complicate per me sono comunicare e condividere. Altrettanto difficile è mostrarmi per ciò che sono davvero; concedo questo privilegio (capirai che privilegio..) a davvero poche persone. Ci impiego una vita a fidarmi, a farmi avvicinare, ad aprirmi e a confidarmi. Insomma sono davvero tanto complicata. Sono anche permalosa e dall’incazzatura facile. Poi mi chiedo ancora perchè sono single..

Sono scout. (poi mi chiedo ancora perchè sono single..) ;)

Ho troppe passioni: mi piace leggere, mi piace il cinema, mi piacciono le serie tv, mi piacciono i fumetti, mi piace il make up, mi piacciono i vestiti, mi piacciono la musica e i concerti. Devo continuare?

Uno tra i miei libri preferiti è Anna Karenina. Adoro Harry Potter e la saga fantasy de La ruota del tempo.

Ho una collezione di fumetti dei Peanuts e oggettistica di Snoopy & Co. da fare invidia.

Guardo troppe serie tv. Tra le mie preferite ci sono quelle in costume, quelle di fantascienza e gli sceneggiati rai degli anni ‘70. In questo momento la mia nuova fissazione è la serie Victoria di ITV.

Fino ai 15 anni andavo a cinema almeno una volta a settimana.

Ascolto un po’ di tutto, ma ho una vera fissazione per gli Arctic Monkeys. Mi piacciono Bruce Sprigsteen, Beatles, Oasis, The Killers, Eels, Arcade Fire, Beyoncè..

La mia vacanza ideale è di quelle che torno a casa più stanca di quando sono partita. Zaino in spalla con l’essenziale, una tenda, km a piedi e paesaggi mozzafiato. La natura mi rimette al mondo.

Sono alla costante ricerca di qualcosa, di cosa ancora non l’ho capito. 

Daisies Of The Galaxy è una canzone degli Eels e Piledriver Waltz è una canzone degli Arctic Monkeys

Ah il mio nome è Grazia.