impero

15 Marzo - Idi di Marzo

Nonostante sia passato tanto ma tanto ma proprio tanto tempo il 15 marzo il pensiero di molti corre a quel giorno del 44 a.C. in cui 23 pugnalate furono inflitte, da Decimo Bruto, Marco Giunio Bruto, Gaio Cassio Longino e altri senatori congiurati, a Caio Giulio Cesare nella curia di Pompeo dove spesso si riuniva il senato romano.
Come ci raccontano Svetonio e Plutarco il fatto avvenne il giorno delle Idi di Marzo, cioè il 15 Marzo, festa pagana del dio della guerra Marte.
Dal giorno dell'assassinio in memoria di Giulio Cesare al senato fu proibito di riunirsi il 15 marzo degli anni successivi.
Marco Giunio Bruto figlio della bellissima e influente Servilia amante di Giulio Cesare era da tutti ritenuto figlio dello stesso Cesare che, sempre secondo Svetonio, morendo avrebbe pronunciato le famose parole “Anche tu, Bruto, figlio mio!“. E’ il greco Plutarco, invece, che ci racconta di un veggente che aveva messo in guardia Cesare del grave pericolo in cui sarebbe incorso per le idi di marzo e che Cesare, mentre raggiungeva il Senato, lo chiamò per dirgli che si era sbagliato giacché le idi erano arrivate; allora il veggente candidamente gli rispose “Sì, ma non sono ancora passate”. Sono passati invece gli oltre duemila anni e resta ineguagliata la grandezza di Giulio Cesare così come immutato è il quadro dei giochi di palazzo tra congiure, assassini per conto delle libertà minacciate, affamatori e usurai che si ammantano del sacro vessillo della difesa dei valori istituzionali.

Io regina, tu re, l'impero che eravamo insieme, il male che ha sconfitto il bene, e ci ha lasciato queste sere, senza nulla da dire…
—  Rocco Hunt ft Annalisa

Prima che Walt Disney creasse il suo impero, gli dissero che non aveva immaginazione.
A Elvis Presley fu consigliato di fare il camionista.
I Beatles vennero rifiutati dalla Decca Records, dove dissero “A noi non piace la loro musica”.
Il primo romanzo di Stephen King intitolato “Carrie” fu rifiutato 30 volte.
Il libro “Harry Potter” fu rifiutato da varie case editrici perché “troppo lungo”.
Steve Jobs all'età di 30 anni fu licenziato dall'azienda che lui stesso aveva creato.


Non fermatevi al primo “No”. Solo perché gli altri pensano che voi non siate all'altezza, ciò non vuol dire che non lo siate davvero.

—  Ilmareditroppo | Joy Musaj
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ITALIAN IN 10 MINUTES - BEST COMPLETE GESTURE’S LESSON - by CARLO AURUCCI

Emergency traveler’s language guide to survive in Italy

Un po’ di Storia: Napoli e le sue Coste sono tra i luoghi piu’ belli del Mondo. Questo e’ il motivo per cui ,quando collasso’ l'Impero Romano ed i Romani non furono piu’ in grado di difendere le frontiere, tutti i popoli vicini realizzarono il loro sogno di venire a vivere a Napoli. Si alternarono Visigoti, Ostrogoti, Vandali dall'Africa, Longobardi, Saraceni, Normanni, Carolingi, Germanici, Spagnoli, Francesi ed Austriaci. Ogni paio di anni una nuova popolazione si stabiliva a Napoli. I poveri napoletani non avevano il tempo di apprendere le loro lingue. Questo fu il motivo che li costrinse ad inventare una nuova forma di comunicare con il resto del Mondo: Il Linguaggio dei Gesti. P.S.) Mi scuso se parlo solo di Napoli e dei napoletani, lo faccio per spirito di appartenenza. L'Italia e’ bella tutta, e molti di questi gesti sono utilizzati in tutte le Regioni.

Prima che Walt Disney creasse il suo impero, gli dissero che non aveva immaginazione.
A Elvis Presley fu consigliato di fare il camionista. 
I Beatles vennero rifiutati dalla Decca Records, dove dissero “A noi non piace la loro musica”.
Il primo romanzo di Stephen King intitolato “Carrie” fu rifiutato 30 volte.
Il libro “Harry Potter” fu rifiutato da varie case editrici perché “troppo lungo”. 
Steve Jobs all'età di 30 anni fu licenziato dall'azienda che lui stesso aveva creato.
Non fermatevi al primo “No”. Solo perché gli altri pensano che voi non siate all'altezza, ciò non vuol dire che non lo siate davvero.
—  Volevoimparareavolare
Situazione sentimentale dei segni:

Ariete: Io, io e l'altro io.
Toro: Costruendo un impero.
Gemelli: Vivendo la mia vita.
Cancro: Con il cuore a pezzi.
Leone: Non mi importa.
Vergine: Troppo buono per conformarmi con te.
Bilancia: Sto bene da solo.
Scorpione: Forever alone.
Sagittario: Dipende da chi chiede.
Capricorno: Nessuno mi vuole.
Acquario: È complicato.
Pesci: Aspettando un miracolo.

