impero

Questo è il mio 7132 giorno sulla terra.
Dopo essere riuscita a trovare un riparo, cibo, vestiti e acqua credo sia arrivato il momento di pensare all'onore e alla gloria.

Progetti a breve termine
creare il mio impero
studiare qualche alleanza
reclutare un esercito
sfidare popoli circostanti a conferma della mia superiorità
gestire harem personale di amanti
bandire sopracciglia maschili ad ali di gabbiano, abbronzature spray e dirette su Instagram

Prima che Walt Disney creasse il suo impero, gli dissero che non aveva immaginazione.
A Elvis Presley fu consigliato di fare il camionista.
I Beatles vennero rifiutati dalla Decca Records, dove dissero “A noi non piace la loro musica”.
Il primo romanzo di Stephen King intitolato “Carrie” fu rifiutato 30 volte.
Il libro “Harry Potter” fu rifiutato da varie case editrici perché “troppo lungo”.
Steve Jobs all'età di 30 anni fu licenziato dall'azienda che lui stesso aveva creato.


Non fermatevi al primo “No”. Solo perché gli altri pensano che voi non siate all'altezza, ciò non vuol dire che non lo siate davvero.

—  Ilmareditroppo | Joy Musaj

In questa calda notte estiva di maggio
mi piacerebbe essere un po’ meno gerundioperenne e un po’ più bukowski
e scrivere tredici poesie
sugli incontri furtivi in vicoli poco illuminati
sulla smania che prende dopo che ti sei masturbato in modo deludente
sulla birra in frigo che non attualmente non ho
sul desiderio di essere altrove
sul momento in cui lei scende dal letto per andare a darsi una rinfrescata in bagno e tu rimani lì a guardare quel culo che si allontana e ti senti il re dell’universo
sulla tua insignificanza, che a volte appare, quando sbagli i gusti del gelato e allora vai via, mettendoti sufjan stevens agli orecchi e dandoti un tono, con quella camicia a dadi da sdrucito exgrunge che non scende mai molto a patti con il tempo che passa
sul matrimonio dei tuoi genitori, sul declino dell’impero americano, sulle fotografie nel cassetto che devi buttare via e sul caldo che entra dalla finestra mentre l’apro e guardo fuori e siamo solo a fine maggio e già l’asfalto ribolle e l’estate sarà torrida e chissà se sei pronto ad affrontarla, secondo me no
però oltre alla birra ho finito pure il rum
e allora forse faccio qualcosa di veramente trasgressivo
mi lavo i denti
e vado a letto
che tanto è tardi per cenare
e per elaborare strategie vincenti
per l’immediato futuro

Situazione sentimentale dei segni:

Ariete: Io, io e l'altro io.
Toro: Costruendo un impero.
Gemelli: Vivendo la mia vita.
Cancro: Con il cuore a pezzi.
Leone: Non mi importa.
Vergine: Troppo buono per conformarmi con te.
Bilancia: Sto bene da solo.
Scorpione: Forever alone.
Sagittario: Dipende da chi chiede.
Capricorno: Nessuno mi vuole.
Acquario: È complicato.
Pesci: Aspettando un miracolo.

Gli unici post che mi piacciono su questo coso sono quelli che “hey this is the money potato ” *foto di una patata* e tutti i reblog hanno storie del tipo “this works, I reblogged this and 10 minutes later I became imperatore del sacro romano impero”.

“Questo è per te
è il mio intero cuore
è il libro che ti avrei letto
quando fossimo stati vecchi
Adesso sono un’ombra
Sono senza pace come un impero
Tu sei la donna
che mi ha reso libero
Ti ho vista guardare la luna
Non hai esitato
ad amarmi con essa
Ti ho vista onorare gli anemoni
colti tra le rocce
mi hai amato con essi
Sulla sabbia liscia
tra i ciottoli e la spiaggia
mi hai accolto nel cerchio
meglio ancora di come si accoglie un ospite”


Leonard Cohen

La costruzione della nostra storia, avvenuta interamente nella mia testa, è stata tortuosa e sfiancante. Prima ho dovuto amarti, poi ho dovuto crearti, dagli occhi alla bocca, dai gesti delle mani alle rughe. Ti ho vestito e poi ti ho dato un sentimento e il sentimento era la pioggia. Hai cominciato scrosciando, un temporale improvviso senza nuvole e anche se ricordo strade violente intessute di luce dentro di me piovevi bianco come latte. Portarti avanti all’inizio è stato facile, rispondevi lieve ad ogni assalto e non mi importava della tua consistenza. […] Ma più avanti ti sei fatto attrito, sangue rappreso, masso e impresa e lo stesso mi sono trascinata per la via, portandoti dentro come un voto o un organo sfatto di cui non è possibile privarsi. Ad ogni stazione ho imparato per te parole nuove e altre ne ho dimenticate: breccia e peccato, incertezza, radice, purezza, intero, impero e regime, dolcezza, e meno splendevi più ti desideravo e più ti desideravo più vita tenevi. E mi hai condotta in luoghi che non conosco ancora, luoghi che ho smesso di vedere, piazze, boschi, paesaggi lunari dove ti aggiri come una cosa dimenticata e andata a riprendere.
Questo sei adesso: elastico, punto di forza a cui tendo nonostante cerchi di allontanarmi. Sei un chiodo conficcato nella schiena e la pelle – in quanto pelle – ti ha assorbito come un’abitudine, non bruci più, non ti rivolti più in infezione o turbamento.
Sei il sorso che bevo al mattino, prima di toccarmi la pancia, verificando che esisto, prima del risveglio dei muscoli, prima di sentire che ho braccia e piedi e gambe e ginocchia e palpebre e lingua, prima di sentirmi ti sento. […] E mi affligge e mi consola tutto questo silenzio attorno, il tuo silenzio come foglie di novembre, il tuo silenzio come un orizzonte, il tuo silenzio come la debole dedizione di un torturato, il tuo silenzio assoluto e indifferente, il tuo silenzio come Dio, il tuo silenzio come uno che non è mai esistito, il tuo silenzio come un pensiero, il tuo forte silenzio come un pensiero.
—  Maria Lo Conti, Il tuo forte silenzio come un pensiero
Prima che Walt Disney creasse il suo impero, gli dissero che non aveva immaginazione.
A Elvis Presley fu consigliato di fare il camionista. 
I Beatles vennero rifiutati dalla Decca Records, dove dissero “A noi non piace la loro musica”.
Il primo romanzo di Stephen King intitolato “Carrie” fu rifiutato 30 volte.
Il libro “Harry Potter” fu rifiutato da varie case editrici perché “troppo lungo”. 
Steve Jobs all'età di 30 anni fu licenziato dall'azienda che lui stesso aveva creato.
Non fermatevi al primo “No”. Solo perché gli altri pensano che voi non siate all'altezza, ciò non vuol dire che non lo siate davvero.
—  Volevoimparareavolare

