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THE OLD MAN IN PARIS

Per chi non se lo ricordasse, Il Gobbo di Notre-Dame può vantare una delle scene più agghiaccianti della pur non poco agghiacciante filmografia Disney, con Quasimodo che, all'inizio un po’ cocciuto e riluttante, capisce finalmente il suo errore, si fa serenamente da parte e mette la mano di Esmeralda in quella di Febo. Un tacito ma evidente assenso traluce dal suo sguardo ebete, mentre riprende con impeccabile disciplina il posto di amico del cuore, che la natura sapiente e l'intelletto divino hanno assegnato, dalla notte dei tempi e fino a che i corpi non risorgeranno, a tutti gli uomini e le donne di animo buono, ma cessi.

Sulla discordanza tra il testo orginale e il film sarebbe inappropriato accanirsi, ma qualcosa di interessante potrebbe dirsi a proposito della portata pedagogicamente distruttiva di una tale storia, oltre che del messaggio abbastanza mostruoso che il film lascia passare, avvolgendolo nel rassicurante e contrapposto slogan che “chi può dire in fondo un mostro cos'è?”: non è che solo perché è deforme Quasimodo deve restare chiuso nella torre a guardare gli altri essere felici; può uscire anche per strada, per vedere meglio, anzi gli battiamo pure le mani e lo tocchiamo in faccia, se vuole trattenersi tra noi, così, per dare una buona guardata.

Ben altro spessore si rivela invece in questa bella canzone di Frollo, non particolarmente riuscita dal punto di vista musicale, ma veramente ben fatta per quanto riguarda il contenuto: con una sottigliezza che ovviamente (come spesso succede nei film Disney) nessun bambino è davvero in grado di cogliere, e prima che il tema venisse un po’ sdoganato nella cultura pop, dopo George Martin e J.K.Rowling, il film ci regala un dramma vero, che non si discosta molto da quello descritto da Hugo, e che potrebbe verosimilmente essere stato il dramma di milioni di Frolli, nel medioevo cristiano e non solo.

Un cattivo che ama, pur restando cattivo. Il risultato è la perversione dell'amore, più che una buonistica e nichilistica redenzione del cattivo.Si può amare ed essere cattivi, sicché si ha forse ragione di ammirare l'entusiasmo di uno che dice “ritroverò il mio amore, dovessi bruciare tutta Parigi” e di essere un po’ critici nei confronti di chi, effettivamente, brucia tutta Parigi per ritrovare il suo amore. Kant diceva qualcosa di molto simile.

 Un amore reale, insomma, un amore che, lampo di onestà nel manicheistico universo disneyano, non nobilita il nostro mediocre arcidiacono, ma lo rende semplicemente umano, vero e interessante molto di più dell'inguardabile, inesistente gobbo di Notre-Dame, che con sovraumana rassegnazione fisica e mostruosa deformità morale se la ride mentre un bellimbusto qualunque porta via la zingara da lui tanto amata.