10

Siracusa Castello di Maniace - Federico II lo volle così,imponente sul mare, grande da contrastare ogni nemico che si avvicinasse a Siracusa.Tutti i castelli di Federico sono stati costruiti seguendo numeri magici di cui il principale è l’otto che significa l’infinito e quindi Dio. Cosi nel Castello di Maniace il corpo quadrato ha quattro torri, a loro volta circondate da altre quattro piccoli torri (una volta otto). All’interno del corpo quadrato vi sono 16 colonne (due volte otto) che lo dividono in 25 quadrati perfetti ognuno rappresentante una provincia del suo impero. Il quadrato centrale, circondato da 24 altri quadrati (tre volte otto) è la Sicilia, che per lui era il cuore del suo smisurato impero. Federico II era una personalità complessa e stupenda e la sua ristrutturazione del vecchio castello di Maniace appare perfetta e di lui degna e meritevole.

Siracusa Castello Maniace - Federico II wanted it impressive for who is coming from the sea, large counter any enemy who came to Siracusa.  All the Federico’s castles were built following magic numbers of which the main one is the eight which means infinity and then God. Thus the body of the Maniace Castle has four square towers, in turn surrounded by other four small towers (once eight). Inside the square body there are 16 columns (two times eight) that divide it into 25 perfect squares each representing the provinces of his empire. The central square, surrounded by 24 other squares (three times eight) is Sicily, which for him was the heart of his immense empire. Frederick II was a complex personality and its restructuring of the old Maniace castle appears perfect and him worthy and deserving

Prima di te
il cielo non bastava mai
Stella cadente, dove andrai?
Adesso che non c'è più un posto per noi
Io regina e tu re
L'impero che eravamo insieme
Il male che ha sconfitto il bene
e ci ha lasciato queste sere
senza nulla da dire.
—  Stella Cadente, Rocco Hunt ft. Annalisa

La società moderna è lo sviluppo delle civiltà imperialistiche di ieri, impostesi con la violenza e il saccheggio indiscriminati.

Cosa sono i “valori” del lavoro se non la lode alla mansuetudine dello schiavo di ieri?
Cos'è il “valore” dell'educazione o del senso civico se non l'encomio per la fedeltà data alla gerarchia che governa l'impero?
E cos'è l'elogio del progresso se non l'esaltazione propagandistica dei successi imperiali?

Gli imperi dei tempi antichi, eretti sul sangue delle tribù sottomesse e sviluppatisi nel tempo usurpando la libertà di numerosissimi altri individui, non sono mai crollati del tutto! Di quelle città sfarzose non rimangono che rovine, certo, e dei costumi di quei popoli non restano che tracce, a volte anche importanti, nei nostri usi. Ma la “forma mentis” che ha generato allora il demone del dominio non si è affievolita, anzi è giunta ad oggi più viva e pericolosa di prima giacché non più esterna all'individuo, riconoscibile come imposizione che ne minaccia l'indipendenza, bensì subdolamente “dentro” l'individuo, trasmessa da padre in figlio con l'educazione e la cultura: essa quindi permea ogni aspetto del vivere.

Di generazione in generazione questo morbo del “dominio” ha infettato la storia dell'umanità, aumentando di vigore ad ogni passaggio, consolidato dalle religioni, autorizzato dalle leggi, canonizzato dalla politica, veicolato dall'insegnamento scolastico. L'ultimo letale potenziamento è senza dubbio scaturito dalla convenzione dei mercati, in cui il profitto feroce è perseguito come priorità assoluta, a scapito dell'umanità stessa.

L'impero ellenico, quello romano, quello mongolo o l'impero britannico non si sono sciolti, bensì si sono uniti formando quello che oggi chiamiamo mondo civilizzato, il cui modus operandi resta regolato dalla violenza: la schiavitù viene edificata a libertà, la democrazia è un fantoccio privo di sostanza pieno solo di forma retorica, mentre il sopruso perpetrato dal “dominio” regola le vite di tutti fin dalla nascita.
La civiltà è quindi strutturalmente basata sul dominio, sostenuta dalle gerarchie riparata dallo scorrere del tempo grazie ad ogni nostro singolo consenso a questa realtà di cose; tuttavia molti rimangono della convinzione che, tutto sommato, questa pila di accadimenti storici violenti che chiamiamo civiltà resti il migliore dei mondi possibili, l'apice evolutivo di cui andare fieri e per cui val la pena prodigarsi.

fonte: Iperfocale