Gli occhiali da sole, lui si è formato attorno.

Questa è pesante AHAHAHAHAH

Non lo so, ma spero mandi Kissy del porticato di Teramo fuori dal confine italico, con lei altro che FIVME… possiamo riformare l’impero romano! 

Penso che tutti cavalchino l’onda dei Medici, e poi va beh è innegabile che la Toscana sia una regione ricchissima e interessantissima. Il problema è che comunque io non sono toscana, le vignette che faccio sono perlopiù satiriche, ed è ovvio che mi escano più facilmente vignette con Campania, Lombardia e Lazio, cioè tralasciando il fatto che sono le 3 regioni con più luoghi comuni, sono anche quelle che conosco meglio perché le ho vissute in prima persona. E con questo non dico che non farò vignette con Toscana e altre regioni, solo un po’ di pazienza, sono sola, non conosco toscane che mi possano dare dritte a tal proposito, e se avete suggerimenti sono ben accetti. 

Lo terrò in considerazione, grazie!

sono stanco di questo posto, stanco di internet e stanco di fingere di poterne fare a meno

(soggiogato
[sog-gio-gà-to]
agg. (part. pass. di soggiogàre)
1 Messo sotto il dominio proprio o altrui; assoggettato, sottomesso: unì al proprio impero i territori soggiogati
2 fig. Dominato, sopraffatto: rimase s. dalla sua bellezza)

stanco delle facce altrui e della mia, dei loro pensieri e dei miei, stanco delle parole, una più superflua dell'altra (come queste), potrei vivere una vita intera senza parlare, lo potrei fare davvero, ma non si può (a meno che non mi metta a fare l'eremita)

Sono entrato nella tua anima fortificata
Ho cercato di conquistare il tuo sguardo attento
Senza clemenza
tutto ciò che era solo mio ora è tuo
Ti guardo…
mi hai infranto nel modo più deciso
Ti aspetto ogni giorno
e quando ci siamo
mi espando dentro di te
come fuoco
e al tempo stesso crollo senza scampo
perché nella mia anima hai costruito il tuo impero…
—  web
Commodo

[l'addio di Totti mi ha fatto venir in mente l'antica Roma, ecco qui una storiella dei bei tempi andati]

Anche al grande Marco Aurelio toccò in sorte di generare un figlio scemo, Commodo, il padre se n'era pur accorto ma in ossequio al precetto stoico si era come rassegnato al destino ben conscio che tutto accade secondo volontà del logos, sperava forse che le responsabilità dell'impero avrebbero fatto rinsavire il giovane ma si sbagliava. Commodo era appassionato di giochi gladiatori e tanta era la passione che scendeva egli stesso nell'arena vestito da Ercole con la testa di lupo sul capo, come l'Uomo Tigre o quel tal figlio di Gheddafi che credendosi Messi si era fatto scritturare dal Perugia. Tronfio e megalomane, aveva cominciato a rinominare le istituzioni dell'impero con nomi fantasiosi seguiti dall'aggettivo “commodiano”, talmente era unfit che in mancanza di moderne procedure di impeachment il Senato cominciò a tramare contro di lui, una prima congiura finì male per i congiurati, la seconda riuscì nell'intento. I principali registi e promotori furono il prefetto del Pretorio e il cubicularius Ecletto (praticamente il responsabile della camera da letto), i quali, temendo rappresaglie per essersi opposti alle ennesime stravaganze dell'imperatore, con l'appoggio di alcuni senatori assoldarono la concubina Marcia, favorita dell'imperatore, per avvelenarlo. Come nel caso di Rasputin l'avvelenamento non sortì effetto alcuno perché l'imperatore, sentendosi appesantito, chiese ai servitori di aiutarlo a vomitare praticandogli così una rudimentale lavanda gastrica. Disperati, i congiurati si rivolsero allora al maestro dei gladiatori Narcisso (praticamente il suo personal trainer), il quale, sotto la promessa di una lauta ricompensa, raggiunse l'imperatore nella spa e finalmente lo strangolò. Dopo la morte si ordinò la damnatio memoriae, finché Settimio Severo, per motivi di opportunità politica, ne decretò la riabilitazione e la beatificazione, con apposito culto a lui dedicato. Fin qui la narrazione ufficiale, quella scritta dai vincitori, ma che ne possiamo sapere, noi, della verità storica, noi che di Craxi abbiamo fatto un ladro e di Berlusconi un erotomane? Diciamo allora che Commodo era un po’ come Trump, solo più imbecille.